La durata media di un rapporto sessuale è di 5,4 minuti, con un minimo misurato di 33 secondi e un massimo di 44 minuti. Il numero viene da uno studio pubblicato sul Journal of Sexual Medicine nel 2005, in cui 500 coppie di cinque paesi hanno cronometrato i propri rapporti per quattro settimane. Due precisazioni cambiano tutto: quel tempo misura solo la penetrazione, dall’inizio all’eiaculazione, e i preliminari non sono contati. Ed è una mediana, non un obiettivo.
È venuto presto, prestissimo, e la domanda arriva subito dopo: era sovraeccitato, è stressato, non si masturba da giorni, soffre di eiaculazione precoce? Ma poi, presto quanto? La difficoltà, storicamente, è stata proprio questa: chi è coinvolto o esagera o non sa dire quanto è durato, perché ha di meglio da fare che tenere il cronometro in mano.
Lo studio di riferimento è ancora quello pubblicato nel 2005 sul Journal of Sexual Medicine da Marcel Waldinger e colleghi: 500 coppie reclutate in cinque paesi, Paesi Bassi, Regno Unito, Spagna, Turchia e Stati Uniti, che per quattro settimane hanno cronometrato i propri rapporti. Il cronometro partiva all’inizio della penetrazione e si fermava all’inizio dell’eiaculazione: per “rapporto”, lì dentro, si intende quello e basta.
Le risposte sono state le più disparate, da un minimo di 33 secondi a un massimo di 44 minuti: non esiste una durata “normale”, esiste una distribuzione molto larga la cui mediana è 5,4 minuti. Si dice mediana e non media perché i valori sono sbilanciati verso il basso, e la media aritmetica darebbe un numero che quasi nessuno ha misurato.
Due cose che si danno per scontate, i dati le smentiscono. L’uso del preservativo non ha avuto nessun effetto sulla durata. Sulla circoncisione il confronto è stato fatto escludendo la Turchia, e lì fra uomini circoncisi e non circoncisi la differenza, 6,7 contro 6,0 minuti, non è risultata significativa.
| Che cosa è stato misurato | Il risultato |
|---|---|
| durata mediana della penetrazione | 5,4 minuti |
| il valore più basso e il più alto registrati | da 33 secondi a 44 minuti |
| fascia 18-30 anni | 6,5 minuti |
| oltre i 51 anni | 4,3 minuti |
| Turchia, il paese con la mediana più bassa | 3,7 minuti |
| uso del preservativo | nessun effetto sulla durata |
| circoncisi contro non circoncisi (Turchia esclusa) | 6,7 contro 6,0 minuti, differenza non significativa |
Il tempo fra l’inizio della penetrazione vaginale e l’inizio dell’eiaculazione. In letteratura si chiama IELT, e la scelta di misurare quello ha due conseguenze che quasi nessuno dice quando cita il numero. La prima: i preliminari non ci sono dentro, quindi 5,4 minuti non è la durata di un incontro, è la durata di un pezzo.
La seconda riguarda chi è stato misurato. Nello studio gli uomini arruolati erano maggiorenni e in una relazione eterosessuale stabile da almeno sei mesi, con rapporti regolari, e non sono stati selezionati in base a eventuali difficoltà. Vuol dire che quel numero non dice niente sul sesso anale, sul sesso orale, sui rapporti fra persone dello stesso sesso e su chi non ha una relazione stabile. È una misura precisa di una cosa sola.
Con l’età, ed è una delle cose che quello studio misura meglio. La mediana passa da 6,5 minuti nella fascia 18-30 anni a 4,3 minuti sopra i 51, e la differenza è statisticamente significativa. Non è stata misurata invece la durata della relazione, quindi dire che le coppie di lunga data hanno rapporti più brevi è una cosa che quei dati non possono sostenere.
Sul paese la fonte è altrettanto precisa, e anche qui conviene non arrotondare. La Turchia ha la mediana più bassa, 3,7 minuti, diversa in modo significativo da quella di ciascuno degli altri quattro paesi, che erano Paesi Bassi, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti. Un valore unico per quei quattro, però, lo studio non lo dà: metterlo vorrebbe dire inventarlo.
Gli stessi autori se lo sono chiesto, e nel 2005 hanno pubblicato una proposta di definizione costruita su quei dati, non su un’opinione. Prendendo i percentili più bassi della distribuzione di 491 uomini non selezionati, il valore sotto cui sta lo 0,5% delle misure è 0,9 minuti, e quello sotto cui sta il 2,5% è 1,3 minuti.
Due cose, però, prima di prendere il cronometro. La prima è che quelle soglie nascono dalla statistica e non dicono come si sta: gli autori stessi scrivono che la gravità va definita in base ai problemi psicologici associati. La seconda è che chi si riconosce in quei numeri ha davanti una cosa trattabile, e il posto dove parlarne è lo studio di chi se ne occupa: ne abbiamo scritto nella pagina sull’eiaculazione precoce.
Dal punto di vista della riproduzione la durata non serve: bastano i pochi secondi necessari a eiaculare. Se ci teniamo lo stesso, è per ragioni che con la biologia c’entrano poco e con le aspettative c’entrano molto. La durata è l’unica cosa del sesso che si può contare, e per questo è diventata il metro con cui si giudica tutto il resto, anche quando non misura niente di quello che conta.
C’è poi una cosa che il cronometro non vede. L’orgasmo di chi riceve la penetrazione è molto meno automatico di quello di chi la fa, e per arrivarci servono tempo, attenzione, atmosfera e la giusta disposizione d’animo: sono le stesse cose che la fretta toglie per prime. Allungare la penetrazione senza cambiare altro, quindi, può non spostare niente, e ne abbiamo parlato anche nella pagina sull’orgasmo e su quanto la testa ci metta del suo.
Diciamo quindi che non c’è una durata giusta per la scienza, ma per il piacere sì: è quella che basta a darlo a tutte le persone coinvolte. Siano 5 minuti o 50.
In parte sì, ma la domanda giusta è un’altra: allungare quale pezzo. Il tempo misurato dallo studio è solo la penetrazione, e per molte persone non è il pezzo che porta all’orgasmo. Intervenire solo lì sposta poco, ed è il motivo per cui le coppie che si lamentano della durata spesso risolvono cambiando tutto il resto.
Poco più di cinque minuti, se per rapporto si intende la sola penetrazione. È la mediana misurata col cronometro su 500 coppie di cinque paesi, pubblicata sul Journal of Sexual Medicine nel 2005: 5,4 minuti, con un minimo di 33 secondi e un massimo di 44 minuti. I preliminari, in quel numero, non sono contati.
Il tempo fra l’inizio della penetrazione vaginale e l’inizio dell’eiaculazione, quello che in letteratura si chiama IELT. Non comprende i preliminari, non comprende il sesso orale e non riguarda il sesso anale né i rapporti fra persone dello stesso sesso: nello studio le coppie erano eterosessuali e stabili da almeno sei mesi.
Sì, e scende. Nello stesso studio la mediana passa da 6,5 minuti nella fascia 18-30 anni a 4,3 minuti sopra i 51, con una differenza statisticamente significativa. È il contrario di quello che molti si aspettano, e non dipende da quanto è lunga la relazione: la variabile misurata è l’età.
I dati dicono di no. Nello studio sui cinque paesi la durata mediana non è risultata influenzata dall’uso del preservativo. Lo stesso vale per la circoncisione: confrontando uomini circoncisi e non circoncisi, esclusa la Turchia, la differenza fra 6,7 e 6,0 minuti non è risultata significativa.
Gli stessi autori, in un secondo lavoro del 2005, hanno proposto una soglia a partire dai dati: sotto 1 minuto si parla di eiaculazione precoce «definita», fra 1 e 1,5 minuti di eiaculazione precoce «probabile». Sono i percentili più bassi di quella distribuzione, non un giudizio sulla prestazione.
Perché quella distribuzione è molto asimmetrica: i valori misurati vanno da 33 secondi a 44 minuti, quindi la maggior parte delle persone sta lontana dalla mediana in un verso o nell’altro. Un numero che descrive mezzo mondo non descrive nessuno in particolare, e non è una soglia da raggiungere.
Non automaticamente. La penetrazione è una parte di quello che succede a letto, e per molte persone non è la parte che porta all’orgasmo: allungarla senza cambiare altro sposta poco. Quello che cambia il risultato è il tempo dedicato a tutto il resto, dove il cronometro non misura niente.