Soffro di endometriosi, vulvodinia e fibromialgia, patologie cosiddette invisibili ma con un ampio corteo di sintomi, tra cui il dolore e la stanchezza cronica, che hanno anche un forte impatto sulla salute sessuale.
Sì.
Imprevedibile, gioiosa, appagante.
Massì, dai.
Penso che a rendermi desiderabile non sia tanto una parte del corpo, ma l’entusiasmo e l’allegria che ci metto, però mio marito mi suggerisce di rispondere “le labbra e il sedere”.
Premessa, io e mio marito stiamo insieme da 14 anni, per cui non è banale mantenere viva la passione. Però ci piacciamo molto, ci stuzzichiamo durante la giornata, cerchiamo spesso un contatto fisico non sessuale (abbracci, baci, carezze) e ci scambiamo parole affettuose e di apprezzamento reciproco. C’è molta complicità ben al di là della “camera da letto”.
Sì, lui apprezza, però poi li cancella perché non si sente tranquillo nel tenere foto “osé” sul telefono.
Sicuramente baciare! Mi mette subito dell’umore giusto e lo trovo sempre un gesto intimo, rassicurante ed eccitante insieme. Da un punto di vista più “tecnico”, diciamo, la lubrificazione (naturale o con appositi prodotti) non può mai mancare, rende tutto più facile e attenua eventuali fastidi.
No, perché ho una relazione molto solida che mi fa sentire tranquilla e a mio agio.
Nel mio caso direi che è più una scelta obbligata in base all’intensità dei sintomi, per cui metterei per prima la masturbazione (in solitaria e non), poi il sesso orale e infine la penetrazione. È anche piacevole prestare attenzione ad altre parti del corpo che non siano i genitali (non solo quando questi sono off limits, ma proprio in generale), ad esempio collo, schiena e seno mi danno grandi soddisfazioni.
No, non ne ho sentito il bisogno.
Con il partner, ma soprattutto con le amiche, specie quelle che vivono la mia stessa condizione. È un sollievo poter parlare con chi ti capisce al volo ed è anche divertente confrontarsi, chessò, sul miglior lubrificante in circolazione per mucose sensibili. Paradossalmente ne parlo molto di più ora rispetto al passato.
Ecco, sì, entrambe le cose purtroppo. A questo punto della mia vita ho riscoperto il piacere di pratiche intime non sessuali, come accoccolarsi tutti nudi sotto le coperte (o senza se fa caldo).
Sì, dolori/fastidi permettendo.
Sì, anche se devo sceglierli con grande attenzione (ad esempio, non vado molto d’accordo con la vibrazione).
Più che l’anatomia di per sé, sono le zone di dolore/fastidio che mi fanno propendere per una pratica anziché un’altra. Tipo battaglia navale al contrario, dove devi evitare di “affondare” i punti di maggior disagio. A volte può essere un po’ snervante.
Cerchiamo di sdrammatizzare, senza sottovalutare la situazione, può capitare che mio marito mi chieda “E oggi la patata come va?” e io parto a descrivere tutto nel dettaglio.
Probabilmente i fattori età (ho 38 anni) e relazione stabile influiscono in modo positivo sulla mia sessualità, sono molto più consapevole di ciò che mi piace e anche dei miei limiti fisici, non sento di dover dimostrare nulla né di dover forzare il mio corpo, sento di essermi abbastanza riappacificata con esso. A volte mi piacerebbe avere rapporti penetrativi con maggiore frequenza, ma in generale non me ne faccio un cruccio.
Viviamo in una società ancora abilista e credo che uno dei problemi sia legato al modo in cui si viene percepiti dall’esterno, ossia come persone con poco interesse per il sesso, quasi come se il sesso fosse una componente estranea o non necessaria, ma, al netto di coloro che effettivamente non hanno questo interesse (e va bene così), tantissime altre invece ce l’hanno eccome e hanno tutto il diritto di poter essere viste come soggetti desideranti, desiderabili e praticanti! Nel caso delle malattie invisibili e dei sintomi che possono interferire con l’attività sessuale, con le amiche si scherza (ma neanche poi tanto) sul fatto che queste sono un modo efficace per scremare tra chi può diventare un/una potenziale partner (o continuare a esserlo) e chi invece no.
Non so bene come risponderti a questa domanda, credo che la questione si ponga in caso di problematiche che limitano in qualche modo l’autonomia della persona e a quel punto diventa necessario confrontarsi sul tema, magari affidandosi a un aiuto esterno, che però non è il mio caso specifico. In generale, penso che ci guadagneremmo tutti a parlare di sessualità in modo più aperto e inclusivo, non c’è nulla di cui vergognarsi.
Sono assolutamente a favore! Non so bene come siamo messi, ma spero che questa figura abbia presto il giusto riconoscimento.