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Masturbazione maschile: come funziona e perché fa bene

Stefano Riboldi
Scritto da Stefano Riboldi
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La masturbazione maschile è la pratica sessuale più diffusa e meno raccontata che ci sia: la stragrande maggioranza degli uomini adulti la pratica, quasi nessuno ne parla ad alta voce, e attorno le sono cresciuti più falsi miti che a qualunque altra abitudine del corpo. Qui non c’è nessuna morale da somministrare. C’è come funziona davvero, ogni quanto è normale farlo, che effetti ha su prostata, erezione e desiderio, cinque modi di darsi piacere che non si riducono alla solita mano, e perché conviene accorgersene quando invece è diventata un’abitudine ingombrante. Con i numeri dove i numeri esistono, e senza allarmismi dove non esistono.

Che cos’è la masturbazione maschile

Si chiama masturbazione maschile qualsiasi stimolazione dei propri genitali fatta su di sé, con o senza orgasmo: con la mano, con un oggetto pensato per quello, con il getto della doccia o con il solo movimento del bacino contro un cuscino. Non è un ripiego in mancanza di qualcuno con cui stare, ed è utile toglierselo dalla testa subito: è una pratica sessuale a sé, con un ritmo suo e uno scopo suo, che convive benissimo con una vita di coppia soddisfatta.

Quanto spesso si masturba un uomo

Dentro la normalità ci sta una forbice larghissima: c’è chi si ferma a una o due volte al mese e chi arriva a una o più volte al giorno, e in mezzo non c’è niente di anomalo. Con l’età cambia soprattutto il motivo: a vent’anni è quasi sempre scarico di tensione, più avanti diventa un modo per tenere aperto il contatto con il proprio desiderio quando il desiderio smette di accendersi da solo.

Masturbatore uomo

La masturbazione maschile fa bene alla prostata?

Le prove migliori che abbiamo dicono che eiaculare spesso non fa male e con ogni probabilità protegge. Lo studio più citato ha seguito 31.925 uomini per quasi vent’anni e ha trovato un rischio di tumore della prostata più basso di circa il 20% fra chi dichiarava ventuno o più eiaculazioni al mese rispetto a chi ne dichiarava da quattro a 7 volte al mese (Rider et al., European Urology, 2016).

Cosa dice davvero quello studio

Dice che c’è un’associazione, non che la masturbazione curi qualcosa: è una ricerca osservazionale, gli uomini riferivano da soli la propria frequenza e chi eiacula di più ha spesso anche altre abitudini di salute diverse. Due cose però reggono bene. La prima è che al corpo non interessa da dove arriva l’eiaculazione, se da un rapporto o dalla mano. La seconda è che nessuno di questi dati sostituisce i controlli urologici, che dopo i 50 anni restano l’unico strumento serio di prevenzione (Istituto Superiore di Sanità).

Il massaggio prostatico non è una terapia

La prostata si raggiunge dal retto, cinque o sei centimetri dentro, verso la pancia: è la zona che in molti chiamano punto P. Stimolarla dà un orgasmo diverso, più lungo e più profondo, e questo è il motivo per cui vale la pena provarci. Non è però una pulizia e non toglie batteri: quella è una leggenda che circola da anni. Non cura la prostatite, non previene le infezioni e non sostituisce la visita urologica. Se volete arrivarci con calma, la mappa anatomica e i primi esercizi stanno nella guida al massaggio prostatico, e i massaggiatori prostatici sono pensati apposta per non perdersi dentro.

Perché tanti uomini evitano la prostata?

Per paura di quello che significa, non per quello che si prova. Nell’immaginario di molti uomini eterosessuali essere penetrati sposta qualcosa sull’identità, e così la zona più sensibile che hanno resta fuori dai giochi per un motivo che con il piacere non c’entra niente. L’orientamento sessuale non si decide da dove arriva l’orgasmo: si decide da chi si desidera.

  • «Mi farebbe sentire gay». La prostata è un organo, non una dichiarazione: ce l’hanno tutti gli uomini e risponde allo stimolo indipendentemente da chi vi piace.
  • «È sporco». Un’igiene normale con acqua e sapone delicato basta nella maggior parte dei casi. Chi vuole più tranquillità può usare una peretta con acqua tiepida, senza esagerare con la frequenza.
  • «Fa male». Fa male solo se si va di fretta e a secco. Lubrificante abbondante a base acqua, unghie corte, un dito solo all’inizio e nessuna spinta finché il muscolo non si rilassa da solo.
  • «Se mi piace poi devo chiederlo». Non siete obbligati a niente. Si può provare da soli, decidere che non fa per voi e non parlarne mai più con nessuno.

Una regola pratica che vale per tutti i giochi anali: qualunque cosa entri deve avere una base larga o un cordino, perché il retto risucchia e recuperare un oggetto liscio è un viaggio al pronto soccorso che si può evitare in partenza.

Come si masturba un uomo: cinque modi diversi

La mano è il modo più diffuso, non l’unico e nemmeno il più interessante. Cambiare tecnica ogni tanto serve a due cose molto concrete: non abituare il corpo a un solo tipo di stimolo, cosa che a lungo andare rende più difficile venire con un’altra persona, e scoprire zone che nella corsa veloce restano sempre fuori.

  1. La mano, ma lenta. Presa più morbida, pause vere, lubrificante anche quando non sembra servire: la differenza fra una scarica di due minuti e un orgasmo pieno sta quasi sempre qui. Le varianti di presa, ritmo ed edging stanno nella guida alla tecnica manuale, che vale identica su di sé e su qualcun altro.
  2. Sotto la doccia. Acqua calda, schiena appoggiata, getto regolabile: il corpo parte già rilassato e l’igiene si risolve da sola. Chi non l’ha mai provato trova nella masturbazione in doccia le accortezze su temperatura e appoggi.
  3. Senza mani. Bacino contro un cuscino, contrazioni del pavimento pelvico, respiro lungo. È la strada più lenta e quella che insegna di più sul proprio ritmo: gli oggetti che lavorano al posto delle mani arrivano dopo, non prima.
  4. Con un masturbatore. La manica in silicone morbido cambia il tipo di pressione e non si stanca. Vale la pena capire prima che differenza c’è fra manuale e automatico, aperto e chiuso: sta tutto nel confronto fra i tipi di masturbatore e nel resto dei sex toys pensati per il corpo maschile.
  5. Dalla prostata. Il quinto modo è quello che quasi nessuno prova: un dito o uno stimolatore per la prostata, molto lubrificante e nessuna fretta. L’orgasmo che ne esce è più lento a partire e molto più lungo a finire.

Nessuno di questi cinque è migliore degli altri in assoluto. Il criterio è uno solo: alternarli abbastanza da non trasformarne uno in una scorciatoia obbligata.

Ogni quanto è normale masturbarsi?

Normale è qualsiasi frequenza che non toglie spazio a nient’altro. Non esiste una soglia oltre la quale si fa male, e non esiste un minimo sotto il quale si è spenti: gli studi sul tema misurano medie che vanno da poche volte al mese a più volte al giorno. L’unico numero che conta è quello che non vi costringe a rinunciare a qualcosa che vi interessa.

Come leggere la propria frequenza

Quante volte Cosa vuol dire di solito Quando farsi una domanda
Meno di 2 volte al mese Desiderio basso in quel periodo, stanchezza, stress o una vita sessuale di coppia che copre tutto. Se è un cambio recente e improvviso, e si accompagna a calo dell’erezione o dell’umore.
Da 1 a 4 volte a settimana È la fascia in cui sta la maggior parte degli uomini adulti. Praticamente mai: è la zona di normalità più affollata.
Una volta al giorno o quasi Frequenza alta ma comunissima, soprattutto sotto i 30 anni. Solo se arriva la pelle irritata o se salta qualcosa che vi interessava fare.
Più volte al giorno Può essere un periodo, oppure un automatismo che si è installato. Se vi accorgete che non è più un piacere ma un modo per non sentire altro.

Se vi state chiedendo se farlo prima di un appuntamento vi penalizza, la risposta dipende da quanto tempo passa in mezzo e dal vostro periodo refrattario: il conto lo trovate in masturbarsi prima di un rapporto.

Quali sono i falsi miti sulla masturbazione maschile?

Quasi tutti nascono dallo stesso posto: un opuscolo anonimo pubblicato a Londra nel 1712 che attribuiva alla masturbazione decine di malattie e che serviva soprattutto a vendere i rimedi di chi l’aveva scritto. Da lì in poi le leggende si sono moltiplicate da sole, e l’Istituto Superiore di Sanità le smonta ancora oggi una per una.

  • «Fa diventare ciechi». Non esiste nessuna prova scientifica di un legame fra masturbazione e vista. È la leggenda più vecchia e la più facile da archiviare.
  • «Fa perdere i capelli». La calvizie comune dipende da genetica e ormoni circolanti, non da quante volte si eiacula.
  • «Abbassa il testosterone». Le oscillazioni misurate dopo l’orgasmo sono piccole e durano poche ore. Nessuno studio serio mostra un calo stabile legato alla frequenza.
  • «Lo sperma finisce». I testicoli ne producono in continuazione. Dopo eiaculazioni ravvicinate il volume si riduce per qualche ora e poi risale.
  • «Toglie forza in allenamento». Le ricerche sulla prestazione sportiva dopo un orgasmo non trovano differenze significative. Quello che toglie forza è dormire poco.
  • «Causa disfunzione erettile». Masturbarsi non rovina l’erezione. Quello che può succedere è abituarsi a una presa molto stretta e a un ritmo che nessun altro riesce a riprodurre: è condizionamento, si corregge cambiando tecnica, e non è una disfunzione erettile.

Quando la masturbazione maschile diventa un problema?

Non è la frequenza a dirlo, è l’interferenza. Una persona che si masturba tutti i giorni e sta bene non ha nessun problema; una che lo fa due volte a settimana ma ci arriva per spegnere ogni emozione scomoda ne ha uno, e riguarda le emozioni più che il sesso. I segnali utili da guardare sono quattro, e nessuno di loro è un numero.

  • Prende il posto di altro. Salta impegni, sonno, allenamenti o inviti per farlo, e il giorno dopo ve ne pentite.
  • È l’unico modo in cui venite. Con una persona non succede più, perché la presa e il ritmo abituali non sono riproducibili da nessun altro.
  • Serve a non sentire. Arriva puntuale dopo litigi, ansia o noia, e funziona come un interruttore invece che come un piacere.
  • Il porno alza sempre l’asticella. Serve materiale via via più estremo per ottenere la stessa eccitazione.

Se vi ritrovate in due o tre di questi punti, la strada non è smettere di colpo: è ridurre gli automatismi, cambiare tecnica come descritto sopra e, se la cosa pesa, parlarne con un sessuologo o uno psicoterapeuta. Nel frattempo restano in piedi tutti i benefici documentati della masturbazione, e dall’altra parte del discorso c’è il pezzo che completa il quadro: la masturbazione femminile.

Domande frequenti

Ogni quanto si può masturbare un uomo?

Non c’è un limite fissato. Le frequenze misurate vanno da poche volte al mese a più volte al giorno e nessuna di queste è di per sé dannosa. Il riferimento utile non è il numero ma l’effetto: finché non toglie spazio al sonno, agli impegni e alla vita sessuale con altri, va bene così.

La masturbazione maschile fa male?

No. Non causa cecità, calvizie, sterilità né problemi di erezione. L’unico fastidio davvero comune è meccanico: irritazione della pelle per una presa troppo stretta o a secco, che si risolve con meno pressione e un lubrificante a base acqua.

Masturbarsi abbassa il testosterone?

Non in modo stabile. Dopo l’orgasmo si misurano piccole oscillazioni ormonali che rientrano nel giro di qualche ora. Nessuno studio affidabile ha mostrato che una frequenza alta produca un calo duraturo del testosterone in uomini sani.

Eiaculare spesso protegge la prostata?

I dati disponibili vanno in quella direzione. Una ricerca su quasi 32.000 uomini seguiti per vent’anni ha trovato un rischio di tumore della prostata più basso di circa il 20% fra chi eiaculava ventuno o più volte al mese. È un’associazione, non una terapia, e non sostituisce i controlli urologici.

Masturbarsi fa perdere i capelli?

No. La calvizie androgenetica dipende dalla sensibilità genetica dei follicoli agli ormoni androgeni, un fattore che non cambia in base a quante volte si eiacula. È uno dei falsi miti più resistenti e non ha nessun fondamento.

È normale masturbarsi anche se si ha una partner?

Sì, ed è molto comune. La masturbazione risponde a un bisogno diverso dal sesso di coppia: è più rapida, non richiede accordo e serve spesso a scaricare tensione. Diventa un tema solo se prende il posto dell’intimità, non per il semplice fatto di esistere.

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