Sesso 11 minuti di lettura

Dangling: quando i tacchi a spillo fanno impazzire gli uomini

Stefano Riboldi
Scritto da Stefano Riboldi

Il dangling è il gioco di far penzolare la scarpa dalla punta delle dita, sfilandola e rimettendola, ed è una delle cose che accendono di più chi ha un debole per scarpe e piedi. Da lì al sesso con i tacchi il passo è breve: i tacchi a spillo restano l’oggetto più citato in assoluto quando si parla di feticismi. Qui trovate che cosa significa dangling, perché i tacchi funzionano così bene nell’immaginario erotico, come si chiamano queste preferenze e come si portano i tacchi a letto senza farsi male.

Che cos’è il dangling?

Il dangling è il gesto di sfilare a metà la scarpa e lasciarla penzolare dalla punta delle dita, dondolandola, per poi rimetterla come se niente fosse. In inglese si chiama anche shoeplay, il gioco con la scarpa. Non richiede nessuna abilità e succede da solo: in ufficio, al ristorante, in treno. Funziona proprio per questo, perché chi guarda non sa mai se sia distrazione o invito, e quell’ambiguità è metà del gioco.

Il dangling piace a chi ha un interesse per i piedi e a chi ce l’ha per le scarpe, che sono due cose diverse e spesso convivono. È anche uno dei pochi gesti erotici che si possono fare in pubblico senza che nessuno se ne accorga, il che spiega perché nelle comunità online se ne parli tanto.

Shoeplay, retifismo, altocalcifilia: come si chiamano

Il feticismo per le scarpe ha un nome tecnico, retifismo, che viene da Nicolas Restif de la Bretonne, scrittore francese del Settecento che nei suoi libri raccontò per primo e per esteso la sua passione per i piedi e le scarpe femminili. Quando l’attrazione riguarda in particolare il tacco alto si parla di altocalcifilia. Sono etichette da manuale che nessuno usa parlando, e servono soltanto a dire che la cosa è vecchia e studiata da tempo. Sul confine fra un gusto e un feticismo in senso stretto abbiamo una pagina a parte, su che cos’è il feticismo dei piedi, e un’altra su che differenza c’è fra kink, fetish e feticismo.

Dove finisce il dangling e dove comincia il footjob

Il dangling resta un gioco di sguardi: la scarpa si muove, il piede si vede, non si tocca nessuno. Quando i piedi entrano nel contatto e servono a dare piacere si passa a un’altra pratica, il footjob, che ha regole sue, tempi suoi e parecchia crema idratante di mezzo. Molte persone amano l’uno senza avere il minimo interesse per l’altro, e confonderli è il modo più rapido per chiedere al partner una cosa mentre se ne intende un’altra.

Sui tacchi si nasce o si impara?

È inesprimibile l’invidia per tutte quelle donne che alle 8 del mattino, stipate in metropolitana, con fuori -10 o +35 gradi (possibilmente con i condizionatori rotti), riescono ad ondeggiare sui loro tacchi 15 come se fossero in Crocs.

Inutile dirvi che spesso hanno anche il culo alla Belen. A quel punto viene da chiedersi se questa capacità ormai divenuta arte sia il frutto di una lunga esperienza, magari di un duro apprendistato adolescenziale esercitato rubando scarpe a madri e sorelle maggiori per fingersi più grandi in discoteca, o se sia un dono innato possibilmente agevolato da una forma del piede perfetta. C’è chi, ad esempio, giustifica il fatto di non saper (o non voler) portare le scarpe col tacco con la debole scusa del piede piatto, come se invece tutte le altre donne ce l’avessero inarcato come l’Arco di Trionfo, ma suvvia, avete forse mai visto una donna in carriera qualsiasi, che so, Emma Marcegaglia, presentarsi ad una convention in ballerine?

Che effetto fanno i tacchi a spillo?

Se ci si convince dell’innegabile effetto push up e snellente dei tacchi a spillo, in grado di renderci in un colpo solo più alte, più magre, più eleganti e più sexy, si impara anche ad accettare il dolore, soltanto iniziale, del tacco alto.

Che ingentilisca piedi, gambe, caviglie e, più in generale, il portamento (ammesso che non si veda che vi sta facendo male), è cosa nota, ma perché il tacco a spillo risulta connesso all’immaginario erotico così strettamente da rappresentare una fetta così grande dei feticismi? Insomma, da dove nasce questa ossessione per il piede, per le scarpe e quindi per i tacchi?

Quello che cambia, in concreto, è poco e molto visibile:

  • l’inclinazione del bacino, che accentua la curva della schiena
  • la gamba, che sembra più lunga perché il polpaccio resta in tensione
  • il passo, che diventa più corto e ondeggiante
  • l’altezza, e con lei il modo in cui si guarda e si viene guardate
  • la postura, perché per restare in equilibrio le spalle vanno indietro e il petto avanti
  • il rumore del passo, che annuncia chi sta arrivando prima ancora che si veda
Gambe con collant a pois neri accanto a un paio di tacchi a spillo rossi

Un numero c’è, ed è più interessante di quelli che girano. Uno studio del 2007 pubblicato sull’International Journal of Impotence Research ha analizzato 381 gruppi di discussione online, almeno 5.000 persone, per capire quali feticismi fossero più frequenti: fra chi ne dichiara uno legato a una parte del corpo quasi la metà riguarda i piedi, e fra gli oggetti associati al corpo le calzature arrivano al 64%. Sono numeri su chi quei gruppi li frequenta, non sulla popolazione italiana: dicono quanto il tema è vivo, non quante persone lo provano.

Perché piedi e scarpe finiscono nel desiderio?

Senza scomodare Freud a ogni riga, pare che il feticismo, in parte sempre presente nei rapporti amorosi, non sia altro che la riconduzione dell’universale nel particolare, ovvero di un’idea in un oggetto e di una figura intera in un suo dettaglio, al punto che la contemplazione o l’intrattenimento con quest’ultimo suscita lo stesso piacere e lo stesso senso di completezza dati solitamente da un’esperienza erotica più estesa.

Questo perché nei primi anni di vita il bambino vive la madre non come figura nel suo complesso, ma secondo piccoli momenti di contatto ed affezione fortemente connotati dal punto di vista fisico: il seno e i capezzoli durante la fase dell’allattamento, i piedi e le gambe come sostegno quando impara a camminare. Resta una lettura psicoanalitica, utile per raccontare da dove può nascere l’attaccamento a un dettaglio del corpo. Sulle origini del feticismo dei piedi, e sul confine oltre il quale diventa un problema, abbiamo una pagina dedicata. Questo simbolo primigenio di femminilità può essere poi sostituito da altri che irrompono con maggior forza oppure rimanere intatto nel tempo al punto da manifestarsi nella fase adulta come piccola e tutto sommato “normale” perversione sessuale, resta il fatto che i piedi con tutti i loro attributi ed accessori rimangono una parte del corpo estremamente affascinante. A maggior ragione se ad incorniciarli e a slanciarli subentrano i tacchi a spillo, oggetto ormai di culto perché slanciano la figura e perché la cultura occidentale li ha investiti nel tempo di altri valori: seduzione, provocazione, trasgressione e dominazione. Chi li indossa lo sa, ed è spesso il primo motivo per cui li mette.

I tacchi nella storia: potere, status e sottomissione

Anche nelle civiltà antiche le calzature erano un vessillo di prestigio. Il racconto più citato vuole che nel 1533 Caterina dei Medici si sia presentata con le scarpe col tacco alto al suo matrimonio con il duca d’Orléans, anticipando di circa un secolo il Re Sole, che ne fece un simbolo di potere. Gli storici del costume, però, considerano quella storia una leggenda.

Per non parlare dell’Oriente, dove, se le geishe usavano servire il tè su zeppe altissime, i piccolissimi piedi fasciati delle cinesi, che le impossibilitavano a spostarsi e a lavorare, puntavano a dimostrare la loro tempra di donne sottomesse e resistenti al dolore, e insieme lo status sociale ed economico dei loro mariti, ricchi al punto da potersi permettere di mantenere le loro mogli. Senza contare che dal punto di vista meramente allusivo, il tacco a spillo, definito “trait d’union tra la gamba e il mondo”, come afferma lo stesso Cesare Paciotti, innalza lo sguardo verso la gamba quale sensualissimo preludio al pube femminile, alimentandone il possesso e le fantasie da parte dell’uomo.

Come si dice al partner che vi piacciono i tacchi?

Si dice prima, fuori dal letto, e si dice in modo concreto: mi piace quando resti con le scarpe, oppure mi piacerebbe provare a tenerli. Una preferenza detta come proposta viene accolta molto meglio di una preferenza scoperta a metà scena. E se la risposta è no, quel no vale, anche per la volta dopo. Tre cose che aiutano:

  • dire che cosa vi piace, non che cosa dovrebbe fare l’altra persona
  • proporlo per una volta sola, non come nuova abitudine
  • lasciare aperta la porta di uscita, così nessuno deve difendersi

Se il debole ce l’ha lui

Chi ha un interesse per scarpe e piedi spesso non lo dice per anni, perché teme di essere preso per strano. Le scarpe sono l’oggetto più citato in assoluto nelle classifiche dei feticismi, quindi di strano c’è poco, e chiederlo non impegna nessuno a niente. Su come si porta una fantasia dentro la coppia senza trasformarla in una richiesta pesante ne parliamo nella guida alla sex life di coppia.

Come si fa sesso con i tacchi?

Il dolore è poca cosa rispetto alla possibilità di qualificarci come donne volitive, sicure ed attraenti che solo 10 cm di altezza in più sono in grado di regalarci e se proprio non resistete per più di due ore, indossateli soltanto in camera da letto, meglio ancora se nude: sarete voi le prime a sentirvi irresistibili e provocanti agli occhi del vostro partner. Regola n°1 della seduzione? Dare retta a Marilyn Monroe, a cui viene attribuita la frase: “Io non so chi abbia inventato i tacchi alti, ma tutte le donne devono loro molto”.

Intimo Sexy

Leggi anche: Vibratore punto g: come trovarlo e stimolarlo bene, Posizioni sesso pene piccolo: tecniche per piacere reciproco, Punto g: le migliori posizioni per stimolarlo e Sex toys ed educazione sessuale: miti, verità e tabù.

Cinque regole pratiche

  1. Sceglieteli comodi almeno per stare in piedi. Un tacco che fa male si vede, e toglie attenzione a tutto il resto.
  2. Tenete la punta lontana dalla pelle. Uno spillo concentra tutto il peso su pochi millimetri quadrati: appoggiato su una coscia o su uno stomaco lascia il segno, e non nel senso buono.
  3. Lenzuola e materasso ci vanno di mezzo. Per non ritrovarvi buchi nel tessuto, mettete un plaid sotto o restate a bordo letto.
  4. In piedi rendono di più. Cambiano l’altezza e l’angolo del bacino, ed è lì che si sente la differenza. Contro una parete, con un appoggio solido, sono anche la scelta più sicura.
  5. Toglieteli quando smettono di essere un gioco. Due ore sono già tante da fermi, figurarsi in movimento.

Quando i tacchi restano fuori dal letto

Ci sono situazioni in cui il tacco a spillo aggiunge qualcosa e altre in cui aggiunge solo il rischio di farsi male o di rovinare qualcosa. Vale anche per il resto di quello che indossate: se l’idea è restare vestite a metà, su MySecretCase trovate lingerie pensata per stare addosso anche durante.

Situazione Tacchi sì o no Perché
In piedi, con un appoggio solido sì cambiano altezza e angolazione, ed è il loro punto di forza
In ginocchio sul letto meglio no la punta preme sul materasso e su chi sta sotto
Sul divano o sul tavolo sì, con attenzione serve una superficie che non si rovina e non scivola
Sotto le coperte no punte e tessuti non vanno d’accordo
Con le caviglie legate no il tacco diventa un rischio nel momento in cui non potete muovervi

Domande frequenti

Che cosa significa dangling?

Dangling è il gesto di sfilare a metà la scarpa e lasciarla penzolare dalla punta delle dita, spesso dondolandola. In inglese si trova anche come shoeplay. È uno dei gesti più amati da chi ha un interesse per scarpe e piedi, anche perché si può fare in pubblico senza che nessuno se ne accorga.

Come si chiama il feticismo per i tacchi?

Il feticismo per le scarpe si chiama retifismo, dal nome dello scrittore francese Restif de la Bretonne. Quando riguarda in particolare il tacco alto si parla di altocalcifilia. Sono termini da manuale: nella pratica nessuno li usa.

È normale avere un feticismo per le scarpe?

È fra le preferenze più diffuse in assoluto: in uno studio del 2007 su 381 gruppi di discussione online, le calzature erano il 64% dei feticismi legati a un oggetto. Diventa un problema solo quando prende il posto del resto della vita sessuale o crea disagio a chi lo prova.

Che tacchi scegliere per il sesso?

Quelli in cui riuscite a stare in piedi senza pensarci, con un plateau o un tacco largo se l’idea è muoversi. Lo spillo sottile è il più bello da guardare e il meno pratico da tenere: se lo scegliete, meglio restare a bordo letto o in piedi con un appoggio.

I tacchi si tengono tutta la notte?

No, e non serve. Due ore sono già molte da fermi, e il piede in tensione manda dolore a polpaccio e schiena. Il modo più semplice è tenerli per l’inizio, che è la parte in cui contano davvero, e toglierli quando il gioco cambia ritmo.

Se ti è piaciuto, condividilo