Chi cerca come far godere una donna spera in una tecnica segreta. Non esiste, e i numeri lo dicono da anni: solo il 18,4% delle donne arriva all’orgasmo con la sola penetrazione, mentre per il 36,6% la stimolazione del clitoride è indispensabile anche durante il rapporto. Il resto è tempo, attenzione e la disponibilità a chiedere. Qui sotto cinque cose che funzionano, sei che spengono tutto e cosa fare quando l’orgasmo non arriva.
Nessuna di queste cinque mosse è una tecnica da manuale: sono cinque modi di cambiare contesto, ritmo e sensi coinvolti. Funzionano perché spostano l’attenzione dall’obiettivo al percorso, che è dove si costruisce l’eccitazione. I due numeri qui sopra vengono da un campione di 1.055 donne statunitensi raccolto da Herbenick per il Journal of Sex and Marital Therapy nel 2018. Il massimo non è la somma delle tecniche: è una cosa sola, fatta abbastanza a lungo. Provatene una per volta, invece di metterle in fila tutte la stessa sera.
Fare sesso sempre nello stesso posto, alla stessa ora e nello stesso ordine toglie alla testa il lavoro di immaginare, e il desiderio nasce prima lì che nel corpo. Cambiare scenario costa poco: un fine settimana fuori, il divano invece del letto, la doccia, una stanza diversa di casa. Vale anche il cambio di orario, perché il desiderio di un sabato a mezzogiorno non è quello delle undici di sera dopo una giornata di lavoro. L’unica regola è che il posto nuovo sia comodo e riservato: la paura di essere visti spegne più di quanto accenda.
Per eccitare una donna conviene lavorare su più di un senso alla volta. Musica di sottofondo per l’udito, una candela profumata per l’olfatto, una crema per il corpo commestibile per il gusto: sono giochi erotici semplici, che allungano i preliminari senza chiedere nessuna abilità particolare.
Un massaggio con la crema, che parte dalla schiena e arriva alle zone erogene senza fretta, fa più lavoro di dieci minuti di preliminari di routine. La benda sugli occhi va nella stessa direzione: togliere la vista alza tutto il resto. Chiedetelo prima, però, perché a molte persone essere bendate piace e a molte altre no, e scoprirlo a cose fatte rovina la serata.
Quando la domanda è come fare venire una donna, un vibratore accorcia la strada più di qualunque tecnica, perché tiene lo stesso stimolo senza stancarsi. Si sceglie in base alla zona: un vibratore clitorideo per la stimolazione esterna, un vibratore per il punto G per quella interna, un rabbit per tenere insieme clitoride e punto G. Un vibratore per coppia si indossa durante il rapporto e stimola entrambi, e resta utile anche dopo, quando si torna a occuparsi solo di lei.
Un sex toy non sostituisce il vostro corpo né l’attenzione che ci mettete: aggiunge costanza dove la mano si stanca. Al primo acquisto conviene partire dalla zona che si vuole stimolare invece che dal modello, ed è anche il modo più rapido per non ritrovarsi in casa un oggetto che nessuno dei due userà.
Come far eccitare una donna? Fra le zone erogene femminili le natiche sono tra le più sensibili, e una sculacciata data al momento giusto riporta tutta l’attenzione sul corpo in un secondo. Per molte persone eccita quanto il contatto anche il gioco di ruolo che ci sta dietro, cioè dare e cedere il controllo. Va detto prima, però: si concorda che vi piacerebbe provare, si parte leggeri e ci si ferma alla prima parola o al primo gesto che dice di smettere.
La mano va benissimo per cominciare, e ha il vantaggio di farvi sentire quanta forza state usando. Se volete passare a un oggetto ne serve uno pensato per questo, per esempio un paddle in similpelle, che distribuisce il colpo su una superficie larga invece di concentrarlo. Si colpisce sulla parte carnosa dei glutei, mai sulla schiena, sul coccige o sui reni.
Per far eccitare una donna il primo posto da toccare è la testa, il secondo le zone erogene.
I preliminari lavorano proprio sul secondo punto. Il clitoride resta il centro, ma arrivarci subito è quasi sempre troppo presto: il desiderio cresce se prima passate dalle orecchie, dal collo, dall’interno coscia, dall’incavo del gomito e dai capezzoli, che per molte donne sono il collegamento più diretto con il clitoride.
Da lì si scende al clitoride, e anche lì il primo contatto è leggero, meglio sul cappuccio che sul glande. Il punto è godervela invece di trattare la penetrazione come traguardo: si sente benissimo quando chi tocca sta facendo un passaggio obbligato, e si sente altrettanto bene quando ci sta bene anche lui.
L’eccitazione femminile non si accende con un interruttore: sale per gradi e ha bisogno di anticipo. Chi cerca come far eccitare una donna guarda quasi sempre al quarto d’ora prima del rapporto, mentre la parte che pesa di più comincia molte ore prima, fuori dalla camera da letto.
Il desiderio femminile è più spesso reattivo che spontaneo: nasce in risposta a qualcosa che succede, invece di comparire da solo e mettersi a cercare un partner. Per questo l’anticipazione pesa più della prestazione. Un messaggio a metà pomeriggio che dice cosa avete in testa, una cena in cui la ascoltate senza guardare il telefono, un carico domestico che non ricade tutto su di lei: sono tre cose che non richiedono nessuna tecnica e che spostano il punto di partenza della serata.
Poi conta il contatto senza obiettivo: mani, schiena, collo, capelli, senza che ogni carezza sia l’inizio di una trattativa. Se ogni volta che la toccate lei sa già dove andrà a finire, il corpo impara a irrigidirsi invece che ad aprirsi. Le posizioni che lasciano una mano libera sul clitoride nascono dallo stesso principio: continuità prima che intensità.
La lubrificazione naturale non è un voto sulla vostra bravura. Risponde alla fase del ciclo, alla stanchezza, all’ora del giorno e a parecchi farmaci di uso comune, e può restare scarsa anche quando il desiderio c’è tutto. In sessuologia il fenomeno si chiama discordanza dell’eccitazione: la risposta dei genitali e quella soggettiva non vanno sempre insieme, e succede in tutte e due le direzioni.
Da qui due conseguenze pratiche. La prima è chiedere invece di dedurre, perché quanto è bagnata dice meno di quello che pensate. La seconda è tenere un lubrificante a base acqua a portata di mano: rende confortevoli i primi minuti e permette una stimolazione lunga senza irritazioni, e non riguarda solo chi ha una difficoltà.
Questi sei errori hanno una cosa in comune: nascono dal seguire il proprio ritmo invece del suo. Nessuno è irreparabile e nessuno fa di voi un cattivo amante, ma tutti e sei interrompono l’eccitazione proprio nel momento in cui stava salendo. Riconoscerli è il modo più veloce per smettere di farli.
Avete almeno altre 10 posizioni in cui potete condurre voi il gioco, certamente aiutandola con l’affondo e l’inclinazione giusti. Nell’amazzone no. Se lei è sopra, è il suo momento, non il vostro. State fermi, anche se il ritmo o la penetrazione non sono come voi li vorreste. Sta evidentemente facendo qualcosa per sé, concentratevi piuttosto sulla visione, sul seno, il ventre, le natiche, e godetevi il momento. Ci sarà sempre tempo per la pecorina e per il missionario.
Vale lo stesso discorso. Non abbiate fretta e restate in ascolto. Quando una persona sta per venire si sente e si vede: aumentano il ritmo, la presa su di voi, il respiro, la lubrificazione. Se sta per venire, o comunque sta godendo molto, non interrompete: non c’è niente di più fastidioso di chi si stacca o cambia posizione sul più bello.
Se non siete sicuri di dove sia, la mappa della vulva lo mostra in tutta la sua estensione. Immaginate però che sia il vostro frenulo: vi piacerebbe sentirlo strapazzato da denti, unghie o da una mano troppo frenetica? Il clitoride funziona allo stesso modo. La foga che si vede nel porno è recitata, e quella pressione nella realtà fa solo male: il primo contatto è sempre leggero, e a volte la cosa che funziona è non toccarlo direttamente, solo la lingua o la pressione attraverso il cappuccio.
Cinque minuti di velocità dentro un rapporto che ne dura quaranta sono una variazione sul tema. Un rapporto che comincia e finisce a quel ritmo, invece, è una gara di velocità travestita da sesso: lì gode una persona sola, e nemmeno tanto. La velocità non aggiunge niente all’eccitazione di lei, mentre la continuità sì, e il clitoride resta fuori dal giro per tutto il tempo. Se il dubbio è se le sia piaciuto, la domanda si fa dopo e senza cercare un voto: «cosa ti è piaciuto di più» funziona meglio di «ti è piaciuto?».
La pecorina è in media la posizione preferita dagli uomini, e non c’è niente di male. Diventa un problema quando è l’unica, ci si arriva subito e si gira la testa di chi riceve mentre prova a guardarvi. Non è una regola: per alcune persone essere guidate così piace proprio perché è una forma di resa, e in quel caso il gesto fa parte del gioco. Se invece non se n’è parlato, dall’altro lato può somigliare a un modo di non guardarsi in faccia. Cambiare posizione non è l’unico rimedio: si può restare a pecorina e aggiungere contatto, cercando gli occhi, con una mano aperta sulla schiena, con una mano sul clitoride da dietro, con una sculacciata concordata prima.
Durante il sesso orale le mani che tengono o spingono la testa togliono a chi lo pratica il controllo della profondità e del ritmo, che è una delle cose che rendono la posizione piacevole. Cedere quel controllo può piacere molto, ma è una cosa che si concorda prima, con un segnale convenuto per fermarsi, visto che con la bocca occupata non si parla. Il riflesso faringeo non si vince spingendo, e una spinta di troppo chiude la serata. Le mani stanno nei capelli senza premere, spostano i capelli dal viso per guardarsi meglio e non sporcarli, oppure massaggiano la testa e la nuca.
I segnali che precedono l’orgasmo femminile sono corporei e involontari, quindi più affidabili di quello che viene detto a voce. Impararli serve soprattutto a sapere quando smettere di cambiare: gran parte degli orgasmi mancati arriva da un cambio di ritmo, di pressione o di posizione fatto trenta secondi troppo presto.
| Segnale del corpo | Cosa sta succedendo | Cosa fare |
|---|---|---|
| Il respiro si accorcia e si fa irregolare | L’eccitazione sta salendo verso il picco | Non cambiate niente: stesso ritmo, stessa pressione |
| Cosce, glutei e addome si irrigidiscono | È la fase che precede le contrazioni orgasmiche | Continuate senza aumentare l’intensità |
| La presa su di voi diventa più forte | Segnale involontario, spesso più preciso delle parole | Non parlate e non spostatevi |
| La lubrificazione aumenta e l’ingresso si allarga | La vagina si adatta all’eccitazione, si chiama tenting | Con le dita, alleggerite la pressione sul clitoride |
| Il clitoride sembra sparire sotto il cappuccio | Si ritira poco prima dell’orgasmo e non vuol dire che si è spenta | Non andate a cercarlo: continuate sul cappuccio |
| Dopo l’orgasmo il corpo si ritrae al contatto | Il clitoride resta ipersensibile per qualche decina di secondi | Alleggerite o spostate le dita o la lingua, senza staccare di colpo |
Quando l’orgasmo non arriva, o arriva solo ogni tanto e con fatica, non c’è niente da riparare in chi lo aspetta. Succede a una ragazza ai primi rapporti come a una donna di cinquant’anni, per ragioni diverse. Contano il contesto, la stanchezza, la fase della vita, a volte gli ormoni o un farmaco. E conta una cosa di cui si parla poco: chi stimola può non essere sintonizzato sul piacere di chi riceve, e continuare a fare quello che funzionerebbe su di sé.
In un campione statunitense di oltre 52.000 adulti analizzato da Frederick e colleghi su Archives of Sexual Behavior nel 2018, il 95% degli uomini eterosessuali dichiarava di arrivare di solito o sempre all’orgasmo con il partner, contro il 65% delle donne eterosessuali e l’86% delle donne lesbiche.
Quei ventun punti di differenza fra donne eterosessuali e donne lesbiche dicono una cosa precisa: il problema non sta nei corpi, sta in cosa si fa a letto. Nello stesso studio le donne arrivavano all’orgasmo più spesso quando l’ultimo rapporto aveva incluso baci profondi, stimolazione manuale dei genitali oppure sesso orale, e non soltanto la penetrazione vaginale. Da qui le due cose da cambiare per prime.
Molte donne hanno bisogno di una fase di eccitazione più lunga di quanto duri un rapporto medio, e la fretta è il primo fattore che la interrompe. Se lei sa che state aspettando un risultato, il risultato si allontana, perché l’attenzione si sposta sul giudizio invece che sulla sensazione. Dirsi che va bene anche se stasera non arriva toglie pressione più di qualunque tecnica, perché smette di farlo sembrare un esame. Per chi non ci è mai arrivata, la guida al primo orgasmo parte da zero e spiega cosa provare da sola prima che in coppia.
Il sesso orale è la strada più diretta per molte donne, perché unisce pressione morbida e continuità: la guida al cunnilingus entra nel dettaglio di ritmo e posizione della lingua. Se la mano si stanca prima che lei arrivi, uno stimolatore clitorideo a onde di pressione mantiene lo stesso stimolo per tutto il tempo necessario. E se la difficoltà dura da mesi e riguarda tutta la vita di coppia, il punto non è la singola serata: la guida alla vita sessuale di coppia parte da lì.
Non esiste un tempo fisso, ma la fretta è il fattore che più spesso interrompe l’eccitazione. Conviene ragionare per fasi invece che per minuti: prima una fase di preliminari abbastanza lunga da far perdere il conto dei minuti, poi stimolazione clitoridea continua, senza cambiare ritmo quando i segnali dicono che sta salendo.
Dai segnali involontari: il respiro si accorcia, cosce e addome si irrigidiscono, la presa su di voi diventa più forte, la lubrificazione aumenta. In quel momento la cosa giusta è una sola, non cambiare niente: né ritmo, né pressione, né posizione.
Il desiderio femminile è più spesso reattivo che spontaneo, quindi si costruisce prima e fuori dal letto: anticipazione durante la giornata, ascolto reale, contatto che non porta per forza al sesso. Insistere nel momento ottiene il contrario. Se la mancanza di voglia dura da mesi, il tema è la relazione più della tecnica.
Succede alla maggior parte delle donne: nel campione statunitense raccolto da Herbenick nel 2018 solo il 18,4% arrivava all’orgasmo con la sola penetrazione. La strada pratica è aggiungere stimolazione del clitoride durante il rapporto, con la vostra mano, con la sua o con un piccolo vibratore, invece di cercare la posizione perfetta.
La lubrificazione dipende dalla fase del ciclo, dalla stanchezza e da diversi farmaci, e non misura il desiderio di chi è con voi. Aiutano il tempo, i preliminari lunghi e la stimolazione indiretta prima di quella diretta. Quando non basta, un lubrificante a base acqua rende confortevoli i primi minuti.
Non serve, ma spesso semplifica. Un vibratore mantiene lo stesso stimolo senza stancarsi, che è proprio quello che chiede la fase finale dell’eccitazione. Vale come aggiunta alle mani e alla bocca, non come sostituzione: l’attenzione resta la parte che nessun oggetto può dare.