Mentiremmo se dicessimo che lavorare in un sexy shop online è come lavorare in qualsiasi altro settore. È oggettivamente divertente e sociologicamente interessante. Poi, certo, lavoriamo come tutti gli altri, con la stessa, se non addirittura maggiore, professionalità, non fosse altro che per affrancarci dall’associazione “scrive di sesso = è una ninfomane”. Però, oh, ne sentiamo di tutti i colori. Se stavate cercando confessioni erotiche nei forum, fra ultimi post e storie inventate di sana pianta, qui ne trovate sette vere, arrivate davvero nella nostra chat. Un Comizi d’Amore in versione servizio clienti.
Ci scrive una donna convinta che il compagno si masturbi perché lei non basta. La sua richiesta è questa: “Avete una gabbia o cintura di castità per il pene così da non potersi toccare in mia assenza?” Le abbiamo risposto che una gabbia non risolve il dubbio che sta sotto, e che invece di rimproverarlo conviene confrontarsi con lui: masturbarsi fa bene alla salute e non è una cosa contro di lei, riguarda lui soltanto. Le abbiamo detto anche che può farlo lei, quando lui non c’è. Non era la risposta che si aspettava, ma era quella sincera.
Questa è la confessione in assoluto più frequente: “Scusi, che sviluppatori per il pene avete? Non che io ne abbia bisogno, però, sa, quel centimetro in più…”. Arriva da uomini di ogni età e da ogni parte d’Italia, quasi sempre con quella premessa che la nega. La risposta che diamo è una sola: la misura conta molto meno di quanto si creda, e chi vuole dare più piacere alla partner ottiene molto di più imparando il cunnilingus che comprando una pompa.
Sono tanti i mariti che vogliono regalare un reggiseno alla moglie e ci chiedono la settima, una taglia che si trova in pochissimi negozi. Dietro la richiesta, quasi sempre, c’è un modo goffo di dire che il corpo di lei gli piace. Il consiglio che diamo è lo stesso ogni volta: chiedere a lei la taglia prima di comprare, perché un capo che non va bene dice l’esatto contrario di quello che si voleva dire.
C’è chi ci scrive per sapere fino a che misura si può arrivare, e la domanda è legittima quanto le altre. La risposta è tecnica: oltre una certa circonferenza servono molto più lubrificante, molta più calma e un materiale morbido, altrimenti il toy finisce nel cassetto dopo la prima volta.
Anche loro, gli amanti nascosti, sono frequentissimi. “Avete un ovetto vibrante telecomandato che sia tanto silenzioso da poter giocare senza che tutti gli altri se ne accorgano?” Tutti gli altri chi? “Eh, gli amici alla tavolata”. Cioè immaginatevi una pizzata post-calcetto o una rimpatriata fra vecchi amici con due che se la raccontano a gesti mentre gli altri parlano di calcio. Quante coppie lo facciano davvero non lo sa nessuno, e chi vi dà una percentuale se l’è inventata: quello che sappiamo è che la domanda ci arriva continuamente, e che in mezzo alla gente conta il silenzio del motore molto più della potenza.
Poi c’è chi non vuole lasciare il nome in nessun modo, al punto di farsi chiamare 3112 o R2D2. Pagare con carta non se ne parla, andrebbe a ritirare il pacco di persona ma il magazzino è lontano, non ha nessuno che possa riceverlo per lui e in ufficio non se ne parla. E tutto per un pacchetto di preservativi che nessuno vedrà: la spedizione è anonima e sul pacco non c’è scritto niente del contenuto.
C’è anche chi non ha una relazione sola da gestire, ma due o tre, e ci scrive perché qualcosa è andato storto: ha pagato con la carta e teme che il movimento si veda, oppure ha mandato il pacco all’indirizzo sbagliato. Le regole che ci dà sono sempre le stesse: chiama lui, non possiamo richiamarlo noi, e per mail non si scrive niente. Chi incontra e perché non ci riguarda, e non stiamo qui a giudicare: ci riguarda che il pacco arrivi dove deve arrivare, e su quello si può quasi sempre fare qualcosa.
Le sette qui sopra non sono le più buffe: sono le più ripetute. Cambiano le parole, il tono e l’accento, ma la richiesta sotto è quasi sempre una delle sette. Messe in tabella si legge meglio che cosa chiedeva davvero chi ci ha scritto.
| La confessione | Che cosa cerca davvero |
|---|---|
| La gabbia di castità | Sapere di bastare |
| Il centimetro in più | Un permesso, non un prodotto |
| La settima di reggiseno | Un modo per parlare del corpo di lei |
| “Il più grande che avete” | Il diritto di dire una preferenza |
| L’ovetto silenzioso | Il brivido senza conseguenze |
| L’ordine senza nome | Non essere scoperto |
| Le tre amanti insieme | Un consiglio pratico, non un giudizio |
Una confessione erotica è il racconto in prima persona di qualcosa che si è fatto, desiderato o soltanto immaginato, detto a qualcuno che non sa chi siete. Non è un genere letterario: è una richiesta di conferma travestita da aneddoto, e per questo finisce quasi sempre dove nessuno vi giudica. Nel nostro caso, in una chat di assistenza: le confessioni sessuali arrivano insieme alle domande sui prodotti, spesso nella stessa riga. Le sette qui sopra sono un campione di quello che ci arriva, e in più di dieci anni di servizio clienti il copione non è cambiato granché.
La differenza sta in chi parla e in che cosa vuole. Nei racconti erotici l’autore costruisce una storia per farvi eccitare, e il patto è dichiarato: è finzione. Nella confessione chi scrive vuole un’altra cosa, cioè sapere se è normale. Il piacere di leggerla viene dopo, ed è un effetto collaterale.
Perché comprare un giocattolo obbliga a dire ad alta voce che cosa si vuole, e spesso è la prima volta che succede. Chi scrive al servizio clienti non chiede solo una misura: chiede il permesso. Aiuta anche il fatto che dall’altra parte ci sia una persona che non conosce, che non incontrerà mai e che non lo racconterà a nessuno, tre condizioni che quasi nessun amico riesce a garantire insieme.
Quelle che si leggono sui forum sono per lo più scritte per essere lette, e si riconoscono: tutto funziona, nessuno si imbarazza, nessuno chiede il prezzo. Le confessioni vere sono più goffe e meno spettacolari, perché contengono un problema pratico da risolvere. Le fantasie più diffuse, quelle vere, sono molto meno spettacolari di quanto i forum lascino credere.
Messe in fila, quasi tutte girano intorno a due cose: le dimensioni e il controllo. Chi vuole la gabbia e chi vuole il centimetro in più stanno facendo la stessa domanda, cioè se bastano. È anche il motivo per cui il marito che chiede la settima farebbe prima a occuparsi del piacere del seno invece che della taglia del reggiseno.
Quasi tutte le confessioni che riceviamo hanno lo stesso finale mancante: chi scrive non l’ha mai detto alla persona con cui dorme. Dirlo è più semplice di quanto sembri, a patto di non trasformarlo in una rivelazione solenne. Cinque passaggi che funzionano, in quest’ordine.
Capita, ed è un’informazione, non un verdetto. Un no su una fantasia specifica quasi mai è un no su di voi: molto spesso è un no su come è stata raccontata. Conviene riprovare dopo qualche settimana partendo da una versione più piccola della stessa cosa, perché nella vita sessuale di coppia le cose si negoziano, non si votano.
Quando il sì arriva, il passaggio delicato è il primo: si comincia con qualcosa di reversibile, che si possa fermare ridendo. Una benda, un ordine sussurrato, un gioco di coppia con le regole già scritte. La regia elaborata viene dopo, se viene.
Alcune sì, molte no. Quelle scritte per essere lette si riconoscono da tre segnali: nessuno si imbarazza, tutto riesce al primo colpo e non compare mai un dettaglio pratico. Le confessioni vere contengono quasi sempre un problema da risolvere, ed è proprio quello a renderle utili a chi legge.
Il patto con chi legge. Il racconto erotico è finzione dichiarata e serve a eccitare; la confessione è in prima persona e serve soprattutto a chi la scrive, che quasi sempre vuole sapere se quello che desidera è normale. Il racconto si costruisce, la confessione si lascia scappare.
Nei forum tematici, nelle rubriche di posta, nelle caselle anonime dei social e, molto più spesso di quanto si creda, nelle chat di assistenza dei negozi online. L’anonimato vero vuole due cose: nessun dato che vi identifichi dentro al testo e un indirizzo che non contenga nome e cognome.
Il rischio esiste e si riduce con la forma. Detta come una domanda e non come una rivelazione, in un momento neutro e accompagnata da un limite chiaro, una fantasia viene accolta quasi sempre. Bastano 2 minuti: è la reazione a caldo che pesa, e a caldo conviene parlare poco.
La richiesta di qualcosa che aumenti le dimensioni, preceduta dalla frase “non che io ne abbia bisogno”. Arriva più di ogni altra e quasi sempre finisce con una risata. Al secondo posto c’è chi vuole sapere se un giocattolo si sente da fuori.
Un nome per la consegna serve sempre, ma non compare fuori dal pacco: la spedizione è anonima, senza riferimenti al contenuto né al mittente. È il motivo per cui chi si fa chiamare R2D2 in chat può stare tranquillo lo stesso.
Perché dirla la rende reale a metà: esce dalla testa e diventa una cosa che esiste fra due persone, senza ancora il rischio di averla fatta. È lo stesso meccanismo per cui si legge la confessione di un altro, cioè riconoscersi in qualcosa che si credeva di essere soli a pensare.
Nei temi sì, nella sostanza no. Gli uomini scrivono quasi sempre di dimensioni e di durata, le donne di come dirlo al partner e di che cosa sia lecito desiderare. In tutti e due i casi la domanda che sta sotto è la stessa, cioè se quello che vogliono è normale. Cambia il modo di chiederlo, non il motivo.
Niente che esca da quella conversazione. Le poche che finiscono in un articolo come questo vengono riscritte senza nomi, senza luoghi e senza dettagli che permettano di risalire a qualcuno: resta la scena, sparisce la persona. È la condizione minima perché qualcuno continui a raccontarle.