Il periodo refrattario è il tempo che passa fra l’eiaculazione e il momento in cui si può venire di nuovo. Va da pochi minuti a un giorno intero, e la variabile che pesa di più è l’età: pochi minuti in adolescenza, circa mezz’ora a trent’anni, anche ventiquattro ore dopo i cinquanta. Spegnerlo non si può, su qualche leva si può lavorare. E la spiegazione che trovate ovunque, quella della prolattina che frena tutto, la ricerca degli ultimi anni l’ha smontata.
Ci siamo passate tutte: tu vieni, lui viene, tu vorresti ancora e lui… zzz. Se ti va bene. Altrimenti lui viene, tu vorresti ma lui zzz. Mentre una sarebbe pronta per un secondo round, l’altro è già lì che russa come un tricheco. Il fenomeno ha persino una sigla, PRM, periodo refrattario maschile, e sotto trovate che cosa succede davvero nel corpo, quanto dura a seconda dell’età, che cosa lo accorcia e perché la storia della prolattina va riscritta da capo.

Che cosa succede nel corpo dopo l’eiaculazione?
Subito dopo l’eiaculazione prende il comando il sistema nervoso simpatico, quello che governa la risposta di attacco e fuga, e «spinge il corpo a calmarsi rilasciando neurotrasmettitori che causano la contrazione della muscolatura liscia del pene», spiega Charles Walker, professore di urologia a Yale. Nello stesso momento l’ipotalamo produce ossitocina e prolattina, mentre la dopamina, che è il neurotrasmettitore dell’eccitazione, cala. Il risultato è un corpo che chiede una pausa.
Su come tutto questo diventi un blocco temporaneo dell’erezione, però, la ricerca è molto meno sicura di quanto lascino intendere i manuali. La rassegna di Turley e Rowland pubblicata su BJU International nel 2013 lo dice in modo esplicito: un interruttore unico non esiste. Ci sono segnali che partono dal cervello e meccanismi che agiscono in periferia, sul pene, e lavorano insieme. Nessuno dei due, da solo, spiega tutto.
La prolattina c’entra davvero?
No, o almeno non come ce l’hanno raccontata. La versione che circola ovunque è semplice: durante l’orgasmo il corpo rilascia prolattina, la prolattina spegne il desiderio, quindi meno prolattina avete in circolo e prima ripartite. È una spiegazione elegante, è finita perfino nei manuali, e non è mai stata dimostrata.
Che cosa dice lo studio del 2021
Il gruppo di Susana Valente ha pubblicato nel 2021, su Communications Biology uno studio intitolato, alla lettera, «Nessuna prova del coinvolgimento della prolattina nel periodo refrattario post-eiaculatorio». Hanno fatto la cosa che nessuno aveva fatto prima: hanno alzato e abbassato la prolattina con i farmaci e hanno misurato che cosa succedeva al tempo di recupero. Non è cambiato niente, in nessuna delle due direzioni.
Lo studio è stato condotto sui topi, e il perimetro conta: non è la parola definitiva sull’essere umano. Resta però la prima verifica sperimentale diretta di un’idea che tutti davano per assodata, e il risultato è negativo. Gli autori fanno notare che il legame causale non era mai stato dimostrato nemmeno prima, pur essendo finito nei libri di testo.
Da dove viene il famoso 400%
Quel 400% arriva da un lavoro di Brody e Kruger pubblicato su Biological Psychology nel 2006, che rimette insieme i dati di tre ricerche precedenti. Quel lavoro misura una cosa sola, cioè quanta prolattina viene rilasciata, e trova che l’aumento dopo un rapporto è circa il 400% più alto che dopo la masturbazione. Il tempo di recupero non lo misura affatto. E l’idea che questo renda il sesso di coppia «fisiologicamente più soddisfacente» è l’interpretazione degli autori, non un dato.
Tradotto in pratica: se qualcuno vi propone un integratore o una tecnica per «abbassare la prolattina e ripartire prima», vi sta vendendo una spiegazione che la ricerca ha già provato a verificare, senza trovarla.
Quanto dura il periodo refrattario?
Da pochi minuti a un giorno intero, e il fattore che pesa di più è l’età. L’urologo Abraham Morgentaler, della Harvard Medical School, la mette così: «Gli adolescenti possono avere un periodo refrattario di pochi minuti, un uomo di 30 anni di circa mezz’ora e un uomo di 50 anni e più anche di un giorno intero». Sono le parole di un clinico, non medie misurate su un campione: una statistica di riferimento sulla durata del periodo refrattario, semplicemente, non esiste.
Poi entrano in gioco il livello di desiderio, quello di eccitazione, la qualità e lo stato emotivo della relazione, se si è bevuto, fumato o assunto sostanze, quali e quanti farmaci si usano e quanto ci si sente a proprio agio: tutto quello che può influire sulla naturale tendenza del corpo a riposarsi e ricaricarsi. Un allungamento improvviso e stabile in età adulta è l’unico caso in cui vale la pena parlarne con un urologo, perché può segnalare altro.
| Età | Attesa tipica | Che cosa sapere |
|---|---|---|
| Adolescenza | Pochi minuti | È la fascia in cui il recupero è più rapido, con differenze enormi da persona a persona |
| Intorno ai 30 anni | Circa mezz’ora | Da qui in poi la differenza fra una notte e l’altra la fanno sonno, alcol e stress |
| Dai 50 anni in su | Anche un giorno intero | Un allungamento improvviso, e non graduale, vale una visita urologica |
| Nelle donne | Da pochi secondi a qualche minuto | È ipersensibilità del clitoride, senza il blocco dell’eccitazione |
Le donne hanno un periodo refrattario?
In parte sì, ma dura molto meno e non blocca niente. Anche nel corpo femminile, dopo l’orgasmo, c’è una finestra in cui il clitoride diventa ipersensibile e il tocco diretto risulta fastidioso o addirittura doloroso. Va da qualche decina di secondi a qualche minuto, e in quel lasso insistere sullo stesso punto è controproducente.
Quello che manca, rispetto al versante maschile, è lo spegnimento: l’eccitazione non torna a zero. Spostando la stimolazione, i lati del cappuccio clitorideo invece della punta, la penetrazione, il seno, si riparte quasi subito. È il motivo per cui l’orgasmo multiplo femminile è alla portata di molte persone, mentre nell’uomo resta un’eccezione: la parte pratica sta nella guida al multi orgasmo femminile. Un vibratore per il punto G di MySecretCase serve esattamente a questo, spostare il piacere dall’esterno all’interno finché quel punto resta ricettivo.
E anche quello che succede al corpo femminile durante l’orgasmo non finisce con il picco: la vasocongestione si riassorbe con calma, e in quella fase il corpo resta più reattivo del solito. Se il partner è nel suo periodo refrattario, è proprio il momento in cui la stimolazione manuale o orale rende di più.
Si può accorciare il periodo refrattario?
Accorciarlo non è impossibile, ma nessuno può dirvi di quanto. Le leve che hanno un senso sono poche e riguardano tutte il modo in cui il corpo sta, non un trucco da applicare sul momento. Chi vi vende un integratore «per abbassare la prolattina e ripartire prima» sta vendendo una spiegazione che non regge.
Le cinque cose che spostano qualcosa
- Dormire. Il testosterone si produce soprattutto di notte, e una settimana di sonno corto si sente sulla reattività. È la leva più sottovalutata di tutte, e non costa niente.
- Meno alcol. Un paio di bicchieri allungano l’attesa e rendono l’erezione meno stabile. Il fumo e le sostanze fanno lo stesso lavoro, in peggio.
- Muoversi, e allenare il pavimento pelvico. L’erezione è una questione di circolazione: quello che fa bene ai vasi fa bene anche qui. I muscoli del perineo si allenano come gli altri, e la differenza si sente sul controllo (ne parliamo nella guida ai problemi di erezione).
- Cambiare orario. Il testosterone è più alto al mattino: fare sesso appena svegli, invece che a fine giornata dopo dodici ore di lavoro, gioca a favore.
- Non lasciare spegnere la scena. Il ritorno è più rapido se nel frattempo l’eccitazione resta viva: sesso orale, mani, dirty talking, farsi guardare mentre ci si tocca. Un lubrificante stimolante rende la ripartenza meno faticosa quando la zona è ancora sensibile, e sui giochi di attesa la guida all’edging spiega come si tiene alta la tensione senza superare il punto di non ritorno.
Resta la parte che non si compra: quello che succede fra due persone. Desiderio, novità, stato della relazione e quanto ci si sente a proprio agio pesano quanto la biologia, e a volte di più. E nell’attesa le mani restano il territorio più sottovalutato: i segreti di una sega fatta bene valgono esattamente in quella finestra.

Si può avere un orgasmo senza eiaculare?
Sì, succede, e non va confuso con l’eiaculazione retrograda. Orgasmo ed eiaculazione arrivano quasi sempre insieme, ma sono due eventi distinti: il primo è un fatto cerebrale, il secondo un riflesso muscolare. Ed è il secondo a far partire il cronometro del periodo refrattario, da cui l’idea, vecchia quanto il tantra, di separarli.
Orgasmi multipli maschili: che cosa dicono i dati
Funziona davvero? In parte, e con parecchi asterischi. La rassegna Multiple Orgasms in Men, pubblicata su Sexual Medicine Reviews nel 2016, scrive testualmente che l’argomento ha ricevuto pochissima valutazione scientifica. Il caso più citato in assoluto, sei orgasmi in trentasei minuti registrati in laboratorio alla Rutgers University nel 1995, è un caso singolo: una persona, una sessione. Non è una media e non è una percentuale, ed è quello che passa per prova ogni volta che si legge di orgasmi multipli maschili.
Da non confondere con l’eiaculazione retrograda
C’è una cosa che viene spesso scambiata per questo: lì lo sperma finisce in vescica invece di uscire, capita per alcuni farmaci o dopo interventi alla prostata, e non è una tecnica che si impara. Se succede senza un motivo evidente, la domanda va fatta a un urologo.
C’è poi la strada meno acrobatica: durante l’attesa il piacere cambia strumento e basta. Il massaggio lingam e la stimolazione della prostata funzionano bene proprio in quella finestra, dove l’erezione non serve. E vale anche al contrario: il cunnilingus non ha nessun periodo refrattario da rispettare.
Falsi miti sul periodo refrattario
La paranoia a cui siamo capaci di arrivare, quando lui si addormenta, è qualcosa di straordinario. Le spiegazioni che ci diamo sono sempre le stesse tre, e sono tutte e tre sbagliate.
- “Sono io che non gli piaccio”. Il periodo refrattario scatta dopo l’orgasmo, cioè dopo che il desiderio ha già fatto tutto il suo lavoro. Quanto piacete non c’entra niente.
- “Non lo eccito abbastanza”. L’eccitazione influisce sul ritorno, ma non cancella la pausa: nemmeno la scena più spinta del mondo azzera il tempo di recupero di un uomo di cinquant’anni.
- “Lo ha appena fatto con un’altra”. La frequenza recente pesa poco e in modo imprevedibile. Costruire un sospetto sopra un’erezione che non torna è il modo più rapido per rovinare la serata a tutti e due.
E quei pochi che ne sarebbero capaci dieci volte a notte non sono figure mitologiche (centauri, minotauri e torelli tutti): hanno vent’anni, e a vent’anni il recupero dura pochi minuti.
Nell’erezione maschile concorrono talmente tanti fattori biologici e psichici (dagli ormoni allo sport allo stress sul lavoro) che chi sta dall’altra parte è davvero il (pen)ultimo dei loro problemi. Anche l’idea che chi viene spesso duri meno ogni volta è un luogo comune senza dati dietro: non esiste nessuna ricerca che leghi la frequenza degli orgasmi alla durata del rapporto.
Ma poi, siamo così sicure che l’erezione sia così importante? A detta anche della sex therapist Jessica O’Reilly: “Avete dieci dita, una lingua e decine di toys per intrattenervi nel periodo refrattario”. E poi, da quando per raggiungere uno, dieci, cento orgasmi clitoridei serve per forza il pene?
Domande frequenti
Da pochi minuti a un giorno intero, e il fattore che pesa di più è l’età. L’urologo Abraham Morgentaler indica pochi minuti in adolescenza, circa mezz’ora intorno ai trent’anni e anche ventiquattro ore dopo i cinquanta. Sono ordini di grandezza clinici: una statistica di riferimento misurata su un campione non esiste.
È l’intervallo fra l’eiaculazione e la possibilità di avere una nuova erezione e un nuovo orgasmo. Si abbrevia in PRM. Dipende da segnali che partono dal cervello e da meccanismi che agiscono direttamente sul pene: la rassegna di Turley e Rowland del 2013 chiarisce che un interruttore unico non esiste.
Non ci sono prove che lo faccia. Nel 2021, su Communications Biology, il gruppo di Valente ha alzato e abbassato la prolattina con i farmaci e il periodo refrattario non è cambiato in nessuna delle due direzioni. Lo studio è sui topi, quindi non chiude la questione, ma è la prima verifica diretta e il risultato è negativo.
Hanno una fase di ipersensibilità del clitoride che dura da qualche decina di secondi a qualche minuto, durante la quale il tocco diretto può risultare fastidioso. Manca però lo spegnimento: l’eccitazione non torna a zero, e spostando la stimolazione si riparte quasi subito.
Dormire a sufficienza, ridurre alcol e fumo, muoversi e allenare il pavimento pelvico, spostare il sesso al mattino quando il testosterone è più alto, e non lasciare spegnere l’eccitazione nel frattempo. Non esistono integratori che funzionino, e quelli venduti per abbassare la prolattina si basano su una spiegazione che la ricerca non ha confermato.
Qualcuno ci riesce, ma le prove scientifiche sono poche: la rassegna Multiple Orgasms in Men del 2016 scrive che il tema ha ricevuto pochissima valutazione, e il caso più citato, sei orgasmi in trentasei minuti alla Rutgers University nel 1995, è un caso singolo. Si lavora sul pavimento pelvico e sulla soglia.
Un allungamento graduale con l’età è normale. Quello che merita attenzione è un cambiamento improvviso e stabile, che può dipendere da farmaci, testosterone basso o problemi circolatori: in quel caso la domanda va fatta a un urologo, non cercata in rete.
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