Il Museo della Vagina è il primo museo fisico al mondo dedicato all’anatomia e alla salute ginecologica. Si chiama Vagina Museum, sta a Londra e dal novembre 2023 occupa due archi ferroviari in Poyser Street, nel quartiere di Bethnal Green: non è più a Camden, dove aveva aperto nel 2019. Si visita dal mercoledì alla domenica, dalle 12 alle 19, e l’ingresso è gratuito con una donazione consigliata di cinque sterline. L’ha voluto Florence Schechter, che avviò il progetto nel 2017 dopo aver scoperto che un museo del pene esisteva già e uno della vagina no.
È un museo di scienza, storia e attivismo, non un museo erotico. Racconta l’apparato riproduttivo femminile: anatomia, salute ginecologica, storia sociale, miti da smontare. È dichiaratamente inclusivo verso le persone trans ed è registrato nel Regno Unito come ente di beneficenza.
Il programma non è diverso da quello di un museo civico: una mostra permanente, in media due mostre temporanee all’anno, una galleria aperta ai progetti della comunità e un calendario continuo di incontri, laboratori, teatro, performance e serate comiche. Nelle sue sale la vulva e la vagina sono rappresentate in ogni modo e declinazione, dall’arte alla scultura, dalla storia alla scienza.
L’indirizzo è Arches 275-276 Poyser Street, London E2 9RF. Molte guide in italiano riportano ancora la vecchia sede di Camden Stables Market: è un’informazione superata da anni, e chi ci arriva non trova nessun museo. Queste sono le informazioni pratiche aggiornate, prese dal sito ufficiale.
| Informazione | Dettaglio |
|---|---|
| Indirizzo | Arches 275-276 Poyser Street, London E2 9RF |
| Quartiere | Bethnal Green, a est del centro (non più Camden) |
| Giorni di apertura | Da mercoledì a domenica. Lunedì e martedì chiuso al pubblico |
| Orario | Dalle 12 alle 19 |
| Ingresso | Gratuito, con donazione consigliata di 5 sterline. Meglio prenotare la fascia oraria |
| Come arrivare | Cambridge Heath (Overground) 3 minuti a piedi, Bethnal Green (metropolitana) 5 minuti |
| Giorni di chiusura | 24 e 25 dicembre |
La fermata più comoda è Cambridge Heath, sulla linea Overground, a tre minuti a piedi. Dalla metropolitana, Bethnal Green dista cinque minuti. Il museo non ha parcheggio e Poyser Street ha le doppie strisce gialle su entrambi i lati, quindi l’auto è la scelta peggiore. Per le biciclette ci sono invece le rastrelliere all’interno.
Niente. L’ingresso è gratuito, il museo chiede una donazione volontaria di cinque sterline a persona e consiglia di prenotare la fascia oraria in anticipo. Si mantiene con le donazioni, con gli eventi e con il fornitissimo shop a tema: tazze, stampe, portachiavi, oggetti di alto artigianato.
Florence Schechter, divulgatrice scientifica, scoprì che in Islanda esisteva da anni un museo interamente dedicato al pene, mentre per la vulva e la vagina non c’era niente di equivalente in nessuna parte del mondo. Nemmeno i musei dedicati all’erotismo colmavano quel vuoto: raccontano il sesso e la sua rappresentazione, non l’anatomia.
Il vuoto non era solo museale. Nel 2019, appoggiando il progetto, il Comune di Camden citò due dati sul tabù linguistico britannico: il 65% delle persone fra i 16 e i 25 anni dichiara di avere difficoltà a usare le parole vagina o vulva, e quasi la metà delle donne fra i 18 e i 24 anni si dice troppo imbarazzata per parlare di problemi di salute sessuale. Un museo che chiama le cose con il loro nome parte da lì.
La raccolta fondi lanciata nel marzo 2019 chiuse a 48.945 sterline, e nell’ottobre dello stesso anno il museo entrò negli Stables Market di Camden.
La storia del museo è fatta di traslochi e di raccolte fondi. In ordine:
La mostra permanente si chiama From A to V e percorre l’anatomia ginecologica pezzo per pezzo, con una parete dedicata alla varietà delle vulve: forme, colori e proporzioni diverse, messe una accanto all’altra. È la risposta più diretta alla domanda che al museo arriva più spesso di tutte, cioè se la propria vulva sia normale. Davanti a quella parete cadono le due domande più frequenti in assoluto: se le labbra siano troppo sporgenti e se la vagina sia troppo stretta.
Accanto alla permanente girano le mostre temporanee. La prima allestita nella sede attuale, Endometriosis: Into The Unknown, è stata costruita insieme ai ricercatori dell’Università di Oxford. C’è poi la galleria aperta ai progetti della comunità e un programma fitto di incontri e laboratori, che è il motivo per cui conviene guardare il calendario prima di partire.
Il museo del pene che diede l’idea a Schechter esiste davvero: è l’Icelandic Phallological Museum di Reykjavík, che espone oltre trecento peni e parti di pene appartenuti a più di cento specie di mammiferi, più ventidue esemplari immaginari di creature del folklore islandese. Aperto nel 1997, è il museo che diede l’idea a Schechter: chi cerca il museo del pene sta cercando quello, mentre su com’è fatto il pene la guida è nostra.
I musei del sesso sono un’altra cosa ancora. Ad Amsterdam il Sexmuseum, aperto nel 1985, è fra i più visitati dei Paesi Bassi, con 675.000 ingressi nel solo 2015, e nella prima sala si viene accolti da una grande statua a forma di pene: racconta l’erotismo e la sua rappresentazione, non l’anatomia. La differenza sta tutta lì. Nei musei del sesso il corpo è un soggetto artistico, al Vagina Museum è l’argomento.
Il tabù che il museo racconta non è britannico. Le domande che arrivano alle nostre pagine sono le stesse: quanti tipi di vulva esistono, se la propria sia normale, perché a scuola nessuno lo spiega. Se volete partire dall’anatomia, la nostra guida su com’è fatta la vagina distingue la vulva dalla vagina, mentre quella sui vari tipi di vagina fa in pagina quello che la parete del museo fa in sala. Lo stesso vale per le dimensioni del clitoride, e le stesse domande valgono, ribaltate, per l’anatomia maschile.
Uno dei miti smontati fin dalla prima mostra è quello dell’igiene: la vagina si pulisce da sola, e lavarla dentro altera l’equilibrio che la protegge invece di migliorarlo. Si lava la vulva, all’esterno, con acqua o al massimo con un detergente intimo delicato, ed è il criterio con cui MySecretCase sceglie i prodotti di quella categoria.
A Londra, in Arches 275-276 Poyser Street, nel quartiere di Bethnal Green, codice postale E2 9RF. È la sede dal novembre 2023: le due precedenti, a Camden Stables Market e in Victoria Park Square, hanno chiuso nel 2021 e nel 2023. La fermata più vicina è Cambridge Heath, a tre minuti a piedi.
Niente: l’ingresso è gratuito. Il museo chiede una donazione volontaria di cinque sterline a persona e consiglia di prenotare in anticipo la fascia oraria. Si mantiene con le donazioni, con gli eventi e con lo shop interno. È aperto da mercoledì a domenica, dalle 12 alle 19.
Il progetto nasce nel 2017. La prima sede fisica apre a Camden nell’ottobre 2019 e la prima mostra, Muff Busters, il 16 novembre 2019. Dopo due traslochi, la sede attuale di Poyser Street ha aperto nel novembre 2023.
Florence Schechter, divulgatrice scientifica britannica. Ebbe l’idea dopo aver scoperto che in Islanda esisteva un museo dedicato al pene, ma che per la vulva e la vagina non c’era niente di equivalente. Il primo evento di raccolta fondi fu una serata comica, nel maggio 2017.
No. È un museo di anatomia, salute ginecologica, storia sociale e attivismo, dichiaratamente inclusivo verso le persone trans. I musei erotici, come il Sexmuseum di Amsterdam, raccontano la rappresentazione del sesso: qui l’argomento è il corpo e come funziona.
Sì, l’Icelandic Phallological Museum di Reykjavík, in Islanda. Espone oltre trecento peni e parti di pene appartenuti a più di cento specie di mammiferi, più ventidue esemplari immaginari tratti dal folklore islandese. È il museo che fece venire l’idea a Florence Schechter.
Il più visitato è il Sexmuseum di Amsterdam, aperto nel 1985, che nel 2015 ha registrato 675.000 ingressi. Nessuno dei musei erotici europei, però, si concentra sull’anatomia femminile e sulla salute ginecologica: è esattamente la ragione per cui il Vagina Museum è nato.