Perdere la verginità non lascia nessun segno sul corpo: l’imene non è un sigillo che si spacca, il sangue non arriva a tutte e il dolore non è una tappa obbligata. Quello che cambia davvero la prima volta è quanto tempo vi prendete, quanto siete rilassati e di quanto vi fidate della persona che avete accanto. Qui trovate che cosa succede al corpo, quali miti sulla verginità femminile e maschile circolano ancora, e che cosa potete fare prima e durante per arrivarci tranquilli. Parliamo soprattutto al femminile, ma se avete un pene metà di queste righe vale identica anche per voi.
Con la verginità non si perde niente: si acquisisce l’esperienza che prima non c’era. Quanto conta quel passaggio lo decidete voi, e nessuna delle due risposte è quella sbagliata.
Che si parli di verginità maschile o femminile si parla sempre di perderla. Cosa si perde non l’abbiamo ancora capito visto che è proprio il momento in cui si acquisisce qualcosa che una persona vergine nel sesso ancora NON ha: l’esperienza. Su quanto conti, qui non diamo una linea: per qualcuno è un passaggio che ha un peso preciso, per qualcun altro è una sera come un’altra, e sono due modi legittimi di viverla.
Se invece è una cosa che volete profanare in tutti i modi, siamo comunque con voi: il valore della verginità passa dalla vostra personale e soggettiva esperienza. C’è chi la vive come un fattore completamente privato e chi come come un rito di passaggio da raccontare ad amici e in famiglia.
Per alcuni è semplicemente l’ingresso trionfale del pene in una vagina; per altri invece è il momento in cui si mostra nudo e vulnerabile di fronte a una persona, che ci siano due peni, un pene e una vagina, o due vagine. La vostra prima volta è stato un ditalino? Ok. Anche qui, a voi decidere cosa sia la vostra prima volta con il sesso. Sono soglie, e la vostra “prima volta” sarà solo la prima di tante altre nuove esperienze.
Il modo giusto è quello che scegliete voi, quando vi sentite pronti. Sentirsi pronti non vuol dire non essere nervosi, e non c’è un’età in cui si è in ritardo: secondo la sorveglianza dell’Istituto superiore di sanità, a diciassette anni in Italia la maggioranza non ha ancora avuto un rapporto completo.
Non sappiamo quale sia il modo “giusto” per perdere la verginità. Ci sarebbe piaciuto darvi la formula perfetta, ma sarebbe servita a poco, anzi a nulla. Comprendiamo l’origine di tutte le agonizzanti ansie che vi attanagliano, soprattutto quando si parla di verginità femminile: la gente ha un sacco di opinioni sulla verginità, la maggior parte molto superficiali. Chi ci arriva presto viene giudicato, chi ci arriva tardi pure, e i primi a giudicare siamo spesso noi. Sapete quando potete farlo? Quando vi sentite pronti.
Ah, nota importante: essere pronta non vuole dire che tu non possa essere nervosa. Lo vuoi fare solo perché te la vuoi levare di torno? Va bene. Lo vuoi fare per curiosità? Benissimo. Lo vuoi fare perché ti piace masturbarti e non vedi l’ora di provare con altri? Fantastico. Lo vuoi fare solo con la persona speciale e per te è un rituale di passaggio fondamentale? Questo è bellissimo. C’è anche chi lo fa perché ha l’impressione che si stia facendo tardi, o per non essere l’ultima del gruppo: capita, ed è uno dei motivi che ci vengono raccontati più spesso.
Il rammarico che ci viene raccontato più spesso, a distanza di anni, non riguarda il dolore o la tecnica: riguarda la freddezza. Averlo fatto con qualcuno con cui non c’era niente da dirsi né prima né dopo. Se potete scegliere, scegliete una persona con cui vi viene naturale ridere e stare bene anche vestiti.
Aspettatevi poco dalla prestazione e molto dal ricordo. La prima penetrazione raramente è la scopata migliore della vita e quasi mai porta un orgasmo, il che non dice niente su di voi: dice solo che il corpo impara con calma, e che ci arriverete.
Dalle risposte che raccogliamo nei sondaggi della nostra community, la prima volta raramente è il rapporto più memorabile di una vita: conta di più per il valore che le si dà che per quello che succede nel corpo. L’orgasmo alla prima penetrazione esiste, ma è talmente raro che se capita a voi siete una minoranza piccolissima. E conviene uscire dall’idea che la vita sessuale cominci con la penetrazione, perché non è lì che comincia.
Il corpo si scopre molto prima, e un pezzo per volta: le zone che danno piacere toccate da soli, il primo desiderio alla vista di un’altra persona, il primo bacio che non finisce lì. Nessuno ricorda la data di quelle soglie, eppure erano soglie, e nessuno le ha mai chiamate così.
Quando si arriva al rapporto, quindi, di esperienza ce n’è già parecchia alle spalle: ogni cosa che è passata dai sensi ha preparato il terreno. Per questo la prima volta non è una spunta da mettere in una lista di cose da fare: è un punto in una sequenza che è cominciata prima e che continua dopo.
No. Molte persone non sanguinano affatto la prima volta, e non è il segno che qualcosa è andato storto. Quando c’è, il sangue è poco e viene da piccole lacerazioni del tessuto, non da un sigillo che si apre.
Se avete una vagina, la risposta è no: non si sanguina per forza. Vale la pena fermarsi su quanta importanza viene data a questo sangue, visto che di sangue mestruale ne esce ogni mese senza che nessuno lo consideri un evento. Eppure quando si parla di una ragazza vergine torna sempre. Ci sono zone nel mondo in cui è addirittura dovere della donna sanguinare per provare di essere arrivata al matrimonio pura e intonsa. Comunque l’imene non è il sigillo di garanzia di una donna.
È un tessuto che cresce e orla l’imbocco del canale vaginale, come una specie di ciambella. È già bucato. Altrimenti non potreste sanguinare durante il ciclo se non prima di “perdere la verginità”. E non è così. Alcune persone hanno davvero un imene che chiude del tutto l’apertura, ma è raro e non c’entra niente con il sesso: si scopre alla pubertà, quando le mestruazioni arrivano e il sangue non trova la via d’uscita, e si risolve con un piccolo intervento che apre il passaggio.
L’imene è una piega sottile di mucosa che orla l’ingresso della vagina. C’è dalla nascita ed è quasi sempre già aperto: se fosse chiuso, il sangue mestruale non avrebbe da dove uscire. Con la penetrazione non si spacca come un sigillo, si distende. A volte si segna ai bordi e sanguina un po’, a volte non succede proprio niente.
La forma cambia da persona a persona: c’è chi ha un anello quasi completo, chi una mezzaluna aperta verso l’alto, chi diversi fori piccoli, chi una banda di tessuto che attraversa l’apertura. Cambia anche l’elasticità, ed è quella a decidere se la prima penetrazione lascia un segno oppure no. Sport, assorbenti interni e masturbazione possono modificarlo senza che ve ne accorgiate. Se volete vedere dove sta rispetto al resto, l’abbiamo disegnato in come è fatta la vagina.
Deflorazione, sverginare, lacerazione: sono parole che descrivono un fiore rotto e raccontano una cosa che non avviene. Nessuna visita può stabilire se una persona ha già fatto sesso, perché la verginità non è un dato anatomico. Chi invece vuole ricostruire l’imene per ragioni familiari o culturali trova cosa comporta nell’articolo sull’imenoplastica.
Niente. Non esistono una vagina vergine e una vagina non vergine: sono la stessa cosa. Il canale è fatto di pieghe di mucosa elastica che si aprono su quello che entra e tornano come prima, che sia un dito, un assorbente interno o un pene. Non resta più largo, non cambia colore, non cambia odore, e nessuno può capire al tatto se chi ha davanti ha già fatto sesso.
Quello che cambia, e cambia nel giro di minuti, è l’eccitazione: le pareti si inumidiscono, il fondo si solleva e il canale si allunga di qualche centimetro per fare spazio. È una cosa che il corpo fa e disfa ogni volta, non un segno che resta. Ed è anche il motivo per cui la fretta fa male e l’attesa no.
Le frasi che girano su questo tema hanno secoli alle spalle e nessuna prova dietro. Qui ci sono le cinque più diffuse, con accanto quello che succede al corpo per davvero.
| Quello che si sente dire | Quello che succede davvero |
|---|---|
| «L’imene si rompe» | È una piega di mucosa già aperta: si distende, al massimo si segna ai bordi. |
| «Se non sanguina non era vergine» | Il sangue non arriva a tutte, e la sua assenza non dimostra niente su nessuno. |
| «La prima volta fa male per forza» | Il dolore arriva quando mancano eccitazione e lubrificazione, non per regola. |
| «Un medico può dire se è vergine» | Nessuna visita può dirlo. La verginità è una storia personale, non un referto. |
| «Perdere la verginità cambia il corpo» | Cambia l’esperienza. Il corpo, il giorno dopo, è esattamente quello di prima. |
Non per forza. Il dolore, quando c’è, arriva quasi sempre da due cose che si possono sistemare: poca eccitazione, quindi poca lubrificazione, e muscoli contratti per la tensione. Un tessuto asciutto che viene spinto brucia, un tessuto bagnato e rilassato si lascia attraversare. Il fastidio normale assomiglia a una pressione, non a una fitta.
Conta anche l’ordine delle cose. Se la penetrazione arriva dopo 20 minuti passati a baciarsi, toccarsi e ridere, il corpo ci arriva già pronto; se arriva per prima, gli state chiedendo di aprirsi da fermo.
Se ogni tentativo si ferma sul dolore, anche dopo mesi e con una persona di cui vi fidate, non è questione di soglia di sopportazione e insistere non serve. Sono cose che si risolvono, e il posto dove parlarne è lo studio di un ginecologo o di una ginecologa: se non ci siete mai state, la prima visita è più semplice di come ve la immaginate.
Sei passaggi, in questo ordine. Non sono una tecnica da imparare a memoria: sono il modo più semplice di dare al corpo il tempo che chiede.
Niente alcol per «rilassarsi»: toglie sensibilità e vi fa credere di stare bene mentre vi state facendo male. Niente creme, oli da cucina o saliva al posto del lubrificante, perché gli oli rovinano il lattice del preservativo. E niente pubblico, nemmeno via chat: la prima volta non ha bisogno di testimoni.
Se chi avete accanto non l’ha mai fatto e voi sì, il vostro compito non è guidare: è rallentare. Vale identico che sia una ragazza vergine o un ragazzo vergine, perché la parte difficile è dire a voce quello che si sta per fare, prima di farlo. Chiedete cosa le va e cosa no prima di spogliarvi, ditele che si può fermare in qualsiasi momento e comportatevi come se lo pensaste davvero. E non aspettatevi che venga: il primo orgasmo quasi mai arriva dalla penetrazione.
Il verbo sverginare descrive qualcosa che il vostro corpo farebbe al suo, e non funziona così: non c’è niente da aprire, da rompere o da conquistare. Se state cercando come si fa, la risposta è che non si fa: si fa sesso insieme, e per lei è la prima volta.
«Tranquilla, non ti faccio male», detto prima di sapere se gliene farete. «Ma davvero non l’hai mai fatto?», che trasforma una cosa sua in un’anomalia da spiegare. E qualsiasi domanda sul sangue, che è insieme la più imbarazzante e la più inutile, perché il sangue a molte non arriva affatto.
Non c’è un’età giusta, e le medie servono solo a farvi sentire in ritardo o in anticipo su una cosa che non è una gara. Quello che conta è che la decisione sia vostra e non della persona che avete accanto, degli amici o del calendario.
Arrivarci tardi non è un difetto da giustificare, e i numeri lo dicono meglio di qualsiasi rassicurazione. La sorveglianza HBSC dell’Istituto superiore di sanità, che dal 2022 raccoglie dati anche sui diciassettenni italiani, ha trovato che a diciassette anni ha avuto un rapporto completo il 43,6 per cento delle ragazze e il 42,5 per cento dei ragazzi: a quell’età la maggioranza non l’ha ancora fatto. Se avete venticinque anni e non l’avete ancora fatto siete in compagnia molto più numerosa di quanto sembri dai discorsi al bar, e nessuno vi sta guardando l’anagrafe. Arrivarci presto, allo stesso modo, non vi rende diversi da com’eravate: cambia l’esperienza, non voi.
L’unica soglia che conta davvero è il consenso, il vostro e dell’altra persona, chiesto ogni volta e revocabile in qualsiasi momento. Tutto il resto è opinione di gente che non era nella stanza.
Tante. La prima volta che verrete davvero, la prima volta che direte di no, la prima volta con una persona del vostro stesso sesso: la vita sessuale è una fila di prime volte, e questa è solo quella che apre la fila.
La tua prima volta non sarà la tua ultima prima volta: arriverà la prima volta in cui ci si trova senza doversi aggiustare, la prima volta che avrai un vero orgasmo, la volta in cui avrai un orgasmo ancora più forte che non pensavi di poter provare, la volta che dirai che non hai tanta voglia, la prima volta che piangerai durante e dopo, la prima volta che verrai con una persona del tuo stesso sesso, la prima volta che ti innamorerai ancora più forte della persona con cui stai ora.
Tranquilli, poi migliora dopo la prima volta: ma non DEVE per forza essere dolorosa o per forza imbarazzante. Cogli il meglio dal fatto che stai scoprendo qualcosa di nuovo, non qualcosa a cui devi arrivare preparata. È chiaro che conserverete dei ricordi speciali di quella volta ma magari non come pensate voi. I due pensieri che ci vengono riferiti più spesso il giorno dopo sono molto concreti: che la sabbia o il sudore si sentono più di quanto si immaginasse, e che nei porno sembrava un’altra cosa. Sono entrambi normali, e lo dicono quasi tutti.
Non c’è niente da imparare a memoria. Le cose che contano davvero sono poche, riguardano la testa e il tempo, e nessuna riguarda la tecnica: conoscere il proprio corpo, scegliere bene la persona, avere i preservativi in casa, tenere il lubrificante a portata di mano e andare piano.
Quello che viene dopo si impara strada facendo: il primo orgasmo quasi sempre arriva più tardi della prima penetrazione, le posizioni si provano una alla volta, e le cose che a letto è meglio non fare si riconoscono quando capitano.
Non si capisce. Non esiste nessun segno sul corpo, nessuna visita e nessuna differenza al tatto che permetta di dirlo: l’imene di chi ha già fatto sesso e quello di chi non l’ha mai fatto possono essere identici. L’unico modo è chiederglielo e credere alla risposta.
Sì, dal primo rapporto in poi, senza nessuna esenzione per la prima volta. Non serve nemmeno che ci sia un orgasmo. Il preservativo va messo prima di qualsiasi contatto, e protegge anche dalle infezioni che si passano con il sesso.
È il vecchio nome della prima penetrazione e porta dentro l’immagine di un fiore che si rompe. Nel corpo non corrisponde a niente di preciso: l’imene si distende e in alcune persone non cambia affatto. Il termine sopravvive nei modi di dire, non nella biologia.
Esiste come esperienza, esattamente come quella femminile, e non lascia nessuna traccia fisica. Cambia la pressione intorno: sui ragazzi è quella di arrivarci presto invece che tardi. Il risultato è lo stesso, cioè fare una cosa prima di volerla fare davvero.
Poco, quasi sempre, e va benissimo così. Fra l’emozione e la novità è normale che finisca in pochi minuti, e questo non dice niente su come andranno le prossime. Se la misura del successo è la durata, la misura è già quella sbagliata.
Non serve, e comunque non si vede: non esiste nessun segno che riveli a chi avete davanti se avete già fatto sesso oppure no. Se il punto è la paura di sembrare impacciati, dirlo funziona meglio che recitare. Una frase come «è la mia prima volta, andiamo piano» cambia il ritmo di tutto quello che viene dopo.
No. La verginità non è un dato anatomico, quindi non c’è niente da consumare da soli. Masturbarsi, con le dita o con un giocattolo, non cambia niente di quello che succederà con un’altra persona: semmai aiuta, perché ci si arriva sapendo già cosa piace al proprio corpo.