Fare una sega perfetta è molto meno ovvio di quanto sembri: la mano giusta non è quella che va più veloce, e il punto in cui serve cambiare ritmo non è quello che verrebbe da scegliere. Qui trovi le tre posizioni più comode per non ritrovarti con il crampo al polso, i trucchi per capire cosa gli piace davvero, come farla durare più a lungo e cosa fare quando non riesce a venire. Se alla mano vuoi aggiungere un giocattolo, ne parliamo nella guida ai sex toys per lui.
Queste indicazioni valgono sia che tu la faccia a un partner sia che te la faccia da solo: la tecnica è la stessa, cambia solo l’angolo della mano. Se il tema è la coppia, c’è la guida su come masturbarsi con il partner; per le mani nell’altro senso, quella su come fare un ditalino. E se invece cerchi il sesso orale, trovi tutto nella guida al pompino.
Ammettiamolo: fare le seghe non è che sia proprio il massimo della comodità, soprattutto quando ci vuole più del previsto e dopo mezz’ora il polso comincia a chiedere pietà. Per evitare tunnel carpale e gomito del tennista, però, basta trovare la posizione giusta. Ecco le tre migliori posizioni per fare una sega.
Con queste tre posizioni la laurea honoris causa è già vostra. Per il master, però, servono i trucchi su come fare una sega perfetta: prendete appunti e, soprattutto, non saltate le esercitazioni pratiche, perché su come si fa una sega non si finisce mai di imparare.
Da solo un uomo impiega in media fra i 2 e i 7 minuti, e con la mano di un’altra persona spesso il doppio. La tecnica che allunga davvero si chiama edging e consiste nel portarlo vicino all’orgasmo, fermarsi e ricominciare. Più della destrezza conta accorgersi in tempo. I segnali sono tre e arrivano quasi sempre nello stesso ordine: il respiro si accorcia, i testicoli si tirano su verso il corpo, e i muscoli delle cosce e dei glutei si irrigidiscono.
Quando li vedi, togli la mano o rallenta fino a fermarti, aspetta 10 secondi e riparti da un ritmo più basso. Ogni giro rende il successivo più intenso, e dopo il terzo o il quarto l’orgasmo cambia proprio di qualità. Due avvertenze: chi lo subisce senza saperlo si innervosisce e basta, quindi va detto prima; e non è il caso di tirarla per mezz’ora la prima volta, perché la frustrazione rischia di superare il piacere.
È la parte di cui non parla quasi nessuno. Vale una regola sopra tutte: negli ultimi secondi non si cambia niente. Non il ritmo, non la presa, non la mano. Il movimento che lo ha portato fin lì è quello che lo fa finire, e ogni variazione, anche in meglio, lo riporta indietro.
Gli stessi tre segnali dell’edging, ma tutti insieme e più marcati: respiro corto e trattenuto, testicoli alti e stretti, addome e cosce contratti. Spesso smette anche di parlare. Da quel momento hai pochi secondi, e l’unica cosa da fare è tenere identico quello che stavi facendo.
Decidetelo prima, non durante: addome, mano, un fazzoletto, la doccia. È una domanda che sembra da poco e che invece toglie l’unico pensiero che potrebbe distrarlo proprio alla fine. Un asciugamano a portata risolve tutto e vale più di qualsiasi tecnica.
Subito dopo l’orgasmo il glande diventa ipersensibile e il contatto passa da piacevole a fastidioso nel giro di un istante. Non è un giudizio sulla sega: è fisiologia. Si molla la presa e si passa a una mano appoggiata, ferma, sull’inguine o sulla coscia. Chi continua a muovere lo fa scattare indietro, e succede spesso perché sembra un modo di prolungare il momento.
| Se non viene | Perché succede | Cosa fare |
|---|---|---|
| Passano venti minuti e sembra fermo allo stesso punto | La presa è troppo leggera. La mano di chi lo fa quasi sempre stringe meno di quanto lui stringerebbe da solo, perché si ha paura di fare male | Chiedigli di stringerti la mano attorno alla sua per farti sentire la pressione giusta. Quasi sempre sorprende |
| Era vicino e poi è tornato indietro | Hai cambiato qualcosa alla fine, oppure la pelle ha cominciato a tirare per la mancanza di scivolamento | Non cambiare niente negli ultimi secondi. E metti il lubrificante prima, non a metà: interrompere per prenderlo è già un cambio |
| Non riesce a venire con la mano di un’altra persona, ma da solo sì | Si chiama presa ristretta: chi si masturba sempre con una pressione molto forte fatica a venire con stimoli diversi. È comune e reversibile | Fatti guidare la mano da lui qualche volta e nel frattempo lascia perdere l’obiettivo. La rincorsa all’orgasmo è il modo migliore per allontanarlo |
Fin qui abbiamo parlato di mani altrui, ma buona parte di chi cerca come si fa una sega la sta facendo a sé. La tecnica non cambia, e non serve nessun tutorial: cambia una cosa sola, ed è che senti in anticipo tutto quello che sta per succedere. È un vantaggio enorme, perché puoi decidere tu quando arrivare, ed è anche la trappola principale. Chi è abituato a farsi le seghe sempre allo stesso modo, stessa mano, stessa presa, stesso ritmo, insegna al corpo un unico percorso per venire, e poi con un’altra persona serve il doppio del tempo.
Capita, e quasi mai per il motivo che si teme. Le cause più comuni sono banali: l’alcol della sera prima, la stanchezza vera, l’ansia di doverci riuscire, e l’abitudine a una presa molto più stretta di quello che qualsiasi altra situazione può riprodurre. Anche alcuni farmaci, gli antidepressivi in particolare, allungano parecchio i tempi, ed è un effetto noto di cui vale la pena parlare con chi te li ha prescritti.
Quello che funziona è quasi sempre togliere, non aggiungere. Molla la presa, aggiungi lubrificante, smetti di controllare quanto manca. Se stai insistendo da venti minuti, fermarsi e riprendere più tardi porta più lontano che continuare. E se non è una serata storta ma una cosa che va avanti da settimane, non è un problema di tecnica e non si risolve leggendo: vale una chiacchierata con un medico o con un sessuologo.
Non è obbligatorio, ma cambia parecchio: senza, la pelle tira e dopo qualche minuto il movimento diventa fastidioso invece che piacevole. Va messo all’inizio e non a metà, perché fermarsi per prenderlo interrompe proprio quando non conviene. Se dopo pensate di passare al preservativo, serve uno a base acqua: quello al silicone rovina il lattice.
Non c’è una durata giusta. Da solo un uomo ci mette in media pochi minuti, con la mano di un’altra persona spesso di più, perché la pressione e il ritmo non sono quelli a cui è abituato. Se passano venti minuti e siete fermi allo stesso punto, il problema quasi sempre è che la presa è troppo leggera, non che lui abbia qualcosa che non va.
Sì, ed è la differenza più ignorata. Con il prepuzio la pelle scorre da sola, quindi la mano può muoverla senza strisciare sul glande e spesso non serve nemmeno il lubrificante. Su un pene circonciso la pelle scorre molto meno, il glande è più esposto e il lubrificante passa da utile a quasi necessario.
Prima cosa, smettere di trattarlo come un obiettivo: la rincorsa all’orgasmo è il modo più sicuro per allontanarlo. Poi, in ordine: aumentare la pressione, aggiungere lubrificante, e farsi guidare la mano da lui per qualche minuto. Se succede sempre solo con la mano di un’altra persona e mai da solo, si chiama presa ristretta ed è una cosa comune, che si sistema con l’abitudine.
Sì, ed è il modo più semplice per cambiare sensazione senza cambiare tecnica: la mano tiene il masturbatore e il movimento resta lo stesso. Va usato con il lubrificante, che nei modelli in materiale morbido non è facoltativo. Serve anche per far durare di più, perché permette di alternare due stimoli diversi senza fermarsi.