Lo squirting è probabilmente il fenomeno sessuale femminile più chiacchierato e meno spiegato bene che ci sia. Tra video porno con getti improbabili, articoli che lo descrivono come “il vero orgasmo” e consigli che girano di bocca in bocca del tipo “devi solo rilassarti”, arrivare a un’informazione affidabile su squirting e masturbazione, su cosa sia davvero e come funzioni quando ci si esplora in solitaria, è sorprendentemente difficile.
Qui sotto proviamo a fare ordine, partendo da cosa dice la ricerca scientifica (e cosa invece è leggenda da copertina), passando per l’anatomia reale della zona da stimolare, arrivando alla tecnica con dita e sex toys. Senza promesse, senza pressione da prestazione, senza il sottinteso che chi non ci riesce abbia qualcosa che non va. Per il quadro generale sull’esplorazione del piacere in autonomia, potete leggere il nostro pillar sulla masturbazione femminile: questa è la sezione dedicata allo squirting in solitaria.
Partiamo dalla definizione meno ambigua possibile: lo squirting è l’emissione di un fluido dall’uretra durante l’eccitazione sessuale o l’orgasmo, in alcune persone con vulva. Per anni il dibattito si è polarizzato tra due posizioni semplicistiche (“è solo pipì” oppure “è una cosa completamente diversa dall’urina”). La realtà, come spesso accade, è più articolata.
Il fluido viene prodotto principalmente dalle ghiandole di Skene, anche chiamate ghiandole parauretrali o, più suggestivamente, “prostata femminile”: piccole strutture situate ai lati dell’uretra, con origine embrionale comune alla prostata maschile e fluido di caratteristiche biochimiche simili.
Lo studio di riferimento più citato è quello di Salama e colleghi (2015), pubblicato sul Journal of Sexual Medicine, che ha analizzato il fluido attraverso ecografie pre/post evento ed esami biochimici. I risultati mostrano due cose insieme: il fluido contiene marker simili al PSA (antigene prostatico specifico) prodotti dalle ghiandole di Skene, ma anche tracce di urina diluita, perché tecnicamente esce dall’uretra ed è prodotto in parte filtrando i liquidi vescicali. Tradotto: non è urina pura, ma non è nemmeno un fluido completamente separato dalla funzione urinaria. È un fluido misto a base prostatica, con possibili tracce uriniche. Sapere questo è utile per disinnescare l’imbarazzo: se vi bloccate per paura di “stare facendo la pipì”, la risposta scientifica è che no, non è pipì, anche se l’organo da cui esce è lo stesso.
Il famoso “punto G” è una delle cose più mal nominate della sessualità contemporanea. Il problema con il termine “punto” è che fa pensare a un punto magico grande come un bottone, da trovare con precisione chirurgica. La realtà anatomica è più sfumata e, una volta capita, molto più rassicurante.
L’acronimo usato oggi in letteratura sessuologica più aggiornata è zona CUV (Clitoride-Uretra-Vagina): una regione, non un punto, situata sulla parete vaginale anteriore, indicativamente a 4-7 cm dall’ingresso. È la zona in cui convergono tre strutture: la parte interna del clitoride (i bulbi vestibolari e i corpi cavernosi clitoridei, molto più estesi di quanto la cultura popolare suggerisca), l’uretra e le ghiandole di Skene che le sono accanto, e la parete vaginale.
La ricerca anatomica di O’Connell (2005) e gli studi ecografici di Buisson (2008) sull’attività di questa zona durante l’eccitazione hanno mostrato che, in quella fase, queste strutture si congestionano insieme, gonfiandosi e diventando più sensibili. Per questo “stimolare la zona G” non è una cosa diversa da “stimolare il clitoride interno”: è la stessa rete neurovascolare, vissuta da un’angolazione diversa (interna anziché esterna).
Se a freddo non sentite niente di particolare è normale: la zona CUV diventa percepibile soprattutto dopo eccitazione preliminare adeguata. Cercarla “a freddo” è il modo migliore per non trovarla.
Il clitoride va ben oltre il glande che si vede all’esterno. È una struttura molto più ampia, fatta di radici, bulbi vestibolari e corpi cavernosi che si estendono dentro la zona pelvica e abbracciano l’uretra e la parete vaginale anteriore. Stimolare la zona CUV significa stimolare il clitoride interno da dentro la vagina: per questo dire “orgasmo clitorideo” e “orgasmo vaginale” come fossero due cose distinte è impreciso, spesso è la stessa struttura nervosa attivata da angolazioni diverse.
Una delle confusioni più diffuse è considerare squirting e orgasmo come la stessa cosa, o come due nomi diversi per lo stesso evento. Non lo sono. Sono due fenomeni fisiologici distinti che possono coincidere, ma molto spesso non lo fanno.
L’implicazione pratica: se entrate nella vostra vita sessuale (o nella masturbazione solitaria) con l’idea che “squirtare = aver fatto un orgasmo come si deve”, state caricando quel momento di una pressione che non c’entra niente. L’orgasmo è una cosa, lo squirting è un’altra, e nessuno dei due è la prova dell’altro.
Prima di passare alla tecnica, vale la pena fare ordine tra le credenze più diffuse sullo squirting. Alcune sono leggende metropolitane, altre nascono da confusioni anatomiche, altre ancora dalla diffusione di immagini porno che non rappresentano la realtà fisiologica della maggior parte delle persone.
Se dopo tutto quello che avete letto sopra vi resta la curiosità (non la pressione) di esplorare se questa è una possibilità del vostro corpo, ottimo. La preparazione conta più di quanto si pensi: ridurre attriti pratici e mentali aumenta molto la probabilità che, se la cosa è nelle vostre corde, si manifesti.
La tecnica con le dita è il modo più consigliato per esplorare come fare squirting da sola la prima volta. Le dita sono il sensore più sensibile e più adattabile che avete, permettono di leggere la pressione e il ritmo in tempo reale, e non hanno l’effetto “dispositivo che fa cose” che a volte un sex toy introduce. Una volta capita la dinamica con le mani, eventualmente si passa ai toys.
La parte più importante è anche quella più trascurata. Prima di tentare qualsiasi stimolazione interna della zona CUV, dedicate almeno 15-20 minuti a un’eccitazione preliminare adeguata: stimolazione clitoridea esterna, fantasia, contesto sensoriale che vi piaccia. La zona CUV non risponde “a freddo”: ha bisogno di una congestione vascolare già avviata per diventare percepibile e reattiva. Saltare questa fase è il principale motivo per cui le persone “non trovano il punto G” e si convincono che non esista.
Anche se vi sembra di essere già lubrificate naturalmente, aggiungete una quantità generosa di lubrificante a base acqua su dita e ingresso vaginale. La stimolazione che state per fare è più intensa di quella che una persona da sola pratica solitamente, e la scivolosità extra evita microabrasioni e aumenta il comfort. Non risparmiate. Riapplicate liberamente.
Inserite indice e medio (due dita, non una sola), con il palmo rivolto verso l’alto, cioè verso il vostro addome. Una volta dentro, piegate le dita “a uncino”, come se steste facendo il gesto di chiamare qualcuno verso di voi. I polpastrelli, in questa posizione, si appoggiano direttamente sulla parete vaginale anteriore. Cercate, a 4-7 cm dall’ingresso, l’area leggermente più rugosa o più gonfia rispetto al tessuto circostante. Se l’eccitazione è stata sufficiente sarà percepibile; se non lo è, l’eccitazione preliminare non è stata abbastanza prolungata, tornate al passo 1.
Applicate un movimento ritmico “vieni qui” con pressione media sulla zona individuata. Non graffiate, non spingete violentemente: la zona è sensibile e l’intensità eccessiva è controproducente. Iniziate con un ritmo regolare e ascoltate cosa funziona meglio (alcune persone rispondono a pressione costante prolungata, altre a movimenti più rapidi). Con la mano libera, aggiungete stimolazione clitoridea esterna simultanea: questa combinazione attiva il sistema clitorideo da entrambi i lati (esterno e interno) e amplifica notevolmente le sensazioni. Per molte persone è proprio questa stimolazione doppia, non quella interna isolata, a creare le condizioni in cui lo squirting può manifestarsi.
Una sensazione comune nei momenti precedenti l’emissione è una pressione crescente nella zona dell’uretra, simile (ma non identica) alla sensazione di “dover urinare”. Sapere che è normale, e che non state effettivamente facendo pipì (avete svuotato la vescica), è fondamentale per non bloccare il riflesso. La tentazione istintiva è di contrarsi e fermarsi: il riflesso utile è invece quello opposto, rilassare il pavimento pelvico e lasciar andare. Se vi capita, può uscire un fluido, da poche gocce a una piccola emissione: non aspettatevi i “getti” dei video porno.
Se volete tenere a mente la sequenza senza rileggere tutto, è questa. Vale per l’esplorazione in solitaria come per quella in coppia, ed è la stessa che trovate nella guida su come masturbarsi applicata al corpo con la vulva.
Quando la tecnica con le dita è chiara, alcune persone trovano utile integrare con sex toys disegnati appositamente per la zona CUV. Non sono “scorciatoie”: sono strumenti che, se ben scelti, raggiungono la zona con un’angolazione e una pressione costante più difficili da mantenere con le dita per sessioni lunghe. La scelta giusta cambia molto l’esperienza.
I sex toys che combinano stimolazione interna della zona G ed esterna del clitoride contemporaneamente (i cosiddetti “rabbit” o stimolatori doppi) sono per molte persone la categoria più efficace, per lo stesso motivo per cui la tecnica manuale a due mani funziona meglio: la stimolazione clitoridea esterna amplifica notevolmente l’eccitazione interna. Sono oggetti più impegnativi: meglio iniziare la prima volta con un vibratore per il punto G, più semplice.
Lavate prima e dopo ogni uso con acqua tiepida e detergente intimo neutro (o sapone specifico per sex toys). Asciugate completamente. Non condividete sex toys senza pulizia profonda nel mezzo, o usate un preservativo sopra.
| Con cosa | Il vantaggio | Il limite | Quando conviene |
|---|---|---|---|
| Due dita a uncino | Sentite esattamente cosa succede e correggete pressione e ritmo mentre lo fate | Il polso si stanca prima della zona: le sessioni lunghe diventano difficili | La prima volta, e ogni volta che volete capire com’è fatta la zona |
| Vibratore punto G | La punta curva tiene l’angolazione giusta da sola, senza fatica, per tutto il tempo che serve | Restituisce meno informazioni delle dita: la lettura fine della pressione si perde | Quando la zona l’avete già trovata e volete una stimolazione costante |
| Stimolatore doppio | Lavora insieme sulla zona CUV e sul clitoride esterno, che è la combinazione più efficace per molte persone | Ingombrante e più difficile da posizionare: non è un oggetto da prima volta | Dopo aver provato le prime due strade |
Nessuna delle tre è obbligatoria e nessuna funziona per tutte: la via più onesta è partire dalle dita e passare a un oggetto solo quando sapete già dove state andando. Su forme, curve e materiali il confronto sta nella guida al vibratore per il punto G, e i modelli con la punta curva sono raccolti fra i vibratori per il punto G dello shop.
Se c’è una cosa che è importante portarsi a casa da questa guida, oltre alle informazioni anatomiche e alla tecnica, è il punto sull’atteggiamento. Lo squirting è una risposta fisiologica involontaria, gestita dal sistema nervoso parasimpatico, quello che si attiva quando il corpo è rilassato e in stato di sicurezza percepita.
Il sistema parasimpatico ha un nemico naturale: il sistema simpatico, quello dello stress, dell’allerta, della “performance da raggiungere”. I due si escludono a vicenda. Quando vi mettete sotto pressione mentale (“oggi devo riuscire”, “se non squirto c’è qualcosa che non va in me”), attivate il simpatico e il parasimpatico si spegne. Risultato: più cercate di squirtare, meno il vostro corpo è nelle condizioni di farlo. È lo stesso paradosso che vale per l’addormentarsi o per il “vuoto mentale” della meditazione: più si insegue, più il risultato sfugge.
Una percentuale significativa delle persone con vulva non squirta, anche con tecnica perfetta, lubrificante e atteggiamento rilassato. Le ragioni sono anatomiche, legate alla dimensione e alla reattività individuale delle ghiandole di Skene. Non è un problema da risolvere, non è una mancanza. Quello che potete portarvi a casa è una conoscenza più profonda della vostra anatomia, la scoperta che la zona CUV produce sensazioni interessanti anche senza squirting, e una libertà mentale in più rispetto alla pressione delle aspettative. Se invece arriva, in modo regolare o saltuario, va vissuto come un’esperienza tra le tante: non c’è un “obbligo di replica” sessione dopo sessione.
Lo squirting durante la masturbazione è il rilascio di fluido dalla zona uretrale durante una stimolazione intensa, di solito nell’orgasmo o nella fase che lo precede. Le condizioni sono sempre le stesse tre: stimolazione prolungata del punto G, pavimento pelvico rilassato e nessuna paura di stare facendo la pipì. La posizione delle dita e il movimento sono quelli descritti qui sopra, e non cambiano a seconda che siate da sole o in coppia.
Lo squirting anale, di cui si legge spesso, è un equivoco: chi riferisce fluido durante una stimolazione anale intensa sta quasi sempre descrivendo lubrificazione vaginale che fuoriesce. Il fluido vero parte dalle ghiandole di Skene, raggiunte attraverso la parete vaginale anteriore, ed esce dall’uretra.
Anche il significato di squirting, nell’uso comune, si confonde con quello di eiaculazione femminile: sono fenomeni distinti, per quanto correlati, e ne parliamo nell’articolo dedicato. Lo “squirting maschile”, invece, non è l’equivalente di questo: nell’uomo esistono l’eiaculazione e un fenomeno raro di pre-eiaculato abbondante legato alla stimolazione prostatica, che ha un meccanismo diverso.
Restano due convinzioni da togliere di mezzo. La prima è che squirtino solo le persone molto eccitate: l’eccitazione serve, ma da sola non basta, perché contano anche l’anatomia e il rilassamento. La seconda è che chi non squirta sia “meno donna”: è una variante anatomica e funzionale, non un indicatore di femminilità né della qualità del piacere.
Esistono lezioni e corsi di squirting, online e dal vivo. Alcuni sono validi (workshop con sessuologhe certificate), altri sono soltanto fuffa.
Cosa può insegnarvi un corso serio:
Cosa non può fare un corso: garantire che squirtiate. Se le vostre ghiandole di Skene non sono particolarmente sviluppate, non c’è tecnica che possa cambiarlo. Lo squirting è un fenomeno fisiologico variabile, non un risultato garantito.
Chi cerca un tutorial sullo squirting, o una lezione singola che risolva la faccenda, parte da una domanda legittima: voglio capire se il mio corpo può farlo. Nessun video può rispondere, perché nessuno sta guardando la vostra anatomia. Un tutorial serve a capire dove si trova la zona e che pressione usare, e su questo un buon contenuto divulgativo gratuito vale quanto un corso a pagamento.
Il resto succede nel sesso vero, in coppia oppure masturbandosi: molte persone ci arrivano da sole, in un momento solitario e senza fretta. Chi ha squirtato la prima volta racconta quasi sempre la stessa cosa: è successo mentre non lo stava cercando.
Se vi resta un dubbio sull’anatomia o sulla tecnica, scriveteci sui social: le nostre guide le aggiorniamo con le domande che arrivano davvero.
Per continuare c’è la guida generale sullo squirting, più ampia e valida anche in coppia, il pillar sulla masturbazione femminile e le posizioni Kamasutra per l’orgasmo femminile, se vi interessa portare la zona CUV anche dentro il sesso di coppia.
No, non è una capacità universale. Le ghiandole di Skene, da cui origina il fluido dello squirting, hanno dimensioni e capacità di produzione molto variabili da persona a persona. Alcune le hanno molto sviluppate e squirtano con relativa facilità, altre le hanno minimali e non sperimenteranno mai questo fenomeno, indipendentemente dalla tecnica o dall’allenamento. Non è una “capacità da sbloccare”, è anatomia individuale. Non squirtare non implica niente sulla qualità della propria vita sessuale.
No, non è urina pura. La ricerca scientifica (in particolare lo studio di Salama e colleghi del 2015, pubblicato sul Journal of Sexual Medicine) ha mostrato che il fluido contiene marker simili al PSA (antigene prostatico specifico), prodotti dalle ghiandole di Skene, le stesse strutture chiamate anche “prostata femminile”. Lo studio ha rilevato anche tracce di urina diluita, perché tecnicamente il fluido esce dall’uretra e parte è filtrato dai liquidi vescicali. Riassunto: è un fluido misto a prevalenza prostatica, non urina pura.
Lo squirting non è una “tecnica da imparare” in senso classico. Per chi ha l’anatomia adatta, serve principalmente familiarizzare con la stimolazione della zona CUV (parete vaginale anteriore, 4-7 cm dall’ingresso) e con il rilassamento del pavimento pelvico nei momenti di pressione crescente. Non esiste un tempo standard: alcune persone lo sperimentano alla prima esplorazione mirata, altre dopo molte sessioni, altre mai. Non c’è nulla di “sbloccare”: o l’anatomia individuale lo permette, o non lo permette.
Meglio sceglierne uno con punta curvata specifica per la zona G. I vibratori dritti standard stimolano in modo molto meno efficace la parete vaginale anteriore, perché non raggiungono l’angolazione necessaria. I vibratori per il punto G hanno una curva nella punta che riproduce esattamente il movimento “a uncino” delle dita. Per stimolazione ancora più efficace, esistono gli stimolatori doppi, che combinano interno e clitoride esterno. Materiali: silicone atossico è lo standard di qualità.
No, sono due fenomeni distinti. Lo squirting può avvenire con orgasmo, prima dell’orgasmo, dopo, o senza orgasmo. Allo stesso modo, nella maggior parte dei casi l’orgasmo avviene senza alcuna emissione di fluido. Considerare squirting e orgasmo come sinonimi, o come “prova” l’uno dell’altro, è un’idea diffusa ma sbagliata. La qualità dell’orgasmo non si misura dalla presenza o assenza di squirting.
Tre condizioni: stimolazione del punto G prolungata, rilassamento del pavimento pelvico, eliminazione della paura della minzione. Posizione: supina, dita curve a uncino verso la parete anteriore vaginale, movimento “come venire qui” lento e costante. Unite la stimolazione clitoridea esterna. Tempo medio: 20-40 minuti di esplorazione. L’obiettivo non è l’orgasmo, è esplorare la sensazione.
Parzialmente. Il fluido contiene tracce di urina diluita ma anche secrezioni dalle ghiandole di Skene, antigene prostatico-specifico (PSA) e glucosio. Non è “solo pipì”, ma passa attraverso l’uretra perché le ghiandole di Skene confluiscono lì. Per minimizzare la componente urinaria, svuotate la vescica 30 minuti prima.
Dipende. Un corso serio (con sessuologa certificata) può insegnarvi l’anatomia, le tecniche di rilassamento, lo sblocco emotivo. Non può garantire che squirti: dipende anche dall’anatomia individuale delle ghiandole di Skene. Per esplorazione iniziale, leggere risorse affidabili (libri di Emily Nagoski, Beverly Whipple) e provare con calma è spesso sufficiente. Corsi solo se vi sentite in difficoltà dopo mesi di tentativi.