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Fetish: cosa significa, i più comuni e come viverlo in coppia

Stefano Riboldi
Scritto da Stefano Riboldi

Un fetish è un oggetto, un materiale o una parte del corpo che accende il desiderio più della persona a cui appartiene: scarpe col tacco, latex, piedi, un profumo, una divisa. La differenza fra un fetish e una semplice preferenza sta nel peso che ha: finché il feticcio rende il sesso più intenso siamo nel campo dei gusti, che sono normali e diffusissimi, mentre si parla di feticismo quando senza quell’oggetto o quel dettaglio l’eccitazione non parte. In questa pagina trovate cosa significa la parola, quali sono i fetish più comuni e come si porta il proprio dentro una coppia.

Perché ogni epoca ha avuto il suo fetish?

Perché il fetish è fatto anche di materiali, e i materiali seguono la moda. Fino a pochi decenni fa non era possibile definirsi feticisti senza un forte senso di imbarazzo; oggi la percezione sociale è un’altra, e una parte del merito va alla rivista londinese Skin Two, fondata nel 1983 dall’editore Tim Woodward e dalla fotografa Grace Lau, che mise in una stessa festa gli estimatori di cuoio e PVC che fino a quel momento si erano cercati per corrispondenza. Dal 1992 la rivista organizza il Rubber Ball, che da oltre 30 anni è uno degli eventi fetish più importanti al mondo.

Ogni epoca ha avuto i propri tessuti-feticci: la seta per gli anni Venti, la pelle e il cuoio per gli anni Cinquanta, la plastica per gli anni Sessanta, fino al materiale traslucido e attillato per eccellenza, il PVC. Il fetish è legato anche al piacere di vestirsi e di toccare un capo in materiali particolari come pelle, latex o gomma, e la stessa cosa vale per i capi intimi, i corsetti, le calze, i guanti e gli stivali dal tacco alto.

Donna sdraiata con collare a fiocco e catena, ritratto fetish in bianco e nero

Cosa significa fetish?

Fetish vuol dire che la meta del desiderio si sposta dalla persona a un suo sostituto: una parte del corpo che non è genitale (piedi, glutei, bocca, capelli), un materiale, un capo indossato, un odore, un gesto. La parola arriva dal portoghese feitiço, l’oggetto a cui si attribuisce un potere; nel sesso il potere è quello di accendere, e funziona anche quando la persona che quel capo lo indossa non c’entra niente.

Fetish o preferenza: dove sta il confine

Il confine si misura sul peso che quel dettaglio ha nella scena. Chi ha una preferenza sta meglio se il dettaglio c’è e sta bene lo stesso se manca. Nel feticismo il feticcio diventa la condizione: senza, l’eccitazione fatica a partire o non parte affatto. In mezzo c’è una fascia larga, dove il dettaglio non serve sempre ma quando c’è cambia il livello della serata, ed è la fascia in cui sta la maggior parte delle persone.

Questo spiega perché quasi nessuno si riconosce nella parola “feticista” anche quando un fetish ce l’ha: la parola suona clinica, e chi la sente pensa a un caso limite invece che a una calza.

Fetish, feticismo, kink e parafilia: che differenza c’è?

Fetish e feticismo indicano la stessa cosa: il primo è l’inglese entrato nell’uso comune, il secondo è il termine italiano dei manuali. Fra le due parole cambia solo il registro. Le altre due parole, invece, sono di taglia diversa.

Kink è l’ombrello più largo: comprende tutto quello che sta fuori dallo schema abituale, feticismo incluso, e comprende anche pratiche che con un oggetto non c’entrano niente. Parafilia è invece il termine clinico, e descrive un interesse sessuale che non passa dalla stimolazione con un partner adulto consenziente: è una categoria descrittiva, e da sola non dice niente sulla salute di chi la vive. Il DSM-5, il manuale di riferimento della psichiatria americana uscito da più di 10 anni, ne elenca otto in capitoli dedicati e distingue in modo netto la parafilia dal disturbo parafilico, che si nomina solo se la persona ne soffre oppure se qualcuno viene coinvolto senza il suo consenso. Le quattro parole sono confrontate una per una in kink, BDSM, fetish e feticismo.

Quali sono i fetish più comuni?

I fetish si classificano per quello su cui si concentrano: una parte del corpo, un materiale, un capo, un gesto, un odore. Qui sotto ci sono quelli che ricorrono più spesso, con il nome tecnico dove esiste e con quello che cerca davvero chi li vive, che quasi mai coincide con l’idea che se ne fa chi guarda da fuori.

Oggetti e parti del corpo sono due famiglie diverse

Quando il centro è un oggetto, per esempio una calza, un guanto o uno stivale, si parla di feticismo in senso stretto: l’oggetto funziona anche da solo. Quando invece il centro è una parte del corpo non genitale, come piedi, mani, collo o capelli, si parla di parzialismo, e la persona serve. Molti fetish stanno a cavallo delle due famiglie, ed è il motivo per cui il piede e la scarpa finiscono quasi sempre insieme.

Fetish Su cosa si concentra Come si vive di solito
Piedi (podofilia) Piedi nudi, calze, scarpe appena sfilate Guardare, baciare, massaggiare, farsi masturbare con i piedi: è il footjob.
Scarpe e tacchi Il tacco a spillo, lo stivale, il piede dentro la scarpa Farsi camminare addosso (trampling), oppure il dangling, il piede che dondola dentro la scarpa mezza sfilata.
Lingerie e calze Pizzo, seta, autoreggenti, corsetti Indossarla, vederla addosso all’altro, tenerla addosso durante il sesso.
Latex, pelle, PVC Il materiale a contatto con la pelle Capi aderenti, guanti, catsuit. È il filone più vicino al BDSM.
Collari e guinzagli L’oggetto, e il gesto di allacciarlo Segna un ruolo dentro la scena, quasi sempre in coppia fissa: come si sceglie un collare.
Uniformi e travestimento Divise, ruoli, costumi Si concorda prima chi fa cosa, ed è il gioco di ruolo dom/sub.
Solletico (tickling) Punti sensibili, piume, dita leggere Gioco leggero che alterna risata e tensione, spesso con le mani legate.
Sculacciata (spanking) Il colpo, e l’attesa fra un colpo e l’altro Solo sulla parte carnosa dei glutei, con intensità che sale piano: tecnica e zone sicure.
Facesitting Il peso e il contatto ravvicinato Ci si siede sul viso dell’altro, con o senza contatto orale: come si fa.
Guardare, essere guardati Lo sguardo, la finestra, lo specchio Il voyeurismo da una parte, l’esibizionismo dall’altra.
Odori e capelli Il profumo naturale della pelle, i capelli Annusare, affondare il viso, toccare. È il fetish di cui si parla meno fra quelli davvero diffusi.

Quasi nessuno ne ha uno solo, e quasi nessuno lo vive sempre allo stesso modo: c’è chi lo tira fuori una sera ogni tanto e chi ci costruisce sopra tutta la scena.

Come si dice al partner che si ha un fetish?

Quasi nessuno si blocca sulla pratica: si blocca sulla prima frase da dire. Chi ha un fetish di solito ci convive per anni prima di nominarlo e si aspetta una faccia schifata che quasi mai arriva. Cinque passaggi rendono la conversazione molto più semplice di come ve la immaginate, e valgono come tutte le altre cose che si negoziano dentro la vita sessuale di una coppia.

  1. Parlatene fuori dal letto. A tavola, in macchina, a luci accese. Dentro la scena la richiesta pesa il doppio e chi ascolta si sente messo alle strette.
  2. Dite l’immagine, non l’etichetta. “Mi piace quando tieni le calze” arriva molto meglio di “ho un feticismo per le calze”: la seconda suona come una diagnosi, la prima come un desiderio.
  3. Partite dal pezzo più piccolo. Un capo indossato, un accessorio, un gesto. Non serve mettere in scena tutto subito, e quasi tutti i fetish funzionano benissimo in dosi minime, e 20 minuti dentro una serata normale valgono più di una messinscena intera fatta male.
  4. Mettetevi d’accordo su come si ferma. Una parola sola che vuol dire “smetto adesso” e non si discute. Vale soprattutto per chi il fetish non ce l’ha e accetta di provarlo.
  5. Parlatene anche dopo. Cosa ha funzionato, cosa no, cosa si rifarebbe. È il passaggio che decide se ci sarà una seconda volta.

Se il vostro fetish passa dai tessuti o dagli accessori, la parte pratica costa poco. Su MySecretCase la lingerie copre il capitolo di pizzo, seta e calze, mentre la sezione bondage tiene collari, manette e bende.

Se il partner dice di no

Il rifiuto è un esito possibile e non chiude niente. Un partner può accettare di indossare una cosa e non volerne sapere di un’altra, e la coppia regge lo stesso finché nessuno dei due finge. Quello che logora davvero è il sì detto per accontentare, che dopo due volte si vede.

Quando il fetish è la condizione e non un extra

Il caso delicato è l’altro, cioè quando senza il feticcio il sesso non parte affatto. Lì la domanda si sposta su come si costruisce il resto dell’intimità: si concorda una quota di serate in cui il feticcio c’è e altre in cui si cerca altro, e se quella quota non si trova conviene parlarne con un sessuologo prima che diventi un silenzio.

Quando un fetish diventa un problema?

Quasi mai. Un interesse sessuale particolare non è un disturbo per definizione, e il fatto che sia raro non lo rende malato: i segnali che meritano attenzione sono tre, e nessuno dei tre riguarda il contenuto del fetish.

  • Sofferenza vera. La persona sta male per il proprio desiderio, lo vive con vergogna costante, ci pensa molto più di quanto vorrebbe.
  • La vita che si restringe. Il fetish si mangia tempo, soldi o relazioni, e quello che c’era intorno si assottiglia.
  • Qualcuno che non ha detto sì. Qui non è una questione di grado: un fetish che ha bisogno di una persona che non è d’accordo, o che non può esserlo, non è una preferenza da negoziare.

Fuori da questi tre casi un fetish è un dettaglio del desiderio come tanti altri. Se invece uno dei tre c’è, la strada è parlarne con un sessuologo o uno psicoterapeuta, non smettere di parlarne del tutto.

Scena di spanking su un letto, con la mano alzata prima del colpo

BDSM e Bondage

Domande frequenti

Cosa significa fetish?

Fetish vuol dire che la meta del desiderio si sposta dalla persona a un suo sostituto: una parte del corpo non genitale, un materiale, un capo indossato, un odore, un gesto. La parola arriva dal portoghese feitiço, cioè l’oggetto a cui si attribuisce un potere.

Fetish e feticismo sono la stessa cosa?

Sì. Fetish è la parola inglese entrata nell’uso comune, feticismo è il termine italiano che si legge nei manuali: cambia il registro, non il contenuto. Kink e parafilia sono invece due parole più larghe, che comprendono il feticismo insieme ad altro.

Come si capisce se è un fetish o solo un gusto?

Dal peso che ha, non dal contenuto. Chi ha un gusto sta meglio quando il dettaglio c’è e sta bene lo stesso quando manca. Si parla di feticismo quando senza quel dettaglio l’eccitazione fatica a partire o non parte affatto.

Avere un fetish è normale?

Sì, ed è molto più diffuso di quanto si creda: un interesse sessuale particolare non è un disturbo per definizione. I segnali che meritano attenzione sono tre e nessuno riguarda il contenuto: sofferenza vera, vita che si restringe, qualcuno coinvolto senza il suo consenso.

Come si dice al partner che si ha un fetish?

Fuori dal letto e a luci accese, dicendo l’immagine e non l’etichetta: “mi piace quando tieni le calze” arriva meglio di “ho un feticismo”. Poi si parte dal pezzo più piccolo, si concorda una parola per fermarsi e se ne riparla dopo.

Il fetish è una parafilia?

Parafilia è il termine clinico e più largo: descrive un interesse sessuale che non passa dalla stimolazione con un partner adulto consenziente, senza dire niente sulla salute di chi la vive. Il DSM-5 distingue in modo netto la parafilia dal disturbo parafilico, che si nomina solo in caso di sofferenza o di mancato consenso.

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