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Massaggio del perineo: come prepararsi al parto

Rachele Bonini
Scritto da Rachele Bonini
massaggio perineale
Punti chiave
  • Il massaggio del perineo riduce il ricorso all’episiotomia, ma la revisione Cochrane eseguita su 2.497 donne non ha mostrato alcuna differenza sulle lacerazioni spontanee.
  • I risultati migliori arrivano dal massaggio fatto durante il travaglio, praticato direttamente da chi assiste la madre nella fase espulsiva.
  • La riduzione dell’episiotomia e del trauma che richiede punti di sutura è statisticamente significativa solo per chi non ha mai partorito per via vaginale.
  • Il massaggio si comincia nelle ultime quattro settimane di gravidanza, impiegando un olio vegetale neutro per cinque o dieci minuti qualche volta alla settimana.
  • Uno studio su 832 donne al primo figlio ha misurato che a sei mesi dal parto il 37,5% riferisce dolore durante i rapporti, il 43% una lubrificazione insufficiente e il 46,3% un calo del desiderio.

Il massaggio del perineo è una pratica che si fa nelle ultime settimane di gravidanza per rendere più elastici i tessuti che dovranno lasciar passare il bambino. Funziona, ma non su tutto: la revisione Cochrane su 2.497 donne mostra che riduce il ricorso all’episiotomia, cioè al taglio praticato da chi assiste, mentre sulle lacerazioni spontanee non ha mostrato differenze. Esiste però anche un massaggio che si fa durante il travaglio, ed è quello con i risultati migliori. Qui sotto trovate i numeri precisi, la differenza fra i due, per chi funziona e come si fa.

A che cosa serve il massaggio del perineo?

A ridurre la probabilità di un’episiotomia. La revisione Cochrane su 2.497 donne, che ha messo insieme quattro studi randomizzati, ha trovato chi lo pratica meno esposto sia al trauma che richiede punti di sutura sia al taglio chirurgico. Sono due risultati veri e misurati, ma vanno letti per quello che sono, perché la stessa revisione dice anche che cosa non cambia.

Che cosaChe cosa ha trovato la ricerca
Episiotomia Meno frequente: rischio relativo 0,84. Serve che lo pratichino 21 donne perché una in più eviti il taglio, ma l’intervallo di confidenza va da 12 a 75. Significativo solo per chi non ha mai partorito per via vaginale
Trauma che richiede punti Meno frequente: rischio relativo 0,91, una donna in meno ogni 15 (intervallo da 10 a 36). Anche qui solo al primo parto vaginale
🔴 Lacerazioni di primo e secondo grado Nessuna differenza
🔴 Lacerazioni di terzo e quarto grado Nessuna differenza
🔴 Soddisfazione sessuale dopo il parto Nessuna differenza
Incontinenza urinaria o fecaleNessuna differenza
Dolore a tre mesi dal parto Ridotto, ma solo in chi aveva già partorito per via vaginale, e su un solo studio di 376 donne

Vale anche la pena sapere quanto sono solide queste prove: una revisione del 2026 che ne ha messe insieme otto conclude che la certezza è bassa o molto bassa per quasi tutti gli esiti e che i dati «non sostengono raccomandazioni forti per un uso di routine». Il massaggio è un’opzione ragionevole, non una terapia con un’efficacia dimostrata su tutto.

Gli stessi autori aggiungono una cosa che vale la pena sapere prima di decidere: il beneficio va calibrato sul tasso di episiotomia del posto in cui si partorisce. Dove le episiotomie si praticano raramente c’è poco da prevenire, e il margine di miglioramento è piccolo per forza; dove invece sono frequenti, lo stesso massaggio pesa di più. È una domanda che si può fare in reparto o al corso preparto, e la risposta cambia quanto conviene investirci.

E il massaggio fatto durante il travaglio?

Ha i risultati migliori, ed è la cosa che quasi nessun articolo distingue. Quello di cui si parla di solito è il massaggio antenatale, che fate voi nelle ultime settimane. Ne esiste però un secondo, praticato da chi vi assiste durante la fase espulsiva, e i numeri sono di un altro ordine.

Sempre una revisione del 2026 che ne ha messe insieme otto: il massaggio durante il travaglio è associato a riduzioni dell’episiotomia con rischio relativo fra 0,53 e 0,71, e nelle due revisioni che lo misurano risultano ridotte anche le lesioni dello sfintere anale, cioè le lacerazioni di terzo e quarto grado, con rischio relativo 0,49 e 0,52. Gli autori restano prudenti e scrivono che il massaggio «potrebbe ridurre» quegli esiti, proprio perché la certezza delle prove è bassa. Sono proprio gli esiti su cui il massaggio fatto in gravidanza non aveva mostrato differenze. Resta la stessa avvertenza sulla certezza delle prove, ma è una cosa che vale la pena chiedere all’ostetrica quando si parla di come si vorrebbe partorire.

Per chi funziona davvero?

Soprattutto per chi non ha mai partorito per via vaginale. È il punto che quasi nessuno riporta: nella Cochrane la riduzione dell’episiotomia e del trauma con punti è statisticamente significativa solo in quel gruppo. Per chi ha già avuto un parto vaginale i numeri non reggono allo stesso modo.

Il paradosso è che l’unico beneficio trovato per chi ha già partorito è l’opposto: meno dolore perineale a tre mesi dal parto. Su un solo studio, quindi con la cautela che un solo studio merita.

Come si fa il massaggio perineale?

Si comincia nelle ultime quattro settimane di gravidanza, che è il periodo usato in tutti gli studi della revisione, e si dedicano cinque o dieci minuti qualche volta alla settimana. Serve solo un olio vegetale neutro, mani pulite e unghie corte.

  1. Mettetevi comode: sdraiate sulla schiena con le gambe piegate e divaricate, oppure in piedi con un piede appoggiato su una sedia, che è la posizione più semplice quando la pancia è ingombrante.
  2. Ungete le dita con olio di mandorla dolce o di oliva. Bastano pochi millilitri.
  3. Inserite il pollice in vagina per due o tre centimetri, rivolto verso l’ano, mentre le altre dita restano all’esterno.
  4. Massaggiate con un movimento a U, lento, spingendo verso il basso e verso i lati fino a sentire una tensione sopportabile, mai dolore.
  5. Tenete la tensione un minuto e poi rilasciate, ripetendo per cinque o dieci minuti.

Le prime volte può dare fastidio: è normale, e il fastidio diminuisce con le sedute. Se invece fa male, se compare sanguinamento o se avete un’infezione in corso, fermatevi e parlatene con l’ostetrica prima di riprendere.

Si può fare in due?

Sì, e per molte è più comodo, perché arrivare da sole diventa difficile con la pancia delle ultime settimane. Chi vi aiuta usa l’indice e il medio invece del pollice, dall’esterno verso l’interno, e la regola resta la stessa: la tensione si ferma dove comincia il dolore, e chi sta facendo il massaggio si fida di quello che dite voi, non di quello che gli sembra.

È anche un modo per riportare il contatto in una zona che in quelle settimane viene guardata e toccata soprattutto in ambulatorio. Non è un preliminare e non deve diventarlo per forza: se poi il momento prende un’altra piega va benissimo, ma il massaggio funziona anche se resta solo quello che è.

Che cosa succede alla vita sessuale dopo il parto?

Cambia, e per più tempo di quanto si racconti. uno studio su 832 donne al primo figlio ha misurato che a sei mesi dal parto il 37,5% riferisce dolore durante i rapporti, il 43% una lubrificazione insufficiente e il 46,3% un calo del desiderio. Sono proporzioni alte, e sapere che sono comuni è già qualcosa.

Quello che lo studio associa al dolore, guardando tutti i fattori insieme, non è l’episiotomia in sé ma la lacerazione di terzo grado, insieme all’allattamento e a un dolore già presente prima della gravidanza. E il massaggio perineale, su questo, non ha mostrato differenze: aspettarsi che protegga la vita sessuale futura sarebbe chiedergli una cosa che gli studi non gli riconoscono.

La raccomandazione che gli autori danno è un’altra, ed è concreta: parlarne già in gravidanza, con chi vi segue e con il partner, e sapere che misure semplici come l’uso del lubrificante possono evitare o ridurre il problema. Vale la pena sapere che l’allattamento compare nello studio fra i fattori associati a tutti e tre gli aspetti, cioè al dolore, alla lubrificazione e anche al calo dell’interesse: è un effetto che ha una spiegazione ormonale, non un difetto di chi lo vive, e la parte meccanica si affronta con un prodotto invece che con la pazienza.

Domande frequenti

Da quale settimana si inizia il massaggio del perineo?

Dalle ultime quattro settimane di gravidanza, cioè indicativamente dalla trentaseiesima: è il periodo usato negli studi randomizzati raccolti dalla revisione Cochrane, che hanno selezionato proprio i protocolli praticati per almeno le ultime quattro settimane. Prima di quel momento non ci sono dati che ne mostrino un vantaggio.

Il massaggio perineale evita le lacerazioni?

No, e questa è la cosa più importante da sapere. La revisione Cochrane su 2.497 donne non ha trovato nessuna differenza nelle lacerazioni di primo, secondo, terzo o quarto grado. Quello che riduce è il ricorso all’episiotomia, cioè al taglio praticato da chi assiste il parto, e il trauma che richiede punti di sutura.

Funziona anche a chi ha già partorito?

Meno. Nella revisione Cochrane la riduzione dell’episiotomia e del trauma con sutura è risultata significativa solo nelle donne senza un precedente parto vaginale. Chi ha già partorito ha mostrato invece un beneficio diverso, cioè meno dolore perineale a tre mesi dal parto, ma su un solo studio di 376 donne.

Quanto spesso va fatto?

Cinque o dieci minuti per volta, qualche volta alla settimana nelle ultime quattro settimane. Negli studi le frequenze variavano, e non esiste un protocollo unico dimostrato superiore agli altri: la costanza conta più della durata della singola seduta, e forzare non accelera niente.

Quale olio si usa per il massaggio del perineo?

Un olio vegetale neutro come quello di mandorla dolce o di oliva, in piccola quantità. Si evitano gli oli essenziali e i prodotti profumati, perché in gravidanza molti non sono raccomandati e la zona è delicata. Se avete dubbi su un prodotto specifico, chiedete all’ostetrica o alla farmacia.

Fa male il massaggio perineale?

Deve dare tensione, non dolore. Le prime volte un fastidio è normale e tende a diminuire con le sedute successive. Se invece fa male davvero, se compare sanguinamento o se è in corso un’infezione vaginale, ci si ferma e se ne parla con l’ostetrica prima di riprendere.

Quanto dura il dolore nei rapporti dopo il parto?

Più a lungo di quanto si immagini: uno studio su 832 donne al primo figlio ha trovato che a sei mesi dal parto il 37,5% riferisce ancora dolore durante i rapporti, il 43% una lubrificazione insufficiente e il 46,3% un calo del desiderio. Gli autori raccomandano di parlarne già durante la gravidanza, con chi vi segue e con il partner, e ricordano che misure semplici come l’uso del lubrificante bastano a evitare o ridurre buona parte del problema.

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