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Ninfomane: significato, storia e perché non è una diagnosi

Eleonora Sizzi
Scritto da Eleonora Sizzi
Donna con lunghi capelli castani spettinati, rossetto rosso e spalle scoperte

Ninfomane è una parola coniata nel 1771 che la medicina ha smesso di usare: non compare nel DSM-5 e non è una diagnosi. Il quadro clinico che le somiglia oggi si chiama disturbo da comportamento sessuale compulsivo, e guarda il controllo sugli impulsi invece della quantità di sesso. Nel parlato però la parola resiste, e resta un giudizio: una ragazza che ha sempre voglia di fare sesso o è una puttana (se sei bigotta) o è una ninfomane (se sei comprensiva).

Niente di buono e tutto molto giudicante, in ogni caso. Ma perché non si dice mai “ninfomane” di un uomo? Ninfomane è il corrispettivo femminile di “erotomane”? Ma soprattutto, quando lo sei davvero? Lars Von Trier, con il suo film, ha alimentato l’idea popolare della ninfomania come qualcosa di oscuro, malato e molto molto perv, ma quanto c’è di vero?

Cosa significa ninfomane?

Ninfomane vuol dire, alla lettera, “presa dalla follia della ninfa”. Per due secoli ha indicato una donna con un desiderio sessuale giudicato eccessivo, ed è stata una diagnosi vera, scritta nelle cartelle cliniche e portata nei tribunali. Oggi nessuno dei manuali diagnostici in uso la contiene. Nel parlato invece resiste, come giudizio su quanto sesso fa una donna, che è tutta un’altra faccenda e molto meno neutra.

Da dove viene la parola ninfomane

Il termine mette insieme due parole greche: nýmphē, la ninfa, e manía, la follia. Lo conia nel 1771 il medico francese J.D.T. de Bienville, in un trattato intitolato De la nymphomanie, ou traité de la fureur utérine: già il titolo dice dove la medicina dell’epoca collocava la causa del desiderio femminile, cioè nell’utero. Da lì la parola entra nel vocabolario clinico e ci resta per oltre 200 anni.

Ninfomane, satiriasi ed erotomane non sono sinonimi

Tre parole che si scambiano di continuo e indicano tre cose diverse.

  • Ninfomania: il desiderio sessuale femminile giudicato eccessivo. Riservata alle donne, sempre.
  • Satiriasi: la stessa identica cosa negli uomini, dal nome dei satiri della mitologia greca. Stava sui manuali e veniva diagnosticata pochissimo, perché di un uomo con molta voglia quasi nessuno ha mai pensato che ci fosse qualcosa da curare.
  • Erotomania: un’altra faccenda del tutto. È un delirio, descritto dallo psichiatra francese Gaëtan Gatian de Clérambault negli anni Venti del Novecento, e consiste nella convinzione incrollabile di essere amati da qualcuno che non ricambia e che spesso nemmeno vi conosce. Il desiderio sessuale, qui, non c’entra.

Quindi no: ninfomane non è il femminile di erotomane. Il maschile di ninfomane, nella lingua dei manuali dell’Ottocento, era satiriaco.

Ma la ninfomania è sempre esistita?

Come il vibratore e il BDSM, anche la ninfomania compare per la prima volta nel 1700, anche se solo a fine ‘800 diventa una diagnosi psichiatrica vera e propria applicata alle donne “ipersessuali”. I sintomi includevano l’insaziabilità sessuale, le avances reiterate verso uomini e donne e, cosa più aberrante e abominevole di tutte, la masturbazione. La sua versione maschile, la satiriasi, non veniva diagnosticata quasi mai, perché l’uomo è fisiologicamente portato ad avere sempre voglia, giusto?

Vibratori

La ninfomania e le sue “strane” cure

Il sessuologo tedesco Richard Freiherr von Krafft-Ebbing dichiarava infatti nel 1886: “Guai all’uomo che cade nelle maglie di una Messalina così insaziabile, il cui appetito sessuale non è mai placato”. I trattamenti per la ninfomania passavano dall’infibulazione alla rimozione delle ovaie, dai bagni ghiacciati al riposo forzato a letto, arrivando persino alla prescrizione di una dieta vegetariana combinata all’applicazione vaginale di cocaina.

È famoso poi il caso di una certa signora B., rea di aver goduto con suo marito ben tre-quattro volte a notte, che dovette rinunciare per sempre a sesso, brandy, romanzi e carne, sottoponendosi a clisteri notturni e a lavande di borace (sostanza usata per pulire le fognature). 

Ninfomane o ipersessuale?

La ninfomania non compare nel DSM-5, il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali pubblicato dall’American Psychiatric Association nel 2013, e non compare nemmeno nella classificazione internazionale delle malattie dell’Organizzazione mondiale della sanità in vigore dal 2022. È uscita dai manuali insieme all’omosessualità, che fino agli anni Settanta era elencata fra i disturbi mentali.

Questo grazie alla rivoluzione sessuale del ’68, che è riuscita a normalizzare ciò che fino a poco prima veniva considerato deviante. Ora, sul DSM, compaiono al contrario solo le donne che non riescono a provare piacere, patologia descritta come “disturbo dell’eccitazione sessuale femminile” o “inibizione dell’orgasmo femminile”. Anorgasmia, in sostanza. A chi ha desideri e comportamenti che sente di non controllare non viene invece applicata nessuna diagnosi di ipersessualità: quella voce era stata proposta per il DSM-5 e non è stata accolta. La casella che esiste davvero sta in un altro manuale, e vale la pena leggerla per intero.

Perché oggi la ninfomania non è più una diagnosi

Perché misurava un giudizio sociale invece di un quadro clinico: contava quanto sesso faceva una donna rispetto a quello che ci si aspettava da lei, e l’aspettativa cambiava con il secolo, con il paese e con la classe sociale. I manuali di adesso guardano altro, cioè se una persona riesce a controllare i propri impulsi e quanto le sta costando.

Il disturbo da comportamento sessuale compulsivo

È la voce che l’Organizzazione mondiale della sanità ha inserito nella classificazione internazionale delle malattie, l’ICD-11, approvata nel 2019 ed entrata in vigore nel gennaio 2022, con il codice 6C72. Il gruppo di lavoro che l’ha scritta l’ha presentata su World Psychiatry nel 2018: un modello persistente di incapacità a controllare impulsi sessuali intensi e ripetitivi, che dura da almeno sei mesi e che produce sofferenza o danni evidenti nella vita affettiva, sociale o lavorativa.

Due cose che quel documento dice e che di solito si perdono per strada. La prima: il disturbo sta fra i disturbi del controllo degli impulsi, e non fra le dipendenze. “Dipendenza dal sesso” resta un’espressione da titolo di giornale, l’OMS ha scelto un’altra casella. La seconda: il disagio che nasce soltanto dal giudizio morale, vostro o di chi vi sta intorno, non basta per la diagnosi. Sentirsi in colpa perché si fa più sesso di quanto la propria famiglia approverebbe non è un disturbo.

Ninfomania Disturbo da comportamento sessuale compulsivo
Quando nasce 1771, con il trattato di Bienville 2019, con l’ICD-11 dell’Organizzazione mondiale della sanità
Chi riguarda solo le donne chiunque, senza distinzione di genere
Cosa misura quanto sesso si fa rispetto alla norma sociale del momento il controllo sugli impulsi e il danno che ne deriva
Come viene classificata prima perversione, poi malattia femminile disturbo del controllo degli impulsi, codice 6C72
Dove sta scritta oggi in nessun manuale in uso ICD-11, in vigore dal gennaio 2022

Quando sei ninfomane?

Quando però il sesso è troppo? Quando una persona è da ritenersi fuori controllo? Come vi dicevamo già in un altro nostro articolo, è davvero difficile stabilire a livello scientifico i parametri entro i quali il sesso, che non riguarda l’assunzione di sostanze, possa essere ritenuto “normale”. I comportamenti sessuali possono essere piuttosto la conseguenza di altre patologie (ansia, depressione, bipolarismo, disordini ossessivo-compulsivi).

Questa diagnosi, specie sulle donne, è stata in alcuni casi applicata come attenuante durante dei procedimenti legali. Sapevate, ad esempio, che gli avvocati di Bill Clinton accusarono la Lewinsky di ninfomania per sgravare il loro assistito dalla “colpa” di essere caduto in tentazione? Quanti soldi e quanto disturbo quando sarebbe bastato dire: “Sorry Hillary, shit happens”.

Bill Clinton nel 1998, quando i suoi avvocati definirono ninfomane Monica Lewinsky

Avere tanta voglia di fare sesso è un problema?

No, e non esiste una soglia: nessun numero di rapporti a settimana vi trasforma in qualcosa. Le domande che conta farsi sono altre due. Sentite di avere una scelta? E vi sta costando qualcosa a cui tenete davvero, il lavoro, una relazione, la salute, i soldi? Se le risposte sono sì e no, il desiderio alto è semplicemente il vostro.

Quanto sia diffusa la difficoltà a controllarsi lo ha misurato uno studio su un campione rappresentativo di 2.325 persone adulte negli Stati Uniti: l’8,6% riferiva un disagio clinicamente rilevante legato alla gestione di pensieri, impulsi e comportamenti sessuali, cioè il 7,0% delle donne e il 10,3% degli uomini (Dickenson e colleghi, JAMA Network Open, 2018). È un dato statunitense e auto-riferito, quindi non fotografa l’Italia, ma due cose le dice: non è raro, e fra gli uomini è più frequente che fra le donne.

Se il desiderio c’è e manca l’occasione, la masturbazione resta la risposta più semplice: qui trovate tecniche concrete, e su MySecretCase c’è una categoria intera di vibratori. Quando invece il vostro desiderio e quello di chi vi sta accanto non coincidono, il tema diventa un altro e ne abbiamo scritto nella guida alla vita sessuale di coppia.

Una cosa che le assomiglia e non c’entra niente

Il disturbo dell’eccitazione genitale persistente è un’eccitazione fisica continua e non voluta, scollegata dal desiderio: il corpo resta acceso mentre la testa non chiede niente. La Fondazione Graziottin lo tiene esplicitamente distinto dall’ipersessualità proprio per questo. Fa soffrire molto, viene scambiato di continuo per ninfomania, e va portato a un ginecologo o a una ginecologa.

Cosa fare se la domanda ve la state facendo sul serio

La cosa meno utile è cercare una lista di sintomi da spuntare: nessuna lista può dirvi se avete un problema, e leggerne una online serve quasi sempre soltanto ad allarmarsi o a rassicurarsi troppo in fretta. Quello che si può fare sta in quattro passaggi.

  1. Annotate cosa vi pesa, invece di contare quante volte. Due settimane di appunti sulle situazioni in cui vi siete sentiti senza scelta, e su cosa è successo dopo, valgono più di qualunque conteggio.
  2. Portatelo a chi è formato per ascoltarlo. Una psicologa o uno psicologo iscritto all’albo, oppure chi si è formato secondo gli standard della Federazione italiana di sessuologia scientifica. L’iscrizione all’albo si verifica sul sito dell’Ordine degli psicologi della vostra regione.
  3. Aspettatevi che vi chiedano altro. Il manuale dell’OMS impone di escludere prima le spiegazioni alternative, per esempio un episodio maniacale o l’effetto di una sostanza o di un farmaco.
  4. Non aspettatevi un’etichetta al primo colloquio. I criteri parlano di un quadro che dura da almeno sei mesi: un periodo intenso dopo una separazione non è quello.

Domande frequenti

Cosa significa ninfomane?

Alla lettera significa «presa dalla follia della ninfa»: viene dal greco nýmphē e manía. La parola nasce nel 1771 per indicare un desiderio sessuale femminile giudicato eccessivo. Oggi non è una diagnosi e non compare in nessun manuale clinico in uso.

La ninfomania è una malattia?

No. Nessun manuale diagnostico in uso la contiene. Esiste un quadro che le somiglia, il disturbo da comportamento sessuale compulsivo, ma quello che misura è il controllo sugli impulsi e la sofferenza che ne deriva, per un periodo di almeno sei mesi.

Come si chiama un uomo ninfomane?

Nell’Ottocento si diceva satiriaco e il quadro si chiamava satiriasi, dal nome dei satiri. Veniva diagnosticato molto raramente. Oggi la voce diagnostica è una sola e vale per tutti i generi.

Quante volte a settimana sono troppe?

Non esiste un numero. I criteri clinici non contano i rapporti: guardano se una persona sente di non riuscire a fermarsi e se questo le sta creando danni concreti nella vita affettiva, sociale o lavorativa.

Ninfomane ed erotomane sono la stessa cosa?

No. L’erotomania è un delirio, cioè la convinzione incrollabile di essere amati da qualcuno che non ricambia. Con la quantità di desiderio non ha niente a che vedere.

Chiamare qualcuno ninfomane è un insulto?

Nei fatti quasi sempre sì. È una parola nata per definire patologico il desiderio delle donne, e nel parlato di oggi resta un giudizio morale travestito da termine medico.

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