Il dirty talking è l’uso della voce durante il sesso: frasi erotiche dette a letto e messaggi mandati prima, per dire cosa si vuole e sentirselo dire. Non servono per forza le parolacce, e chi recita una parte si sente a un provino, non a letto. Le frasi che fanno effetto sono corte, dette piano e vere. Chiamatelo come volete: frasi piccanti, messaggi sexy, pensieri erotici, discorsi provocanti. È sempre la stessa cosa, cioè usare le parole per eccitare chi avete davanti. Qui sotto trovate come cominciare se non l’avete mai fatto, ventiquattro frasi divise per livello, come si scrivono i messaggi senza fare danni, e le poche cose da non dire mai.

Non fingetevi qualcun altro
Sarà una banalità, ma è bene ribadirlo: in nessun aspetto della sessualità, e quindi nemmeno nel dirty talking, ha senso forzarsi e fingersi diversi da quello che si è. Il rischio è sentirsi ridicoli e fuori posto, e chi ascolta se ne accorge subito. Quindi, se non vi verrebbe mai in mente di dire “sculacciami”, non ditelo, anche se sulla carta sembra una frase molto eccitante. Il metro è semplice: se una frase vi fa ridere mentre la pensate, a voce alta farà lo stesso effetto. E se è la prima volta in assoluto, di cose da dirsi prima ce ne sono altre, e vengono molto prima di un messaggio erotico. Vale anche per le parole: chi non dice mai una parolaccia non diventa credibile cominciando a letto, e nella vita sessuale di coppia conta molto di più essere se stessi che sembrare esperti.
Come si comincia, se non l’avete mai fatto?
Si comincia dal suono, non dalle frasi. Se né voi né la persona con cui state siete abituati a parlare a letto, il primo passo è smettere di trattenere i gemiti: il respiro rumoroso è già dirty talking e non chiede coraggio. Il secondo sono le tre parole che funzionano sempre, “ancora”, “non smettere”, “sì, così”. Da lì in poi si aggiunge una frase per volta, e in genere bastano 2 o 3 occasioni per non sentirsi più in imbarazzo. Il ritmo giusto è lento: una frase ogni tanto, lasciando respirare quella di prima. Parlare a raffica fa l’effetto contrario.
Un aiuto che vale più di qualsiasi elenco: la prima volta fatelo al buio, o alle spalle dell’altra persona, o al telefono, magari durante i preliminari invece che nel pieno del rapporto. Non vedersi in faccia toglie metà dell’imbarazzo, e il resto passa da solo. E se scappa da ridere non è un disastro: si ride, e si riprende.
Come si chiede di ricevere ordini?
Chiedere ordini è la scorciatoia di chi non se la sente di guidare. Si gira la domanda all’altra persona e si lascia che sia lei a riempire il silenzio: “dimmi cosa vuoi che faccia”, “dove lo vuoi?”, “così o più piano?”. Chi risponde esprime un desiderio che magari non aveva mai detto, e chi ha chiesto sa esattamente cosa fare senza doversi inventare niente.
Funziona benissimo nel mezzo di qualcosa: durante il sesso orale, per esempio, chiedere se andare avanti così o passare alla penetrazione è insieme una frase erotica e una domanda di consenso. Le due cose stanno nella stessa riga, ed è esattamente il motivo per cui questa è la mossa da cui conviene partire.
Dite che cosa vi piace, con precisione
“Continua a toccarmi così”, “impazzisco quando mi baci lì”, “mi piace il tuo sedere”: dire ad alta voce che cosa vi piace dell’altra persona e di quello che sta facendo è la categoria di frasi che rende di più. Da una parte fa piacere sentirselo dire, dall’altra funziona come istruzione, perché quel gesto verrà rifatto. Più siete precisi, meglio funziona: “più piano” e “più a sinistra” valgono dieci complimenti generici. Se non sapete come si chiama quello che vi piace, i nomi giusti stanno nella mappa delle zone erogene femminili e, per il corpo maschile, nella guida al punto G maschile.
Quali frasi erotiche dire a letto? 24 esempi per livello
Le frasi che funzionano sono corte e dicono una cosa sola. Qui sotto ce ne sono 24, divise in tre livelli: si parte dal primo anche se ci si sente sicuri, perché il livello lo deve seguire anche chi ascolta. Sono scritte al maschile o al femminile dove serve, ma valgono uguale a prescindere dal genere di chi le dice e di chi le riceve. Metà delle ricerche su questo argomento chiede frasi hot da dire a lui e metà chiede frasi da dire a lei: la differenza però non passa di lì, perché quello che un uomo o una donna vogliono sentirsi dire dipende dalla persona, non dal genere. L’unico modo di saperlo resta chiederlo.
Una cosa da togliere di mezzo subito: le frasi porno dei film non funzionano quasi mai nella vita vera, perché sono scritte per chi guarda e non per chi le riceve. I dialoghi di quei film sono scritti per essere guardati. Chi cerca “dirty talks esempi” sperando in un copione da imparare a memoria di solito resta deluso, e per fortuna: una frase arrapante letta da qualche parte smette di esserlo appena la si recita, e si sente a 10 metri di distanza.
Livello 1: per rompere il silenzio
- “Sì, così.”
- “Non ti fermare.”
- “Ancora.”
- “Più piano.”
- “Mi piace quando fai così.”
- “Ti voglio.”
- “Mi fai impazzire.”
- “Sei bellissima così.”
Livello 2: quando il silenzio è già rotto
- “Dimmi cosa vuoi che ti faccia.”
- “Guardami mentre lo fai.”
- “Voglio sentirti.”
- “Non ho smesso di pensarci da stamattina.”
- “Fammi vedere come ti tocchi.”
- “Sto per venire, dimmi di aspettare.”
- “Vorrei che non finisse.”
- “Posso andare avanti così?”
Livello 3: esplicito, con chi lo vuole
- “Non ti muovere.”
- “Adesso decido io.”
- “Voglio la tua bocca.”
- “Dimmi quando stai per venire.”
- “Voglio che vieni così.”
- “Scopami.”
- “Sei mia finché lo vuoi.”
- “Chiedimelo.”
Il livello 3 è anche quello in cui compaiono gli insulti da gioco, dal più leggero al più pesante. Quelli non si improvvisano: si chiede prima, fuori dal letto, quali parole piace sentirsi dire e quali no. Una parola sbagliata detta al momento giusto può rovinare la serata e qualcosa di più, e non c’è modo di saperlo in anticipo se non chiedendo.
Come si usa l’imperativo senza sembrare ridicoli?
Dare ordini piace a moltissime persone, e piace anche riceverli: sono due lati dello stesso gioco e non dipendono dal genere di nessuno. Se nella vita di tutti i giorni siete tutti “scusa, ti dispiacerebbe”, a letto potete permettervi l’unico modo verbale che serve, l’imperativo. “Continua”, “non ti muovere”, “guardami”, “fallo ancora”: corti, diretti, senza spiegazioni intorno.
Due cose lo rendono credibile invece che buffo. La prima è il volume: un ordine sussurrato pesa molto più di uno gridato. La seconda è che chi comanda deve sapere dove vuole arrivare, quindi si sceglie una cosa sola e si tiene quella, invece di cambiare idea a ogni frase. Se volete portare il gioco più in là, si entra nel territorio del soft bondage, e lì i limiti si concordano prima.
Il tono di voce conta più delle parole
La stessa identica frase cambia effetto a seconda di come esce. La regola è una sola: più in basso e più piano. Una voce bassa, lenta, appoggiata sul respiro fa il lavoro che le parole da sole non fanno, mentre il volume alto e il ritmo veloce spostano tutto verso il comico. Non serve impostare niente: basta parlare vicino all’orecchio, che abbassa la voce da sé.
Se vi sentite impacciati, provate da soli prima: due frasi dette ad alta voce sotto la doccia bastano a capire quali vi suonano naturali e quali no. È lo stesso motivo per cui i messaggi scritti sono un ottimo punto di partenza, perché là il tono lo decidete con calma.
Come si scrivono i messaggi erotici?
I messaggi erotici sono il modo più comodo di cominciare, perché il tono lo decidete con calma e non dovete guardare nessuno in faccia. Valgono le stesse regole del parlato, più una in più: si chiede prima. Un messaggio esplicito che arriva mentre qualcuno è in riunione o a cena con i suoceri può essere la parte migliore del gioco, ma solo se ne avete parlato prima. Senza quell’accordo l’effetto è l’opposto di quello che volevate.
- Chiedete il permesso, una volta sola. Basta un “ti va se ti scrivo delle cose?” per sapere se si può e in che orari. Da lì in poi non serve più chiederlo ogni volta.
- Cominciate dall’attesa, non dall’atto. “Sto pensando a stasera” funziona meglio di qualsiasi descrizione dettagliata, perché lascia il lavoro all’immaginazione di chi legge.
- Scrivete al presente e in prima persona. “Ti sto immaginando mentre…” tiene molto di più di una frase costruita al condizionale.
- Poche righe. Due o tre al massimo, che si leggono in 10 secondi. Il muro di testo è il nemico numero uno del sexting.
- Niente foto con il viso, mai. Se decidete di mandarne, che non ci siano volto, tatuaggi riconoscibili o pezzi di casa vostra. Una volta partita, una foto non torna indietro, e diffonderla senza consenso in Italia è un reato.
- Fermatevi se non risponde. Il silenzio è una risposta. Si riprende un’altra volta, senza farne un caso.
Esempi di messaggi erotici da inviare
Che li chiamiate sms, messaggi hard o dediche seducenti cambia poco. Qualche esempio pronto, dal più leggero al più diretto: “Ho ripensato a ieri per tutta la mattina”. “Stasera vorrei ricominciare da dove ci siamo fermati”. “Ti sto immaginando sopra di me”. “Dimmi cosa vorresti che ti facessi appena entro”. “Non mettere niente sotto, stasera”. Funzionano perché sono specifiche e corte, non perché sono spinte.
Che cosa non dire mai?
Il dirty talking è una delle poche pratiche in cui si può fare un danno senza toccare nessuno. Le cose da evitare sono poche e sono sempre le stesse, e conoscerle in anticipo serve più di qualunque elenco di frasi eccitanti.
- Il corpo dell’altra persona come difetto. Qualsiasi frase su peso, taglia, odore o misure resta in testa molto dopo che il sesso è finito, anche se era detta per ridere.
- I confronti. Nominare qualcun altro, foss’anche in positivo, sposta la scena dove non deve andare.
- Gli insulti non concordati. Le parole che umiliano funzionano solo dentro un accordo preso prima, come succede nel gioco di ruolo. Fuori da quell’accordo sono solo insulti.
- Le frasi che annunciano dolore a sorpresa. “Adesso ti lego”, “ti faccio male”: sono parole che spostano il gioco su un terreno nuovo, e quel terreno si concorda prima, parola di sicurezza compresa. Buttarle lì a metà rapporto per vedere l’effetto che fa è il modo più rapido di farlo finire.
- Le domande a raffica. Tre domande di fila fanno uscire dalla scena chi le riceve. Una ogni tanto è un invito, tre sono un interrogatorio.
Come si concorda prima
La conversazione si fa vestiti e fuori dal letto, e dura cinque minuti: quali parole si possono usare, quali no, e come si dice basta. E vale in tutte e due le direzioni: se vi state forzando a dire cose che non vi appartengono, smettete e ditelo. Interrompere a metà è sempre ammesso, e una frase come “questa cosa non fa per me, torniamo a prima” non rovina niente. Rovina molto di più andare avanti stringendo i denti.
| Livello | Che cosa si dice | Quando funziona |
|---|---|---|
| 1. Suono | Gemiti, respiro, “sì”, “ancora” | Sempre. È il punto di partenza anche per chi è pratico |
| 2. Istruzioni | “più piano”, “più a sinistra”, “continua così” | Quando si vuole qualcosa di preciso e non si sa come chiederlo |
| 3. Complimenti | “mi piace quando fai così”, “mi fai impazzire” | Con chi è in imbarazzo: abbassa la tensione invece di alzarla |
| 4. Domande | “dimmi cosa vuoi”, “così o più piano?” | Quando non ve la sentite di guidare: guida l’altra persona |
| 5. Ordini | “non ti muovere”, “guardami”, “fallo ancora” | Quando avete già in mente dove volete arrivare |
| 6. Esplicito | Parole dirette sul sesso, insulti da gioco | Solo dopo che avete concordato fuori dal letto quali parole si possono usare |
Domande frequenti
È l’uso della voce durante il sesso: dire ad alta voce cosa si vuole, cosa piace e cosa si sta immaginando, a letto o per messaggio. Non coincide con le parolacce: la maggior parte delle frasi che funzionano sono istruzioni (“più piano”) o complimenti precisi (“mi piace quando fai così”), dette piano e con poche parole.
Si parte da “sì, così”, “non ti fermare”, “ancora”, “più piano”. Poi si passa alle frasi che chiedono (“dimmi cosa vuoi che ti faccia”, “guardami mentre lo fai”) e infine agli ordini corti (“non ti muovere”, “adesso decido io”). Le frasi lunghe e costruite non funzionano quasi mai.
Corti, al presente, in prima persona, due o tre righe al massimo. “Ho ripensato a ieri per tutta la mattina” rende più di una descrizione dettagliata, perché lavora sull’attesa. Prima si chiede una volta se si possono mandare e in che orari, e le foto, se proprio, non devono contenere volto né dettagli riconoscibili.
Al buio, alle spalle dell’altra persona o al telefono: non vedersi in faccia toglie metà dell’imbarazzo. Si comincia smettendo di trattenere i gemiti, che sono già dirty talking, e si aggiunge una frase per volta. Due o tre occasioni bastano quasi sempre a non sentirsi più a disagio.
Le frasi migliori qui sono domande, perché chi è sopra ha bisogno di indicazioni e chi è sotto ha la bocca occupata. “Così va bene?”, “vuoi che continui o passiamo ad altro?”, “dimmi quando”. Chi riceve può limitarsi a dirigere con poche parole: “più piano”, “non cambiare”, “non ti fermare adesso”.
Sì, e non serve una spiegazione. Una frase come “questa cosa non fa per me, torniamo a prima” chiude il gioco verbale senza chiudere il resto. Vale anche al contrario: se una parola vi ha dato fastidio si dice sul momento, perché chi l’ha detta quasi sempre non se n’è accorto.
È il contesto in cui rende di più, perché resta solo la voce o il testo e l’immaginazione fa tutto il lavoro. Al telefono vale la regola del volume basso e del ritmo lento. Per messaggio si scrive poco e si lascia respirare: una riga che arriva alle quattro del pomeriggio pesa più di dieci mandate di fila la sera.
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