La sveltina è sesso veloce, deciso e fuori programma, e i posti dove farla sono più di quanti ne vengano in mente al primo colpo: il bagno di un locale, l’ufficio dopo l’orario, la macchina, il parco, una festa, il cinema, il treno, l’ascensore. Quanto deve durare? Secondo i terapeuti sessuali interpellati nello studio più citato sul tema, fra i 3 e i 13 minuti di penetrazione, e sotto i 2 minuti è troppo poco anche per loro. Il resto è questione di occasione e di preparazione, e sono le due cose di cui parliamo qui sotto.
Mettere in pratica le proprie fantasie sessuali senza badare troppo alla prestazione fa bene alla coppia e all’appagamento di tutti e due. Sarebbe bello che l’istinto partisse da entrambi: uno sguardo fugace e via, con i vestiti che si disintegrano e l’amore che prorompe. Nella realtà servono un posto, un’occasione e un minimo di organizzazione, e sulle fantasie erotiche femminili più diffuse abbiamo scritto a parte.

Che cos’è una sveltina?
È un rapporto sessuale breve, non programmato e quasi sempre in un posto che non è un letto. È un formato a sé, con regole sue, e non una versione ridotta del sesso di tutti i giorni: conta l’occasione più della tecnica. Tre cose la distinguono dal sesso programmato.
- Il tempo è poco, e non è un difetto: è quello che toglie la pressione della prestazione.
- Lo spazio è poco, quindi funzionano le posizioni in piedi o sedute e quasi nessuna di quelle da letto.
- Qualcuno può arrivare, e buona parte dell’eccitazione arriva proprio da lì.
Quanto deve durare una sveltina?
Fra i 3 e i 13 minuti di penetrazione, stando allo studio più citato sull’argomento. Nel 2008 Eric Corty e Jenay Guardiani, della Penn State Erie, hanno interpellato 50 membri della Society for Sex Therapy and Research fra Stati Uniti e Canada, e hanno risposto in 34. Il risultato, uscito sul Journal of Sexual Medicine, è una scala in quattro fasce.
- Troppo breve: da 1 a 2 minuti.
- Adeguata: da 3 a 7 minuti.
- Desiderabile: da 7 a 13 minuti.
- Troppo lunga: da 10 a 30 minuti. La sovrapposizione con la fascia precedente sta nei dati originali, non è un refuso.
Sono giudizi di terapeuti e non tempi cronometrati su delle coppie, e riguardano la sola penetrazione: quello che viene prima e quello che viene dopo non entra nel conto. Bastano comunque a togliere di mezzo l’idea che il sesso debba per forza durare ore.
In quali posti si fa una sveltina?
Nei posti che hanno tre cose insieme: un riparo o una porta, un’uscita rapida e un’occasione che si presenta da sola. Otto funzionano meglio degli altri e cambiano parecchio per rischio e per comodità. Eccoli uno per uno, con il riepilogo in fondo alla sezione.
Il bagno del locale
La sveltina in bagno resta il classico dei classici, e ha il rapporto migliore fra rischio e comodità di tutta la lista: c’è una serratura, e la probabilità di essere disturbati è quel tanto che eccita senza rovinare niente. È il posto dove ritrovarsi dopo un cenno d’intesa quasi invisibile. Due accortezze che fanno la differenza: entrate a distanza di un minuto l’uno dall’altra, e sceglietelo singolo, con la porta che arriva a terra, perché nelle cabine in fila si vedono i piedi e si sente tutto.
L’ufficio, dopo l’orario
La sveltina in ufficio ha il fascino del proibito perché il posto è deputato ad altro, e proprio per questo chiede più cautela di tutti gli altri: vale fra due persone che l’hanno scelta, mai con un collega che non ne sa niente. Uno sguardo insistente del capo o chi vi trattiene oltre l’orario non è un invito: sono molestie, e non c’entrano niente con quello di cui parliamo qui. Prima di restare, sappiate a che ora passano le pulizie, chi altro ha le chiavi e dove sono le telecamere, perché in gran parte degli uffici ci sono e registrano. La scrivania regge meglio di quanto sembri, la sedia con le rotelle no, e la porta a vetri della sala riunioni è trasparente da tutti e due i lati. Se la dinamica fra capo e sottoposto vi attira, resta uno dei giochi di ruolo più giocati: a copione concordato però, e a casa vostra.
La macchina
La sveltina in macchina resta il classico assoluto, e non per nostalgia: è il posto di chi una casa libera non ce l’ha e non ha voglia di aspettare. Sedile reclinato, motore spento, quel momento in cui non sai che dire né come muoverti e ti muovi lo stesso, con l’eccitazione che corre più rapida di un motore truccato.
Sulle posizioni che funzionano davvero in abitacolo abbiamo una guida dedicata al sesso in macchina. Due cose pratiche che nessuno dice: il sedile del passeggero reclinato dà più spazio di quello di guida, e i vetri si appannano in pochi minuti, il che copre ma segnala anche che dentro c’è qualcuno. Se il posto è un parcheggio e non il vialetto di casa cambia tutto: ne abbiamo scritto nella guida al car sex. Ricordate comunque: state lontani dai luoghi troppo isolati e occhio a dove mettete le mani. Quello al centro, durissimo ed enorme, al 90% è il freno a mano!
Il parco
La sveltina al parco è il classico di chi ama l’aperto, e il problema del parco è uno solo: la copertura visiva. Un tronco grosso, un avvallamento, una siepe fitta, un prato dove il passaggio non è continuo, e sempre con il riparo alle spalle e non davanti, perché la gente arriva da dove non state guardando. Vale tutto quello che abbiamo scritto sul sesso all’aperto: prima si guarda da dove si arriva, poi il resto. D’estate lo stesso ragionamento porta al sesso in spiaggia. E se l’eccitazione sta nell’idea di poter essere visti, tenetela un’idea: chi passa non ha scelto di guardarvi, e il codice penale la vede allo stesso modo, come si legge più sotto.
La festa
La sveltina a una festa non è per tutti, e non per coraggio: è il posto dove l’alcol rovina più cose che altrove. Se una delle due persone ha bevuto al punto di non reggersi in piedi non c’è nessuna sveltina, c’è solo qualcuno da accompagnare a bere un bicchiere d’acqua: il consenso si dà da lucidi e si può ritirare in qualsiasi momento. Detto questo, quando la musica è troppo alta per parlare e vi cercate con gli occhi da mezz’ora, 13 minuti sono perfino troppi. Serve una stanza che si chiude, il bagno o il giardino se il tempo lo permette, e il tempo di darsi una sistemata si torna in pista. Evitate la camera dei cappotti: è la prima porta che qualcun altro apre.
Il cinema
Ultima fila, spettacolo feriale delle 22, sala mezza vuota: il sesso al cinema è più semplice di quanto sembri, e infatti è fra le fantasie più cercate. Le poltrone con il bracciolo alzabile aiutano, il cappotto sulle gambe ancora di più. Restate seduti e vestiti: appena vi alzate diventate visibili da mezza sala.
Il treno
Il sesso in treno ha due soli posti possibili: il bagno, stretto e poco pulito ma con una serratura, e l’ultima carrozza di un regionale fuori dagli orari di punta. Sull’alta velocità lasciate perdere, perché il personale passa spesso e le carrozze sono aperte a vista per tutta la lunghezza.
L’ascensore
Il sesso in ascensore dura quanto la corsa, e in un palazzo di città sono meno di 60 secondi. Funziona da antipasto, non da piatto principale: si arriva al pianerottolo con l’adrenalina alta e si finisce dentro casa, magari in cucina. Non bloccate l’ascensore fra due piani, perché le cabine moderne fanno partire l’allarme e chiamano la manutenzione.
| Il posto | Quanto è rischioso | Il trucco |
|---|---|---|
| Il bagno del locale | Basso: c’è una serratura | entrare a distanza di un minuto l’uno dall’altra |
| L’ufficio dopo l’orario | Medio: dipende da chi ha le chiavi | sapere a che ora passano le pulizie |
| La macchina | Medio: siete visibili dai finestrini | parcheggiare dove si esce subito, mai in un posto isolato |
| Il parco | Alto: passa gente a qualunque ora | cercare il riparo alle spalle, non davanti |
| La festa | Medio: tanta gente, tante stanze | una stanza con la porta, non il corridoio |
| Il cinema | Basso in un feriale, alto nel fine settimana | ultima fila, spettacolo delle 22, restare seduti |
| Il treno | Alto: il personale passa spesso | il bagno, oppure l’ultima carrozza di un regionale |
| L’ascensore | Alto: la corsa dura meno di un minuto | usarlo come antipasto e finire in casa |
Farlo in un luogo pubblico è reato?
Dal 2016 no, non è più reato, ma resta una delle sanzioni più salate che un privato cittadino possa prendersi. Il primo comma dell’articolo 527 del codice penale, quello degli atti osceni, è stato depenalizzato dal decreto legislativo 8 del 2016: chi compie atti osceni in un luogo pubblico, aperto o esposto al pubblico rischia oggi una sanzione amministrativa da 5.000 a 30.000 euro. Niente processo, niente fedina sporca, un conto che però arriva a casa.
Un caso resta reato, e non è un dettaglio da nota a piè di pagina. Il secondo comma dello stesso articolo punisce con la reclusione da quattro mesi a quattro anni e mezzo chi lo fa dentro o nelle immediate vicinanze di luoghi abitualmente frequentati da minori, quando c’è il pericolo concreto che ci assistano. L’area giochi di un parco, il cortile di una scuola, la spiaggia di pomeriggio ad agosto: in quei posti la conseguenza è un procedimento penale.
Un gradino sotto c’è l’articolo 726, gli atti contrari alla pubblica decenza, che dopo la sentenza 95 del 2022 della Corte costituzionale vale da 51 a 309 euro. Tre cose valgono in tutti i casi:
- La macchina parcheggiata in strada, il parco e la spiaggia sono luoghi aperti o esposti al pubblico. Il bagno di un locale con la porta chiusa a chiave no.
- Quello che conta non è cosa fate, ma il fatto che qualcuno possa vedervi: la norma protegge chi passa, non voi due.
- Un luogo che di giorno è frequentato da bambini resta tale anche alle due di notte: è il presupposto del secondo comma, e fra una sanzione e un processo la differenza sta tutta lì.
Come si fa a non farsi beccare?
Con cinque accortezze che valgono in tutti e otto i posti. Prese una per una sono ovvie, messe insieme cambiano l’esito della serata.
- Guardate da dove si arriva, non solo da dove si vede. Un angolo cieco con una porta alle spalle non è un angolo cieco.
- Restate vestiti il più possibile. Una gonna alzata e dei pantaloni slacciati si sistemano in 5 secondi, un vestito tolto no. Aiutano anche le posizioni in piedi, che non chiedono di spogliarsi.
- Niente telefono in mano e niente luci. Uno schermo acceso al buio vi segnala meglio di un faro.
- Decidete prima come si esce. Chi esce per primo, da dove, e cosa si dice se qualcuno vi vede.
- Il minimo indispensabile addosso. Un preservativo e delle salviette in tasca, non in borsa: la borsa resta al tavolo.
Quando la sveltina non è una buona idea
Quando uno dei due non l’ha scelta. Il fatto che sia veloce non toglie niente al consenso: si chiede lo stesso, anche solo con uno sguardo che riceve una risposta chiara, e ci si ferma alla prima esitazione. Vale anche per i posti pubblici, dove chi passa non ha scelto di vedervi: il rischio ve lo prendete voi due, non gli altri.
E quando la fretta diventa l’unica modalità. Se la sveltina è tutto quello che resta a una coppia, il problema è il tempo che non vi date, non il posto. I vibratori con telecomando nascono anche per questo: fanno cominciare il gioco molto prima del momento in cui sparite in bagno.
Domande frequenti
Un rapporto sessuale breve, non programmato e quasi sempre fuori dal letto. L’eccitazione arriva in buona parte dal contesto: poco tempo, poco spazio e la possibilità concreta di essere interrotti.
Fra i 3 e i 13 minuti di penetrazione, secondo i 34 terapeuti sessuali della Society for Sex Therapy and Research che hanno risposto al sondaggio di Corty e Guardiani nel 2008: adeguata fra 3 e 7 minuti, desiderabile fra 7 e 13, troppo breve sotto i 2.
Il bagno di un locale e la macchina restano i più praticabili, perché hanno una porta e un’uscita rapida. L’ufficio dopo l’orario e il cinema in un feriale sono i più comodi. Il parco, la festa, il treno e l’ascensore chiedono più fortuna.
Si guarda da dove si arriva e non solo da dove si vede, si resta vestiti il più possibile, si tiene il telefono spento e si decide prima chi esce per primo e da dove. Un preservativo e delle salviette vanno in tasca, non nella borsa lasciata al tavolo.
In treno solo nel bagno o nell’ultima carrozza di un regionale fuori orario di punta: sull’alta velocità il personale passa troppo spesso. Al cinema serve l’ultima fila di uno spettacolo feriale, restando seduti e vestiti.
Sì, finché resta una scelta di tutti e due e non l’unica modalità possibile. Toglie pressione dalla prestazione e rimette in gioco il desiderio. Se invece è tutto quello che resta, il problema è il tempo che non vi date.
Dal 2016 non è più reato: il primo comma dell’articolo 527 del codice penale è stato depenalizzato e chi compie atti osceni in un luogo pubblico rischia una sanzione amministrativa da 5.000 a 30.000 euro. Resta reato, con la reclusione da quattro mesi a quattro anni e mezzo, se il fatto avviene dentro o vicino a luoghi frequentati da minori con il pericolo che ci assistano.
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