Coniato nel 2001 da Dan Savage nella sua ormai famosissima rubrica “Savage Love”, il pegging descrive la penetrazione anale dell’uomo attraverso uno strap-on indossato dalla partner. Non è una nicchia di frontiera: lo scambio dei ruoli è entrato stabilmente nelle statistiche del piacere di coppia e l’Italia figura settima nella lista mondiale delle nazioni che praticano di più questo gioco. Se vi state chiedendo cosa succede quando lo portate nella vostra vita di coppia, la risposta breve è: succede tanto, quasi tutto in positivo, purché la testa arrivi prima dell’harness.
Se cercate la guida completa al tema coppia, partite dalla guida pillar sex life di coppia. E se il capitolo anale in generale vi è ancora nuovo, il nostro hub sul sesso anale è la base da cui partire.
Aggiornato luglio 2026 · basato su 95.000+ recensioni certificate MySecretCase.
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Il pegging è la pratica sessuale in cui una donna penetra il partner uomo per via anale usando uno strap-on, cioè un’imbracatura con dildo indossata come fosse un paio di mutandine tecniche. Ha un nome recente ma radici lunghe: la parola serviva a dare un’etichetta neutra a un gioco che le coppie eterosessuali facevano da sempre senza sapere come chiamarlo. È eterosessuale nel senso più letterale, coinvolge un uomo e una donna, e sposta l’asse del piacere maschile dalla penetrazione classica alla stimolazione della prostata.
Il termine “pegging” nasce nel 2001 grazie a Dan Savage, columnist sessuale americano che nella sua rubrica “Savage Love” lanciò un contest tra i lettori per trovare un nome a quella pratica orfana di vocabolario. Vinse “pegging”, da “peg” (piolo, incastro). Prima esisteva la cosa ma non la parola, e questo è un pezzo importante della storia: dare un nome a un desiderio è il primo modo per legittimarlo, portarlo fuori dallo scantinato e discuterlo in coppia senza sentirsi dei marziani.
Il sesso anale generico è un ombrello che copre penetrazioni con dita, plug, pene, dildo, in qualsiasi combinazione. Il pegging è una fetta specifica di quell’ombrello: è la partner donna che agisce, con uno strumento indossato, sul corpo del partner uomo. Cambia chi tiene il ritmo, cambia il tipo di stimolazione ricevuta (la prostata è protagonista assoluta), cambia il carico simbolico. Non è “il sesso anale al contrario”, è un’esperienza a sé, con sensazioni fisiche ed emotive che i due partner non incontrano da nessun’altra parte.
La preparazione al pegging è quasi tutta prima di arrivare in camera. È una conversazione, poi una seconda, poi una terza. È la parte in cui capite se davvero avete voglia entrambi, dove sono le curiosità e dove le resistenze, cosa vi eccita dell’idea e cosa vi mette in imbarazzo. Se saltate questo passaggio e comprate direttamente il kit, il risultato prevedibile è tensione, dolore, e un pezzo di silicone che finisce in fondo al cassetto.
Sfruttate un momento neutro, non a letto e non dopo una discussione. Aprite con la vostra curiosità, non con la sua “mancanza”: “Ho letto una cosa che mi ha incuriosito e volevo capirla con te” funziona molto meglio di “Vorrei provare a farti questo”. Chiedete cosa sa già, cosa lo attira, cosa lo blocca. Se vi trovate voi dall’altra parte a proporre l’idea al partner, ricordate che per molti uomini il primo scoglio è simbolico prima che fisico: la penetrazione ricevuta viene ancora letta come “perdita di controllo” e serve tempo per smontare quell’automatismo.
Il mito più duro a morire è quello dell’orientamento: se un uomo prova piacere dal pegging non diventa gay né lo è di nascosto. L’orientamento sessuale riguarda da chi siete attratti, non quali parti del vostro corpo ricevono piacere. La prostata è una ghiandola presente in tutti gli uomini e stimolarla produce piacere per pura anatomia, non per identità. Il secondo mito è quello del “cedere”: non si cede niente, si aggiunge. Il partner attivo di ieri sera resta lo stesso partner, con un capitolo in più nel repertorio.
Il consenso al pegging non è un “sì” firmato una volta e valido per sempre. È un sì che si rinnova durante tutto il gioco, dalla prima carezza all’ultimo movimento. Concordate prima una safe word chiara, corta, diversa dai vostri no scherzosi del quotidiano. Il classico semaforo funziona: verde tutto bene continua, giallo rallenta o cambia qualcosa, rosso stop immediato senza discussione. La safe word non è una sconfitta della scena, è la garanzia che entrambi possiate lasciarvi andare senza paura.
Un kit da pegging serio ha tre elementi che vanno scelti insieme e non separatamente: harness, dildo e lubrificante. L’errore classico dei principianti è comprare il dildo per primo perché è la parte “sexy” e poi accorgersi che l’imbracatura non lo tiene fermo o che il lubrificante scelto scioglie il silicone. Meglio ragionare come sistema: quale imbracatura si adatta al vostro bacino, quale dildo si aggancia bene a quell’imbracatura, quale lubrificante è compatibile con quel materiale.
Le harness da pegging si dividono in tre grandi famiglie per materiale. L’ecopelle ha la vestibilità classica delle imbracature bondage, si regola con fibbie, dura anni ma va lavata a mano. Il silicone medicale è più morbido sulla pelle, ipoallergenico, si igienizza velocemente e non ha metallo che sfreghi. Il tessuto tecnico tipo neoprene è il più comodo per lunghe sessioni ma trattiene meno umidità. Sul design potete scegliere tra uno o due cinturini: il modello a due cinturini lascia libero il clitoride per una stimolazione parallela mentre penetrate, opzione che vale la pena valutare fin dall’inizio.
La regola d’oro per la prima volta è partire piccoli: 4-5 pollici (circa 10-13 cm) di lunghezza inseribile e diametro sotto i 3,5 cm sono la comfort zone iniziale. Il silicone medicale platinum-cured è il materiale di riferimento, atossico e con la giusta densità. La base deve essere flared, cioè svasata, ampia almeno il doppio del corpo del dildo: è la sicurezza fisica che impedisce risalite dentro il retto. Per il fissaggio all’harness cercate un dildo con base compatibile con l’anello standard (di solito 3,5-4 cm di diametro alla base) o comprate direttamente un set harness + dildo che è già progettato in coppia.
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Esiste una categoria specifica di dildo pensata per essere indossata dall’uomo sopra il proprio pene: sono i dildo hollow (cavi), utili in caso di disfunzione erettile, dopo interventi che compromettono l’erezione o semplicemente quando si vuole aggiungere lunghezza o rigidità. In quel caso il pegging cambia direzione: è lui che penetra lei o loro, ma con un supporto esterno. È un dettaglio importante perché apre la pratica a coppie che pensavano di dover rinunciare alla penetrazione. Se vi interessa capire come si indossa nella pratica, la nostra guida su come si usa lo strap-on lo spiega passo per passo.
La prima volta non è una performance, è un esperimento. L’obiettivo non è “arrivare alla penetrazione completa in venti minuti”, è imparare cosa piace al vostro corpo e a quello del partner. Riservatevi una serata intera senza sveglia il giorno dopo, luci basse, telefoni lontani. Se serve fermarsi a metà e finire in altro modo va benissimo: la prossima volta ripartirete da lì con più fiducia. La prima esperienza di pegging che va male raramente è colpa del kit, quasi sempre è colpa della fretta.
Il warm-up è la parte più importante di tutta la sessione. Trenta minuti minimo tra baci, sesso orale reciproco, masturbazione manuale, e stimolazione anale esterna con le dita (unghie corte, molto lubrificante). Solo quando il partner è chiaramente eccitato, rilassato e ha già ricevuto stimolazione anale confortevole introducete un plug piccolo o un dito lubrificato in profondità. Se avete un plug anale di misura ridotta, questa è la sua serata: aiuta lo sfintere ad abituarsi senza chiedergli lo sforzo di un dildo pieno subito.
Il retto non si lubrifica da sé come la vagina: il lubrificante è obbligatorio, in quantità abbondante e ripetuto durante la sessione. Se il dildo è in silicone (praticamente tutti i dildo pegging di qualità) usate un lubrificante a base acqua denso, formulato per uso anale. I lubrificanti al silicone hanno durata migliore ma sciolgono la superficie dei dildo in silicone e vanno evitati con quel materiale. Applicate una prima dose generosa sul dildo e sull’ano prima di iniziare, poi rabboccate ogni volta che sentite meno scorrevolezza. Non è mai troppo.
Il missionario è troppo intenso emotivamente per debuttare, il doggy style controllato è la scelta più intelligente. Lui a quattro zampe con il torace poggiato su cuscini bassi, voi in ginocchio dietro. Da lì avete controllo pieno sull’angolo di ingresso, sulla profondità e sulla velocità, e potete stimolargli il pene con una mano mentre penetrate. L’angolazione naturale della doggy tende a portare il dildo verso la parete anteriore del retto, dove sta la prostata: senza doverla cercare, spesso la trovate quasi subito.
Una volta che la prima volta è andata bene e la coppia è a suo agio con il gioco, le posizioni si aprono. Ogni angolazione stimola la prostata in modo leggermente diverso e cambia anche il rapporto di potere tra chi penetra e chi riceve. Il ritmo, più che la posizione, è la variabile che fa la differenza tra piacere piatto e orgasmo prostatico vero.
La doggy resta la posizione regina anche oltre la prima volta perché concede alla partner il massimo del controllo e libera entrambe le mani per stimolazioni parallele: pene, testicoli, capezzoli, perineo. Il ritmo consigliato è lungo e lento: spinta profonda, pausa di due secondi contro la prostata, ritiro parziale, nuova spinta. La cadenza rapida da film porno non è la strada per l’orgasmo prostatico, che vuole pressione sostenuta più che frizione.
Quando la coppia è pronta, la missionaria pegging è l’esperienza più intensa dal punto di vista emotivo. Lui sdraiato sulla schiena, cuscino sotto i glutei per alzare il bacino, gambe piegate o poggiate sulle vostre spalle. Voi in ginocchio davanti a lui. La distanza tra i visi è centimetri, gli sguardi si incontrano a ogni movimento, e questo trasforma la scena in qualcosa che nessuna delle vostre penetrazioni classiche ha mai messo sul tavolo: la vulnerabilità totale di lui vista in diretta dai vostri occhi.
Il vero motivo per cui il pegging conquista le coppie che lo provano una prima volta non è il ribaltamento simbolico, è quello che succede al corpo maschile quando la prostata viene stimolata in modo continuo. L’orgasmo prostatico è una specie di elettrocardiogramma diverso: onde più lunghe, più profonde, spesso più intense di quelle dell’orgasmo peniano classico e senza il “crash” post-eiaculazione che chiude tutto in pochi secondi.
La prostata (P-spot) si trova sulla parete anteriore del retto, a circa 5-7 cm dall’ingresso, in direzione dell’ombelico. Al tatto con un dito lubrificato si riconosce come una piccola area bombata, delle dimensioni di una noce, con una consistenza leggermente più solida della parete circostante. Nel pegging non serve “cercarla” manualmente: la geometria della doggy e il diametro standard del dildo la incontrano naturalmente durante le spinte. Se il partner non sente niente di particolare, provate ad angolare il dildo leggermente verso l’alto rispetto alla direzione di spinta neutra. Per approfondire dove sta e come funziona nel dettaglio, la guida sulla stimolazione prostatica è la lettura giusta.
Gli uomini che descrivono l’orgasmo prostatico usano quasi sempre le stesse parole: più lungo, più profondo, “coinvolge tutto il corpo”. A differenza dell’orgasmo peniano che dura pochi secondi e concentra la sensazione sul pene, l’orgasmo prostatico si estende per venti-trenta secondi, con onde successive, e spesso è accompagnato da emissione seminale senza contrazione muscolare eiaculatoria classica. Non tutti gli uomini ci arrivano alla prima esperienza e va benissimo: capita spesso dalla terza-quarta sessione in poi, quando il corpo ha imparato a interpretare il nuovo stimolo. Chi vuole approfondire il tema può leggere anche la guida su massaggiatore prostatico, strumento complementare che aiuta la scoperta della prostata anche fuori dal contesto pegging.
La sicurezza nel pegging è fatta di poche regole ferme che, se rispettate, rendono la pratica sicura quanto qualsiasi altra attività sessuale. E l’aftercare, che gli anglosassoni chiamano così ma nella pratica è “prendersi cura l’uno dell’altra dopo”, è parte integrante del gioco quanto la penetrazione. Se lo saltate, avete tolto metà del valore emotivo dell’esperienza.
La base larga e svasata del dildo non è un dettaglio estetico, è la regola di sicurezza numero uno del sesso anale. Il retto ha una peristalsi che risucchia verso l’alto, e senza una base che superi in larghezza il diametro dello sfintere il rischio di risalita completa dell’oggetto esiste ed è reale. Non usate mai per pegging un dildo pensato per uso vaginale che finisca con la stessa larghezza in cima e in fondo, non usate mai vibratori senza base svasata, non usate mai oggetti improvvisati. La base flared è la linea rossa da non oltrepassare.
Alcuni segnali richiedono stop immediato: dolore acuto (diverso dal fastidio della prima penetrazione che si allenta in pochi secondi), sanguinamento anche minimo, senso di crampo profondo, difficoltà a rilassare lo sfintere anche dopo minuti di respiro. Il fastidio iniziale che passa con lubrificante extra e respiro lento è normale, il dolore che aumenta o persiste non lo è. Un piccolo sanguinamento post-sessione può indicare una micro-lesione che va gestita con qualche giorno di riposo dalla pratica; sanguinamento abbondante o dolore persistente richiede consulto medico.
Dopo il pegging il corpo del partner passivo ha vissuto un rilascio ormonale importante, il sistema nervoso è iperattivato, e la componente emotiva è spesso più esposta del solito. L’aftercare è la parte in cui vi ricomponete: abbracci lunghi, coperta calda, acqua, silenzio o parole tenere secondo cosa vi serve in quel momento. Se avete usato dildo puliteli con acqua tiepida e sapone neutro, asciugateli, riponeteli. Se avete usato l’harness in ecopelle passatela con un panno umido. Per capire meglio il tono del “dopo” nella coppia, la nostra guida sul come prepararsi al sesso anale e la guida sul dildo classico completano il quadro.
No. L’orientamento sessuale riguarda da chi siete attratti, non quali parti del vostro corpo ricevono piacere. La prostata è una ghiandola presente in tutti gli uomini, stimolarla produce piacere per anatomia. Un uomo eterosessuale che pratica pegging con la partner donna resta eterosessuale, il gioco riguarda voi due come coppia.
Scegliete un momento neutro, non a letto e non dopo una discussione. Aprite con la vostra curiosità e non con la “mancanza” dell’altro: “Ho letto una cosa che mi ha incuriosito, ne parliamo?” apre porte, “Voglio farti questo” le chiude. Chiedete cosa lo attira e cosa lo blocca, senza aspettarvi una risposta finale in cinque minuti.
Kit entry-level con harness regolabile in silicone medicale o ecopelle e dildo 4-5 pollici (10-13 cm) di lunghezza inseribile, diametro sotto 3,5 cm, base flared per sicurezza. Meglio un set già assemblato che scegliere pezzi separati la prima volta, così l’anello dell’imbracatura combacia con la base del dildo senza sorprese.
Il retto non si lubrifica da solo, il lubrificante serve sempre. Con dildo in silicone usate un lubrificante a base acqua denso, formulato per uso anale. I lubrificanti al silicone sciolgono la superficie dei dildo in silicone e vanno evitati con quel materiale. Applicate abbondante, rabboccate spesso, non risparmiate.
Se rispettate warm-up di trenta minuti, lubrificante abbondante, dildo di misura ridotta la prima volta e ritmo lento non deve fare male. Un fastidio iniziale che passa in pochi secondi è normale. Dolore acuto, persistente o sanguinamento sono segnali di stop immediato: fermatevi e riprovate un’altra sera con più preparazione.
L’orgasmo prostatico che il pegging può innescare è generalmente descritto come più lungo, più profondo e diffuso in tutto il corpo rispetto all’orgasmo peniano classico. Non tutti gli uomini ci arrivano alla prima esperienza: capita più spesso dalla terza-quarta sessione in poi, quando il corpo ha imparato a leggere lo stimolo nuovo.
Abbracci lunghi, coperta, acqua, silenzio o parole tenere secondo cosa vi serve in quel momento. Il partner passivo ha vissuto un rilascio ormonale forte e la componente emotiva è spesso più esposta del solito. Sul piano pratico: pulite i dildo con acqua tiepida e sapone neutro, passate l’harness con un panno umido, asciugate e riponete.