Tutti i segreti per una sega perfetta: consigli, posizioni e trucchi

Fare una sega perfetta è molto meno ovvio di quanto sembri: la mano giusta non è quella che va più veloce, e il punto in cui serve cambiare ritmo non è quello che verrebbe da scegliere. Qui trovi le tre posizioni più comode per non ritrovarti con il crampo al polso, i trucchi per capire cosa gli piace davvero, come farla durare più a lungo e cosa fare quando non riesce a venire. Se alla mano vuoi aggiungere un giocattolo, ne parliamo nella guida ai sex toys per lui.

Queste indicazioni valgono sia che tu la faccia a un partner sia che te la faccia da solo: la tecnica è la stessa, cambia solo l’angolo della mano. Se il tema è la coppia, c’è la guida su come masturbarsi con il partner; per le mani nell’altro senso, quella su come fare un ditalino. E se invece cerchi il sesso orale, trovi tutto nella guida al pompino.

Quali sono le posizioni migliori per fare una sega?

Ammettiamolo: fare le seghe non è che sia proprio il massimo della comodità, soprattutto quando ci vuole più del previsto e dopo mezz’ora il polso comincia a chiedere pietà. Per evitare tunnel carpale e gomito del tennista, però, basta trovare la posizione giusta. Ecco le tre migliori posizioni per fare una sega.

  1. Fatelo sdraiare e mettetevi a cavalcioni sopra di lui. Impugnate il pene e iniziate a masturbarlo, occupandovi al tempo stesso di tutti gli altri “attrezzi del mestiere”: accarezzate i testicoli, baciate e sfiorate bocca, capezzoli, orecchie e ogni altra sua zona erogena. Quando sentite il bisogno di allentare la presa e dare sollievo al polso, appoggiate il pene contro il vostro pube e massaggiatelo con la mano aperta: a lui piacerà molto, e se avete la vulva il contatto con il clitoride non sarà poi malaccio nemmeno per voi!
  2. Fate stare il partner in piedi e mettetevi dietro di lui. Afferrate il pene con una mano e con l’altra accarezzategli il petto. Fare una sega dal suo punto di vista sarà meno faticoso per voi (è un movimento decisamente più ergonomico rispetto a quello che fate quando state di fronte o di fianco a lui) e sarà decisamente eccitante per lui, che vedrà solo le vostre mani che lo masturbano.
  3. Fatelo sedere sul bordo del letto o su una poltrona e inginocchiatevi davanti a lui (un po’ come fareste per un pompino). Appoggiate gli avambracci sulle sue gambe e masturbatelo, con una mano sola o con entrambe: il polso vi ringrazierà, perché l’appoggio sulle sue cosce fa metà del lavoro. Questa posizione vi permette, chiaramente, di alternare la masturbazione al sesso orale o alla spagnola. Ah, fondamentale: guardatelo negli occhi con uno sguardo malizioso. Il successo è garantito.

Come si fa una sega perfetta?

Con queste tre posizioni la laurea honoris causa è già vostra. Per il master, però, servono i trucchi su come fare una sega perfetta: prendete appunti e, soprattutto, non saltate le esercitazioni pratiche, perché su come si fa una sega non si finisce mai di imparare.

  1. Imparate dal maestro. Chiedetegli di mostrarvi come si masturba: mettetevi di fianco a lui e osservate come lo fa, con la mano o con un masturbatore, il ritmo che dà e la pressione che esercita sul pene. Poi tocca a voi: prendetelo in mano e fate posare la sua mano sulla vostra, così capirete esattamente cosa gli piace e come. Una lezione privata che vale anche per tutte le volte successive.
  2. Fate la mungitura. Non sarà un’immagine eccitante, ma secondo la bibbia erotica Moregasm: Babeland’s Guide to Mind-Blowing Sex il movimento che ricorda quello della mungitura è una delle cose migliori che si possano fare con un pene. Stringete la base del pene e fate scorrere la mano fino alla punta, senza tornare giù. Poi ripartite dalla base e ripetete. Il massimo è alternare le mani: quando una arriva alla punta, l’altra è già alla base.
  3. Usate il lubrificante. Un errore che si commette comunemente è quello di pensare che il lubrificante serva solo in caso di penetrazione difficoltosa, quando in realtà è uno dei migliori alleati della masturbazione (maschile e femminile). Aggiungete qualche goccia di lubrificante sulle mani e solo dopo iniziate a fare la sega al partner. Il piacere aumenterà esponenzialmente.
  4. Ricordatevi del punto L e del punto P. A pochissimi passi dal pene si trovano due delle zone erogene maschili più potenti: perineo (punto L) e prostata (punto P). Accarezzate il perineo e provate a esercitare una leggera pressione con le dita, per vedere se apprezza. Se sì, potete spingervi più in là: chiedetegli se ha voglia di provare e, solo se vi dice di sì, massaggiate l’ano e inserite un dito ben lubrificato in direzione della prostata, accarezzando con delicatezza.
  5. E non dimenticatevi dei testicoli! I grandi orfani della masturbazione sono loro, i testicoli. Non lasciateli soli: accarezzateli con delicatezza e con un movimento rotatorio, mentre con l’altra mano continuate a fare una sega. Non schiacciateli né spremeteli per nessuna ragione, a meno che non sia lui a chiederlo esplicitamente.
  6. Aggiungete un sex toy. Come si fa una sega con un sex toy? In molti modi diversi: potete indossare un finger vibrator sulle dita, per rendere le vostre carezze vibranti, fargli indossare un anello per il pene per prolungare l’erezione e rendere l’orgasmo più potente, usare un mini vibratore sul perineo per solleticare il punto L o ancora abbinare alla classica sega a mano un vibratore per la prostata.
  7. Sandwich e involtino. Due movimenti presi in prestito dalla cucina. Il sandwich: tenete il pene fra i palmi delle mani, come dentro un panino, e muovete le mani in orizzontale, avanti e indietro, invece del solito su e giù. L’involtino: con pollice, indice e medio di ciascuna mano formate due anelli attorno al pene e fateli ruotare piano in direzioni opposte, una mano in senso orario e l’altra in senso antiorario.
  8. Mantenete il ritmo. Una volta che avrete individuato i movimenti giusti e il ritmo che più gli piace, manteneteli. Variazioni sul tema sono sempre piacevoli nel sesso, ma fare una sega è questione di costanza e perseveranza, e un cambiamento sul più bello potrebbe diminuire il suo godimento. Mentre lo accarezzate osservatelo e ascoltate il suo respiro: espressioni e gemiti valgono più di qualsiasi recensione a cinque stelle.

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Come si fa durare di più? L’edging

Da solo un uomo impiega in media fra i 2 e i 7 minuti, e con la mano di un’altra persona spesso il doppio. La tecnica che allunga davvero si chiama edging e consiste nel portarlo vicino all’orgasmo, fermarsi e ricominciare. Più della destrezza conta accorgersi in tempo. I segnali sono tre e arrivano quasi sempre nello stesso ordine: il respiro si accorcia, i testicoli si tirano su verso il corpo, e i muscoli delle cosce e dei glutei si irrigidiscono.

Quando li vedi, togli la mano o rallenta fino a fermarti, aspetta 10 secondi e riparti da un ritmo più basso. Ogni giro rende il successivo più intenso, e dopo il terzo o il quarto l’orgasmo cambia proprio di qualità. Due avvertenze: chi lo subisce senza saperlo si innervosisce e basta, quindi va detto prima; e non è il caso di tirarla per mezz’ora la prima volta, perché la frustrazione rischia di superare il piacere.

Come si fa a farlo venire?

È la parte di cui non parla quasi nessuno. Vale una regola sopra tutte: negli ultimi secondi non si cambia niente. Non il ritmo, non la presa, non la mano. Il movimento che lo ha portato fin lì è quello che lo fa finire, e ogni variazione, anche in meglio, lo riporta indietro.

Capire che sta arrivando

Gli stessi tre segnali dell’edging, ma tutti insieme e più marcati: respiro corto e trattenuto, testicoli alti e stretti, addome e cosce contratti. Spesso smette anche di parlare. Da quel momento hai pochi secondi, e l’unica cosa da fare è tenere identico quello che stavi facendo.

Dove finisce lo sperma

Decidetelo prima, non durante: addome, mano, un fazzoletto, la doccia. È una domanda che sembra da poco e che invece toglie l’unico pensiero che potrebbe distrarlo proprio alla fine. Un asciugamano a portata risolve tutto e vale più di qualsiasi tecnica.

I dieci secondi dopo

Subito dopo l’orgasmo il glande diventa ipersensibile e il contatto passa da piacevole a fastidioso nel giro di un istante. Non è un giudizio sulla sega: è fisiologia. Si molla la presa e si passa a una mano appoggiata, ferma, sull’inguine o sulla coscia. Chi continua a muovere lo fa scattare indietro, e succede spesso perché sembra un modo di prolungare il momento.

Se non viene Perché succede Cosa fare
Passano venti minuti e sembra fermo allo stesso punto La presa è troppo leggera. La mano di chi lo fa quasi sempre stringe meno di quanto lui stringerebbe da solo, perché si ha paura di fare male Chiedigli di stringerti la mano attorno alla sua per farti sentire la pressione giusta. Quasi sempre sorprende
Era vicino e poi è tornato indietro Hai cambiato qualcosa alla fine, oppure la pelle ha cominciato a tirare per la mancanza di scivolamento Non cambiare niente negli ultimi secondi. E metti il lubrificante prima, non a metà: interrompere per prenderlo è già un cambio
Non riesce a venire con la mano di un’altra persona, ma da solo sì Si chiama presa ristretta: chi si masturba sempre con una pressione molto forte fatica a venire con stimoli diversi. È comune e reversibile Fatti guidare la mano da lui qualche volta e nel frattempo lascia perdere l’obiettivo. La rincorsa all’orgasmo è il modo migliore per allontanarlo

Come farsi una sega da solo

Fin qui abbiamo parlato di mani altrui, ma buona parte di chi cerca come si fa una sega la sta facendo a sé. La tecnica non cambia, e non serve nessun tutorial: cambia una cosa sola, ed è che senti in anticipo tutto quello che sta per succedere. È un vantaggio enorme, perché puoi decidere tu quando arrivare, ed è anche la trappola principale. Chi è abituato a farsi le seghe sempre allo stesso modo, stessa mano, stessa presa, stesso ritmo, insegna al corpo un unico percorso per venire, e poi con un’altra persona serve il doppio del tempo.

  1. Usa il lubrificante anche da solo. La mano asciutta costringe a stringere di più per sentire qualcosa, e la presa stretta è proprio l’abitudine che poi rende difficile venire con qualcun altro.
  2. Parti più lento di quanto ti verrebbe. I primi due minuti servono a sentire, non ad arrivare. Se cominci al ritmo con cui di solito finisci, hai già deciso che durerà poco.
  3. Cambia presa a metà strada. Mano aperta invece che chiusa, due dita invece di tutta la mano, palmo sulla punta invece che sull’asta. Serve a non avere un solo modo di funzionare.
  4. Prova con la mano che non usi mai. È goffa, ed è il punto: il movimento meno preciso somiglia molto di più a quello di un’altra persona.
  5. Usa l’edging anche quando sei da solo. Gli stessi tre segnali descritti prima valgono identici, e da soli si vedono arrivare molto prima. Fermarsi tre volte prima di finire cambia la qualità dell’orgasmo, non solo la durata.

Quando non riesci a sborrare

Capita, e quasi mai per il motivo che si teme. Le cause più comuni sono banali: l’alcol della sera prima, la stanchezza vera, l’ansia di doverci riuscire, e l’abitudine a una presa molto più stretta di quello che qualsiasi altra situazione può riprodurre. Anche alcuni farmaci, gli antidepressivi in particolare, allungano parecchio i tempi, ed è un effetto noto di cui vale la pena parlare con chi te li ha prescritti.

Quello che funziona è quasi sempre togliere, non aggiungere. Molla la presa, aggiungi lubrificante, smetti di controllare quanto manca. Se stai insistendo da venti minuti, fermarsi e riprendere più tardi porta più lontano che continuare. E se non è una serata storta ma una cosa che va avanti da settimane, non è un problema di tecnica e non si risolve leggendo: vale una chiacchierata con un medico o con un sessuologo.

Domande frequenti

Serve il lubrificante per fare una sega?

Non è obbligatorio, ma cambia parecchio: senza, la pelle tira e dopo qualche minuto il movimento diventa fastidioso invece che piacevole. Va messo all’inizio e non a metà, perché fermarsi per prenderlo interrompe proprio quando non conviene. Se dopo pensate di passare al preservativo, serve uno a base acqua: quello al silicone rovina il lattice.

Quanto dovrebbe durare?

Non c’è una durata giusta. Da solo un uomo ci mette in media pochi minuti, con la mano di un’altra persona spesso di più, perché la pressione e il ritmo non sono quelli a cui è abituato. Se passano venti minuti e siete fermi allo stesso punto, il problema quasi sempre è che la presa è troppo leggera, non che lui abbia qualcosa che non va.

Cambia qualcosa se è circonciso?

Sì, ed è la differenza più ignorata. Con il prepuzio la pelle scorre da sola, quindi la mano può muoverla senza strisciare sul glande e spesso non serve nemmeno il lubrificante. Su un pene circonciso la pelle scorre molto meno, il glande è più esposto e il lubrificante passa da utile a quasi necessario.

Cosa fare se non viene?

Prima cosa, smettere di trattarlo come un obiettivo: la rincorsa all’orgasmo è il modo più sicuro per allontanarlo. Poi, in ordine: aumentare la pressione, aggiungere lubrificante, e farsi guidare la mano da lui per qualche minuto. Se succede sempre solo con la mano di un’altra persona e mai da solo, si chiama presa ristretta ed è una cosa comune, che si sistema con l’abitudine.

Si può fare con un masturbatore?

Sì, ed è il modo più semplice per cambiare sensazione senza cambiare tecnica: la mano tiene il masturbatore e il movimento resta lo stesso. Va usato con il lubrificante, che nei modelli in materiale morbido non è facoltativo. Serve anche per far durare di più, perché permette di alternare due stimoli diversi senza fermarsi.