Leccare le tette bene è soprattutto una questione di ordine: si parte dalla base del seno, si gira intorno all’aureola con la punta della lingua e si arriva al capezzolo per ultimo, dopo 2 o 3 minuti di attesa che fanno tutta la differenza. Poi si alterna: leccare, succhiare, soffiare, mordicchiare piano. Il seno è la zona più sottovalutata dei preliminari, e qui sotto trovi tutto il percorso, dal primo bacio ai 7 modi di usare le mani, fino agli errori che spengono l’eccitazione in 10 secondi.
Il corpo della partner è pieno di zone erogene da sollecitare, e il seno è un ottimo punto di partenza. Con le giuste attenzioni e con i movimenti più adatti il piacere arriva senza troppe difficoltà. Chi poi vuole alzare l’intensità può aggiungere un paio di pinze per capezzoli, ma prima conviene prendere le misure con la bocca e con le mani.
Quando baci il seno della partner è meglio iniziare dalla base, dal punto più lontano del capezzolo. Bacia, usa la lingua, mordicchia il seno su tutta la base e inizia a spostarti verso il centro seguendo il suo livello di eccitazione e prima di buttarti a capofitto sui capezzoli, dedica delle attenzioni anche ad altre parti del corpo per riscaldarvi un po’ e rendere più sensibile il corpo.
Il tuo lavoro attorno al capezzolo sarà fondamentale: se accresci l’eccitazione, posticipando l’arrivo della tua bocca, il livello di eccitazione potrà aumentare sempre più. Arrivati a questo punto può darsi che te lo chieda, magari supplicando, o che provi a portare lei la tua bocca dove vuole. Prenditi ancora un momento: continua a occuparti del resto del seno e rimanda, perché è l’attesa a far crescere l’eccitazione, la sua e la tua.
Continua a muovere la tua lingua e la tua bocca intorno al seno, sempre più in alto, sempre più vicino al capezzolo. Poco prima di raggiungere il capezzolo, soffermati sull’aureola e, utilizzando solo la punta della lingua, lecca il contorno, senza sfiorare il capezzolo: proprio questa omissione farà la differenza.
Quando l’attesa ha fatto il suo lavoro e il respiro si è accorciato, concedi tutte le attenzioni al capezzolo: leccalo, soffiaci su. L’alternanza di caldo e freddo è quella che si sente di più.
Infine avvolgi tutto il capezzolo con la bocca: il calore umido lo fa indurire in pochi secondi. Mentre il suo capezzolo è nella tua bocca, colpiscilo con la lingua, seguendo il suo piacere ed assecondando i suoi gemiti.
Poi bacia il capezzolo e stimolalo con la lingua a movimenti alternati, mentre con le mani accarezzi tutto il seno.
Sono due movimenti diversi e danno due sensazioni diverse. Chi lecca, scalda: bagna e fa salire il desiderio piano. Chi succhia crea pressione e va dritto al punto. La regola pratica è semplice: si lecca per accendere, si succhia quando l’eccitazione è già alta. Chi parte subito forte si brucia il finale.
Con la lingua piatta copri più superficie: è il movimento giusto sul seno, dalla base verso l’alto, lento e generoso. Con la punta lavori su pochi millimetri e serve per il contorno dell’aureola e per colpire il capezzolo di lato. Alterna le due cose ogni 20 o 30 secondi: un seno leccato tutto allo stesso modo smette di sorprendere dopo un minuto.
Succhiare le tette non vuol dire aspirare con forza. Prendi il capezzolo tra le labbra, chiudi piano e tira su appena, come se volessi trattenerlo. Tieni la pressione 3 o 4 secondi, poi rilascia. I capezzoli eccitati si induriscono e sporgono di più: da lì puoi salire un po’, guardando come reagisce.
| Movimento | Che effetto fa | Come si fa | Quando serve |
|---|---|---|---|
| Baciare | scalda e mette a suo agio | labbra chiuse, senza lingua, su tutto il seno | all’inizio, prima di scoprire il capezzolo |
| Leccare | bagna e alza la sensibilità | lingua piatta sul seno, punta sull’aureola | per far salire l’eccitazione piano |
| Succhiare | pressione concentrata, sensazione profonda | capezzolo tra le labbra, aspirazione leggera per 3 o 4 secondi | quando i capezzoli sono già eccitati |
| Ciucciare a intermittenza | alterna vuoto e rilascio | stessa presa, con pause brevi e ritmate | a metà strada, per non far abituare la pelle |
| Soffiare | freddo dopo il caldo, fa contrarre | un soffio corto sul capezzolo bagnato | subito dopo una leccata lunga |
| Mordicchiare | scarica breve, al confine col dolore | denti appoggiati, mai stretti | alla fine, e solo se piace a chi lo riceve |
Con il capezzolo tra le labbra, premi e fai in modo che queste ultime si comprimano verso l’interno; in questo modo si creerà una sorta di macina che, srotolata e arrotolata sul capezzolo produrrà un effetto di compressione su tutta la sua superficie.
Comprimete le labbra, raggrinzendole, mantenendo il capezzolo in ostaggio, rilasciatele e raggrinzitele di nuovo: sono gli sbalzi tra vuoto e pressione a far perdere la testa a chi li riceve. Finite di leccare tutto il seno, senza fretta, con movimenti generosi e pieni, per tutta l’ampiezza della lingua, fino a quando l’intera mammella non sarà umida e luccicante per tutta la sua superficie.
La soglia cambia da persona a persona, e nella stessa persona cambia da una settimana all’altra. Per questo si parte sempre dal minimo e si sale: chi comincia forte non ha più margine e rischia solo di fare male. Sei passaggi in ordine, dal primo contatto ai denti.
La bocca fa metà del lavoro, le mani l’altra metà. Palpare il seno a caso serve a poco: meglio premere piano dalla base verso la punta, tenere occupato anche l’altro capezzolo e cambiare ritmo ogni tanto. Sette modi che funzionano quasi sempre, da provare uno alla volta.
Non esiste un movimento che funziona su tutte le donne. C’è chi si eccita moltissimo con la sola stimolazione dei capezzoli, al punto da arrivare all’orgasmo del seno, e c’è chi il capezzolo non se lo fa nemmeno sfiorare. L’unico modo per scoprirlo è guardare come reagisce e, ogni tanto, chiedere: parlarne fuori dal letto è la cosa che fa più differenza nella vita sessuale di coppia.
Quando i capezzoli si induriscono il corpo sta rispondendo, ma anche il freddo li fa contrarre allo stesso modo: da soli non sono un semaforo verde. Guarda il resto, cioè respiro corto, schiena che si inarca, mani che ti tengono la testa dove sei. Quelli sì che sono segnali. E se i capezzoli leccati e succhiati bene bastano già a farle mancare il fiato, conviene tenerne conto anche dopo: durante la penetrazione e nel resto del sesso restano una zona su cui tornare.
Nei giorni prima del ciclo il seno si gonfia e diventa dolorante: quello che la settimana scorsa la faceva impazzire, oggi può essere insopportabile. Vale anche per la taglia, che col piacere non c’entra: su un seno piccolo cambiano la presa e la superficie da coprire, non la reazione. Chiedi prima e regola la pressione su come sta oggi.
Molte donne si toccano il seno durante la masturbazione: la stimolazione dei capezzoli insieme a quella del clitoride alza parecchio l’intensità, con le dita o con un sex toy. Se sei tu a ricevere, mostra come ti tocchi mentre chi ti sta accanto guarda: è il modo più veloce per far capire dove ti piace e con quanta forza.
Ecco delle raccomandazioni generali che valgono sempre: il capezzolo non è un pulsante da girare per sintonizzarvi sulla vostra stazione preferita: non giratelo a caso se non sapete cosa farci perché, invece di amplificare il piacere, potreste solo smorzarlo.
E, se volete mordere i capezzoli, assicuratevi prima che le piaccia e non fatelo con estrema potenza, perché lì la sensibilità è davvero alta e rischiate di provocare del dolore per niente piacevole. Ricordatevi, inoltre, che la sensibilità dei seni può variare di settimana in settimana a causa dei cambiamenti ormonali nel corpo della donna, e che la reazione può quindi essere diversa: non scuoteteli come se steste impastando una pizza margherita.
Insomma, appena avrete tra le mani uno strumento così sensuale e potente, cercate di usarlo per bene: i movimenti maldestri si notano, e bastano pochi secondi per spegnere tutto. Fatto come si deve, invece, il seno regala emozioni intense, e di solito il favore viene ricambiato senza che ci sia bisogno di chiederlo. Detto questo: reggiseno da parte, il resto viene da sé.
Si parte dalla base del seno, mai dal capezzolo. Lingua piatta e lenta su tutta la superficie, poi giri stretti intorno all’aureola con la punta, e solo alla fine il capezzolo. Prima ci arrivi, prima finisce l’effetto sorpresa: l’attesa è metà del lavoro.
No. C’è chi ha i capezzoli così sensibili da non sopportare la pressione e chi quasi non sente niente. La sensibilità cambia anche nella stessa persona da una settimana all’altra, per via degli ormoni. Si prova piano, si guarda la reazione, e se resta il dubbio si chiede.
Non c’è un cronometro. In pratica, dopo un minuto o due sullo stesso capezzolo la sensibilità cala: conviene cambiare lato, tornare sul seno o passare alle dita, e riprendere dopo. L’alternanza tiene alta l’eccitazione più di qualsiasi tecnica ripetuta all’infinito.
Labbra sopra i denti, aspirazione leggera per 3 o 4 secondi, poi rilascio. Si comincia dal minimo e si sale solo se arriva un sì. I denti si usano alla fine, appoggiati e mai stretti, perché qui la distanza tra piacere e dolore è minima.
Spesso sì, molto più di quanto gli uomini stessi si aspettino. Valgono le stesse regole: leccare prima, succhiare dopo, denti solo su richiesta. Se non l’avete mai provato, dedicategli due minuti veri invece del solito passaggio veloce.
Sì, se piace a entrambi e se ne è parlato prima, non nel momento. Eiaculare sul seno o sulle tette è una fantasia comune: si concorda fuori dal letto, si tiene lontano dagli occhi e si tiene a portata di mano qualcosa per pulire.
Se sono regolabili no: si stringono poco, si tengono pochi minuti e si tolgono piano, perché il momento in cui il sangue torna a circolare è il più intenso. Meglio partire dai modelli con la vite, che permettono di dosare la pressione.
Le pinze regolabili sono le più usate, ma funzionano bene anche un piccolo vibratore appoggiato sull’aureola o un ovetto tenuto fermo con la mano. Se non ne avete mai usato uno in due, meglio parlarne prima che tirarlo fuori a sorpresa.