Ginevra, o @_giiin su Instagram, ci parla della sua relazione con una malattia cronica e il suo desiderio di vivere la propria sessualità ed emotività anche facendo i conti con questa condizione.
Ho una malattia cronica ed invalidante, inoltre vivo una condizione di disabilità ancora sconosciuta ai medici che mi blocca completamente la gamba.
La mia sessualità potrebbe essere descritta con due parole: fluida e arcobaleno.
Parlo sempre di sesso, o meglio di sessualità. Non racconto i miei rapporti o la mia intimità quindi la mia disabilità non ha cambiato il mio modo di fare attivismo. Fare attivismo e non essere inclusivi, a mio parere, non può essere considerato attivismo. Escludere la disabilità dalla sessualità è un comportamento abilista e quindi lontano dall’attivismo.
Spesso il rapporto è seguito da svenimenti o sonni profondi. Il dolore è una costante nella mia vita è peggiora durante i rapporti.
Il mio dolore nasce dalla zona pelvica. Considerando che anche il piacere parte da qui, ogni mio rapporto è un insieme di piacere e dolore, un ossimoro con cui convivo.
I tabú sulle persone disabili esistono in ogni aspetto della vita. Si pensa che non siano più persone ma solo disabili, oggetti di cui prendersi cura. Non è affatto così, le persone disabili sono persone, hanno una vita più o meno attiva ma questo dipende da un insieme di fattori e non dalla loro condizione. Questo principio è valido anche se vogliamo parlare solo di sessualità.
Sarebbe fondamentale avere una figura come l’assistente sessuale, a prescindere dalla condizione che le persone stiano vivendo ma finché viviamo in una società così chiusa di mente, in cui la sessualità è qualcosa di estremamente sbagliato, questa figura sarà sicuramente esclusa e ghettizzata.