I giochi di ruolo nel sesso sono la pratica in cui due persone smettono per un’ora di essere se stesse e interpretano qualcun altro: l’infermiera e chi sta sul lettino, chi arresta e chi viene arrestato, due sconosciuti che si incontrano in un bar dove non erano mai stati. Bastano un ruolo scelto insieme, una scena in cui farlo succedere e un modo chiaro per fermarsi, mentre il copione scritto e il costume restano facoltativi. Qui trovate come si comincia, i sei ruoli che ricorrono più spesso e i dieci errori che rovinano la prima volta.

Come si comincia un gioco di ruolo?
La prima volta va storta quasi sempre per lo stesso motivo: si parte dal costume invece che dall’accordo. L’ordine che funziona è questo.
- Dite ad alta voce che vi va di provarci. Il consenso qui si rinnova mentre si gioca e ognuno dei due può ritirarlo in qualsiasi momento senza doversi spiegare: vale come punto di partenza e come regola per tutta la durata.
- Scegliete un ruolo che piace a tutti e due. Se uno dei due lo sopporta e basta, nella scena si sente, e si sente subito.
- Decidete la situazione, non le battute. Dove siete, chi arriva, perché. Tre righe bastano e il resto viene da sé. La casa è comoda, ma non è obbligatoria: un albergo, un parcheggio o la macchina cambiano la scena più di qualsiasi costume.
- Mettetevi d’accordo su come si esce. Una parola qualsiasi, purché non c’entri niente con quello che state recitando.
- Datevi il permesso di ridere. I primi 5 minuti vengono impacciati a chiunque, e non vuol dire che il gioco non faccia per voi.
Quali ruoli si possono scegliere?
Non esiste una classifica ufficiale, ma le scene che tornano ovunque, dai manuali ai forum, sono più o meno sempre queste sei. Per ognuna trovate la situazione in una riga e la cosa che serve davvero, che quasi mai coincide con il costume. Se non vi viene in mente niente, i personaggi si rubano: un film guardato insieme è il posto più semplice da cui prenderli, e funziona anche a distanza, perché il ruolo regge benissimo pure in videochiamata.
| Il ruolo | La scena, in una riga | Cosa serve davvero |
|---|---|---|
| Infermiera o infermiere e paziente | Una visita che comincia normale e a un certo punto smette di esserlo | Un camice, oppure soltanto un tono professionale tenuto fino in fondo |
| Due sconosciuti | Vi date appuntamento fuori casa e fingete di non esservi mai visti | Un locale, due nomi inventati e la regola di non uscire dal personaggio. Per il dove, c’è una lista di posti |
| Chi ripara qualcosa e chi lo ha chiamato | La caldaia, il lavandino, e nessuno dei due che ha fretta | Niente. È la scena più facile da cui partire, perché l’imprevisto è già nel copione |
| Chi interroga e chi viene interrogato | Un fermo, una perquisizione, una confessione da strappare | Manette con lo sgancio rapido e la chiave in vista prima di cominciare |
| Chi fa il massaggio e chi lo riceve | Un massaggio prenotato che a metà cambia registro | Un olio, un asciugamano e 40 minuti senza fretta |
| Professore o professoressa e studente | Un esame andato male e una seconda possibilità da negoziare | Qui il divario di potere è il motore: regole più strette e semaforo concordato prima |
10 consigli per non sbagliare
I dieci punti che seguono sono gli errori che si ripetono più spesso, messi in ordine di quando capitano: prima quelli della preparazione, poi quelli che si fanno mentre si gioca.
1. Preparate la scena prima, non durante
Prima di cominciare decidete dove siete, chi siete e come vi incontrate. Non serve un copione: bastano tre righe concordate e due battute di apertura, quelle che fanno partire la cosa senza lasciare nessuno dei due fermo a fissare l’altro in attesa. Chi sa già chi sta interpretando entra nel personaggio molto più in fretta.
2. Poi improvvisate
Alcune coppie preferiscono seguire una storia decisa nei dettagli, e per le prime volte va benissimo. Con un po’ di pratica vi accorgerete che vi allontanate da soli da quello che avevate previsto, ed è lì che il gioco comincia a funzionare. Un esempio: se il partner arriva nei panni del tecnico venuto a riparare il frigorifero, sapete già che quando suona alla porta potete farvi trovare vestiti come non vi vestireste mai per un tecnico vero. Da lì in avanti si decide sul momento.
3. Dite prima cosa non vi va
Parlate con il partner delle cose che non vi convincono. È un gioco, e in un gioco nessuno deve sentirsi manipolato o obbligato a fare qualcosa che non gli piace. Due o tre cose dichiarate fuori discussione prima di cominciare evitano tutte le discussioni che verrebbero dopo.
4. Cercate il ruolo che piace a tutti e due
Quale gioco scegliere? Quello che diverte entrambi, e arrivarci non è sempre facile, perché il partner può non avere le vostre stesse fantasie. Mettendo sul tavolo i desideri di tutti e due si trova quasi sempre un terreno comune, spesso diverso da quello che ognuno aveva in testa all’inizio.
5. I dettagli piccoli contano più delle acrobazie
Le fantasie di chi avete accanto raramente sono grandi messe in scena. Più spesso sono dettagli minuscoli, una frase, un gesto, un oggetto, che a voi sembrano insignificanti e per loro sono tutta la cosa. Prendeteli sul serio, e soprattutto non liquidateli con una battuta: è il modo più rapido per far sparire quel desiderio dal tavolo per sempre.
6. Non dovete essere bravi
Nel gioco di ruolo non c’è una prestazione da consegnare. L’obiettivo è divertirsi insieme e conoscersi un pezzo in più, e se una scena non decolla si cambia scena. Chi entra pensando di dover recitare bene di solito recita malissimo.
7. Se un ruolo funziona, ripetetelo
Non c’è nessun obbligo di provare tutti i giochi che vi vengono in mente. Se trovate un personaggio che piace a entrambi potete tornarci quante volte volete cambiando solo la situazione: stessa infermiera, ospedale diverso.
8. Gli accessori aiutano, ma non sono obbligatori
Un capo di abbigliamento, un oggetto, un paio di occhiali: spesso basta quello a far scattare la cosa, e potete anche uscire di casa indossandolo e andare in un posto che c’entra con il ruolo. Potete però restare a casa in tuta e immaginare tutto, perché quello che conta è la fantasia e gli oggetti sono solo un acceleratore. Se volete partire con poco, una benda e un paio di manette sono gli accessori più semplici da usare: sceglietele con lo sgancio rapido e tenete la chiave a portata di mano già da prima. Controllate le mani ogni 10 minuti, e se le dita si raffreddano o formicolano si slega subito. Se il legare vi interessa più del recitare, la porta di ingresso è il soft bondage.
9. Mettetevi d’accordo anche sulle parole
Se aspettate di sentirvi dire “ora ti strappo questa camicia” e vi arriva “posso toglierti la camicetta, amore?”, la scena si sgonfia in un secondo. Vale anche al contrario: c’è chi davanti a certe parole si blocca. Decidete prima quali frasi vi piacciono e quali proprio no, comprese quelle che nella vita di tutti i giorni non direste mai. È la parte che quasi tutti saltano ed è quella che fa più danni.

10. Scegliete una parola di sicurezza
Qualunque sia il gioco, concordate una parola che ferma tutto. Deve essere semplice, facile da ricordare e completamente fuori tema, perché dentro la scena “no” e “fermati” possono far parte del copione e smettono di funzionare come freno. Chi la pronuncia non deve nessuna spiegazione: si smette e basta.
Il gioco tocca il potere: come si resta al sicuro?
Quasi tutti i ruoli più giocati mettono in scena uno squilibrio: chi visita e chi viene visitato, chi interroga e chi risponde, chi comanda e chi obbedisce. È il motore della cosa, ed è anche il motivo per cui qui le regole servono più che altrove. State chiedendo a una persona di dirvi di no per finta, quindi vi serve un modo perché possa dire di no davvero.
- Il semaforo, quando una parola sola non basta. Verde vuol dire continua, giallo rallenta o cambia, rosso ferma tutto. Permette di correggere la scena mentre va, senza doverla interrompere per forza.
- Il consenso si rinnova mentre si gioca. Averlo dato all’inizio non lo rende valido per tutta la serata: si può ritirare quando si vuole, senza motivare.
- Chi ferma il gioco esce dal personaggio, e ne esce anche l’altro. Continuare a rispondere da poliziotto a chi ha detto rosso è il modo più veloce per non farsi più chiedere di giocare.
- Il dopo fa parte della scena. 10 minuti insieme, senza personaggi, per dirsi cosa ha funzionato e cosa no. Nel lessico di chi pratica queste cose si chiama aftercare, ed è lo stesso principio che su MySecretCase raccontiamo per il BDSM: la scena finisce quando siete tornati tutti e due voi stessi, e non un minuto prima.
Se lo squilibrio di potere è la parte che vi interessa di più e volete costruirci sopra qualcosa di più strutturato, il posto giusto è il roleplay dominazione e sottomissione, dove ruoli fissi, limiti e negoziazione sono trattati per esteso. Le regole di base restano le stesse e le trovate nella guida al BDSM e alla sicurezza. Se invece quello che vi attira è il travestimento in sé, senza gerarchie, restate qui e guardate anche le fantasie erotiche più raccontate.
Pensate a chi vi piacerebbe essere per un’ora. Serve poco: una fantasia detta ad alta voce, la complicità di chi avete accanto e il permesso reciproco di smettere quando volete.
Domande frequenti
Sono la pratica in cui due partner interpretano personaggi diversi da sé stessi per la durata di un incontro. Si sceglie un ruolo, una situazione e un modo per fermarsi, e da lì si improvvisa. Il costume aiuta ma non è necessario: quello che regge la scena è l’accordo di partenza.
Fuori dal letto e senza preamboli: si dice che vi incuriosisce una cosa e si propone una scena precisa, non un genere. “Mi piacerebbe che tu arrivassi come se non ci conoscessimo” funziona molto meglio di “proviamo i giochi di ruolo”, perché è già un invito concreto a cui si può rispondere sì o no.
No. Un dettaglio basta e avanza: un paio di occhiali, una camicia diversa, un nome che non è il vostro. Chi comincia comprando un costume di solito lo indossa una volta sola, mentre chi comincia da una scena semplice ci torna. Gli accessori si aggiungono dopo, quando sapete già cosa vi piace.
Si usa la parola di sicurezza, o il giallo del semaforo se serve solo rallentare, e in quel momento tutti e due escono dal personaggio. Non servono spiegazioni sul momento: se ne parla dopo, con calma, e quel confine entra nelle regole della volta successiva.
Non per forza. Interpretare due sconosciuti in un bar non ha niente a che vedere con la dominazione e la sottomissione. Il confine si supera quando lo squilibrio di potere diventa il contenuto principale della scena: lì valgono le regole del roleplay dominazione e sottomissione, con limiti negoziati prima e aftercare dopo.
Quelli che non richiedono niente. Due sconosciuti che si incontrano fuori casa, oppure chi arriva a riparare qualcosa e chi lo ha chiamato: nessun costume, nessuna gerarchia da gestire e una scusa già pronta per parlarsi. Le scene con un divario di potere marcato è meglio tenerle per dopo.