Andare in giro senza mutande ha due nomi, freeballing per gli uomini e going commando per tutti, e lo fanno molte più persone di quante lo ammettano. La comodità è solo una parte della faccenda: togliere lo strato che sta a contatto con la pelle cambia la temperatura, lo sfregamento, quello che si vede sotto i vestiti e, se vi va, anche la testa. Qui trovate i cinque motivi per cui vale la pena provarci, con quali capi funziona e con quali no, e i casi in cui invece le mutandine servono eccome.
Ragazze, possiamo confidarvi un segreto? A volte, poche, abbiamo provato ad andare in giro senza biancheria intima. Ovviamente non avevamo il ciclo né un vestitino leggero à la Marilyn (ciò che conta è la comodità, sempre) e non è stato male. Provate a sollevare la questione tra le vostre amiche, troverete quella pronta a confessare: “Non ho le mutande”.
Abbiamo indagato e pare che il freeballing (al maschile) o il going commando (al femminile), cioè “l’atto di indossare pantaloni senza biancheria intima” secondo l’Urban Dictionary, sia stato rilanciato come vero e proprio trend l’anno scorso da Christina Aguilera, secondo cui “non indossare niente è liberatorio e fortificante”. Rilanciato perché non è certo una cosa nuova, qualche annetto fa c’hanno fatto un pensierino anche Cleopatra e Jean Harlow.
Ma c’è una ragione precisa per cui dovremmo farlo al di là dello “stay fresh”? No, ben cinque, e quattro su cinque non hanno niente a che fare con il sesso.

Perché andare in giro senza mutande?
I motivi buoni sono cinque e quattro non hanno niente a che vedere con il sesso: si suda meno, si sfrega meno, non c’è niente da sistemare di nascosto e sotto certi vestiti si vede meglio. Il quinto motivo è che l’idea eccita, e in quel caso conviene farne un gioco invece di un’abitudine.
1. Il desiderio sale, anche il vostro
Manda un whatsapp al tuo lui o sussurragli che sotto il vestito niente e si ecciterà all’istante. È un vecchio trucchetto che funziona sempre, specie se è una tantum e lo alterni a momenti in cui vai in giro senza reggiseno. È un po’ come l’autoreggente sotto la gonna, il modo migliore per fare la porcellina senza troppo sforzo creativo. Sarai poi tu la prima a sentirti diversa: a cambiare, infatti, quando non si indossa niente, è la percezione stessa delle proprie zone intime, più intensa, consapevole e definita.
2. Meno umidità, meno terreno per funghi e batteri
La biancheria intima stretta, in poliestere o altri tessuti sintetici trattiene l’umidità e favorisce il proliferare di funghi e batteri, creando terreno fertile per le infezioni da lievito. Ciò non vuol dire che bisogna per forza andare in giro senza mutandine, basterebbero dei boxer o degli slip larghi in cotone bianco. Di solito l’equazione è la seguente: mutandine = protezione, ma “se tra la vulva e il sedile del mezzo pubblico c’è già uno strato abbastanza spesso di pantalone, gonna, jeans, non c’è pericolo”, afferma il Dr. Raquel Dardik del NYU Langone Medical Center.
3. Meno irritazioni sulla pelle sensibile
Quando hai la pelle sensibile, anche le mutandine in seta più innocenti possono diventare il nemico, soprattutto in quel maledetto punto tra l’inguine e l’interno coscia. Ecco che allora si scomoda addirittura un medico, il Dr. Dean di Planned Parenthood New York, per asserire che “è importante far prendere aria non appena possibile”. Grazie dottore.
4. Mai più slip da sistemare
Presente quando devi tirare fuori gli slip infilatisi tra le chiappe? Ecco, gli americani hanno una parola sola per questo: “wedgie”, tanto più fastidioso quanto più la barriera tra la tua mano e le mutande è spessa. Il tanga sotto i jeans, insomma, è fastidiosissimo. Passiamo tutte dall’altra parte della barricata, dai.
5. Niente linee sotto i vestiti
Il bordo dello slip che si stampa sotto il vestito aderente, la riga del perizoma sotto i pantaloni chiari, la cucitura che divide il sedere in due: senza niente il problema sparisce. È il motivo più banale della lista ed è anche quello per cui la maggior parte delle persone ci prova la prima volta. Se il vestito è trasparente e il niente non è un’opzione, la strada sono gli slip senza cuciture o aperti e i perizoma pensati per sparire sotto i tessuti.
Con quali vestiti funziona e con quali no?
Conta il tessuto che tocca la pelle e quanto quel tessuto respira. Il cotone e il lino vanno bene quasi sempre, il denim grezzo e i sintetici aderenti sono i due casi in cui si rimpiangono le mutandine dopo 30 minuti. La cucitura centrale è l’altro dettaglio che decide tutto.
| Capo | Come va | Cosa guardare |
|---|---|---|
| Vestito o gonna in cotone, lino, viscosa | Il caso migliore | Lunghezza e vento: una fodera leggera risolve |
| Pantaloni larghi, palazzo, tuta morbida | Molto bene | Fodera o tasche che non facciano da carta vetrata |
| Jeans morbidi con elastan | Bene, se la cucitura è piatta | La cucitura centrale sfrega proprio dove non volete |
| Denim rigido, jeans nuovi | Meglio di no | Tessuto ruvido e cuciture spesse, dopo 2 ore si sente |
| Leggings e capi sportivi sintetici | Meglio di no | Trattengono umidità e calore contro la pelle |
| Vestito chiaro o aderente | Ottimo dal punto di vista estetico | Se serve uno strato, meglio un perizoma che sparisce sotto il tessuto |
| Pantaloni bianchi o molto chiari | Dipende dalla luce | Provate davanti a una finestra prima di uscire |
La regola breve: più il tessuto è naturale, largo e senza cuciture in mezzo, più l’esperienza è piacevole. Con i capi tecnici conviene tenere qualcosa, e se il punto è sentirsi in un certo modo funzionano meglio un body sotto i vestiti o l’idea di togliere il reggiseno invece delle mutandine.
Come funziona il freeballing per gli uomini?
Con i pantaloni larghi è comodo e basta. Con i jeans aderenti il problema è la cucitura centrale, che sfrega esattamente nel punto peggiore, e la cerniera, che senza uno strato davanti prima o poi fa il danno che tutti temono. Chi lo fa in modo stabile sceglie pantaloni con la cucitura piatta o una fodera interna.
L’altro punto è il calore. I testicoli stanno fuori dal corpo perché lavorano a una temperatura più bassa di 2 o 3 gradi, e uno strato in meno di tessuto sintetico aderente aiuta più di quanto sembri, soprattutto d’estate. Per lo sport invece vale il contrario: l’appoggio serve, e senza si corre peggio.
Come si comincia, in quattro passi
- Partite da casa, un pomeriggio, con i pantaloni più morbidi che avete. Se dà fastidio lì, fuori sarà peggio.
- Il primo giro fuori fatelo corto e con un capo che conoscete bene, non con quello nuovo.
- Controllate la trasparenza alla luce naturale, non allo specchio del bagno.
- Se sentite sfregare, fermatevi. La pelle irritata in quella zona ci mette giorni a guarire e non vale la pena insistere.
Quando è meglio tenere le mutandine?
Quasi sempre è una scelta libera, in qualche caso no. Sono situazioni riconoscibili e nessuna ha a che fare con il pudore: hanno a che fare con sfregamento, igiene e praticità.
- Durante il ciclo, per motivi che non serve spiegare.
- In palestra, in bici e quando si corre: senza appoggio lo sfregamento aumenta invece di diminuire.
- Con i jeans nuovi e rigidi, che sono carta vetrata finché non si ammorbidiscono.
- Se avete irritazioni o infezioni in corso: in quel caso serve cotone largo, non niente. Se tornano spesso, il problema non sono le mutandine e vale la pena parlarne con la ginecologa.
- Sui sedili dei mezzi pubblici e sulle sedute condivise quando fra voi e la seduta c’è poco tessuto: l’igiene intima passa anche da qui.
- Con i pantaloni chiari, a meno che non abbiate controllato la trasparenza prima di uscire.
Una cosa che non dovete fare è lavarvi di più per compensare. La zona intima si pulisce con acqua e un detergente delicato una volta al giorno, ed esagerare peggiora le cose invece di migliorarle.
Domande frequenti
Nessuna sostanziale: cambia solo chi la dice. Freeballing è il termine usato dagli uomini, going commando vale per tutti e tutte. Vogliono dire la stessa cosa, cioè indossare i pantaloni o la gonna senza niente sotto.
Dipende dal tessuto che avete addosso. Uno strato in meno di sintetico aderente significa meno calore e meno umidità contro la pelle, e questo è un vantaggio. Con i tessuti ruvidi o durante lo sport succede il contrario, perché aumenta lo sfregamento. La via di mezzo che funziona quasi sempre è cotone largo.
Questa è la parte della storia che gira sulle riviste e non regge: sui feromoni umani come richiamo sessuale non c’è una prova solida. Quello che cambia sul serio è come vi sentite voi, e quello si nota eccome. Basta molto meno della chimica per accorgersene.
Sì, se sono morbidi e la cucitura centrale è piatta. Con il denim rigido o con un paio nuovo conviene rimandare: dopo 2 ore lo sfregamento si sente, e la cerniera senza uno strato davanti è un rischio inutile.
Si controlla alla luce naturale prima di uscire, non allo specchio del bagno. Se il capo è troppo leggero, la soluzione non è rinunciare al vestito: sono sufficienti una sottoveste sottile o un perizoma senza cuciture, che sotto il tessuto non si vede.
Un numero preciso non esiste, perché le indagini serie su questa abitudine non ci sono e quelle delle riviste si basano su campioni di lettrici. Quello che si vede nelle conversazioni fra amiche è che capita a molte più persone di quante lo dicano, quasi sempre d’estate e quasi sempre con la gonna.
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