Toy boy significa, alla lettera, «ragazzo giocattolo», e indica l’uomo molto più giovane in una coppia dove la donna è la più grande. La parola arriva dai tabloid britannici degli anni Ottanta e quasi nessuno la usa per definire se stesso: è un’etichetta che arriva da fuori, e porta dentro un sospetto, cioè che la relazione stia in piedi per l’aspetto o per i soldi. Qui trovate da dove viene la parola, che differenza c’è con cougar, MILF e sugar mama, e cosa succede davvero in una coppia con vent’anni di distanza.
In origine furono Demi Moore e Madonna a fare scalpore, paparazzate con ragazzi che avrebbero potuto avere (o che effettivamente avevano) l’età dei loro figli. E poi arrivarono le altre, da Lory Del Santo (che ha perfino redatto un decalogo su come conquistare e tenersi un toy boy) alla vostra collega o vicina di casa: donne mature che a coetanei o silver foxes (i sensualissimi brizzolati alla George Clooney, per intenderci) prediligono un aitante toy boy. Ma chi sono i toy boy e quali sono i pro (e i contro) di adottarne uno?
Il termine è più recente di quanto si creda: l’Oxford English Dictionary registra la prima comparsa di toyboy nel 1981, in un articolo del Guardian, e a portarla ovunque sono stati i tabloid britannici a metà degli anni Ottanta. Serviva a definire giovani ragazzi usa e getta, trattati come giocattoli da donne più mature, affermate e abbienti. Una versione maschile de La bambola di Patty Pravo, all’incirca. Ma la diffusione del termine toyboy è cresciuta di pari passo con quella di MILF e cougar, ovvero le coprotagoniste della liason.
E con l’aumento delle coppie in cui la differenza di età vede lui come il più giovane. Quante siano di preciso in Italia non lo dice nessuna statistica pubblica: i numeri che girano online arrivano quasi tutti da sondaggi di siti di incontri, che hanno tutto l’interesse a farle sembrare tante.
Le prime due sono la stessa parola, staccata o attaccata, e in italiano si trovano scritte in tutti e due i modi. Boy toy è la variante americana ed è ambigua: a volte indica il ragazzo tenuto come oggetto, a volte chi lo dichiara di sé, come nella cintura con la scritta «Boy Toy» che Madonna portava agli inizi. Se cercate la parola per la coppia con la donna più grande, quella giusta resta toy boy.
Un equivalente diretto non esiste, ed è una delle ragioni per cui la parola inglese ha attecchito così in fretta. Le espressioni disponibili sono tutte storte: «mantenuto» e «gigolò» spostano tutto sul denaro, mentre «cicisbeo», che nel Settecento indicava il cavalier servente di una dama sposata, è la più vicina come figura e la più lontana come uso, visto che non la dice più nessuno. Che manchi una parola nostra e neutra dice già qualcosa di come il tema viene guardato in Italia.
Ma per essere un toy boy basta avere qualche anno in meno rispetto alla propria compagna? No, ci sono altri requisiti da rispettare. Innanzitutto la differenza d’età dev’essere più accentuata: almeno una decina d’anni sono d’obbligo. E la disparità spesso (anche se non sempre) è anche di status: lei è una professionista, lui uno spiantato; lei è ricchissima, lui è un fuoricorso che si barcamena tra un lavoretto e l’altro.
Nell’immaginario lui è anche molto bello, ed è la parte dell’etichetta che regge meno: il gossip fotografa quello, mentre nelle coppie vere i motivi per stare insieme sono gli stessi di tutte le altre. Vale la pena tenerlo a mente, perché è da lì che nasce l’idea che una relazione così sia per forza una vetrina.
Attorno a queste coppie ruota un vocabolario intero, e le parole non sono intercambiabili: una riguarda lui, una lei, una il denaro e una arriva dritta dall’immaginario porno. Metterle in fila serve, perché usarne una al posto dell’altra cambia parecchio quello che si sta dicendo di una relazione.
| Parola | Chi indica | Cosa sottintende |
|---|---|---|
| Toy boy | l’uomo molto più giovane della coppia | che stia lì per l’aspetto o per i soldi |
| Cougar | la donna adulta che cerca uomini molto più giovani | che sia lei a scegliere e a fare il primo passo |
| MILF | la donna adulta, spesso madre, giudicata desiderabile | uno sguardo che arriva da fuori, nato nel porno |
| Sugar mama | la donna che mantiene economicamente il partner | uno scambio dichiarato, denaro contro compagnia |
| DILF | il maschile di MILF, l’uomo adulto desiderabile | lo stesso sguardo, rivolto a lui |
| Silver fox | l’uomo maturo e brizzolato | il profilo opposto a quello del toy boy |
Due di queste parole hanno una pagina tutta loro: se volete andare a fondo su chi sono le cougar e su cosa vuol dire davvero MILF, le trovate lì. Il maschile di MILF, per completezza, è DILF.
I motivi che ricorrono sono tre, e nessuno dei tre ha bisogno di una statistica per essere riconosciuto. Il primo è il ritmo: a quaranta o a cinquant’anni molte donne hanno chiuso la fase in cui la giornata la decidevano i figli piccoli o una carriera da costruire, e un uomo di trenta ha una disponibilità di tempo e di energie che i coetanei spesso non hanno più.
Il secondo è il copione. Con un coetaneo la domanda su dove sta andando la relazione arriva presto e da tutte e due le parti; con un uomo molto più giovane quella domanda si può rimandare, e a volte è esattamente quello che si cerca. Il terzo è il sesso, ed è il più semplice da spiegare: chi ha già una vita sessuale chiara sa cosa vuole e sa chiederlo, e trova davanti qualcuno che ha voglia di impararlo. Vale anche per le fantasie, che a quarant’anni si dicono ad alta voce molto più̀ facilmente di quanto si facesse a venti.
Poi c’è il motivo trofeo, cioè il ragazzo bello da mostrare alle amiche. Esiste, ma è quello che i giornali raccontano di più e che nelle coppie vere pesa di meno, perché un trofeo non vi tiene compagnia il martedì sera.
E adesso che sappiamo chi sono i toy boy, ecco le ragioni per scegliere (o meno) di averne uno:
A letto, di solito, le cose funzionano meglio di quanto ci si aspetti. Le differenze vere stanno fuori, e sono tre: il tempo, il giudizio degli altri e il denaro. Vale la pena guardarle all’inizio, invece di scoprirle al terzo mese.
A trent’anni si pensa a costruire, a cinquanta si pensa a scegliere cosa tenere. Se lui vuole figli e voi quella pagina l’avete chiusa, o viceversa, è una differenza che non si negozia a metà: si dice subito, e si mette in conto che possa essere il punto in cui la storia finisce. Lo stesso vale per i trasferimenti, per il lavoro e per la pensione, che per uno dei due è un orizzonte e per l’altro un’astrazione.
Un uomo di cinquant’anni con una compagna di trenta riceve pacche sulle spalle. Una donna di cinquant’anni con un compagno di trenta si prende battute, e se le prende anche dalle amiche. È asimmetrico e non dipende da voi, ma sapere che arriva evita di scaricare quella tensione sulla relazione, che non c’entra niente.
Quando uno dei due guadagna dieci volte l’altro, chi paga cosa smette di essere un dettaglio e diventa una regola implicita, di quelle che nessuno ha scritto e tutti danno per scontate. Metterla in chiaro subito, anche se è una conversazione scomoda, è quello che tiene lontano il sospetto che la relazione sia un contratto.
Questo articolo, come quasi tutti quelli che trovate sul tema, è scritto dal punto di vista di lei. Ma fra chi cerca «toy boy» ci sono anche gli uomini, e la domanda che si fanno è un’altra: cosa ci trovo io, e come mi comporto.
Tre cose pratiche. L’etichetta ve la metteranno addosso comunque, quindi conviene capire presto se vi sta stretta: una relazione in cui uno dei due si vergogna di come viene chiamato dura poco. Una donna adulta di solito sa cosa vuole e ve lo dice, ed è il regalo più grosso della faccenda, a patto di non trasformarlo in una delega su tutto. E se ci sono soldi in mezzo valgono le stesse regole di sopra, dette da voi per primi.
Chiarito questo, resta una relazione, con i problemi delle relazioni e nessuno in più. Se volete lavorare su quelli, la guida alla vita sessuale di coppia vale per tutte le età, e su MySecretCase c’è una selezione di giochi da fare in due.
Alla lettera «ragazzo giocattolo»: indica l’uomo molto più giovane in una coppia dove la donna è la più grande. La parola nasce nei tabloid britannici degli anni Ottanta e porta dentro un giudizio.
Sono la stessa parola, staccata o attaccata, e in italiano si usano tutte e due. Boy toy invece è la variante americana e vuol dire un’altra cosa.
Non c’è una soglia fissa. L’etichetta scatta quando la differenza supera i dieci anni: sotto si parla semplicemente di una coppia con qualche anno di distanza.
No, sono le due metà della stessa coppia: toy boy è lui, cougar è lei. Sugar mama descrive un’altra cosa ancora, cioè chi mantiene il partner.
Nell’immaginario sì, nella realtà dipende dalla coppia. Quando i redditi sono molto diversi conviene dire subito chi paga cosa, invece di lasciarlo diventare una regola implicita.
Sì, e i punti che la mettono alla prova sono i figli, i trasferimenti e il giudizio di chi vi sta intorno, che pesa quasi tutto su di lei.