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Tette: 10 cose che nessuno ti ha mai detto

Stefano Riboldi
Scritto da Stefano Riboldi

È incredibile quante cose si scoprano quando si googla la parola “tette”. Le più assurde, sul serio. Ne abbiamo scelte dieci: perché il seno cambia forma con gli anni e durante il ciclo, perché anche gli uomini hanno i capezzoli, quanti tipi di capezzolo esistono davvero (otto, e più sotto trovate la tabella per riconoscere il vostro) e come mai dormire a pancia in giù ne cambia la forma. Occhio però, non è detto che riuscirete più a vederle con gli stessi occhi, dopo.

Che cosa succede quando si stimolano i capezzoli?

1. Stimolare i capezzoli rafforza la coppia

Uno studio del 2012 ha rivelato che gli uomini sono attratti dalle tette per ragioni di tipo evoluzionistico. In sostanza, più un uomo stimola i capezzoli di una donna, più questa è incline a sentirsi attratta e connessa con il partner. Il meccanismo chiamato in causa è l’ossitocina, lo stesso ormone che entra in gioco nell’allattamento e nel legame fra madre e neonato.

In pratica i capezzoli non sono un interruttore da premere di corsa: rispondono meglio a una pressione bassa che cresce piano, con delle pause. Le tecniche una per una stanno nella guida su come leccare e succhiare le tette, mentre chi vuole lavorare solo sulla sensibilità trova il metodo nella guida al sensitivity play sui capezzoli.

2. C’è un orgasmo apposta

Secondo uno studio del 2009, il 29% di 213 donne raggiunge il nipple orgasm anche solo dopo la sola stimolazione dei capezzoli. Questo perché il cervello femminile elabora la stimolazione genitale e dei capezzoli allo stesso modo. Non capita a tutte e non è un traguardo da spuntare: è una possibilità in più, e quando arriva è quasi sempre dopo diversi minuti di stimolazione costante, non dopo trenta secondi. Come funziona nel dettaglio sta nell’articolo sull’orgasmo del seno.

Pinze Capezzoli

Come sono fatte le tette, e perché cambiano?

3. Le tette ingrassano, ed è per questo che cadono

Quando hai 20 anni, sono fatte di grasso, ghiandole mammarie e collagene, il tessuto connettivo che le tiene ferme. Mano a mano che invecchi, però, le ghiandole e il collagene vengono rimpiazzati da sempre più grasso, motivo per cui il seno comincia a cadere inesorabilmente a terra. Eh oh, invecchiare non è il massimo, si sa. Ma il grasso è solo metà della storia.

Il seno cadente però non dipende solo dall’età. Il sostegno arriva dalla pelle e dai legamenti di Cooper, che una volta allungati non tornano indietro: a farli lavorare sono soprattutto le variazioni di peso ripetute, il fumo, che degrada le fibre elastiche, e le gravidanze. Due cose che si sentono dire spesso e non reggono: il reggiseno non impedisce la caduta, e non è l’allattamento in sé a provocarla, ma i cambi di volume che lo accompagnano.

Seno femminile visto di profilo, immagine dell articolo su dieci cose poco note sulle tette

4. Gli uomini hanno i capezzoli perché all’inizio l’embrione è uguale per tutti

Nelle prime settimane l’embrione segue un piano di sviluppo identico per tutti, e la cresta mammaria da cui nascono capezzoli e areole si forma prima che cominci la differenziazione sessuale. Quando il testosterone entra in scena, intorno alla settima settimana, i capezzoli ci sono già: restano lì per sempre, senza svilupparsi oltre. Non sono un residuo inutile, visto che restano una delle zone erogene più sensibili anche negli uomini.

5. Allattare protegge dai tumori

Gli studi rivelano che l’allattamento comporta per le mamme benefici a lungo termine come la diminuzione del rischio di tumori, malattie cardiovascolari e depressione post partum. Non solo. Agisce anche sul funzionamento del cervello, sintonizzandolo incredibilmente al pianto del bambino.

Che cosa raccontano storia e società sul seno?

6. È stato l’esercito a imporre la fine del corsetto

I corsetti semi-rigidi con ferretti che servivano a stringere la vita e ad innalzare il seno sono stati aboliti durante la Prima Guerra Mondiale perché l’esercito aveva bisogno di metallo e non ci si poteva permettere di “sprecarlo” nel vestiario. Il seguito della storia, però, va preso con le pinze.

Di solito la storia si chiude con la cifra del metallo recuperato, quanto basta per costruire un tot di navi da guerra. Quel numero cambia a seconda di chi lo racconta e non ha una fonte solida dietro, quindi meglio lasciarlo stare. Il passaggio storico invece regge: da quegli anni in avanti si è imposto il reggiseno moderno, molto più leggero e senza ferretti.

7. I poveri preferiscono le tette grosse, i ricchi le piccole

Uno studio del 2013 ha rivelato che le dimensioni del seno sono associate all’approvvigionamento alimentare. Seno grosso = maggiori riserve di grasso, soprattutto nei Paesi ancora in via di sviluppo, come ad esempio in Malesia, dove gli uomini più poveri hanno mostrato una preferenza schiacciante per le tettone rispetto ai ricchi. Il dato però dice meno di quanto sembri.

È lo stesso schema che si ritrova guardando la geografia: quando una preferenza si sposta con il reddito o con la latitudine, sta descrivendo un contesto più che un gusto personale. I dati Paese per Paese li abbiamo messi in fila nell’articolo su che cosa cercano gli uomini fra tette e culo.

Che forma hanno, e quanti tipi di capezzoli esistono?

8. Se dormi a pancia in giù cambi la loro forma

Tenerle schiacciate ogni notte per anni non le svuota ma le deforma rispetto al loro status originario. La posizione migliore? Sdraiate sul fianco con un cuscino a mo’ di sostegno sulla pancia. Vale la stessa logica dei legamenti: a lasciare il segno è la pressione ripetuta per anni, non una notte storta.

9. Ci sono 8 tipi di capezzoli diversi

Normali, piatti, gonfi, invertiti di grado 1, 2 e 3, unilaterali e con i tubercoli in rilievo: sono gli otto tipi riconosciuti. Nessuno è un difetto e nessuno va corretto per ragioni estetiche, ma sapere qual è il proprio serve, perché cambia la sensibilità e, in qualche caso, l’attacco del neonato durante l’allattamento.

Tipo Come si riconosce Che cosa comporta
Normale (protruso) A riposo sporge di qualche millimetro dall’areola e si inturgidisce con il freddo o con il tatto. Nessuna particolarità.
Piatto Resta allo stesso livello dell’areola, anche quando il seno è a riposo. Può emergere un po’ con il freddo o con la stimolazione. Nei primi giorni di allattamento l’attacco del neonato può essere più laborioso.
Gonfio (puffy) L’areola è rialzata rispetto al resto del seno e forma un piccolo rilievo: capezzolo e areola sporgono insieme. Nessuna particolarità.
Introflesso di grado 1 A riposo rientra, ma con una leggera pressione ai lati dell’areola esce e resta fuori. Di solito nessun problema, allattamento compreso.
Introflesso di grado 2 Esce con la pressione, ma rientra appena si lascia la presa. Per allattare può servire una coppetta formacapezzoli o un tiralatte.
Introflesso di grado 3 Non esce nemmeno con la pressione: la retrazione è profonda e stabile. L’allattamento è spesso difficile ed è il caso in cui vale la pena parlarne con un medico.
Unilaterale I due capezzoli sono di tipo diverso, per esempio uno normale e uno introflesso. L’asimmetria fra i due seni è comune e di per sé non è un segnale d’allarme.
Con tubercoli in rilievo Sull’areola si vedono piccole protuberanze, i tubercoli di Montgomery, più evidenti in gravidanza. Sono ghiandole che lubrificano l’areola: non si spremono e non si tolgono.

Una cosa che vale per tutti e otto i tipi: se un capezzolo che è sempre stato in fuori comincia a rientrare in età adulta, o se compare una secrezione, non è una questione di tipologia e va fatto vedere.

Come capire qual è il vostro, in tre mosse

  1. Guardate a riposo. Davanti allo specchio, senza toccarvi, a temperatura ambiente: il capezzolo sporge, sta allo stesso livello dell’areola o rientra?
  2. Stringete l’areola. Pollice e indice a circa due centimetri dietro il capezzolo, una pressione delicata, e tenete la presa per qualche secondo.
  3. Guardate cosa succede quando lasciate. Se resta fuori è un grado 1, se rientra subito è un grado 2, se non è mai uscito è un grado 3. Se i due seni rispondono in modo diverso siete nel caso unilaterale, che è comunissimo.

Il tipo non dice niente sulla sensibilità: capezzoli piatti e introflessi possono avere bisogno di più tempo per emergere, ma le terminazioni nervose sono le stesse. Chi vuole lavorare proprio sulla pressione trova i modelli regolabili fra le pinze per capezzoli di MySecretCase e le istruzioni per partire piano nella guida a come si usano.

Il seno cambia durante il ciclo?

10. Anche le tette hanno “le cose”

Le oscillazioni ormonali trasformano il tessuto del seno di settimana in settimana. Nei giorni subito dopo il ciclo la pelle è più liscia, in quelli in mezzo più sessualmente ricettiva grazie all’esubero di estrogeni e in quelli premestruali gonfia, irregolare e tenera. Quand’è così, “caffeina” è la risposta, sia per ingestione che sulla pelle: avete mai provato a massaggiarvi con i fondi del caffè? Sul dolore al seno, però, conviene distinguere.

Il gonfiore e il fastidio premestruali hanno un nome, mastodinia ciclica, e seguono il calendario: arrivano nella seconda metà del ciclo e passano con le mestruazioni. Se invece il dolore resta costante per settimane, si concentra in un punto solo o si accompagna a un nodulo, non è il ciclo e vale la pena farlo vedere.

Domande frequenti

Quanti tipi di capezzoli esistono?

Otto: normale o protruso, piatto, gonfio, introflesso di grado 1, 2 e 3, unilaterale e con i tubercoli di Montgomery in rilievo. Nessuno di questi è un difetto: cambiano il modo in cui il capezzolo si presenta a riposo e, in qualche caso, la facilità dell’attacco durante l’allattamento.

Che cosa sono i capezzoli introflessi?

Sono capezzoli che a riposo rientrano verso l’interno invece di sporgere. Si distinguono in tre gradi: nel grado 1 escono con una leggera pressione e restano fuori, nel grado 2 escono ma rientrano subito, nel grado 3 non escono affatto. Se l’introflessione compare in età adulta su un capezzolo che prima sporgeva, va fatta vedere.

Come si riconoscono i capezzoli piatti?

Il capezzolo piatto resta allo stesso livello dell’areola quando il seno è a riposo, senza sporgere e senza rientrare. Basta stringere delicatamente l’areola fra pollice e indice, un paio di centimetri dietro il capezzolo: se non rientra ma nemmeno emerge, è piatto e non introflesso.

Perché il seno cade?

Con gli anni le ghiandole mammarie e il collagene lasciano spazio al grasso, e i legamenti di Cooper che sostengono il seno si allungano senza tornare indietro. A pesare sono soprattutto le variazioni di peso ripetute, il fumo e le gravidanze. Il reggiseno non impedisce la caduta, e non è l’allattamento in sé a provocarla.

Perché anche gli uomini hanno i capezzoli?

Perché nelle prime settimane l’embrione segue un piano di sviluppo identico per tutti. La cresta mammaria si forma prima della differenziazione sessuale, e quando il testosterone entra in scena intorno alla settima settimana i capezzoli ci sono già: restano, senza svilupparsi oltre.

Dormire a pancia in giù rovina il seno?

Non lo svuota, ma tenerlo schiacciato ogni notte per anni ne modifica la forma, con lo stesso meccanismo dei legamenti che si allungano. A lasciare il segno è la pressione ripetuta a lungo, non una notte storta. La posizione più comoda è su un fianco, con un cuscino a sostegno della pancia.

Perché il seno fa male prima del ciclo?

Si chiama mastodinia ciclica ed è legata alle oscillazioni ormonali: arriva nella seconda metà del ciclo e passa con le mestruazioni, quando il seno torna gonfio e teso. Se invece il dolore resta costante per settimane, si concentra in un punto solo o si accompagna a un nodulo, non dipende dal ciclo e va fatto vedere.

Si può avere un orgasmo solo con la stimolazione dei capezzoli?

Sì, succede a una parte delle persone: il cervello elabora la stimolazione dei capezzoli nella stessa area che riceve quella genitale. Non capita a tutte e quando arriva è quasi sempre dopo diversi minuti di stimolazione costante, con una pressione che cresce piano.

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