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Sesso anale: come proporlo al partner senza insistere

Eleonora Sizzi
Scritto da Eleonora Sizzi
Fianchi di schiena con slip bianchi dipinti a colori e una mano appoggiata

Il sesso anale è praticato molto più di quanto se ne parli. La rilevazione statunitense pubblicata nel 2010 dal Journal of Sexual Medicine, la National Survey of Sexual Health and Behavior, trovava che fra le donne dai 20 ai 24 anni il 40% lo aveva provato almeno una volta, contro percentuali attorno al 15% nelle rilevazioni dei primi anni Novanta. Resta però la pratica di cui si sa meno, e la domanda più cercata su Google è come convincere il proprio o la propria partner. La risposta breve è che non si convince nessuno: si parla, si propone, e si accetta quello che arriva.

Fianchi di schiena con slip bianchi dipinti a colori e una mano appoggiata

Convincere non è il verbo giusto

Chi cerca come convincere il proprio o la propria partner a provare di solito vuole una cosa legittima, cioè arrivarci insieme. Il punto è che se serve convincere, la risposta è già arrivata, e insistere è il modo più sicuro per chiudere la porta per sempre. Quello che funziona è un’altra cosa: capire da cosa nasce il no, che quasi mai è disgusto e quasi sempre è paura del dolore.

È una paura ragionevole, perché fatto male fa male davvero. E si smonta con i fatti, non con la persuasione: l’ano non si lubrifica da solo, quindi il lubrificante non è un accessorio ma la condizione perché non faccia male; il muscolo si apre in qualche minuto, non in qualche secondo; e chi riceve tiene il comando dall’inizio alla fine, compreso il diritto di fermare tutto senza spiegazioni. I fatti però non bastano da soli: servono anche il dialogo su che cosa piace e su quali sono i limiti di ciascuno, e un no che resta un no, da rispettare e non da plasmare.

  1. Chiedi al partner che cosa lo spaventa, e ascolta senza interrompere. Nove volte su dieci è il dolore, non l’idea.
  2. Proponi di arrivare alla penetrazione per gradi: prima l’esplorazione con le dita, poi eventualmente un plug piccolo, senza che sia inteso come l’anticamera di altro.
  3. Metti in chiaro chi comanda. Chi riceve decide ritmo, profondità e fine. Chi pratica esegue.
  4. Concordate una parola per fermarsi, e usala davvero la prima volta che serve: è quella che costruisce la fiducia per la seconda.
  5. Se la risposta resta no, resta no. Non è una tappa obbligata di nessun rapporto.

Sulla parte pratica, dalla preparazione al primo rapporto, c’è la guida su come prepararsi al sesso anale, e il quadro completo sta nella guida completa al sesso anale.

Momento Che cosa serve L'errore che fa male
Giorni prima Parlarne fuori dal letto, senza chiedere una risposta subito Tirarlo fuori quando siete già a letto
Mezz’ora prima Bagno, unghie corte, lubrificante a portata di mano Improvvisare, cercare una crema qualsiasi nel cassetto e saltare il passaggio in bagno per lavare mani e pene
L’ingresso Solo la punta, ferma, per un minuto buono Spingere per superare la resistenza dello sfintere
Durante Il ritmo lo detta chi riceve, chi spinge esegue Accelerare perché ormai è dentro
Dopo Acqua, calma, e chiedere com’è andata Sparire, oppure chiedere subito quando si rifà

Come se ne parla, senza farne una trattativa?

Se ne parla a luce accesa e fuori dal letto, in un momento in cui non sta succedendo niente e nessuno dei due deve rispondere subito. Si dice che è una cosa che incuriosisce, si chiede che cosa ne pensa, e si lascia cadere lì. Chiederlo mentre siete già a letto trasforma la domanda in una richiesta a cui è difficile dire di no, e un sì strappato così dura una volta sola.

La paura più comune è quella del dolore, e non è infondata: fatto in fretta fa male davvero. Il disgusto c’entra molto meno di quanto si creda, e per questo le informazioni valgono più della persuasione. L’ano non si lubrifica da solo, quindi il lubrificante anale non è un accessorio ma la condizione perché non faccia male; il muscolo si apre in qualche minuto e non in qualche secondo; e se c’è il sospetto di emorroidi o ragadi se ne parla prima, non dopo.

Le cose che non funzionano

Insistere, tornarci sopra a ogni occasione, offendersi per il no, oppure provarci di nascosto sperando che passi inosservato. Questa è la ragione per cui molte persone non ci riprovano più: non il dolore della prima volta, ma il fatto di essersi sentite messe alle strette. Vale la pena aggiungere che la stessa cosa capita agli uomini, e che la stimolazione anale maschile incontra esattamente gli stessi muri, spesso alimentati dall’omofobia.

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Quali preliminari servono prima del sesso anale?

Servono quelli che fanno rilassare il muscolo, e il muscolo si rilassa quando il resto del corpo sta già bene. Nella pratica vuol dire arrivarci dopo il sesso che già funziona, che sia la penetrazione vaginale, la stimolazione del clitoride o quella del pene, non al posto di quello. Un massaggio aiuta, ma l’olio da massaggio non va usato come lubrificante se ci sono di mezzo un preservativo o un giocattolo in silicone: li rovina. E anche senza preservativo e senza giocattoli, nell’ano non ci va: non è pensato per quella mucosa, resta sulla pelle e la irrita.

Il passaggio prima della penetrazione è esterno e si fa con le dita o con la bocca. L’anilingus è il modo più morbido di cominciare, perché non entra niente. Se dopo un po’ il dito entra senza che il muscolo si chiuda, quello è il segnale. Non lo è invece l’eccitazione del partner: sentire che sta godendo non è un permesso per passare dietro, e anche l’anilingus e le dita nell’ano si concordano a voce, non si improvvisano. Un plug anale piccolo fa lo stesso lavoro in modo più graduale, e per molte persone resta il punto di arrivo invece che un passaggio.

La sorpresa non è un preliminare

Infilare un dito senza dire niente, approfittando del fatto che l’altra persona sta godendo per qualcos’altro, non è una tecnica: è un gesto fatto senza permesso, e basta una volta per chiudere il discorso per anni. Tutto quello che si fa in quella zona si annuncia mezzo secondo prima. Costa una frase.

Come si fa il sesso anale la prima volta?

Con molto più lubrificante di quanto sembri necessario, e con chi riceve in una posizione da cui può allontanarsi. Si entra con la sola punta e ci si ferma lì, senza muoversi, finché lo sfintere non molla da solo: è un minuto che sembra lungo ed è l’unica parte che non si può saltare. Solo dopo si va avanti, poco alla volta, e il ritmo lo detta chi riceve.

Chi spinge esegue, sempre. Se arriva un “fermo” ci si ferma dove si è, senza chiedere perché e senza uscire di scatto. Il dolore non è un passaggio da attraversare: è il segno che serve altro lubrificante, o più tempo, o un altro giorno. Per la parte pratica, dalla preparazione al dopo, c’è la guida su come prepararsi al sesso anale, e la doccia anale spiega che cosa serve davvero per l’igiene e che cosa invece è solo leggenda.

Sfondare e rompere non sono modi di dire

Nel modo in cui se ne parla ricorrono verbi come sfondare e rompere, e vale la pena prenderli alla lettera: quello descritto è esattamente il gesto che procura una ragade, cioè un taglio che si riapre a ogni evacuazione per settimane. Fra le cause della ragade anale l’Istituto Superiore di Sanità elenca anche i rapporti anali e l’introduzione di oggetti nell’ano. Il desiderio dietro quelle parole è legittimo, la tecnica che suggeriscono fa danni. Un’iniziazione anale che funziona somiglia molto più a una seduzione lenta, ed è fatta di dita, di plug piccoli e di tempo.

Sulle posizioni vale la stessa logica. Farlo da dietro è quello che viene in mente per primo, ed è anche la posizione in cui chi spinge decide tutto. Per la prima volta funziona meglio il contrario, con chi riceve sopra: scende al ritmo che regge, si ferma quando vuole e non deve chiedere il permesso di farlo.

E se è il partner a volerlo?

Capita spesso, e la parola “convincere” lo nasconde: il desiderio nasce altrettanto spesso da chi riceve. Il lavoro allora è lo stesso a parti invertite, cioè dirlo a voce, scegliere il momento e pretendere che chi spinge vada al ritmo di chi riceve. Vale la pena dirlo anche a chi è arrivato qui cercando come fare sesso anale con la propria partner, perché molto spesso manca solo che qualcuno apra l’argomento.

La voglia di riceverlo non ha bisogno di una spiegazione, ma una c’è ed è anatomica: la zona è piena di terminazioni nervose, e attraverso la parete si raggiunge anche la parte interna del clitoride. Vale per tutti i corpi, e gli strumenti sono gli stessi: molto lubrificante, dimensioni piccole all’inizio, e un plug anale per prendere le misure da soli prima di farlo in due.

Domande frequenti

Come si propone il sesso anale al partner?

Non si convince: si propone. Si parla fuori dal letto, si spiega che il dolore si evita con il lubrificante e con il tempo, e si lascia decidere. Se la risposta è no, il discorso finisce lì: insistere è il modo più rapido per non riprovarci mai più.

Si può fare sesso anale senza preparazione?

No, e questo è il punto da cui nascono quasi tutte le brutte esperienze. L’ano non si lubrifica da solo e lo sfintere si apre in qualche minuto: senza lubrificante e senza attesa si creano micro lesioni anche quando sembra che stia andando bene.

Quanto lubrificante serve davvero?

Molto più di quanto sembri, e va rimesso durante. Se ci sono un preservativo o un giocattolo in silicone si usa un lubrificante a base acqua, mentre l’olio da massaggio va tenuto fuori: rovina il lattice e la superficie del silicone.

Perché a molte persone viene voglia di riceverlo?

Perché la zona è piena di terminazioni nervose e, attraverso la parete, si raggiunge anche la parte interna del clitoride. È una voglia comune quanto quella di chi lo propone, e vale la pena dirla a voce invece di aspettare che la proponga qualcun altro.

Serve il clistere prima del sesso anale?

Quasi mai. Per la maggior parte delle persone bastano una doccia e qualche ora di distanza dai pasti pesanti. I lavaggi interni fatti spesso irritano la mucosa e ottengono l’effetto opposto di quello che si cerca.

E se fa male?

Si smette. Il dolore vuol dire che serve altro lubrificante, più tempo o un altro giorno, e stringere i denti è quello che trasforma una prima volta in un no definitivo. Se dopo il rapporto c’è sangue o il fastidio dura giorni, si sente un medico.

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