Serie molto amate come “Gossip girl” e “Weeds” hanno avuto un forte impatto sulla cultura pop giovanile e, complici loro, il sesso a tre o threesome è diventato un reale argomento di conversazione all’interno della coppia. Quante persone lo facciano davvero lo dice una ricerca dell’Università dell’Indiana pubblicata nel 2017 su PLOS ONE, condotta su un campione rappresentativo di 2.021 adulti statunitensi: l’ha provato almeno una volta il 18% degli uomini e il 10% delle donne, mentre a dire che l’idea è attraente è circa una persona su cinque. Fantasticarci sopra, insomma, resta molto più comune che farlo.
Qui sotto trovate come si organizza davvero: come proporlo senza fare danni, quali configurazioni esistono, dove si trova la terza persona, che cosa si concorda prima e come si gestisce la gelosia il giorno dopo. Per quasi tutti resta una parentesi dentro la monogamia: quello che serve è decidere insieme e tenere al riparo l’intimità che avete costruito in due.
Si organizza parlandone prima. Può nascere anche da un’occasione, certo, ma parlarne con calma è quello che fa la differenza. I passaggi sono tre e conviene prenderli in quest’ordine: capire perché lo si vuole, proporlo al partner senza metterlo con le spalle al muro, scegliere insieme la terza persona. Non sono regole scolpite nella pietra: servono ad arrivarci tutti e tre con la stessa idea in testa.
Prendetela alla larga: “Ho letto un articolo sul sesso a tre, tu che ne pensi?” apre il discorso senza chiedere una risposta sul momento. La terapeuta sessuale Vanessa Marin consiglia di parlarne come di un fatto di costume, non come di una proposta già pronta: così chi ascolta dice quello che pensa davvero invece di difendersi. Se quello che pensa è no, la conversazione finisce lì. Un sì strappato a forza di insistere non è un sì, e in tre si vede subito da come va la serata.
Una paura che torna spesso è questa: e se poi si apre una porta che non si richiude più? Nella maggior parte dei casi non succede, racconta la giornalista Karley Sciortino: il sesso a tre resta un episodio isolato e la coppia va avanti come prima. È una cosa che vale la pena sapere se la paura ce l’avete voi, non una risposta da tirare fuori per convincere il partner.
Parlate dei motivi per cui volete farlo: per realizzare una fantasia che vi portate dietro da tempo? Perché vi sembra semplicemente divertente? Per ravvivare la relazione? Per fare sesso con una persona del vostro stesso genere anche se vi considerate etero? Oppure per provare qualcosa che al partner non va di fare? Il threesome ha più possibilità di funzionare se gli obiettivi sono comuni.
Scegliere la terza persona è il passaggio più delicato. Organizzare un threesome somiglia a organizzare una cena: basta un invito sbagliato e l’atmosfera salta. Secondo la sessuologa Emily Morse la scelta migliore è una persona single del vostro giro con cui non siate ancora troppo in confidenza, che sappia prendere la cosa per quello che è. Parlatene apertamente, dite che cosa avete in mente e lasciate il tempo di pensarci: a decidere è quella persona, e la decisione ha valore solo se arriva a mente lucida, in un momento qualsiasi e non alla fine di una serata passata a bere.
Le sigle che si incontrano più spesso sono due: FFM, cioè due donne e un uomo, e MMF, due uomini e una donna. Accanto a queste ci sono i trii fra persone dello stesso genere e quelli fra tre single, e tutte le combinazioni che nascono quando nel trio ci sono persone bisessuali, pansessuali o non binarie. La sigla dice quali corpi ci sono nella stanza, non chi desidera chi e nemmeno chi comanda: quello si decide parlando.
| Configurazione | Chi c’è | Perché funziona | L’errore tipico |
|---|---|---|---|
| FFM: due donne e un uomo | Due donne e un uomo, in coppia oppure no | È la formula più richiesta e la più facile da proporre, perché quasi sempre parte da una fantasia già dichiarata | Trattare la terza persona come un servizio a domicilio invece che come qualcuno con desideri suoi |
| MMF: due uomini e una donna | Due uomini e una donna, in coppia oppure no | Funziona quando tutti e tre hanno davvero voglia di esserci, e nessuno sta assecondando qualcun altro | Il sì detto per non deludere, che salta fuori a metà serata |
| Tre dello stesso genere | Tre uomini oppure tre donne | Nessuno dei tre è automaticamente “l’ospite”: i ruoli si negoziano da zero | Dare per scontato chi fa cosa perché “si è capito” |
| Tre single | Nessuna coppia dentro il trio | È la condizione con meno gelosia in circolo, perché nessuno ha qualcosa da difendere | Nessuno che tiene le fila, e la serata si sfilaccia |
Se il discorso vi porta più in là di una sera, la mappa delle forme di relazione sta nella nostra guida su monogamia, non monogamia e coppia aperta, e il poliamore è un’altra cosa ancora rispetto a una notte in tre.
Tre strade, in ordine di quanto sono usate: la cerchia di amicizie, le app pensate per le coppie e i locali per scambisti. Nessuna delle tre è la migliore in assoluto: cambia quanto è facile trovare qualcuno e quanto è facile gestire il dopo.
In tutti e tre i casi conviene vedersi prima in un posto pubblico, anche solo per un caffè. Serve a capire se c’è attrazione fra tutti e tre e non solo fra due, che è quasi sempre il motivo per cui un trio non decolla.
Tre, e conviene dirle a voce alta davanti a tutte e tre le persone, prima che qualcuno si spogli: che cosa si fa e che cosa no, come ci si protegge, come si ferma tutto se qualcuno sta male. Il resto della serata si può improvvisare tranquillamente. Queste tre no, e non per rigidità: servono a mettere tutti sulla stessa lunghezza d’onda e a togliere di mezzo i sottintesi.
La coppia arriva con le idee chiare su che cosa fare e che cosa no: penetrazione? Sesso orale? Baci? Dormire insieme? Lasciarlo al caso è il modo più rapido per ritrovarsi una gelosia in mezzo alla scena, del tipo “a lei hai fatto il cunnilingus e a me no” oppure “mi avevi detto che non l’avresti baciata”. Poi però i limiti tornano sul tavolo in tre: chi arriva per ultimo porta i suoi, e i suoi valgono quanto i vostri. Non è un accessorio della vostra serata ma una persona con desideri propri, che può togliere qualcosa dalla lista, aggiungerne, o dire di no a cose che voi davate per scontate.
Come ci si protegge si decide prima, non sul momento: in tre i passaggi si moltiplicano, e ricordarsene a metà serata è più difficile di quanto sembri. Valgono le stesse regole del sesso sicuro di sempre, con qualche passaggio in più. Il preservativo si cambia a ogni cambio di persona e ogni volta che si passa dall’ano alla vagina, quindi conviene una scorta generosa. Per il sesso orale ci sono il dental dam, cioè il quadrato di lattice, o un preservativo tagliato per il lungo. Il coito interrotto qui non serve: dalle infezioni non protegge. E se una delle tre persone preferisce restare sul sesso orale o sulle mani, va benissimo: sta nella lista di prima e non si rinegozia a letto.
Non si improvvisa e non si comincia a letto: scopare in tre riesce quando la serata ha una forma. Questa è la sequenza che riduce di più il rischio che qualcuno si senta escluso o messo da parte, ed è la stessa che raccontano le persone a cui il sesso a tre è andato bene.
Uno solo, ma vero: il sesso a tre apre la coppia a dinamiche nuove di gioco, di inclusione e di messa in discussione, e per molti è la porta verso altre sperimentazioni. Non fa da terapia e non rimette in piedi un rapporto che non funziona: chi ci arriva con quell’aspettativa resta deluso due volte.
Come conferma anche la dottoressa Marin, evitate di pensarci troppo: il threesome è una fantasia che prende corpo, può restare una volta sola o ripetersi, e non merita più peso di così. Gelosie e recriminazioni si riducono al minimo quando nessuno dei tre è impegnato con un altro: tre persone single che si conoscono ma non troppo restano la formula più semplice da gestire.
Prima, non dopo. La gelosia non si spegne con la forza di volontà nel mezzo della scena: si disinnesca decidendo in anticipo che cosa è permesso, e dandosi un modo semplice per fermare tutto senza doversi spiegare.
Ne serve una concordata, la stessa per tutti e tre, che significa stop e basta: chi la dice non deve giustificarsi e nessuno chiede perché in quel momento. È lo stesso strumento che si usa nel BDSM, e funziona per la stessa ragione: toglie a chi sta male il peso di dover trovare le parole giuste.
Il momento delicato arriva quando la serata è finita. Conviene parlarne da soli, il giorno seguente, senza cercare rassicurazioni a caldo la notte stessa: dire che cosa è piaciuto, che cosa ha dato fastidio e se lo rifareste. Se il discorso apre una crepa, quella crepa c’era già, e si lavora sulla vita sessuale di coppia nel suo insieme, non sul trio.
Tre cose non mancano mai, il resto dipende da quello che avete concordato: preservativi in quantità, un buon lubrificante a base acqua e uno a base silicone se è in programma il sesso anale, e qualcosa per bendare gli occhi. Il resto, dai plug ai giochi indossabili, si sceglie in base agli incastri che avete scelto.
A tre gli incastri si fanno più complicati e più interessanti, e conviene partire da quelli che già funzionano in due: la nostra guida alle migliori posizioni del Kamasutra è un buon punto di partenza. Chi viene penetrato può ricevere allo stesso tempo sesso orale o un anilingus da chi ha le mani libere, chi penetra può farsi stimolare da dietro, e la doppia penetrazione ano-vagina serve due persone che penetrano, con o senza strap-on. La penetrazione può anche non esserci mai, e la serata risolversi in sesso orale a turni.
L’attrezzatura di base è sempre la stessa: preservativi, lubrificante ad acqua, lubrificante anale se è in programma l’anale, olio da massaggio o un prodotto commestibile per il corpo. Poi, a seconda di quanto avete concordato: gli accessori bondage, dove la benda sugli occhi è quella che rende di più perché toglie la vista e alza tutto il resto; i plug anali, che stimolano da dietro chiunque li indossi; i vibratori e i succhia clitoride, comodi quando due persone sono occupate e la terza no; lo strap-on, che fa penetrare chiunque, con qualunque anatomia. L’unica cosa che non si salta resta parlarne prima, tutti e tre.
È un rapporto sessuale fra tre persone, chiamato anche threesome o trio. Le configurazioni più diffuse sono due donne con un uomo e due uomini con una donna, ma esistono anche i trii dello stesso genere e quelli fra tre single. Non implica nessun tipo di relazione stabile fra i tre.
Alla larga e senza chiedere una risposta subito: si parte da un articolo letto o da una serie vista, si chiede che cosa ne pensa e si lascia cadere il discorso. Proporlo come una cosa già decisa, o peggio con una persona già in mente, mette il partner con le spalle al muro e chiude la porta. Se la risposta è no, il no vale: insistere non cambia l’idea di nessuno, peggiora solo la conversazione dopo.
Di per sé no, e nemmeno la salva. Nella maggior parte dei casi resta un episodio isolato che non cambia gli equilibri. I problemi arrivano quando uno dei due ha detto sì per non deludere l’altro, oppure quando la serata serviva a rattoppare qualcosa che non funzionava già prima.
Una ricerca dell’Università dell’Indiana pubblicata su PLOS ONE nel 2017, su un campione rappresentativo di 2.021 adulti statunitensi, ha trovato che l’ha fatto almeno una volta il 18% degli uomini e il 10% delle donne. Il desiderio è più diffuso della pratica: a trovare attraente l’idea è circa una persona su cinque.
Preservativo nuovo a ogni cambio di partner, senza eccezioni, perché con tre persone i passaggi si moltiplicano. Serve anche un preservativo nuovo passando dall’anale al vaginale, e un dental dam o un preservativo tagliato per il sesso orale. Il resto lo spiega la nostra guida sulle infezioni sessualmente trasmissibili.
Ci si ferma tutti e tre, non solo la coppia che ha in mano la situazione. Per questo serve una parola di sicurezza decisa prima: chi la dice non deve spiegare niente. Poi si esce dalla stanza, si beve qualcosa e si decide se ricominciare o chiudere lì, che è una conclusione legittima.
Sì, ed è anzi la condizione con meno complicazioni: senza una coppia dentro il trio non c’è nessuno da rassicurare il giorno dopo. Lo svantaggio è che nessuno organizza, quindi conviene che una delle tre persone si prenda il compito di tenere le fila.