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Voyeurismo e scopofilia: quando sei un voyeur?

Punti chiave
  • Il voyeurismo è l’eccitazione derivante dall’osservare individui nudi o in intimità, un desiderio che resta un gioco erotico finché le persone guardate sono consenzienti.
  • Secondo il DSM-5 il disturbo voyeuristico si diagnostica se coesistono tre condizioni: la persona ha almeno 18 anni, prova un’eccitazione ricorrente da almeno 6 mesi, e agisce su individui ignari o subisce grave disagio.
  • Uno studio di popolazione citato dai Manuali MSD indica che circa il 12% degli uomini e il 4% delle donne riferisce almeno un episodio di comportamento voyeuristico.
  • Riprendere di nascosto qualcuno in casa sua configura il reato di interferenza illecita nella vita privata, punito in Italia con la reclusione da 6 mesi a 4 anni.
  • La terapia cognitivo-comportamentale aiuta a riconoscere cosa accende l’impulso di spiare, consentendo di fermarlo in tempo e di sviluppare un’eccitazione basata sul consenso.

Il voyeurismo è l’eccitazione sessuale che nasce dal guardare altre persone nude, mentre si spogliano o mentre fanno sesso. La parola viene dal francese voir, vedere: voyeur significa «colui che guarda», e in italiano il sinonimo popolare è guardone. Guardare fa parte del desiderio di quasi tutti, e finché chi è guardato lo sa e lo vuole resta un gioco erotico come un altro. Diventa un problema, e a volte un reato, quando si spia qualcuno che non ne sa niente.

Cosa significa voyeur?

Voyeur è una parola francese entrata in italiano così com’è, e indica chi prova piacere sessuale nel guardare gli altri: nudi, mentre si spogliano, mentre fanno sesso. Voyeurismo è il nome della tendenza, voyeurista una variante meno usata di voyeur, voyeuristico l’aggettivo: una fantasia voyeuristica, un gioco voyeuristico, un comportamento voyeuristico.

Il guardone della tradizione italiana è la stessa figura vista con meno indulgenza: quello che spia dal buco della serratura, dalla finestra di fronte o nascosto fra i cespugli. Nella lingua di tutti i giorni le due parole si usano come sinonimi, ma guardone porta con sé l’idea dello spiare di nascosto, mentre voyeur si usa anche per chi guarda con il consenso di chi si mostra.

Voyeurismo e scopofilia sono la stessa cosa?

Non del tutto. Scopofilia viene dal greco skopein, guardare, e philia, amore: è il piacere di guardare in generale, anche senza niente di sessuale, e in psicoanalisi traduce la Schaulust di Freud, la spinta a guardare che compare già nell’infanzia. Il voyeurismo ne è la forma sessuale e, nel linguaggio clinico, quella rivolta a persone che non sanno di essere guardate. Chi si eccita guardando il partner che si spoglia ha una componente scopofila, e nessuno lo chiamerebbe guardone.

Il voyeurismo è una parafilia?

Sì. Nei manuali di psichiatria il voyeurismo rientra nelle parafilie, cioè gli interessi sessuali intensi e persistenti rivolti a oggetti, situazioni o persone diversi dal sesso con un partner adulto e consenziente. Avere una parafilia però non vuol dire essere malati: il DSM-5, il manuale diagnostico dell’American Psychiatric Association, la distingue dal disturbo parafilico, che richiede disagio o danno.

Per il voyeurismo i Manuali MSD lo scrivono in chiaro: la maggior parte delle persone con interessi voyeuristici non soddisfa i criteri per una diagnosi. Chi pratica il kink lo sa bene: un desiderio fuori dall’ordinario, vissuto fra adulti che sono d’accordo, non ha niente da curare.

Quando il voyeurismo diventa un disturbo?

Secondo il DSM-5 si parla di disturbo voyeuristico quando ci sono insieme tre condizioni: da almeno 6 mesi l’eccitazione nel guardare persone ignare, nude o durante un rapporto, è ricorrente e intensa; la persona ha agito su qualcuno che non ha acconsentito, oppure queste fantasie le causano un disagio forte o problemi nella vita di ogni giorno; ha almeno 18 anni.

Il comportamento di solito comincia nell’adolescenza o nella prima età adulta. Quanto sia diffuso è difficile dirlo: in un’indagine svedese del 1996 su 2.450 persone fra i 18 e i 60 anni, il 7,7% ha raccontato di essersi eccitato almeno una volta spiando qualcuno che faceva sesso, con una probabilità più alta fra gli uomini. I Manuali MSD citano uno studio di popolazione in cui circa il 12% degli uomini e il 4% delle donne riferiscono almeno un episodio di comportamento voyeuristico.

Situazione Chi è guardato lo sa? C’è un danno? Di cosa si tratta
Guardare il partner che si spoglia o si tocca Sì, ed è d’accordo No Gioco erotico di coppia
Guardare altre coppie in un club o nel dogging Sì, è il patto del posto No Voyeurismo consensuale
Guardare un film porno Sì, chi recita sa di essere ripreso No Voyeurismo solo in senso largo
Fantasticare di spiare qualcuno, senza farlo Nessuno è coinvolto Solo se la fantasia pesa su chi la vive Fantasia voyeuristica
Spiare il vicino dalla finestra o qualcuno in bagno No Sì, per chi è spiato Comportamento non consensuale
Riprendere o diffondere immagini intime senza consenso No Sì Reato

Voyeurismo consensuale: il piacere di guardare in coppia

Il voyeurismo diventa un gioco quando chi è guardato lo sa e lo vuole. Succede in coppia, quando una persona si spoglia o si tocca e l’altra guarda senza toccare; nei club per scambisti, dove guardare le altre coppie fa parte delle regole; nel cuckold, dove a guardare è il partner. Dall’altra parte c’è sempre qualcuno che si mostra: la metà complementare del voyeurismo è l’esibizionismo.

Come proporlo al partner: cinque passi

  1. Parlatene fuori dal letto, raccontando la fantasia così com’è, senza trasformarla in una richiesta da soddisfare subito.
  2. Partite da una scena semplice: una persona si spoglia o si tocca, l’altra guarda da una sedia senza avvicinarsi. Un completo di lingerie sexy e una luce bassa bastano a trasformare la camera in un palco.
  3. Decidete prima i limiti e una parola di sicurezza, anche se il gioco sembra innocuo: chi si mostra deve poter smettere in qualsiasi momento.
  4. Se volete foto o video, stabilite insieme dove restano, per quanto tempo e chi può cancellarli. Diffondere un file intimo senza consenso è un reato, anche fra ex.
  5. Dopo, parlatene: cosa vi è piaciuto, cosa rifareste, cosa no.

C’è anche chi preferisce che la fantasia resti sulla pagina: un racconto erotico come Voyeurismo al castello la fa vivere senza coinvolgere nessuno.

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Voyeurismo digitale: telecamere nascoste e video rubati

Oggi il voyeurismo non consensuale passa soprattutto dagli schermi: telecamere nascoste in bagni, camerini e case in affitto, foto scattate sotto le gonne sui mezzi pubblici, video intimi girati con il consenso e poi diffusi senza. Per chi viene ripreso il danno è quello di chi viene spiato dalla finestra, moltiplicato per tutte le persone che vedranno il file.

Cosa dice la legge in Italia

  • Riprendere di nascosto la vita privata di qualcuno in casa sua o in un altro luogo privato è interferenza illecita nella vita privata (articolo 615-bis del codice penale): reclusione da 6 mesi a 4 anni.
  • Diffondere immagini o video sessualmente espliciti senza il consenso di chi è ritratto è reato dal 2019 (articolo 612-ter): reclusione da 1 a 6 anni e multa da 5.000 a 15.000 euro, anche per chi li inoltra dopo averli ricevuti con lo scopo di danneggiare chi è ritratto.
  • Spiare senza riprendere non ha un articolo dedicato, ma se è ripetuto e fa paura a chi è spiato può diventare stalking (atti persecutori, articolo 612-bis).

Se scoprite che qualcuno vi ha ripreso

Viene voglia di cancellare tutto e sparire. Conviene fare il contrario, in quest’ordine:

  1. Conservate le prove: screenshot con data e ora, indirizzo della pagina, nome del profilo che ha pubblicato. Non rispondete a chi vi minaccia.
  2. Denunciate alla Polizia Postale, che ha anche un servizio di segnalazione online, o a un qualunque ufficio di polizia o dei carabinieri. Per la diffusione di immagini intime la querela va presentata entro 6 mesi.
  3. Chiedete la rimozione alle piattaforme dove il contenuto compare: i social principali hanno moduli dedicati alle immagini intime diffuse senza consenso.
  4. Se temete che le immagini stiano per essere diffuse, potete segnalarlo in anticipo al Garante per la protezione dei dati personali, che può chiedere alle piattaforme di bloccarle.

Perché si diventa voyeur?

Una causa unica non è stata trovata. I fattori che gli studi associano al disturbo voyeuristico sono l’abuso di sostanze, gli abusi sessuali subiti e l’ipersessualità, cioè una carica erotica che invade pensieri e giornate. Spesso tutto comincia per caso, vedendo qualcuno nudo o mentre fa sesso; se la scena viene cercata di nuovo, l’eccitazione rinforza il comportamento e lo trasforma in un’abitudine.

Il terapeuta americano Patrick Carnes, che fra gli anni ottanta e novanta ha studiato la dipendenza sessuale, metteva il voyeurismo fra i comportamenti tipici di chi ne soffre. I manuali diagnostici di oggi lo trattano come parafilia: un interesse che diventa disturbo solo alle condizioni viste sopra.

Come si tratta il disturbo voyeuristico?

Si parte da uno psicologo, uno psicoterapeuta o un sessuologo. La terapia cognitivo-comportamentale aiuta a riconoscere cosa accende l’impulso di spiare, a fermarlo prima di agire e a costruire un’eccitazione che non ha bisogno di persone ignare; i gruppi di supporto servono a chi si vergogna troppo per parlarne. Nei casi più gravi la valutazione passa a uno psichiatra.

Chi si riconosce in queste righe, o ha già spiato qualcuno e vuole smettere, non deve aspettare di essere scoperto per chiedere aiuto: prima si comincia, più è facile. E se il voyeurismo resta una fantasia che vi accende senza fare male a nessuno, non c’è niente da curare.

Domande frequenti

Cosa vuol dire voyeur?

Voyeur è una parola francese che significa «colui che guarda». Indica chi prova eccitazione sessuale nel guardare altre persone nude, mentre si spogliano o mentre fanno sesso. In italiano il sinonimo è guardone, che però suggerisce lo spiare di nascosto, mentre voyeur si usa anche per chi guarda con il consenso di chi si mostra.

Che differenza c’è tra voyeurismo e scopofilia?

La scopofilia è il piacere di guardare in generale, anche senza niente di sessuale: il termine viene dal greco e in psicoanalisi traduce la spinta a guardare descritta da Freud. Il voyeurismo ne è la forma sessuale, e nel linguaggio clinico riguarda persone che non sanno di essere guardate.

Il voyeurismo è una malattia?

No. È una parafilia, cioè un interesse sessuale atipico, e la maggior parte di chi lo ha non soddisfa i criteri di una diagnosi. Il DSM-5 parla di disturbo voyeuristico solo se da almeno 6 mesi la persona ha spiato qualcuno che non era d’accordo, oppure se le fantasie le causano disagio o problemi seri.

Guardare il porno è voyeurismo?

Non in senso clinico. Il voyeurismo riguarda persone che non sanno di essere guardate, mentre chi recita in un film porno sa di essere ripreso e ha scelto di farlo. Fanno eccezione i video girati di nascosto o diffusi senza consenso: guardarli vuol dire partecipare, da spettatori, alla violazione della privacy di qualcuno.

Spiare qualcuno è reato?

Dipende da come. Riprendere di nascosto qualcuno in casa sua è interferenza illecita nella vita privata, punita con la reclusione da 6 mesi a 4 anni; diffondere immagini intime senza consenso è reato dal 2019. Guardare senza riprendere non ha un articolo dedicato, ma se è ripetuto e fa paura può diventare stalking.

Anche le donne possono essere voyeur?

Sì, anche se meno spesso. I Manuali MSD citano uno studio di popolazione in cui circa il 12% degli uomini e il 4% delle donne riferiscono almeno un episodio di comportamento voyeuristico. Nel gioco di coppia i ruoli si scambiano liberamente: chi guarda una sera può mostrarsi quella dopo.