È una buona idea masturbarsi prima di un rapporto sessuale? Che benefici porta e in che misura? Se eravate giovani negli anni ’90 ricorderete sicuramente la scena di Tutti pazzi per Mary (non quella del “gel”, ma quella che la precede) in cui l’amico incoraggia il giovane e impacciato Ted a “massaggiare il collo al pollo” per alleviare la tensione in vista dell’appuntamento che lo attende con la bellissima Mary.
Masturbarsi prima di un rapporto azzera l’ansia da prestazione e regala la performance migliore a chi vi aspetta? Dipende da tre cose: quanto dura il vostro periodo refrattario, che rapporto avete con l’erezione e quante ore passano tra la masturbazione e l’incontro. Qui trovate i pro e i contro del masturbarsi prima di fare sesso, separando quello che gli studi documentano da quello che si ripete sui forum senza uno straccio di prova.
Nessuno studio ha mai misurato di quanto si allunghi un rapporto dopo una masturbazione: i numeri che girano in rete sono stime raccolte nei forum, non dati. Quello che invece è documentato è il meccanismo opposto, il periodo refrattario, la finestra che dopo l’eiaculazione rende più difficile una nuova erezione. Che strozzare l’anguilla (sempre per citare le poetiche parole del film, visto che farsi una sega suona un po’ bruttino) serva a durare di più nel rapporto successivo è una convinzione diffusa, ripetuta su moltissimi siti e forum dedicati all’eiaculazione precoce e alla disfunzione erettile.
L’idea che “svuotarsi” tolga il fattore urgenza sembra sensata, e per qualcuno funziona davvero, ma dipende dalle condizioni. Vediamo quali.
Se state pensando di masturbarvi prima di un rapporto sessuale, è bene che prima di slacciarvi i bottoni dei pantaloni consideriate un paio di cose. Prima di tutto: avete generalmente difficoltà a raggiungere l’erezione? Se soffrite di disfunzione erettile, masturbarsi prima di fare l’amore potrebbe essere da un lato provante dal punto di vista fisico, e dall’altro aumentare l’ansia da prestazione, anziché diminuirla.
Seconda cosa: ricordatevi del periodo refrattario. Avete presente quel post orgasmic chill durante il quale non vi si alza nemmeno davanti alla persona che desiderate di più? Quello è il periodo refrattario, e la letteratura scientifica dice due cose: la sua durata cambia enormemente da persona a persona, da pochi minuti a diverse ore, e tende ad allungarsi con l’età. Se il vostro supera le due o tre ore, rischiate di non arrivare all’erezione proprio quando vi serve.
Masturbarsi prima di fare l’amore non è sempre una cattiva idea. Se soffrite di eiaculazione precoce o volete migliorare la vostra performance, un po’ di allenamento prima del sesso potrebbe giovare. Considerate, anche in questo caso, il periodo refrattario: il vostro pene deve avere il tempo di riprendersi per poter essere in grado di affrontare un nuovo round.
L’idea migliore potrebbe essere quella di concedersi una sessione di masturbazione nel pomeriggio, se l’appuntamento è alla sera. Di quanto si guadagni, però, non lo sa nessuno: i numeri che circolano in rete (“da due a cinque volte tanto”) non vengono da nessuno studio, e nessuno studio dice di quanti minuti si allunghi un rapporto dopo una masturbazione.
Il momento conta più della cosa in sé. Se volete che la masturbazione vi serva a qualcosa, mettetela lontana dall’incontro: il pomeriggio se l’appuntamento è la sera, la sera prima se è un pranzo. La regola pratica è una sola e non ha eccezioni, cioè deve passare più tempo di quanto dura il vostro periodo refrattario, altrimenti vi presentate esattamente nella finestra in cui l’erezione fa più fatica.
Il guaio è che quel tempo quasi nessuno lo conosce. Non esiste un numero valido per tutti e non lo trovate in nessuna tabella: a vent’anni possono bastare dieci minuti, a cinquanta possono volerci ore, e due persone della stessa età possono stare agli estremi opposti. L’unico modo per saperlo è farci caso una volta, in una serata in cui non avete niente in programma.
| Se l'appuntamento è | Quando masturbarsi | Perché |
|---|---|---|
| Stasera, e di solito vi ricaricate in meno di un’ora | Nel primo pomeriggio | Il periodo refrattario è chiuso da un pezzo e resta solo il vantaggio sull’urgenza |
| Stasera, e vi ricaricate in più di due ore | La sera prima | Troppo vicino rischiate di arrivare nella finestra peggiore, con l’erezione svogliata |
| Fra mezz’ora | Meglio di no | Non c’è il tempo di recuperare: si scambia un’ansia con un’altra |
| Non lo sapete, non ci avete mai fatto caso | In una serata senza appuntamento | Il periodo refrattario si misura solo sul proprio corpo, non c’è una media da copiare |
| L’ansia da prestazione c’è lo stesso, anche da soli | Il problema non è l’orario | Quando l’ansia resta anche in solitaria è un tema da portare a un sessuologo, non da risolvere con il timing |
Se il punto è che finite prima di quanto vorreste, l’anticipo non è la soluzione: è al massimo un rattoppo per una sera. Le tecniche che hanno delle prove alle spalle sono comportamentali, si imparano da soli e chiedono settimane di esercizio. Una revisione sistematica pubblicata su Sexual Medicine nel 2015 le ha messe in fila una per una.
Se il problema c’è da sempre, se è comparso all’improvviso o se si porta dietro dolore, perdita di erezione a metà rapporto o un’ansia che dura anche fuori dal letto, la strada non è l’esercizio fai da te: è una visita da un andrologo o un colloquio con un sessuologo o una sessuologa.
Qui la faccenda si ribalta. Chi ha una vulva non ha un periodo refrattario paragonabile a quello di chi ha un pene: un orgasmo prima dell’incontro non toglie niente a quelli che vengono dopo, e in parecchi casi aiuta. L’eccitazione riparte da un gradino più in alto, la lubrificazione arriva prima e il corpo ci mette meno a tornarci.
Per un punto di partenza c’è la nostra guida alle tecniche di masturbazione femminile, mentre chi vuole allenare la mano su un pene trova tutto in come si fa una sega fatta bene.
Al di là della singola serata, sulla masturbazione esistono studi seri, e vale la pena vedere che cosa dicono davvero. Il lavoro più citato è uno studio di Harvard coordinato da Edward Giovannucci, pubblicato nel 2016: ha seguito 31.925 uomini per quasi vent’anni e ha visto che chi eiaculava almeno 21 volte al mese aveva un rischio di tumore alla prostata inferiore di circa il 20% rispetto a chi lo faceva 4-7 volte al mese.
Due precisazioni che per strada si perdono sempre: è un’associazione statistica, non una terapia, e la spiegazione proposta dagli autori, cioè le secrezioni della prostata che ristagnano di meno, resta un’ipotesi non dimostrata. Sull’immediato, invece, è documentato che dopo l’orgasmo salgono endorfine, ossitocina e prolattina: è quel misto di rilassamento e sonnolenza che conoscete bene.
Quello che non risulta da nessuna parte è che masturbarsi alzi stabilmente il testosterone o che serva a “eliminare le tossine”: sono frasi da forum, non da letteratura. Sul come, invece, decidete voi: la mano o un masturbatore per il pene. Abbiamo visto quando, quanto e come convenga masturbarsi prima di avere un rapporto sessuale. Trovare le condizioni psico-fisiche adatte prima di buttarsi a capofitto nel sesso a volte conta più della tecnica, e sì, la masturbazione può essere una buona via.
Ma non per tutti e non sempre: dipende da quanto ci mettete a ricaricare e da che cosa vi rende ansiosi davvero. Voi lo fate?
Per qualcuno sì, ma non c’è uno studio che lo misuri. L’effetto, quando c’è, dipende dal periodo refrattario: dopo l’eiaculazione l’eccitazione riparte più lenta e il punto di non ritorno arriva più tardi. Se però il vostro periodo refrattario è lungo, lo stesso meccanismo vi lascia senza erezione.
Più tempo di quanto dura il vostro periodo refrattario. In pratica: il primo pomeriggio per una serata, la sera prima se vi ricaricate lentamente. Mezz’ora prima è quasi sempre troppo poco, e il rischio è arrivare proprio nella finestra in cui l’erezione fatica di più.
È una delle ricerche più frequenti su questo tema e la risposta onesta è che nessuno l’ha studiata. Quello che si sa è che dopo l’orgasmo salgono endorfine, ossitocina e prolattina, cioè rilassamento e sonnolenza. Se il colloquio richiede lucidità, la seconda metà del pacchetto non vi aiuta.
Di per sé no. Può però rendere l’erezione più lenta o meno rigida se l’incontro cade dentro il periodo refrattario. Chi ha già difficoltà di erezione rischia di aggiungere ansia ad ansia: in quel caso conviene arrivare riposati e parlarne con un andrologo, non fare esperimenti la sera stessa.
Non c’è una durata giusta. Fra i cinque e i quindici minuti è la fascia in cui si riconoscono in tanti, ma è una statistica da conversazione, non una misura clinica. Se vi interessa allungarla, il modo è lo stop and start, non guardare l’orologio.
Vale al contrario. Senza un periodo refrattario paragonabile, un orgasmo prima dell’incontro non sottrae niente: semmai accorcia i tempi di eccitazione e aiuta la lubrificazione. L’unico accorgimento è la sensibilità del clitoride nei minuti subito dopo, che può chiedere una pausa.
Non esiste una soglia. Lo studio di Harvard più citato associa 21 eiaculazioni al mese a un rischio più basso di tumore alla prostata, ma è un’associazione statistica, non una prescrizione. Il solo criterio sensato è se interferisce con il sonno, il lavoro o le relazioni.
No, al massimo sposta il problema di una sera. Per l’eiaculazione precoce le terapie con prove alle spalle sono comportamentali, stop and start e compressione, e chiedono settimane di allenamento. Se dura da sempre o è comparsa di colpo, il posto giusto è l’ambulatorio, non il forum.