Il voyeurismo è l’eccitazione sessuale che nasce dal guardare altre persone nude, mentre si spogliano o mentre fanno sesso. La parola viene dal francese voir, vedere: voyeur significa «colui che guarda», e in italiano il sinonimo popolare è guardone. Guardare fa parte del desiderio di quasi tutti, e finché chi è guardato lo sa e lo vuole resta un gioco erotico come un altro. Diventa un problema, e a volte un reato, quando si spia qualcuno che non ne sa niente.
Voyeur è una parola francese entrata in italiano così com’è, e indica chi prova piacere sessuale nel guardare gli altri: nudi, mentre si spogliano, mentre fanno sesso. Voyeurismo è il nome della tendenza, voyeurista una variante meno usata di voyeur, voyeuristico l’aggettivo: una fantasia voyeuristica, un gioco voyeuristico, un comportamento voyeuristico.
Il guardone della tradizione italiana è la stessa figura vista con meno indulgenza: quello che spia dal buco della serratura, dalla finestra di fronte o nascosto fra i cespugli. Nella lingua di tutti i giorni le due parole si usano come sinonimi, ma guardone porta con sé l’idea dello spiare di nascosto, mentre voyeur si usa anche per chi guarda con il consenso di chi si mostra.
Non del tutto. Scopofilia viene dal greco skopein, guardare, e philia, amore: è il piacere di guardare in generale, anche senza niente di sessuale, e in psicoanalisi traduce la Schaulust di Freud, la spinta a guardare che compare già nell’infanzia. Il voyeurismo ne è la forma sessuale e, nel linguaggio clinico, quella rivolta a persone che non sanno di essere guardate. Chi si eccita guardando il partner che si spoglia ha una componente scopofila, e nessuno lo chiamerebbe guardone.
Sì. Nei manuali di psichiatria il voyeurismo rientra nelle parafilie, cioè gli interessi sessuali intensi e persistenti rivolti a oggetti, situazioni o persone diversi dal sesso con un partner adulto e consenziente. Avere una parafilia però non vuol dire essere malati: il DSM-5, il manuale diagnostico dell’American Psychiatric Association, la distingue dal disturbo parafilico, che richiede disagio o danno.
Per il voyeurismo i Manuali MSD lo scrivono in chiaro: la maggior parte delle persone con interessi voyeuristici non soddisfa i criteri per una diagnosi. Chi pratica il kink lo sa bene: un desiderio fuori dall’ordinario, vissuto fra adulti che sono d’accordo, non ha niente da curare.
Secondo il DSM-5 si parla di disturbo voyeuristico quando ci sono insieme tre condizioni: da almeno 6 mesi l’eccitazione nel guardare persone ignare, nude o durante un rapporto, è ricorrente e intensa; la persona ha agito su qualcuno che non ha acconsentito, oppure queste fantasie le causano un disagio forte o problemi nella vita di ogni giorno; ha almeno 18 anni.
Il comportamento di solito comincia nell’adolescenza o nella prima età adulta. Quanto sia diffuso è difficile dirlo: in un’indagine svedese del 1996 su 2.450 persone fra i 18 e i 60 anni, il 7,7% ha raccontato di essersi eccitato almeno una volta spiando qualcuno che faceva sesso, con una probabilità più alta fra gli uomini. I Manuali MSD citano uno studio di popolazione in cui circa il 12% degli uomini e il 4% delle donne riferiscono almeno un episodio di comportamento voyeuristico.
| Situazione | Chi è guardato lo sa? | C’è un danno? | Di cosa si tratta |
|---|---|---|---|
| Guardare il partner che si spoglia o si tocca | Sì, ed è d’accordo | No | Gioco erotico di coppia |
| Guardare altre coppie in un club o nel dogging | Sì, è il patto del posto | No | Voyeurismo consensuale |
| Guardare un film porno | Sì, chi recita sa di essere ripreso | No | Voyeurismo solo in senso largo |
| Fantasticare di spiare qualcuno, senza farlo | Nessuno è coinvolto | Solo se la fantasia pesa su chi la vive | Fantasia voyeuristica |
| Spiare il vicino dalla finestra o qualcuno in bagno | No | Sì, per chi è spiato | Comportamento non consensuale |
| Riprendere o diffondere immagini intime senza consenso | No | Sì | Reato |
Il voyeurismo diventa un gioco quando chi è guardato lo sa e lo vuole. Succede in coppia, quando una persona si spoglia o si tocca e l’altra guarda senza toccare; nei club per scambisti, dove guardare le altre coppie fa parte delle regole; nel cuckold, dove a guardare è il partner. Dall’altra parte c’è sempre qualcuno che si mostra: la metà complementare del voyeurismo è l’esibizionismo.
C’è anche chi preferisce che la fantasia resti sulla pagina: un racconto erotico come Voyeurismo al castello la fa vivere senza coinvolgere nessuno.
Oggi il voyeurismo non consensuale passa soprattutto dagli schermi: telecamere nascoste in bagni, camerini e case in affitto, foto scattate sotto le gonne sui mezzi pubblici, video intimi girati con il consenso e poi diffusi senza. Per chi viene ripreso il danno è quello di chi viene spiato dalla finestra, moltiplicato per tutte le persone che vedranno il file.
Viene voglia di cancellare tutto e sparire. Conviene fare il contrario, in quest’ordine:
Una causa unica non è stata trovata. I fattori che gli studi associano al disturbo voyeuristico sono l’abuso di sostanze, gli abusi sessuali subiti e l’ipersessualità, cioè una carica erotica che invade pensieri e giornate. Spesso tutto comincia per caso, vedendo qualcuno nudo o mentre fa sesso; se la scena viene cercata di nuovo, l’eccitazione rinforza il comportamento e lo trasforma in un’abitudine.
Il terapeuta americano Patrick Carnes, che fra gli anni ottanta e novanta ha studiato la dipendenza sessuale, metteva il voyeurismo fra i comportamenti tipici di chi ne soffre. I manuali diagnostici di oggi lo trattano come parafilia: un interesse che diventa disturbo solo alle condizioni viste sopra.
Si parte da uno psicologo, uno psicoterapeuta o un sessuologo. La terapia cognitivo-comportamentale aiuta a riconoscere cosa accende l’impulso di spiare, a fermarlo prima di agire e a costruire un’eccitazione che non ha bisogno di persone ignare; i gruppi di supporto servono a chi si vergogna troppo per parlarne. Nei casi più gravi la valutazione passa a uno psichiatra.
Chi si riconosce in queste righe, o ha già spiato qualcuno e vuole smettere, non deve aspettare di essere scoperto per chiedere aiuto: prima si comincia, più è facile. E se il voyeurismo resta una fantasia che vi accende senza fare male a nessuno, non c’è niente da curare.
Voyeur è una parola francese che significa «colui che guarda». Indica chi prova eccitazione sessuale nel guardare altre persone nude, mentre si spogliano o mentre fanno sesso. In italiano il sinonimo è guardone, che però suggerisce lo spiare di nascosto, mentre voyeur si usa anche per chi guarda con il consenso di chi si mostra.
La scopofilia è il piacere di guardare in generale, anche senza niente di sessuale: il termine viene dal greco e in psicoanalisi traduce la spinta a guardare descritta da Freud. Il voyeurismo ne è la forma sessuale, e nel linguaggio clinico riguarda persone che non sanno di essere guardate.
No. È una parafilia, cioè un interesse sessuale atipico, e la maggior parte di chi lo ha non soddisfa i criteri di una diagnosi. Il DSM-5 parla di disturbo voyeuristico solo se da almeno 6 mesi la persona ha spiato qualcuno che non era d’accordo, oppure se le fantasie le causano disagio o problemi seri.
Non in senso clinico. Il voyeurismo riguarda persone che non sanno di essere guardate, mentre chi recita in un film porno sa di essere ripreso e ha scelto di farlo. Fanno eccezione i video girati di nascosto o diffusi senza consenso: guardarli vuol dire partecipare, da spettatori, alla violazione della privacy di qualcuno.
Dipende da come. Riprendere di nascosto qualcuno in casa sua è interferenza illecita nella vita privata, punita con la reclusione da 6 mesi a 4 anni; diffondere immagini intime senza consenso è reato dal 2019. Guardare senza riprendere non ha un articolo dedicato, ma se è ripetuto e fa paura può diventare stalking.
Sì, anche se meno spesso. I Manuali MSD citano uno studio di popolazione in cui circa il 12% degli uomini e il 4% delle donne riferiscono almeno un episodio di comportamento voyeuristico. Nel gioco di coppia i ruoli si scambiano liberamente: chi guarda una sera può mostrarsi quella dopo.