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pH vaginale: sei acida o basica, e cosa c’entra il sesso

Stefano Riboldi
Scritto da Stefano Riboldi
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Sei un po’ acida? Meglio. Almeno per la tua vagina, il cui pH normale sta fra 3,8 e 4,5. Facciamo un passo indietro, precisamente in terza superiore: il pH è una scala da 0 a 14 che misura quanto una sostanza è acida o basica, e sotto 7, che è il valore neutro, si è acidi. Una vagina in salute resta stabilmente sotto 4,5, e la cosa che sposta quel numero più spesso, insieme agli antibiotici e alla menopausa, è il sesso: lo sperma è basico.

Il merito è dei lattobacilli, i batteri buoni che fermentano il glicogeno della mucosa e rilasciano acido lattico: è quell’acido a tenere fuori chi non è invitato. Quando il pH sale sopra 4,5 i segnali arrivano in fretta e sono precisi, e nella maggior parte dei casi rimediare è questione di giorni. Qui sotto trovi i valori normali, che cosa li fa salire, come si misura il pH a casa con una striscia e quando invece conviene farsi vedere.

Scala del pH vaginale con i valori normali fra 3,8 e 4,5

Qual è il pH vaginale normale?

In età fertile il pH vaginale normale sta fra 3,8 e 4,5, quindi parecchio acido. Non è un intervallo di comodo: uno studio su BMC Microbiology lo ha misurato dal vivo in 20 donne con flora dominata dai lattobacilli e ha trovato una media di 3,80 (O’Hanlon, 2019). Sopra 4,5 l’ambiente smette di difendersi da solo.

Il numero però non è lo stesso per tutta la vita, e non è lo stesso nemmeno per tutto il mese. Dipende dagli estrogeni: dove ci sono estrogeni c’è glicogeno, dove c’è glicogeno ci sono lattobacilli, dove ci sono lattobacilli c’è acido lattico. Prima della pubertà e dopo la menopausa quella catena si interrompe e il pH sale, senza che ci sia niente da curare. Se vuoi vedere dove stanno le parti in gioco c’è la guida all’anatomia di vagina e vulva.

SituazioneChe cosa fa il pHPerché
Età fertile, lontano dal ciclofra 3,8 e 4,5estrogeni alti, lattobacilli in maggioranza
Giorni delle mestruazionisale verso il neutroil sangue ha un pH intorno a 7,4
Dopo un rapporto senza preservativosale per qualche oralo sperma ha un pH fra 7,2 e 8
Allattamentosopra 4,5 finché duragli estrogeni restano bassi
Dopo la menopausastabilmente sopra 4,5meno estrogeni, meno glicogeno, meno lattobacilli
Prima della pubertàvicino al neutrogli estrogeni non sono ancora in circolo

Che cosa fa salire il pH vaginale?

Il pH sale in due modi: quando i lattobacilli si riducono e quando in vagina arriva qualcosa di basico. Le cause più comuni sono cinque, e quattro su cinque sono temporanee.

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Che cosa succede al pH vaginale dopo il sesso?

Sale, e va bene così. Lo sperma è basico e vale fra 7,2 e 8: l’ambiente acido della vagina servirebbe a fermare qualunque cosa entri, spermatozoi compresi, e il liquido seminale è tarato apposta per neutralizzarlo. Il pH torna giù da solo nel giro di qualche ora, e in una flora in salute non succede niente.

Perché a volte dopo il sesso c’è odore

Se in vagina c’è già una quota di batteri della vaginosi, l’ambiente basico li fa produrre amine, e le amine sanno di pesce. È il motivo per cui quell’odore compare tipicamente dopo il rapporto e non prima, ed è anche il motivo per cui non è una questione di pulizia: lavarsi di più non lo toglie e peggiora la flora. Sull’odore e sul sapore intimo abbiamo un articolo dedicato.

Il preservativo tiene il pH dov’è

È l’unica cosa che azzera del tutto la variabile sperma, e serve due volte: la tricomoniasi, una delle tre infezioni che vanno a braccetto con un pH alto, è a tutti gli effetti una infezione sessualmente trasmessa. Su taglie e materiali c’è la guida alla scelta del preservativo.

Anche il lubrificante conta

Un gel troppo alcalino, profumato o zuccherino fa lo stesso lavoro di una lavanda. Un prodotto pensato per la vagina sta vicino al pH fisiologico e ha un’osmolalità contenuta: nei lubrificanti vaginali di MySecretCase è il criterio con cui scegliamo le formule ad acqua.

Come si riconosce un pH vaginale sbilanciato?

Un pH alto non si sente: si sentono le sue conseguenze. I segnali sono tre e conviene distinguerli, perché portano a tre diagnosi diverse: com’è l’odore, come sono le perdite, quanto prude. La difesa che salta è sempre la stessa, quella dei lattobacilli, ma cambia chi prende il loro posto.

  • Perdite grigiastre e liquide, odore di pesce, poco o niente prurito. È il quadro della vaginosi batterica, l’unico dei tre in cui il pH sopra 4,5 fa parte della diagnosi.
  • Perdite bianche e dense tipo ricotta, prurito forte, bruciore. È la candida, e qui il pH spesso resta normale: l’ISS la descrive come la crescita eccessiva di un fungo già presente nell’organismo quando il microambiente cambia. Se il prurito è il sintomo principale, il posto giusto è la guida al prurito intimo.
  • Perdite giallo verdi e schiumose, cattivo odore, bruciore quando fai pipì. È la tricomoniasi, che si prende e si passa con i rapporti, quindi si cura sempre in due.

Come si misura il pH vaginale a casa?

Con le strisce reattive vaginali, che in farmacia si comprano senza ricetta e costano pochi euro. Danno un numero, non una diagnosi: dicono se l’ambiente è più basico del dovuto, non quale infezione c’è. Servono soprattutto a capire se ha senso prenotare una visita o se è un’irritazione di passaggio.

  1. Scegli il momento giusto. Lontano dalle mestruazioni e almeno 12 ore dopo un rapporto, un bagno in piscina o un ovulo: sono tutte cose che falsano il risultato.
  2. Lavati solo le mani. Niente detergente intimo nelle ore prima, altrimenti quello che misuri è il detergente.
  3. Appoggia la striscia alla parete vaginale per i secondi indicati sulla confezione, senza spingerla in fondo.
  4. Confronta il colore con la scala. Fino a 4,5 è normale. Sopra, segnati anche gli altri sintomi e portali alla visita.

Il limite del test è che la candida, che è il disturbo più frequente, spesso lascia il pH dov’era: una striscia normale non esclude niente se il prurito c’è.

Come mantenere il pH vaginale in equilibrio

La regola è togliere, non aggiungere. Sui fermenti conviene essere onesti: l’ISS scrive che non ci sono prove che i probiotici aiutino nel trattamento della vaginosi batterica, quindi la bustina non sostituisce la cura. Per lo sperma invece basta mettersi il preservativo, che è anche l’unico modo di non rimbalzarsi una candidosi da un rapporto all’altro.

  • Niente lavande interne. Fuori acqua e un detergente delicato, dentro niente.
  • Biancheria di cotone, e via il costume bagnato appena puoi: caldo e umido sono le condizioni preferite della candida.
  • Cambia assorbente o coppetta con la frequenza indicata: il sangue che resta lì tiene su il pH più a lungo del necessario.
  • Lubrificante ad acqua, senza profumi né zuccheri aggiunti, perché il glucosio è cibo per la candida.
  • Antibiotici solo quando servono davvero, e per tutto il tempo prescritto.

Insomma, perlomeno quando hai un’infezione in corso, cerca di avere rapporti protetti, per il cumshot ci sarà sempre tempo. La vagina, poi, non ha bisogno di cure particolari, è molto autonoma: gli esperti dicono, addirittura, di non abusare mai troppo di detergenti, antibatterici e lavande. Fai attenzione però al lubrificante, scegliendone uno il meno aggressivo possibile, anzi specificatamente vaginale, ad acqua e con il pH giusto.

Quando conviene farsi vedere

Quando il sintomo dura più di qualche giorno, torna a ogni ciclo o si accompagna a dolore. Il test del pH da solo non basta a decidere una cura: vaginosi batterica, candida e tricomoniasi si trattano con farmaci diversi, e il fai da te allunga la storia invece di chiuderla.

  • Perdite che cambiano colore, quantità o odore e non rientrano in 3 o 4 giorni.
  • Bruciore quando fai pipì, dolore al basso ventre o durante i rapporti.
  • Sanguinamenti fuori dal ciclo, o febbre.
  • Sintomi che tornano più di 3 volte in un anno: lì il tema non è la singola infezione ma l’equilibrio della flora.
  • Gravidanza e allattamento: qualunque terapia, anche da banco, va concordata.

Domande frequenti

Qual è il pH vaginale normale?

In età fertile sta fra 3,8 e 4,5, quindi acido. Uno studio del 2019 che lo ha misurato dal vivo in 20 donne con flora dominata dai lattobacilli ha trovato una media di 3,80. Prima della pubertà e dopo la menopausa il valore sale sopra 4,5 senza che ci sia niente di anomalo: dipende dagli estrogeni.

Un pH vaginale alto vuol dire sempre infezione?

No. Sale anche durante le mestruazioni, dopo un rapporto senza preservativo, in allattamento e dopo la menopausa. Diventa un problema quando resta alto e si accompagna a perdite diverse dal solito, odore di pesce o bruciore: quello è il quadro della vaginosi batterica, e va confermato da una visita.

Come si misura il pH vaginale a casa?

Con le strisce reattive vaginali, in farmacia senza ricetta. Vanno usate lontano dalle mestruazioni e almeno 12 ore dopo un rapporto o un ovulo, appoggiandole alla parete vaginale per i secondi indicati sulla confezione. Danno un numero, non una diagnosi: sopra 4,5 vale la pena farsi vedere.

Perché dopo il sesso sento odore di pesce?

Perché lo sperma è basico e fa salire il pH. Se in vagina c’è già una quota di batteri della vaginosi, in ambiente basico producono amine, che sono la molecola di quell’odore. Non è una questione di igiene, tanto che lavarsi di più peggiora le cose. Con il preservativo il fenomeno non compare.

Le lavande vaginali abbassano il pH?

No, lo peggiorano. L’Istituto Superiore di Sanità le indica come un’abitudine sbagliata: portano via i lattobacilli insieme a tutto il resto e lasciano l’ambiente più esposto di prima. La vagina si pulisce da sé, e fuori bastano acqua e un detergente delicato.

I fermenti lattici servono per il pH vaginale?

Non ci sono prove che servano. L’Istituto Superiore di Sanità scrive che non esistono prove che i probiotici aiutino nel trattamento della vaginosi batterica e che i risultati sul mughetto vaginale sono incoerenti. Non sostituiscono la terapia prescritta: se il disturbo torna spesso, la strada è la visita.

Il pH vaginale cambia in menopausa?

Sì, e stabilmente. Con il calo degli estrogeni si riduce il glicogeno, quindi si riducono i lattobacilli e l’acido lattico che producono: il pH sale sopra 4,5. È il motivo per cui in menopausa compaiono secchezza, prurito, dolore durante i rapporti e cistiti ricorrenti.

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