Il sesso anale si fa molto più di quanto si dica. Fra i sedici e i ventiquattro anni, nel Regno Unito, chi nell’ultimo anno ha avuto anche rapporti anali è passato da circa uno su dieci a circa uno su quattro: lo misura il National Survey of Sexual Attitudes and Lifestyles, l’indagine che va avanti dal 1990. Quello che non è cambiato è il silenzio intorno: in italiano le parole per dirlo sono quasi tutte offese, e questo basta a farne ancora un tabù.
Sotto i venticinque anni il numero è simile in mezzo mondo: ci è arrivato circa il 22% di chi fa sesso, uomini e donne nella stessa misura. Lo mette in fila la revisione di Owen pubblicata su AIDS and Behavior. Quindi se te lo hanno proposto, o se sei tu a volerlo proporre, non è una stranezza e non è una fissazione: è una cosa che in molti desiderano e in pochi dicono, spesso perché la temono complicata e dolorosa.
La buona notizia è che quasi tutto quello che lo rende doloroso si può evitare, e dipende da poche cose concrete: quanto tempo ti prendi prima, quanto lubrificante usi, con che angolo e con che ritmo si entra, e a che segnali ti fermi. Qui sotto trovi la preparazione, i cinque passaggi della prima volta, gli errori da non fare e quali toy servono davvero.
Il sesso anale porta con sé dalla notte dei tempi tutta una serie di falsi miti che contribuiscono a renderlo ambiguo, estremo, inavvicinabile: è sodomia, quindi, per una lunga tradizione religiosa, il peggiore dei peccati sessuali; è prerogativa pressoché esclusiva degli omosessuali, perché chi è etero può fare l’altro sesso, quello vero; è una fantasia “da porno” e maschile, che si vorrebbe riprodurre in camera da letto con un partner contrariato o poco convinto.
E se il sesso anale, esattamente come il cunnilingus, la fellatio, il dirty talking, lo spanking o lo stesso kamasutra, fosse una pratica come un’altra all’interno di quello che da sempre chiamiamo “fare l’amore?” Non è più lungo, più complicato, più peccaminoso, disdicevole, audace, estremo o doloroso di quanto non lo possa essere tutto il resto. Il punto è come lo si fa.
E per questo ci vogliono lo stesso tatto, la stessa pratica e la stessa attenzione della penetrazione vaginale. La prima volta sarà strana o contorta o poco fluida, la seconda carina, la terza probabilmente entusiasmante. Nulla comunque che tu debba fare per forza: basta non precludersi la possibilità di provare. Se poi, dopo qualche tentativo seguendo i nostri consigli, continua a non piacerti, sarai sempre in tempo a fare altro.
I cinque passaggi qui sotto stanno nell’ordine in cui servono, e nessuno si salta. Valgono per un primo rapporto anale come per il decimo: quello che cambia è il tempo che ci vuole, non la sequenza. Chi ha già provato e si è fatto male quasi sempre ne aveva saltati due, il lubrificante e la lentezza.
Un rapporto anale si decide nel primo minuto: è l’istante in cui il corpo capisce se può rilassarsi o se deve difendersi. Chi penetra si ferma appena la punta è dentro e non si muove finché non glielo dicono; chi riceve espira proprio in quel momento, invece di irrigidirsi e trattenere il fiato.
Dopo le dita e il lubrificante, l’ingresso segue sempre lo stesso ordine. La punta si appoggia senza spingere. Chi riceve preme leggermente verso l’esterno, come per andare in bagno: è il gesto che apre lo sfintere. La punta entra e ci si ferma, immobili, per 30 o 60 secondi. Solo allora cominciano i movimenti, corti e lentissimi. Il ritmo pieno arriva dopo qualche minuto, e alla prima volta può non arrivare affatto.
Nel sesso anale i compiti dei due partner non sono simmetrici, ed è la cosa che quasi nessuno dice a voce. Chi riceve comanda il ritmo, chi penetra esegue. Vale a ruoli invertiti e in qualunque combinazione di corpi.
| Durante il rapporto | Chi riceve | Chi penetra |
|---|---|---|
| Il ritmo | decide quando si entra, quando ci si ferma e quando si riprende | segue, non anticipa di sua iniziativa |
| Il respiro | espira mentre la punta entra, invece di trattenere il fiato | aspetta che l’espirazione sia finita |
| Le mani | ne tiene una libera per il clitoride o per il pene | una tiene ferma la base, l’altra sta sul fianco |
| La voce | dice piano, ferma, ancora, senza aspettare di essere capito | chiede a parole, non deduce dai movimenti |
| L’uscita | dice quando | esce lentamente, mai di scatto |
Sull’anatomia dello sfintere, sui rischi reali e sul confronto fra le posizioni c’è una pagina a parte, la guida completa. Se il punto dolente è arrivarci senza fastidio, i tempi sono in come prepararsi e il gioco con le dita in fingering anale.
Gli errori che rovinano una prima volta sono sempre gli stessi cinque, e nessuno di loro riguarda la tecnica. Riguardano la fretta, il silenzio e un po’ di orgoglio.
Quando invece funziona, funziona parecchio: come arriva il piacere lo spiega orgasmo anale, e chi preferisce cominciare dalla bocca può partire dal rimming.
Gli anal toys, cioè i sex toys per il sesso anale, hanno principalmente due funzioni: arricchire e sciogliere la tensione durante i preliminari (e questo è il caso dei plug anali) e ampliare lo spettro di sensazioni e pratiche durante il sesso anale nel suo complesso (ed è il caso dei vibratori e delle palline anali).
Ogni livello di esperienza, dal principiante all’esperto, vuole il suo sex toy: si parte dal plug e si arriva al vibratore, anche qui passando dal più piccolo e discreto al più grosso e potente. In mezzo ci sono i dildo con base larga, per penetrare a fondo senza rischi di “risucchio”, i vibratori prostatici per uomo per stimolare simultaneamente ano e prostata, i tail plug, i plug con la coda da indossare per improvvisare fantasiosissimi giochi di ruolo, e le palline anali, da introdurre e rimuovere per aumentare il piacere sul primo tratto della zona anale.
I migliori per cominciare sono i plug anali piccoli in silicone, con base larga e punta affusolata: la vetrina qui sopra li raccoglie, e nella sezione anal toys c’è tutto il resto.
Di quanto l’omofobia pesi sul sesso anale, anche fra persone etero, abbiamo scritto a parte.
Non deve. Il bruciore all’ingresso vuol dire che lo sfintere esterno non si è ancora rilassato: si resta fermi, si respira, si riprende dopo qualche secondo. Il dolore acuto invece è un segnale di stop, non una tappa da superare.
Sì, è il modo più semplice per abituare lo sfintere. Si parte da un modello piccolo, con base larga e punta affusolata, tenendolo pochi minuti con molto lubrificante. Non serve arrivare alla misura del pene: serve che il muscolo impari a cedere.
Molto più di quanto sembri, e va rimesso durante. L’ano non produce lubrificazione propria, quindi senza lubrificante non si comincia. Base silicone se non ci sono giocattoli in silicone. Se ci sono, si prova prima una goccia in un punto nascosto, perché alcune superfici si ammorbidiscono al contatto e altre no, e nel dubbio si resta sulla base acqua.
Conviene. Non per la gravidanza, ma perché la flora batterica dell’ano è diversa da quella della vagina e alcune infezioni si trasmettono anche fra partner fissi.
Non direttamente. Si cambia preservativo, oppure ci si lava, prima di tornare in vagina. È la sola regola del sesso anale che non ammette eccezioni.
Molto più della penetrazione vaginale. Fra preliminari, dita e ingresso graduale passano facilmente 20 o 30 minuti prima che entri qualcosa di più di un dito. Chi ha fretta si fa male.
Quella in cui chi riceve controlla il movimento: sopra, oppure di lato a cucchiaio. In tutte e due si può fermare tutto senza dover parlare. Il confronto fra le altre sta nella guida completa al sesso anale.