Se non avete mai sentito parlare di massaggio yoni, e non siete nemmeno delle esperte di Tantra e massaggi sensuali, tranquille: non siete le sole. Spesso infatti si sente parlare di massaggio tantrico come se fosse un sinonimo di massaggio erotico o, peggio ancora, come se fosse sinonimo di massaggio “con lieto fine”, di quelli che si leggono sulle inserzioni o che si possono trovare in quei dubbi ed equivoci centri massaggio che popolano le periferie delle grandi città. Niente di più fuorviante: il massaggio tantrico è un’esperienza polisensoriale che dalla percezione e consapevolezza fisica conduce alla padronanza e all’elevazione spirituale. E, ovviamente, l’elevazione dello spirito ha ripercussioni positive su tutti gli aspetti legati alla fisicità, tra cui anche la sfera sessuale ed erotica.
È la nostra cultura occidentale, infatti, ad averci insegnato a concepire anima e corpo come entità distinte, l’una impalpabile ed elevata, l’altro terreno e “basso”. Ma secondo le filosofie orientali e il pensiero tantrico in particolare non esiste un netto dualismo, ma un continuo e reciproco flusso tra le parti. E in questa visione si colloca il massaggio yoni, una particolare declinazione del massaggio tantrico che riguarda più strettamente il benessere e il piacere femminili: “yoni”, infatti, è la parola con la quale in sanscrito vengono indicati i genitali femminili. Tappa di un percorso di ricerca e accrescimento spirituale, il massaggio yoni, pur riguardando vulva e vagina, non è un massaggio che ha come scopo il piacere e il raggiungimento dell’orgasmo (anche se sono gli “effetti collaterali” più probabili!), ma una profonda connessione con sé stessi e con la persona che lo pratica.
Ecco perché praticarlo con il partner può essere un’ottima idea: ogni tocco delle mani di chi lo pratica sul vostro corpo, e ogni reazione della vostra pelle e dei vostri muscoli, creeranno un dialogo muto che va dal partner a voi e viceversa. E concorreranno ad aumentare l’intesa tra voi, anche sotto le lenzuola. Anche se non siete esperti conoscitori del pensiero olistico e delle discipline orientali, infatti, un’esperienza di questo tipo vi farà sentire ancora più legati e farà capire al partner come regalarvi benessere e piacere, sia durante un sensuale massaggio tantrico, sia nei momenti di intimità. Candele profumate, olio da massaggio, luci soffuse e tanto amore e relax: non vi serve altro!
Cambia la parte del corpo, non l’impianto. Yoni è la parola sanscrita per i genitali femminili, lingam quella per il pene: il primo tocca vulva, vagina e perineo, il secondo pene, scroto e perineo. In entrambi chi riceve resta immobile e non deve ricambiare niente, il ritmo è lento e l’orgasmo non è l’obiettivo dichiarato. La versione dedicata al pene si chiama massaggio lingam e segue le stesse regole di respiro.
Il nome inglese che trovate nei manuali è yoni massage, e su internet gira anche come massaggio tantrico alla vagina o massaggio tantra yoni. Sono la stessa cosa. Quello che cambia da scuola a scuola è la sequenza dei passaggi, non il principio: prima tutto il corpo, poi la vulva dall’esterno, e solo se chi riceve lo chiede si arriva all’interno. Se volete sapere che cosa state toccando, la mappa sta nella guida su come è fatta la vagina: grandi labbra, piccole labbra, clitoride e vestibolo hanno sensibilità diverse e vogliono pressioni diverse.
Tre cose, e nessuna costa una fortuna: una stanza calda, un olio che non irriti e un’ora senza telefono. Il resto è contorno. La differenza fra un massaggio yoni riuscito e mezz’ora di imbarazzo sta quasi sempre nella temperatura della stanza e nella quantità di olio, non nella tecnica delle mani.
Servono 23-25 gradi, perché chi riceve sta nudo e fermo per quaranta minuti e sotto i 21 gradi inizia a irrigidirsi invece di sciogliersi. Sotto la schiena un telo che potete lavare, sotto il bacino un cuscino basso: solleva il pube di qualche centimetro e cambia completamente l’angolo di accesso. Luce bassa da una lampada, non dal lampadario. Telefoni in un’altra stanza, non silenziosi sul comodino. Se avete un wand massager tenetelo da parte per un’altra sera: qui le mani bastano e il rumore di un motore rompe il ritmo del respiro.
Sull’esterno va bene un olio vegetale, purché poco profumato. Sull’interno no: nessun olio è pensato per stare in vagina, e per quella parte l’unica scelta sensata è un lubrificante a base acqua. Vale sempre, e vale anche per l’olio da cucina: i lubrificanti oleosi alterano la struttura del preservativo e possono provocarne la rottura, come avverte l’Istituto Superiore di Sanità. Dopo un massaggio a olio, quindi, il preservativo non protegge più. Se la serata prosegue con la penetrazione, lavatevi le mani e cambiate prodotto.
| Prodotto | Come si comporta | Da sapere |
|---|---|---|
| Olio di mandorle dolci | Scivola a lungo, si assorbe piano, quasi inodore | Il più comodo per tutto il corpo. Rovina il preservativo in lattice |
| Olio di cocco | Solido nel barattolo, fonde al contatto con la pelle | Profumo dolce e persistente. Va tenuto fuori dall’ingresso vaginale |
| Olio di jojoba | Leggero, non appiccica, lascia le mani asciutte | Costa di più, ma ne serve metà |
| Olio da massaggio pronto | Già dosato, profumato con misura | Leggete l’etichetta: se contiene silicone rovina i giocattoli in silicone |
| Lubrificante a base acqua | Meno scivoloso, si asciuga prima | L’unico adatto se il tocco entra. Compatibile con lattice e giocattoli |
Qualunque scegliate, scaldatelo fra le mani prima di appoggiarlo: un olio freddo sulla pelle fa chiudere le gambe per riflesso, e recuperare quel momento costa dieci minuti.
Un massaggio yoni completo sta fra i 45 e i 60 minuti, e la metà se ne va sul resto del corpo. Schiena, piedi, interno coscia, pancia: quella mezz’ora vale metà del massaggio, perché una vulva toccata a freddo risponde con tensione. Se avete venti minuti e non un’ora, fate venti minuti di schiena e rimandate: un massaggio yoni corto è un massaggio yoni sbagliato. Lo stesso principio guida il sesso lento, dove la lentezza non è una raffinatezza ma la condizione perché il corpo si apra.
La sequenza è sempre la stessa e va dal lontano al vicino: si parla, si scalda tutto il corpo, si arriva alla vulva dall’esterno, e all’interno si arriva soltanto se chi riceve lo chiede. Chi fa non improvvisa l’ordine: è proprio la prevedibilità dei passaggi a permettere a chi riceve di smettere di stare in guardia.
Si comincia dalle grandi labbra, prese fra pollice e indice e fatte scorrere dall’alto verso il basso, senza tirare. Poi le piccole labbra, con la stessa presa ma metà della pressione. Il clitoride arriva per ultimo e non si tocca sulla punta: ci si appoggia di lato, o sul cappuccio, con un dito piatto e un movimento circolare molto più lento di quello che vi viene istintivo. Tre giri al minuto sono già tanti. Se chi riceve smette di respirare, siete andati troppo forte: si torna indietro di un passaggio invece di insistere. Sulla sensibilità di quell’area e su che cosa cambia da persona a persona, la guida sull’orgasmo femminile spiega perché la pressione giusta per una non lo è per un’altra.
L’interno non è obbligatorio e in molti massaggi yoni non ci si arriva mai. Se chi riceve lo chiede: unghie corte, mani lavate, lubrificante a base acqua, un dito solo, palmo verso l’alto, e si entra di due o tre centimetri. Poi si sta fermi. Non è una penetrazione e non è la ricerca del punto G: il dito resta immobile e aspetta che i muscoli si rilassino intorno, che è una cosa che si sente accadere e prende un minuto o due. Al primo fastidio si esce, e si esce piano. Se compare dolore, secchezza che il lubrificante non risolve o bruciore, il massaggio finisce lì e la domanda successiva è per la ginecologa, non per il partner.
Le mani si staccano una alla volta, non insieme, e l’ultima resta appoggiata sul pube per qualche respiro. Poi una coperta e nessuna domanda per cinque minuti. Il commento a caldo (“allora, com’è andata?”) è il modo più rapido di riportare chi riceve alla testa dopo mezz’ora passata nel corpo. Se volete parlarne, parlatene dopo, vestiti, magari il giorno dopo.
Sì, e per molte è il modo migliore di cominciare: senza nessuno da rassicurare si smette di controllare come si viene guardate. L’automassaggio yoni segue la stessa sequenza, con una differenza pratica: le mani sono le vostre, quindi la mano non dominante lavora meglio di quella dominante, perché è meno abituata a “fare” e tiene naturalmente un ritmo più lento. Trenta minuti, uno specchio se vi va, e la stessa regola dell’interno: solo se lo volete. È anche il modo meno frustrante di capire quale pressione vi piace prima di spiegarla a qualcun altro, molto più di quanto insegni la lentezza del tantra applicata al sesso letta su una pagina.
Sono cinque, si ripetono sempre, e nessuno ha a che fare con la tecnica delle mani.
Se cercate un tocco più diretto e meno rituale, cercate un’altra pratica, e la trovate fra le tecniche di stimolazione orale e con i giocattoli. Il massaggio yoni ha un obiettivo diverso, e va giudicato su quello.
È intimo e si fa nudi, quindi sì, appartiene alla sfera sessuale. Ma non è un rapporto e non prevede che chi riceve ricambi niente: non c’è penetrazione con il pene, chi fa resta vestito se preferisce, e l’orgasmo non è l’obiettivo. Si decide prima fin dove si arriva, e quell’accordo vale per tutta la durata.
Fra 45 e 60 minuti, e circa la metà del tempo va sul resto del corpo prima di avvicinarsi alla vulva. Sotto la mezz’ora non c’è spazio per il riscaldamento e il tocco arriva su un corpo ancora teso. Se avete venti minuti, fate venti minuti di schiena e rimandate il resto.
Sull’esterno un olio vegetale poco profumato: mandorle dolci, jojoba, cocco. Sull’interno nessun olio, perché non sono pensati per stare in vagina: lì serve un lubrificante a base acqua. Ricordate che i lubrificanti oleosi alterano la struttura del preservativo: dopo un massaggio a olio il lattice non protegge più.
No, e in molti massaggi yoni non ci si arriva mai. Il passaggio interno si fa solo se chi riceve lo chiede in quel momento, non perché era previsto. Quando si fa: unghie corte, mani lavate, un dito, due o tre centimetri, e il dito resta immobile. Al primo fastidio si esce.
Sì, e spesso è il modo migliore di iniziare, perché non c’è nessuno da rassicurare. La sequenza è la stessa. Un consiglio pratico: usate la mano non dominante, che tiene un ritmo più lento perché è meno abituata a fare. Trenta minuti bastano.
La parte del corpo. Yoni indica i genitali femminili, lingam il pene: il primo lavora su vulva, vagina e perineo, il secondo su pene, scroto e perineo. Il resto è identico: chi riceve resta immobile, il ritmo è lento, l’orgasmo non è l’obiettivo dichiarato.