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Incidenti sessuali: come fare quando il pene rimane incastrato

Alberto Caputo
Scritto da Alberto Caputo
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Kenia, aprile 2017: una donna sposata va in un hotel con il suo amante. La coppia resta incastrata durante il rapporto sessuale e, per arrivare al presidio medico più vicino, i due sono costretti a sfilare lungo la strada avvinghiati su una barella, coperti solo da un lenzuolo. Una via crucis del peccato che attira subito una folla di curiosi. Qualcuno filma il tutto e condivide online il video. Ciò che doveva restare segreto viene dunque scoperto nel più imbarazzante dei modi. Secondo i media locali pare che il marito cornuto abbia usato una pozione “Magun” per cogliere in flagrante la moglie fedifraga.

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Il pene può restare davvero incastrato?

Sì, ma capita molto meno di quanto racconti la leggenda. Il fenomeno ha un nome, pene captivus, e in oltre un secolo la letteratura medica ne ha registrati pochissimi casi certi: già nel 1979 il British Medical Journal lo descriveva come un sintomo di grande rarità, quasi sparito nel Novecento. Gli incidenti che il pronto soccorso vede davvero sono altri, e li trovate tutti qui sotto: frattura del pene, oggetti che restano dentro, preservativi sfilati.

Porto San Giorgio, settembre 2014: mettici un autunno insolito e caldo, una spiaggia deserta, una giovane coppia appassionata. Quel che segue è facile da indovinare, ma c’è un incidente di percorso. Dopo aver consumato un rapporto completo in acqua con la compagna, al momento di “uscire” il giovane resta intrappolato, come un paguro alla conchiglia. Colpa dell'”effetto ventosa”, uno degli imprevisti che possono capitare quando si hanno rapporti in acqua. A quel punto resta poco da fare: i due innamorati raggiungono la spiaggia indissolubilmente uniti e chiamano un medico. Con il suoi aiuto, coperti da un asciugamano, si dirigono nell’ospedale più vicino dove alla ragazza viene fatta un’iniezione per dilatare l’utero, utilizzata in genere per agevolare il parto. È l’escamotage giusto che risolve la situazione. Per l’imbarazzo, purtroppo, non si può fare nulla.

Una banana sbucciata infilata in una ciambella glassata rosa

Perché la leggenda degli amanti incastrati è così diffusa

Ecco due esempi della leggenda metropolitana degli “amanti incastrati” che circola negli ambienti ospedalieri con innumerevoli varianti (etero e omosessuali). La vicenda, dai contenuti apparentemente comici, vede protagonista una coppia clandestina in cui la donna è quasi sempre la fedifraga e gli amanti giungono invariabilmente “nudi e coperti da un lenzuolo” in ospedale.

Queste leggende sembrano riflettere l’idea radicata nella nostra società che il rapporto sessuale è un legame dal quale non ci può staccare. Inoltre, i rapporti extraconiugali sono sottoposti a biasimo sociale, specie se l’adultero è la donna: le storie degli amanti incastrati rispondono all’idea dei pericoli derivanti da una smodata sessualità femminile. L’idea della castrazione e la sua irreversibilità non sembrano presenti.

Che cos’è il pene captivus

Sebbene il meccanismo del “Penis Captivus”, ossia pene imprigionato, sia fisiologicamente presente in alcune specie animali e quantunque sia tecnicamente possibile nel genere umano, nella realtà questo evento è stato raramente descritto in letteratura clinica (ho trovato solo alcuni articoli risalenti agli ’80).

Il nome tecnico è penis captivus e nella pratica clinica compare pochissimo: i casi discussi in letteratura si contano sulle dita e risalgono quasi tutti a prima degli anni Ottanta. Vale la pena dirlo perché la paura è sproporzionata rispetto alla frequenza. Chi cerca questo termine di solito lo fa dopo qualche secondo di panico, e quei secondi bastano quasi sempre a far passare tutto.

Perché il pene resta bloccato: sottovuoto e contrazione

Le motivazioni sono legate a più fattori, un “effetto sottovuoto” (favorito anche da una specifica conformazione fisica) che può venirsi a creare, convogliando il sangue nel glande e aumentando l’effetto ventosa, rendendo di fatto impossibile l’estrazione mediante trazione, e/o una contrazione involontaria del muscolo elevatore dell’ano che crea una sorta di “strangolamento” del pene, che impedisce al sangue di defluire. In situazioni ancora più rare ciò può verificarsi anche in vagina pur essendoci pochissimi avvenimenti del genere documentati.

Cosa fare subito se restate incastrati

Prima regola: non tirare. La trazione aumenta il gonfiore e può lesionare i tessuti. La seconda è respirare e lasciare passare qualche minuto: quando l’erezione cala il blocco si scioglie da solo, perché è il sangue intrappolato a tenerlo. Solo se non succede si passa alle mosse qui sotto, in quest’ordine.

Nel caso dovesse verificarsi tale spiacevole ed improbabile “incastro” le cose che possono essere di aiuto sono:

  • Cercare di rimanere tranquilli, o perlomeno il meno agitati possibili poiché l’ansia può rendere tutto più difficoltoso (p.e. con la produzione di adrenalina)

  • Applicare ghiaccio alla base del pene, che col suo effetto vasocostrittore diminuisce l’afflusso di sangue al glande, di fatto “sgonfiandolo”, stando per attenti a non “raffreddare” anche il partner altrimenti “vaso-costringerà” anche l’orifizio; può quindi essere utile proteggerlo con un panno

  • In caso di incarceramento vaginale, una leggera stimolazione rettale, effettuabile con un dito, genera un riflesso inibitorio in grado di rilassare il muscolo contratto

  • Andare al Pronto Soccorso resta la strada più sicura: lì somministreranno un miorilassante.

Infine è ben ricordarsi sempre di utilizzare un buon lubrificante quando si hanno rapporti anali.

Come riconoscere una frattura del pene

La frattura del pene non riguarda un osso, che nell’uomo non c’è: è lo strappo della guaina fibrosa che avvolge i corpi cavernosi. I segni sono quasi sempre gli stessi, un rumore secco, l’erezione che sparisce all’istante, il pene che si gonfia e diventa violaceo. È un’urgenza chirurgica e va trattata come tale, non rimandata a domani mattina.

I numeri, e da dove arrivano

Una revisione sistematica su 438 pazienti pubblicata nel 2018 mette in fila i dati: l’età media di chi arriva in ospedale è 36 anni, nell’80% dei casi la frattura è avvenuta durante un rapporto e nel 97,5% il segno che porta alla diagnosi è l’ematoma. L’ecografia, in mani esperte, serve a capire dove si è strappata la tunica e se c’è di mezzo anche l’uretra. Il trattamento raccomandato è la riparazione chirurgica precoce.

Cosa fare nell’immediato

Non aspettate che si sgonfi. Si va al pronto soccorso e si racconta esattamente com’è successo, perché il meccanismo cambia la diagnosi. Se non riuscite a urinare o vedete sangue, ditelo appena entrate. La curvatura che resta è fra le complicanze descritte quando una frattura non viene riparata: ne parliamo nella guida sul pene storto.

Cosa fare se un sex toy resta dentro

Il sedere è il posto dove capita più facilmente, e il motivo è anatomico: il retto risucchia verso l’alto quello che non ha una base larga, e da lì l’oggetto non torna indietro da solo. La regola per non arrivarci è una: nel culo entra solo ciò che ha una base a T o un anello di arresto. Tutto il resto, bottiglie e cetrioli compresi, resta fuori.

Perché la base larga non è un dettaglio

Ogni plug anale e ogni dildo pensato per l’uso anale che trovate su MySecretCase ha una base che non passa lo sfintere. È la differenza fra un giocattolo e un oggetto qualsiasi, e vale anche per il lubrificante: il retto non si lubrifica da solo, quindi ne serve in quantità. Su come prepararsi c’è la guida al sesso anale.

Se l’oggetto è già risalito, l’ordine delle cose da fare è questo.

  1. Fermatevi e non infilate le dita alla cieca: ogni tentativo a caso spinge l’oggetto più in alto.
  2. Niente pinze, niente attrezzi da cucina, niente clisteri improvvisati. Sono le manovre che trasformano un imbarazzo in una lesione della parete del retto.
  3. Provate una volta sola, accovacciati, spingendo come per andare di corpo, con molto lubrificante e con calma.
  4. Se non esce al primo tentativo, andate al pronto soccorso. Portate la confezione del giocattolo o una foto: sapere forma e misura cambia il modo in cui lo tolgono.
  5. Non mangiate e non bevete mentre aspettate. Se serve una sedazione, lo stomaco pieno la fa rimandare.
  6. Se nel frattempo compare sangue, se il dolore diventa forte o se sale la febbre, smettete di provare e andate subito in ospedale: sono i segni di una possibile lesione della parete del retto, e lì il tempo conta.

Le linee guida internazionali sulle emergenze anorettali dicono la stessa cosa in termini clinici: la rimozione va fatta in ambiente protetto, perché il rischio serio non è l’oggetto ma la perforazione della parete.

Come recuperare un preservativo rimasto dentro

Se il preservativo si sfila e resta in vagina, quasi sempre si recupera da sole. Lavatevi le mani, mettetevi accovacciate o con un piede sul bordo della vasca, spingete come per andare di corpo e cercate con due dita: il preservativo si ferma in fondo, contro il collo dell’utero, e più in là non può andare. Se dopo qualche minuto non lo trovate, chiamate il consultorio o il pronto soccorso.

Il problema più urgente però non è tirarlo fuori. Un preservativo rotto o sfilato è un rapporto non protetto a tutti gli effetti, e vale sia per la gravidanza sia per le infezioni.

Contraccezione d’emergenza: 72 ore e 120 ore

L’Istituto Superiore di Sanità è preciso sui tempi: in Italia esistono due contraccettivi d’emergenza, uno che agisce fino a 72 ore dopo il rapporto e uno fino a 120 ore, e la rottura del profilattico è proprio uno dei casi in cui servono. Prima si prende, meglio funziona. Non sono pillole abortive e non sostituiscono un metodo contraccettivo regolare.

E le infezioni

Senza preservativo salta anche la protezione dalle infezioni sessualmente trasmissibili. I test non si fanno il giorno dopo, hanno un periodo finestra: quando farli e quali chiedere sta nella guida a IST e sesso sicuro. Se il preservativo si sfila spesso quasi sempre è una questione di taglia: si misura, e la tabella delle taglie dice quale serve. I modelli li trovate fra i preservativi.

Quando andare al pronto soccorso

Ci sono situazioni in cui l’ospedale non è la scelta prudente, è l’unica: il pene che si gonfia e cambia colore dopo un colpo secco, un oggetto che non esce, un’erezione che non passa. Sull’ultima i tempi sono scritti nelle linee guida europee di urologia: il priapismo ischemico è un’emergenza e l’intervento va iniziato entro 4 o 6 ore.

Cosa è successoCosa fare subitoQuando serve il pronto soccorso
Pene bloccato durante la penetrazioneFermarsi, non tirare, aspettare che l’erezione caliSe dopo 10 o 15 minuti non si sblocca
Rumore secco, erezione sparita, pene gonfio e violaceoNon aspettare che si sgonfiSubito: è una sospetta frattura e si opera
Sex toy o oggetto risalito nel rettoUn solo tentativo accovacciati, con molto lubrificanteSe non esce al primo tentativo, o se c’è sangue
Preservativo sfilato in vaginaRecuperarlo con due dita, accovacciateSe non si trova, o per la contraccezione d’emergenza
Erezione che dura oltre quattro ore senza desiderioNon aspettare che passi da solaSubito: è priapismo, si interviene entro 4 o 6 ore
Frenulo che si lacera e sanguinaComprimere con una garza pulitaSe il sangue non si ferma dopo 10 o 15 minuti

La regola generale è sempre la stessa: davanti a un dolore forte, a un sanguinamento che non si ferma o a un oggetto che non esce, la vergogna costa molto meno del ritardo. In pronto soccorso ne hanno viste di peggio.

Leggi anche: Vibratore punto g: come trovarlo e stimolarlo bene, Posizioni sesso pene piccolo: tecniche per piacere reciproco, Punto g: le migliori posizioni per stimolarlo e Sex toys ed educazione sessuale: miti, verità e tabù.

Domande frequenti

Il pene può restare davvero incastrato nella vagina?

Sì, ma è un evento rarissimo. Si chiama pene captivus e in oltre un secolo la letteratura medica ne ha registrati pochissimi casi certi. Quando succede si risolve da solo appena l’erezione cala, perché è il sangue intrappolato a tenere il blocco. La cosa da non fare è tirare.

Che cos’è il pene captivus?

È il pene che resta bloccato dentro la vagina o l’ano alla fine di un rapporto. Dipende da due meccanismi: un effetto sottovuoto che trattiene il sangue nel glande e la contrazione involontaria del muscolo elevatore dell’ano, che stringe alla base e impedisce al sangue di defluire.

Cosa fare se il preservativo resta dentro?

Si recupera quasi sempre da sole: accovacciate, spingendo come per andare di corpo e cercando con due dita in fondo alla vagina, dove il preservativo si ferma contro il collo dell’utero. Poi si valuta la contraccezione d’emergenza, che agisce fino a 72 ore o fino a 120 ore secondo il tipo, e si programmano i test per le infezioni.

Un sex toy risalito nel sedere esce da solo?

Quasi mai, ed è il motivo per cui i giocattoli anali hanno una base larga o un anello di arresto. Si prova una volta sola accovacciati, con molto lubrificante, e se non esce si va al pronto soccorso. Pinze, attrezzi da cucina e clisteri improvvisati fanno più danni dell’oggetto.

Come si riconosce una frattura del pene?

Da tre segni insieme: un rumore secco durante il rapporto, l’erezione che sparisce all’istante e il pene che si gonfia e diventa violaceo. Nella revisione del 2018 su 438 pazienti l’ematoma compariva nel 97,5% dei casi. Si va in ospedale subito, perché il trattamento raccomandato è la riparazione chirurgica precoce.

Ci si può fare male masturbandosi?

Sì, se si piega il pene in erezione o si stringe troppo forte: lo strappo della guaina che avvolge i corpi cavernosi può avvenire anche così. Le tecniche che non fanno male, e quelle che funzionano meglio, sono nella guida alla sega.

Quanto può durare un’erezione prima di diventare un’emergenza?

Oltre le quattro ore senza desiderio sessuale si parla di priapismo. Le linee guida europee di urologia indicano di iniziare l’intervento entro 4 o 6 ore, perché oltre quella soglia il tessuto dei corpi cavernosi comincia a soffrire.

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