Lo squirting è probabilmente il fenomeno sessuale femminile più chiacchierato e meno spiegato bene degli ultimi vent’anni. Tra video porno con getti improbabili, articoli che lo descrivono come “il vero orgasmo” e amiche che si scambiano consigli del tipo “devi solo rilassarti”, arrivare a un’informazione affidabile su squirting e masturbazione, su cosa sia davvero e come funzioni quando ci si esplora da sole, è sorprendentemente difficile.
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In questa guida proviamo a fare ordine, partendo da cosa dice la ricerca scientifica (e cosa invece è leggenda da copertina), passando per l’anatomia reale della zona da stimolare, arrivando alla tecnica con dita e sex toys. Senza promesse, senza performance pressure, senza il sottinteso che chi non ci riesce sia “fatta male”. Per il quadro generale sull’esplorazione del piacere in autonomia, potete leggere il nostro pillar sulla masturbazione femminile: questa è la sezione dedicata allo squirting in solitaria.
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Partiamo dalla definizione meno ambigua possibile: lo squirting è l’emissione di un fluido dall’uretra durante l’eccitazione sessuale o l’orgasmo, in alcune persone con vulva. Per anni il dibattito si è polarizzato tra due posizioni semplicistiche (“è solo pipì” oppure “è una cosa completamente diversa dall’urina”). La realtà, come spesso accade, è più articolata.
Il fluido viene prodotto principalmente dalle ghiandole di Skene, anche chiamate ghiandole parauretrali o, più suggestivamente, “prostata femminile”: piccole strutture situate ai lati dell’uretra, con origine embrionale comune alla prostata maschile e fluido di caratteristiche biochimiche simili.
Lo studio di riferimento più citato è quello di Salama e colleghi (2015), pubblicato sul Journal of Sexual Medicine, che ha analizzato il fluido attraverso ecografie pre/post evento ed esami biochimici. I risultati mostrano due cose insieme: il fluido contiene marker simili al PSA (antigene prostatico specifico) prodotti dalle ghiandole di Skene, ma anche tracce di urina diluita, perché tecnicamente esce dall’uretra ed è prodotto in parte filtrando i liquidi vescicali. Tradotto: non è urina pura, ma non è nemmeno un fluido completamente separato dalla funzione urinaria. È un fluido misto a base prostatica, con possibili tracce uriniche. Sapere questo è utile per disinnescare l’imbarazzo: se vi bloccate per paura di “stare facendo la pipì”, la risposta scientifica è che no, non è pipì, anche se l’organo da cui esce è lo stesso.
Il famoso “punto G” è una delle cose più mal nominate della sessualità contemporanea. Il problema con il termine “punto” è che fa pensare a uno spot magico grande come un bottone, da trovare con precisione chirurgica. La realtà anatomica è più sfumata e, una volta capita, molto più rassicurante.
L’acronimo usato oggi in letteratura sessuologica più aggiornata è zona CUV (Clitoride-Uretra-Vagina): una regione, non un punto, situata sulla parete vaginale anteriore, indicativamente a 4-7 cm dall’ingresso. È la zona in cui convergono tre strutture: la parte interna del clitoride (i bulbi vestibolari e i corpi cavernosi clitoridei, molto più estesi di quanto la cultura popolare suggerisca), l’uretra e le ghiandole di Skene che le sono accanto, e la parete vaginale.
La ricerca anatomica di O’Connell (2005) e gli studi ecografici di Buisson (2008) sull’attività di questa zona durante l’eccitazione hanno mostrato che, durante l’arousal, queste strutture si congestionano insieme, gonfiandosi e diventando più sensibili. Per questo “stimolare la zona G” non è una cosa diversa da “stimolare il clitoride interno”: è la stessa rete neurovascolare, vissuta da un’angolazione diversa (interna anziché esterna).
Se da non eccitate non sentite niente di particolare è normale: la zona CUV diventa percepibile soprattutto dopo eccitazione preliminare adeguata. Cercarla “a freddo” è il modo migliore per non trovarla.
Il clitoride non è solo il glande visibile esterno. È una struttura molto più ampia, fatta di radici, bulbi vestibolari e corpi cavernosi che si estendono dentro la zona pelvica e abbracciano l’uretra e la parete vaginale anteriore. Stimolare la zona CUV significa stimolare il clitoride interno da dentro la vagina: per questo dire “orgasmo clitorideo” e “orgasmo vaginale” come fossero due cose distinte è impreciso, spesso è la stessa struttura nervosa attivata da angolazioni diverse.
Una delle confusioni più diffuse è considerare squirting e orgasmo come la stessa cosa, o come due nomi diversi per lo stesso evento. Non lo sono. Sono due fenomeni fisiologici distinti che possono coincidere, ma molto spesso non lo fanno.
L’implicazione pratica: se entrate nella vostra vita sessuale (o nella masturbazione solitaria) con l’idea che “squirtare = aver fatto un orgasmo come si deve”, state caricando il momento di una pressione contraffatta. L’orgasmo è una cosa, lo squirting è un’altra, e nessuno dei due è la prova dell’altro.
Prima di passare alla tecnica, vale la pena fare ordine tra le credenze più diffuse sullo squirting. Alcune sono leggende metropolitane, altre nascono da confusioni anatomiche, altre ancora dalla diffusione di immagini porno che non rappresentano la realtà fisiologica della maggior parte delle persone.
Se dopo tutto quello che avete letto sopra siete arrivate qui con la curiosità (non la pressione) di esplorare se questa è una possibilità del vostro corpo, ottimo. La preparazione conta più di quanto si pensi: ridurre attriti pratici e mentali aumenta molto la probabilità che, se la cosa è nelle vostre corde, si manifesti.
La tecnica con le dita è il modo più consigliato per esplorare come fare squirting da sola la prima volta. Le dita sono il sensore più sensibile e più adattabile che avete, permettono di leggere la pressione e il ritmo in tempo reale, e non hanno l’effetto “dispositivo che fa cose” che a volte un sex toy introduce. Una volta capita la dinamica con le mani, eventualmente si passa ai toys.
La parte più importante è anche quella più trascurata. Prima di tentare qualsiasi stimolazione interna della zona CUV, dedicate almeno 15-20 minuti a un’eccitazione preliminare adeguata: stimolazione clitoridea esterna, fantasia, contesto sensoriale che vi piaccia. La zona CUV non risponde “a freddo”: ha bisogno di una congestione vascolare già avviata per diventare percepibile e reattiva. Saltare questa fase è il principale motivo per cui le persone “non trovano il punto G” e si convincono che non esista.
Anche se vi sembra di essere già lubrificate naturalmente, aggiungete una quantità generosa di lubrificante a base acqua su dita e ingresso vaginale. La stimolazione che state per fare è più intensa di quella che una persona da sola pratica solitamente, e la scivolosità extra evita microabrasioni e aumenta il comfort. Non risparmiate. Riapplicate liberamente.
Inserite indice e medio (due dita, non una sola), con il palmo rivolto verso l’alto, cioè verso il vostro addome. Una volta dentro, piegate le dita “a uncino”, come se steste facendo il gesto di chiamare qualcuno verso di voi. I polpastrelli, in questa posizione, si appoggiano direttamente sulla parete vaginale anteriore. Cercate, a 4-7 cm dall’ingresso, l’area leggermente più rugosa o più gonfia rispetto al tessuto circostante. Se siete sufficientemente eccitate sarà percepibile; se non lo è, l’eccitazione preliminare non è stata abbastanza prolungata, tornate al step 1.
Applicate un movimento ritmico “vieni qui” con pressione media sulla zona individuata. Non graffiate, non spingete violentemente: la zona è sensibile e l’intensità eccessiva è controproducente. Iniziate con un ritmo regolare e ascoltate cosa funziona meglio (alcune persone rispondono a pressione costante prolungata, altre a movimenti più rapidi). Con la mano libera, aggiungete stimolazione clitoridea esterna simultanea: questa combinazione attiva il sistema clitorideo da entrambi i lati (visibile e interno) e amplifica notevolmente le sensazioni. Per molte persone è proprio questa stimolazione doppia, non quella interna isolata, a creare le condizioni in cui lo squirting può manifestarsi.
Una sensazione comune nei momenti precedenti l’emissione è una pressione crescente nella zona dell’uretra, simile (ma non identica) alla sensazione di “dover urinare”. Sapere che è normale, e che non state effettivamente facendo pipì (avete svuotato la vescica), è fondamentale per non bloccare il riflesso. La tentazione istintiva è di contrarsi e fermarsi: il riflesso utile è invece quello opposto, rilassare il pavimento pelvico e lasciar andare. Se vi capita, può uscire un fluido, da poche gocce a una piccola emissione: non aspettatevi i “getti” dei video porno.
Quando la tecnica con le dita è chiara, alcune persone trovano utile integrare con sex toys disegnati appositamente per la zona CUV. Non sono “scorciatoie”: sono strumenti che, se ben scelti, raggiungono la zona con un’angolazione e una pressione costante più difficili da mantenere con le dita per sessioni lunghe. La scelta giusta cambia molto l’esperienza.
I sex toys che combinano stimolazione interna della zona G ed esterna del clitoride contemporaneamente (i cosiddetti “rabbit” o dual stimulator) sono per molte persone la categoria più efficace, per lo stesso motivo per cui la tecnica manuale a due mani funziona meglio: la stimolazione clitoridea esterna amplifica notevolmente l’eccitazione interna. Sono oggetti più impegnativi: meglio iniziare con un G-spot semplice la prima volta.
Lavate prima e dopo ogni uso con acqua tiepida e detergente intimo neutro (o sapone specifico per sex toys). Asciugate completamente. Non condividete sex toys senza pulizia profonda nel mezzo, o usate un preservativo sopra.
Se c’è una cosa che è importante portarsi a casa da questa guida, oltre alle informazioni anatomiche e alla tecnica, è il punto sul mindset. Lo squirting è una risposta fisiologica involontaria, gestita dal sistema nervoso parasimpatico, quello che si attiva quando il corpo è rilassato e in stato di sicurezza percepita.
Il sistema parasimpatico ha un nemico naturale: il sistema simpatico, quello dello stress, dell’allerta, della “performance da raggiungere”. I due si escludono a vicenda. Quando vi mettete sotto pressione mentale (“oggi devo riuscire”, “se non squirto sono difettosa”), attivate il simpatico e il parasimpatico si spegne. Risultato: più cercate di squirtare, meno il vostro corpo è nelle condizioni di farlo. È lo stesso paradosso che vale per l’addormentarsi o per il “vuoto mentale” della meditazione: più si insegue, più il risultato sfugge.
Una percentuale significativa delle persone con vulva non squirta, anche con tecnica perfetta, lubrificante e mindset rilassato. Le ragioni sono anatomiche, legate alla dimensione e alla reattività individuale delle ghiandole di Skene. Non è un problema da risolvere, non è una mancanza. Quello che potete portarvi a casa è una conoscenza più profonda della vostra anatomia, la scoperta che la zona CUV produce sensazioni interessanti anche senza squirting, e una libertà mentale in più rispetto alla pressione delle aspettative. Se invece arriva, in modo regolare o saltuario, va vissuto come un’esperienza tra le tante: non c’è un “obbligo di replica” sessione dopo sessione.
Lo squirting masturbazione e’ il rilascio di fluido dalla zona uretrale durante stimolazione intensa, di solito durante orgasmo o “edge” pre-orgasmico. Il fluido proviene dalle ghiandole di Skene (peri-uretrali) e dalla vescica. Come squirtare da sola richiede tre condizioni: stimolazione del punto G prolungata, rilassamento del pavimento pelvico, eliminazione della paura della “minzione” (e’ la sensazione tipica pre-squirting).
Lo squirting femminile e’ un fenomeno fisiologico naturale, non un “talento” o un “performance”. Non tutte le donne squirtano, e non c’e’ nulla di “sbagliato” in chi non lo fa: la capacita’ dipende da anatomia delle ghiandole di Skene, controllo muscolare del pavimento pelvico, livello di rilassamento.
Punto g masturbazione e stimolazione punto g solo sono cuore della pratica per chi vuole esplorare squirting in solitaria.
Posizione delle dita: sdraiata supina, gambe leggermente piegate. Inserisci 1-2 dita in vagina, palmo verso l’alto (verso ombelico). Curva le dita “a uncino” verso la parete anteriore della vagina. A 4-5 cm dall’ingresso senti una zona piu’ ruvida, gonfia, leggermente diversa al tatto: e’ il punto G.
Movimento: “come venire qui” lento e ritmico. Premi e rilassa la pressione, NON sfregare. La stimolazione del punto G richiede pressione costante, non frizione.
Per amplificare: combina punto G con stimolazione clitoridea (l’altra mano o un vibratore esterno). Il combo punto G + clitoride e’ la via piu’ diretta verso lo squirting orgasm per la maggior parte delle donne.
Lo squirting anale e’ un mito raro: alcune donne riferiscono fluido durante stimolazione anale intensa, ma si tratta di lubrificazione vaginale che fuoriesce, non di squirting vero. Lo squirting “classico” parte dalle ghiandole di Skene, raggiunte attraverso la parete vaginale anteriore.
Cos’e’ lo squirting? Tecnicamente: emissione di liquido dalla zona uretrale durante stimolazione sessuale intensa. Squirting significato nell’uso comune si confonde con “eiaculazione femminile” (sono fenomeni distinti, anche se correlati: ne parliamo nell’articolo dedicato).
Miti da sfatare:
Esistono lezioni di squirting e corso di squirting online e dal vivo. Alcuni sono validi (workshop con sessuologhe certificate), altri sono fuffa marketing.
Cosa puo’ insegnarti un corso serio:
Cosa NON puo’ farti un corso: garantire che squirti. Se l’anatomia delle tue ghiandole di Skene non e’ “abbondante”, non c’e’ tecnica che possa generarle. Lo squirting e’ un fenomeno fisiologico variabile, non un risultato garantito.
Avete domande specifiche sull’anatomia, sulla tecnica o sul vissuto rispetto allo squirting che non sono state coperte qui? Scrivetecele: aggiorniamo regolarmente le nostre guide con i dubbi reali della community, soprattutto su argomenti come questo dove la disinformazione circola molto più velocemente delle informazioni accurate.
Per continuare l’esplorazione, vi consigliamo la nostra guida generale sullo squirting (panoramica più ampia, anche in coppia), il pillar di riferimento sulla masturbazione femminile per il quadro completo dell’esplorazione di sé, e le posizioni Kamasutra per l’orgasmo femminile se vi interessa portare l’esplorazione della zona CUV anche nella sessualità di coppia.