Il pompoir è il controllo volontario dei muscoli del pavimento pelvico durante la penetrazione: chi lo pratica stringe e rilascia a ritmo, con il bacino quasi fermo, e a muoversi sono solo i muscoli interni. Lo trovate anche come pompoarismo, kabazzah o bacio di Singapore, ed è arrivato in Occidente insieme al tantra: è il caso limite dello slow sex, perché la penetrazione resta ferma e il ritmo lo danno soltanto i muscoli. Non si improvvisa in una sera, perché chiede di riconoscere e comandare muscoli che quasi nessuno usa in modo consapevole, e l’allenamento è lo stesso che si prescrive per l’incontinenza. In questa pagina: che cosa significa la parola, quali muscoli entrano in gioco, come si allenano, quanto tempo serve davvero e quali promesse che girano in rete non stanno in piedi.
Forse, quando avete visto il film cult Priscilla, la regina del deserto, vi sarete chieste anche voi come fosse possibile che Cynthia, assurda e dispettosa asiatica, riuscisse a sparare delle palline da ping pong a metri di distanza usando come propulsore… la propria vagina. Pompoir, ecco la risposta. Con questo termine, che sembrerebbe francese e che invece affonda le radici nell’India e nello Sri Lanka, si identifica un’antica pratica tantrica, che prevede l’allenamento, e quindi l’utilizzo durante il sesso, del muscolo pubococcigeo e dei muscoli vaginali.
Dal sesso tantrico il pompoir si è poi diffuso nelle zone e culture limitrofe, diventando conoscenza delle geishe giapponesi (che si allenavano al pompoir con le palline vaginali poi divenute note con il nome di geisha balls) e delle donne thailandesi, che ancora oggi intrattengono i turisti con discutibili giochi di prestigio quali il fumare sigarette con la vagina e, per l’appunto, risucchiare e scagliare oggetti (nel film Cynthia arriva dalle Filippine).
Il pompoir allena il pavimento pelvico, l’insieme di muscoli che chiude il bacino verso il basso e che circonda la vagina. In Occidente quei muscoli sono entrati in medicina con Arnold Kegel, il ginecologo americano che nel 1948 pubblicò gli esercizi a cui ha dato il nome. Che Kegel conoscesse anche il pompoir non risulta da nessuna parte: in comune le due cose hanno il muscolo su cui lavorano. Rispetto ai Kegel chiede un allenamento più intenso e più regolare, e guarda al piacere sessuale.
Il pompoir permette infatti di allenare i tre anelli muscolari vaginali: quello più esterno è il muscolo pubococcigeo, che è quello più facile da riconoscere, perché è quello che si contrae durante l’orgasmo e quello che consente di interrompere la minzione; quelli più interni stanno a metà del canale vaginale e verso il fondo. La divisione in tre anelli netti è una semplificazione della divulgazione, l’anatomia descrive più strati sovrapposti, ma rende l’idea.
Praticare il pompoir permette di allenare tutti e tre questi anelli, migliorandone la tonicità e l’afflusso sanguigno. Sul recupero dopo il parto e sulle perdite di urina sotto sforzo, quelle che compaiono spesso con la menopausa, allenare il pavimento pelvico è la prima cosa che viene raccomandata. Sul piacere, invece, i numeri non esistono: le promesse di un orgasmo diverso girano da anni senza uno studio che le abbia misurate.
Pompoir sembra un termine francese e non lo è: la parola arriva dalla divulgazione erotica del Novecento e indica sempre la stessa cosa, il controllo dei muscoli vaginali durante il rapporto. Chi ne cerca il significato incontra altri tre nomi per la stessa tecnica, e conviene riconoscerli, perché descrivono tradizioni diverse con gesti identici.
Pompoarismo è il nome brasiliano, ed è quello sotto cui la pratica viene insegnata di più: in Brasile esistono corsi, manuali e insegnanti dedicati. Kabazzah, che si trova scritto anche kabbazah, è il termine di area araba, e la sua radice rimanda al gesto di trattenere. Bacio di Singapore è l’espressione della divulgazione anglosassone, arrivata in italiano con i primi articoli sul tema. Sotto i tre nomi la descrizione non cambia: contrazione e rilascio ritmici, penetrazione ferma, bacino immobile.
Girano date molto precise per una pratica che non ha documenti. Le fonti divulgative la fanno risalire all’India, allo Sri Lanka o alla Thailandia e parlano di due o tremila anni di storia, ma quei numeri si rimandano l’uno all’altro e nessuno arriva a un testo antico che descriva la tecnica. Quello che si può dire con sicurezza è che il controllo dei muscoli pelvici compare in più tradizioni erotiche asiatiche, e che da noi è entrato nel linguaggio comune insieme al tantra e allo slow sex. Il resto è tradizione orale, e come tale va raccontata.
Le due cose lavorano sugli stessi muscoli con obiettivi diversi. I Kegel servono a recuperare forza e continenza, si fanno da vestite e in qualsiasi momento della giornata. Il pompoir porta quella forza dentro il rapporto e chiede due abilità in più: comandare zone diverse in modo separato e tenere un ritmo.
Chi non ha mai fatto i Kegel non ha ancora gli strumenti per il pompoir, perché il primo gesto da imparare è riconoscere il muscolo giusto e contrarlo senza tirare glutei e addome. La parte pratica sta tutta lì: la trovate negli esercizi di Kegel e nella guida alla riabilitazione del pavimento pelvico, che spiega anche come si lavora quando i muscoli sono già troppo contratti.
| Che cosa cambia | Esercizi di Kegel | Pompoir |
|---|---|---|
| Obiettivo | forza e continenza | controllo e piacere durante la penetrazione |
| Quando si fanno | in qualsiasi momento, da vestite | durante il rapporto |
| Che cosa si chiede ai muscoli | contrarre e rilasciare tutto insieme | contrarre zone diverse in sequenza, a ritmo |
| Quanto tempo per la base | almeno 3 mesi, secondo le linee guida NICE | dopo i 3 mesi di Kegel, senza una data certa |
| Che cosa dicono gli studi | efficaci sull’incontinenza da sforzo, misurati in studi controllati | nessuno studio dedicato |
Il pompoir, infatti, attraverso la contrazione volontaria e controllata dei muscoli pelvici, consente da un lato una stimolazione intensa e mirata del pene, e dall’altro un’amplificazione del piacere femminile. A livelli avanzati, è possibile stabilire i ritmi del piacere solo attraverso la contrazione alternata dei muscoli vaginali, senza muovere altro.
Anzi, è proprio così che andrebbe praticato il pompoir: lei cavalcioni su di lui ed entrambi immobili, cioè la posizione dell’amazzone tenuta ferma. La trovate anche fra le migliori posizioni del Kamasutra. La donna che pratica il pompoir è in grado di realizzare una gamma di stimolazioni che vanno dal massaggio alla suzione, dalla mungitura alla morsa stringente, influendo anche sulla durata dell’erezione e sull’intensità dell’orgasmo del partner. Ma non è tutto a vantaggio dell’uomo: con il pompoir la donna è in grado di provare orgasmi molto più intensi e ravvicinati, oltre a far diventare ordinario quello straordinario e insolito evento che è l’orgasmo multiplo.
Tutto questo, mesdames, funziona però solo a una condizione: che i muscoli sappiano già fare il loro mestiere.
Si comincia riconoscendo il muscolo, si impara a rilasciarlo, e solo dopo si aggiungono ritmo e durata. Le linee guida britanniche NICE, quelle usate per l’incontinenza urinaria, indicano almeno 8 contrazioni 3 volte al giorno per almeno 3 mesi: è il riferimento più solido che esista, e vale come base anche per chi si allena per altri motivi.
Servono a due cose: dare un peso da trattenere, che rende l’esercizio progressivo, e restituire una sensazione mentre lo fate, che è la parte difficile quando il muscolo non si sente. Non fanno il lavoro al posto vostro e non vanno tenute per ore: 15 o 20 minuti al giorno, cominciando dal peso più leggero, è quello che indicano le istruzioni della maggior parte dei set. Abbiamo una guida su come si usano le palline vaginali, e su MySecretCase trovate i set con i pesi progressivi.
Sul pompoir non esistono studi. Esistono sull’allenamento del pavimento pelvico, ed è da lì che vengono gli unici numeri affidabili: la revisione Cochrane del 2018 coordinata da Chantale Dumoulin, che ha messo insieme gli studi controllati sul tema, ha trovato che le donne con incontinenza urinaria da sforzo che si allenavano avevano circa 8 volte più probabilità di dichiararsi guarite rispetto a chi non faceva nulla. Nelle forme miste il rapporto scendeva a 5 volte.
Sono dati su donne che avevano un disturbo urinario, e riguardano quello. Nessuno ha misurato quanto il pompoir cambi un rapporto: quando trovate una percentuale sul piacere, quella percentuale non viene da nessuna parte.
La linea guida NICE del 2019 raccomanda almeno 3 mesi di allenamento seguito da un professionista prima di tirare le somme, ed è il tempo della forza, cioè del livello Kegel. Il controllo separato che serve al pompoir arriva dopo e dipende da dove partite: chi ha già una buona percezione dei muscoli se ne accorge in qualche settimana, chi non li sente affatto può metterci molto di più. Una data precisa non ve la può dare nessuno.
Sì, nel senso che gli uomini hanno lo stesso pavimento pelvico e lo stesso allenamento circola da anni con un altro scopo: il controllo dell’eiaculazione e la tenuta dell’erezione. Il gesto è identico, cambia il punto in cui si sente la contrazione, che nell’uomo sta più indietro, verso la base del pene.
Quella che i manuali di tantra chiamano trattenuta è la stessa idea vista dall’altra parte: fermare il bacino e lasciare che a lavorare siano solo i muscoli interni. Per l’equivalente maschile del massaggio tantrico c’è il massaggio lingam, che parte dallo stesso principio.
Un pavimento pelvico troppo contratto dà segnali simili a uno debole, e con i Kegel peggiora. Prima di cominciare, fermatevi se riconoscete uno di questi tre segni.
In questi casi il lavoro da fare è opposto: allungare e lasciare andare. Vale ancora di più per chi ha già una diagnosi: con il vaginismo, con un dolore che torna a ogni rapporto o dopo un intervento recente, l’allenamento lo imposta un’ostetrica o un fisioterapista specializzato, che prima valuta e poi decide quanto e come. Il fai da te qui è la strada più rapida per stare peggio.
Un’ultima cosa sui tempi della vita: dopo un parto e con l’arrivo della menopausa il pavimento pelvico cambia, e non nella stessa direzione per tutte. Nella guida alla menopausa intima trovate cosa succede ai tessuti e cosa aiuta davvero.
Pompoir indica il controllo volontario dei muscoli del pavimento pelvico durante la penetrazione: chi lo pratica stringe e rilascia a ritmo, tenendo il bacino fermo. La stessa tecnica si trova con i nomi di pompoarismo, kabazzah e bacio di Singapore.
Per la forza di base servono almeno tre mesi, il tempo che le linee guida NICE indicano per l’allenamento del pavimento pelvico con otto contrazioni tre volte al giorno. Il controllo separato delle zone arriva dopo e dipende da quanto percepite i muscoli all’inizio.
La parte di base sì, con gli esercizi di Kegel fatti con costanza. Conviene farsi valutare da un’ostetrica o da un fisioterapista se la penetrazione è dolorosa, se non riuscite a percepire la contrazione o se dopo qualche settimana non cambia niente.
I Kegel allenano il pavimento pelvico in blocco, per forza e continenza, e si fanno in qualsiasi momento. Il pompoir usa quegli stessi muscoli durante il rapporto e chiede di contrarne zone diverse in sequenza. I Kegel restano il punto di partenza.
Chi ha allenato i muscoli riesce a variare la pressione durante la penetrazione, e quella variazione si sente. Quanto si senta cambia da persona a persona e non è mai stato misurato in uno studio: chi promette un effetto garantito sta vendendo qualcosa.
Fa male quando il pavimento pelvico è già troppo contratto, perché contrarre ancora peggiora il dolore e la difficoltà a rilasciare. Se sentite dolore durante gli esercizi o durante il rapporto, fermatevi e fatevi valutare prima di continuare.
Gli uomini hanno lo stesso pavimento pelvico e possono allenarlo con gli stessi esercizi. Nei manuali di tantra la pratica equivalente riguarda il controllo dell’eiaculazione: bacino fermo e lavoro dei soli muscoli interni.