Sessualità e Disabilità

Disabile DesiderAbile: Francesca e il piacere del suo seno

Fraintesa era il nome con cui Francesca Barbieri raccontava i suoi viaggi. Nel 2018 ha scoperto di avere un tumore al seno metastatico e nel dicembre del 2020 ha risposto alle domande di Disabile DesiderAbile, la serie di interviste di MySecretCase in cui sei persone hanno raccontato in prima persona come si vive la sessualità dentro una malattia o una disabilità. Fra le sue risposte ce n’è una che pesa più delle altre: il seno era diventato il simbolo della malattia, e riportarlo a essere un punto di piacere è un lavoro lungo. Qui sotto trovate l’intervista integrale, senza tagli, e quello che se ne impara.

Che cos’è Disabile DesiderAbile e chi ha risposto

Disabile DesiderAbile è una serie di interviste pubblicate su questo blog fra l’agosto del 2020 e il gennaio del 2021. Le domande sono le stesse per tutti: attività sessuale, desiderabilità, seduzione, pratiche preferite, dolore, masturbazione, tabù, famiglie, assistente sessuale. Cambiano solo le risposte, ed è esattamente il punto: non esiste una sessualità delle persone disabili, esistono persone diverse fra loro come chiunque altro.

Le altre storie stanno tutte nella pagina che raccoglie Disabile DesiderAbile, dove trovate fra gli altri Max Ulivieri, per cui parlare di sesso rende liberi. Se invece cercate il quadro generale prima delle storie, l’abbiamo messo in Disabilità e sesso: sfatiamo qualche mito.

L’intervista a Fraintesa

Le risposte qui sotto sono quelle che Francesca ha scritto nel dicembre del 2020, riportate senza tagli e nell’ordine in cui le ha date. In grassetto ci sono le domande del questionario, uguali per tutte le persone intervistate nella serie.

Desiderio, seduzione e pratiche

Sei sessualmente attiva? Sì.

Con quali parole descriveresti la tua sessualità? Spontanea e gioiosa.

Ti consideri una persona desiderabile? A volte sì a volte no; meno, da quando mi sono ammalata.

Quale parte di te trovi più desiderabile? Il sedere.

Flirti? Come seduci? Abbigliamento, parole, sguardi.

Mandi nudes? No.

Che cosa è importante nella tua vita sessuale: il partner, baciare, erezioni, lubrificazione, penetrazione, masturbazione reciproca, sentirsi sexy o coccolarsi. Scegli due fattori che attirano maggiormente la tua attenzione e dicci perché. Sentirsi sexy in primis; se non piacciamo a noi stess*, sarà difficile pensare di piacere ad altri. Altro fattore: il partner.

Il sesso con gli altri ti mette ansia? Perché? No, tutto tranne ansia!

Quali pratiche trovi più piacevoli (penetrazione, sesso orale, masturbazione con partner, masturbazione in solitaria)? Dipende dal partner e dal periodo.

La malattia e il corpo che cambia

Sei stato assistito da qualcuno per sviluppare la tua sessualità? Dicci di più, se vuoi. No. Però sicuramente avendo avuto diversi compagni nella mia vita ho maturato esperienza e ho imparato a conoscermi meglio e capire come ascoltarmi e cosa mi piaceva

Con chi parli e come parli di sesso? La tua disabilità ha cambiato il modo in cui parli di sesso? Io ne parlo con amic* e conoscenti senza vergogna. Ma vedo spesso la vergogna in loro. Varie volte mi sono trovata a parlare con amiche che provavano imbarazzo per il fatto che scendessi nei dettagli. La mia malattia ha cambiato il mio corpo; ora se parlo di esperienze personali è difficile sentirmi compresa da chi non ha vissuto la mia stessa situazione.

Devi considerare elementi come dolore o riserve di energie nella tua sessualità? Per fortuna al momento no.

Ti masturbi? Chi non lo fa?

Usi sex toys? So che questi saranno i regali di Natale che mi faranno alcune amiche!

In che modo la tua anatomia determina il tuo piacere? La tua condizione ha cambiato il modo in cui vivi il sesso? Il seno è diventato per me simbolo della mia malattia, quindi farlo ritornare un punto di piacere è un lavoro su se stesse molto profondo.

Tabù, famiglie e assistente sessuale

Se sei insieme a un partner il tema “sesso e disabilità” è qualcosa di cui parlate, su cui vi confrontate? No.

In che modo è cambiata la tua sessualità nel tempo? In meglio, perché sono più egoista e ho imparato tante cose di me.

Che tabù esistono sulla sessualità delle persone disabili? Tantissimi, troppi. Sembra quasi che si debba rinunciare al sesso e alla vita quando ci si ammala o si affronta una disabilità.

Esistono delle resistenze ad affrontare la sessualità da parte delle famiglie delle persone disabili? Sì. Esiste in generale una forte resistenza da parte di tutte le famiglie italiane ad affrontare il tema del sesso e del piacere con i propri figli.

Cosa ne pensi della figura dell’assistente sessuale e a che punto siamo in Italia? Credo sia fondamentale e vorrei che se ne parlasse di più e si supportasse meglio il ruolo di questa figura.

Vibratori

Perché il seno smette di essere una zona di piacere?

Perché smette di essere soltanto tuo. Dopo una diagnosi il seno diventa la parte che i medici guardano, che si palpa cercando qualcosa, che finisce nei referti: la stessa zona che prima era territorio di piacere passa mesi a significare paura. La frase di Francesca lo dice meglio di qualunque spiegazione, il seno era diventato il simbolo della sua malattia.

Il punto non è che la sensibilità sparisca. È che cambia il significato, e il significato pesa quanto le terminazioni nervose: la stessa carezza che prima eccitava può far partire un pensiero che spegne tutto. Per questo riportare quella zona al piacere è, con le sue parole, «un lavoro su se stesse molto profondo», e non una questione di tecnica.

Sul piano pratico il seno resta quello di prima, una zona erogena vera con una mappa diversa da persona a persona: ne abbiamo scritto in Seno femminile: come leccare e succhiare le tette e nella scheda sull’orgasmo del seno. Quello che cambia, quando il corpo è stato malato, è da dove si riparte e con quanta calma.

Come si torna a sentire il seno come zona di piacere?

Non con una tecnica, con un accordo. Quello che le interviste della serie ripetono, storia dopo storia, è che la parte difficile non è il gesto: è dirsi prima che cosa si vuole provare e potersi fermare senza dover spiegare niente. Le domande cliniche, dalle cicatrici alla sensibilità dopo un intervento fino alle terapie in corso, le porta chi vi ha in cura, non un blog.

  1. Parlatene prima, non durante. 5 minuti a luce accesa valgono più di mezz’ora di tentativi al buio. Dite quale zona è aperta oggi, quale è chiusa e quale non si tocca affatto: sono tre risposte diverse e cambiano nel tempo.
  2. Ripartite dal contorno, non dal capezzolo. La mano appoggiata aperta sullo sterno, la clavicola, il fianco: 10 minuti di contatto senza obiettivo servono a capire che cosa arriva e che cosa no, prima di chiedere al corpo una risposta.
  3. Un tocco alla volta, e si risponde a voce. Sì, no, ancora, più leggero. Una parola sola basta, e chi tocca si ferma alla prima esitazione senza chiedere perché.
  4. Fermarsi non è fallire. Se parte il pensiero che spegne tutto, la cosa utile è dirlo e cambiare zona, non stringere i denti. La volta riuscita è quella in cui ci si è fermati in tempo, non quella che è arrivata in fondo.
  5. Parlatene anche dopo. 10 minuti di coccole e due frasi su com’è andata contano più della scena: è la parte che abbiamo raccontato nelle coccole dopo il sesso.

Se in questa fase le mani sono un contatto troppo diretto, un vibratore piccolo appoggiato lontano dal capezzolo dà una stimolazione più prevedibile e più facile da interrompere: nella collezione vibratori i modelli piccoli e silenziosi sono quelli che si prestano meglio.

Che cosa la malattia ha cambiato, con le sue parole

Riletta tutta insieme, l’intervista dice una cosa poco intuitiva: quasi niente si è spento. Attività sessuale, assenza di ansia, curiosità verso i sex toys e capacità di sedurre restano dove erano. A cambiare sono due cose sole, ed è difficile vederle da fuori: quanto ci si sente desiderabili e che cosa significa una parte del corpo.

AspettoLa risposta di FrancescaChe cosa se ne ricava
Attività sessuale«Sì»La diagnosi non chiude la vita sessuale
Quanto si sente desiderabile«A volte sì a volte no; meno, da quando mi sono ammalata»Il colpo arriva all’immagine di sé prima che al corpo
Il seno«È diventato per me simbolo della mia malattia»La zona cambia significato, non solo sensibilità
Dolore ed energie«Per fortuna al momento no»Non è una regola: dipende dalla persona e dal momento
Parlare di sesso«Vedo spesso la vergogna in loro»L’imbarazzo è di chi ascolta più che di chi racconta

È il motivo per cui facciamo le stesse domande a persone diverse: messe in fila, le risposte dicono che il corpo conta meno dello sguardo che ci si porta addosso.

Domande frequenti

Chi ha risposto a questa intervista?

Francesca Barbieri, conosciuta in rete come Fraintesa, che sul suo blog raccontava viaggi. Nel 2018 ha scoperto di avere un tumore al seno metastatico e nel dicembre del 2020 ha risposto al questionario di Disabile DesiderAbile, parlando di desiderio, seduzione, tabù e del seno come zona di piacere.

Che cos’è Disabile DesiderAbile?

Una serie di interviste pubblicate su questo blog fra l’agosto del 2020 e il gennaio del 2021, in cui sei persone rispondono allo stesso questionario su sessualità, corpo, disabilità e malattia. Le domande sono identiche per tutti, cambiano solo le risposte. Le trovate raccolte nella pagina Disabile DesiderAbile.

Un tumore al seno cambia la vita sessuale?

Nell’intervista Francesca dice di essere rimasta sessualmente attiva e di non vivere il sesso con ansia. A cambiare sono state due cose: quanto si sentiva desiderabile («meno, da quando mi sono ammalata») e il significato del seno, diventato «simbolo della mia malattia». Ogni percorso però è diverso, e sulle domande cliniche la risposta la dà chi vi ha in cura.

Il seno può tornare a essere una zona di piacere?

Sì, ed è quello che Francesca chiama «un lavoro su se stesse molto profondo». Si riparte dal contorno invece che dal capezzolo, si dice a voce che cosa è aperto e che cosa no, ci si ferma alla prima esitazione. Sulla parte pratica abbiamo scritto Seno femminile: come leccare e succhiare le tette.

Quali tabù restano sulla sessualità delle persone disabili?

Secondo Francesca sono «tantissimi, troppi», e il principale è l’idea che si debba rinunciare al sesso quando ci si ammala o si affronta una disabilità. Aggiunge che la resistenza a parlarne non riguarda solo le famiglie delle persone disabili ma tutte le famiglie italiane. Ne abbiamo raccolti altri in Disabilità e sesso: sfatiamo qualche mito.

Che cos’è l’assistente sessuale?

È la figura che affianca una persona con disabilità nel percorso verso la propria sessualità. Francesca la considera fondamentale e vorrebbe «che se ne parlasse di più». In Italia se ne discute da anni: ne abbiamo scritto in Assistente sessuale: i primi passi in Italia e nell’intervista a Max Ulivieri.